Oggi ero invitato all'evento "Sinistra anno zero", voluto e organizzato dal mio amico Peppe Provenzano, che mi ha chiesto di parlare della Sinistra e nel mondo e, soprattutto, in America Latina.
Ho ringraziato Peppe e volentieri ho detto queste cose.
Buongiorno a tutti.
“Sinistra anno zero” è un titolo che evoca allo stesso tempo speranza e il suo contrario.
In effetti in questi ultimi decenni la Sinistra, quella italiana come quella internazionale, con alti e bassi, ha vissuta una lunga notte.
Qualcuno ha persino scritto che la Sinistra, in effetti, non c’era proprio più. Era sparita.
Eppure questo “fantasma” si è trovato a governare importanti Paesi, interi continenti e passaggi storici epocali.
Ma non sempre lo ha fatto assolvendo al suo ruolo storico verso quella parte di popolo che non ha potere e dignità.
A trovare un posto nella storia a chi ne è escluso, bandito, lasciato ai margini.
Abbiamo subito l’egemonia culturale delle destre, dimenticando cosa diceva Jean-Baptiste Lacordaire, che in certe condizioni, “fra il forte e il debole è la libertà che opprime e la legge che libera”.
Negli ultimi 25 anni, il mondo è diventato più ingiusto (guasto diceva Peppe nella sua bella introduzione citando Judt), anche se è cresciuto il PIL.
E il mondo si è guastato nonostante noi.
Anzi: also in our name.
E allora se la Sinistra non fa la Sinistra può capitare che dalla crisi peggiore della nostra vita non si esca con più Sinistra, ma con il ritorno prepotente della Destra, quella peggiore, che dimentica le buone maniere e mostra il proprio volto disumano.
La Sinistra perde in Italia e nel modo decine di milioni di consensi.
Non riesce più a rappresentare milioni di uomini e donne.
Non ha un pensiero che tiene insieme una parte ampia di popolo, di mondo.
Non è più in grado di formulare una idea internazionale della società:
migrazioni, crescita demografica in Africa, nuovo ruolo sullo scacchiere mondiale di Russia, Cina e India, ecologia.
Ma c’è stata un’eccezione.
Un posto in cui le cose sono andate a rovescio (come le stagioni, in quell’emisfero) e lo voglio dire paradossalmente proprio oggi che quella Sinistra vive la sua notte più scura: il Brasile e la Sinistra di Lula.
Una vicenda che non è né può essere raccontata come un fatto giudiziario.
È un enorme fatto politico e storico del Continente latinoamericano.
Laggiù si consuma il processo a una Sinistra che ha saputo assolvere pienamente al suo ruolo storico senza sangue e senza uscire dal mercato e dal consesso degli organismi economici internazionali, semmai offrendo loro una nuova prospettiva.
Ciò che si condanna e si tenta di abbattere oggi in Brasile è la prova che se non un altro mondo, almeno un altro modo è possibile.
Un modo che in poco meno di tre lustri ha letteralmente rimesso al mondo un popolo intero: 30 milioni di brasiliani (la Grecia per tre), sottratti allo scarto della storia.
Trenta milioni di fantasmi trasformati in cittadini, emancipati dalla miseria più inconcepibile per noi.
Oggi parte dei processi produttivi e democratici.
Per sessanta milioni di persone (l’intera Italia) si è trattato di fare un passaggio da un ceto all’altro.
Una Sinistra, insomma, che ha ottenuto alle presidenziali del 2006 cinquantotto milioni di voti (quasi tutta la popolazione italiana).
Credo si tratti dell’elettorato di Sinistra (espressosi democraticamente) più grande del pianeta, dopo quello Democratico degli USA.
Cinquantotto milioni di persone che hanno creduto in un processo democratico di cambiamento che aveva alla base la liberazione dallo stato di bisogno di masse enormi di persone.
Che hanno creduto nella redistribuzione della ricchezza, nel ruolo di organizzatore dello Stato, nei processi democratici pacifici, nel protagonismo delle masse, nello sviluppo sostenibile e in un nuovo ecologismo, in un inedito protagonismo internazionale del Brasile, persino nel “lontano” scacchiere mediorientale.
È stata quella Sinistra che ha dato al Brasile quell’“altro giorno” di cui parlava Chico Buarque in “Tuo malgrado”, bellissima canzone del 1970.
Dentro questa grande svolta storica e pacifica, non violenta, democratica, di Sinistra di governo, Lula ha commesso errori?
Sicuramente sì: con l’Italia il nefasto “caso Battisti”, per esempio; il fatto di non procedere a una riforma del sistema istituzionale ed elettorale; il non aver avuto la forza di sradicare la corruzione anche nel suo PT.
Ha commesso dei reati? Mi auguro di no e lo deciderà l’ultimo grado di giudizio.
Luci e ombre, come sempre, come per tutti.
Ma la forza dirompente di una politica che ha cambiato in una manciata d’anni il volto di un intero continente resta consegnata, credo, alla grande storia.
Se così non fosse non si capirebbe la reazione violenta delle forze reazionarie che colpiscono oggi un simbolo di cambiamento e non certo un corrotto qualunque.
Dopo anni di indagini, di quotidiane accuse infamanti, dopo una condanna, Lula continua a volare nei sondaggi ed è accreditato come sicuro vincitore in caso di candidatura.
Senza la candidatura di Lula il probabile vincitore delle elezioni di ottobre, invece, è un ultraconservatore, sostenuto da quelle associazioni militari che avviarono il golpe del ‘64 e che oggi tornano a mostrare un grande interesse politico e una palese avversione verso Lula, con esplicite evocazioni di ricorso alla violenza qualora gli fosse consentito di candidarsi.
Ecco, se dico queste cose, qui, oggi, è perché la Sinistra, in Italia e nel mondo, deve ritrovare se stessa, partendo dai suoi fondamentali.
Si può fare.
Lula ce lo ha provato.
Dobbiamo ritrovare un pensiero e un impegno internazionalista sui grandi temi: e la storia del Brasile e del Continente Latinoamericano è un grande tema della Sinistra, che riguarda la vita e il progresso di centinaia di milioni di persone, un importante soggetto nello scacchiere politico mondiale e anche un pezzo importante della storia d’Italia.
I due terzi dell’economia del Brasile sono in mano a oriundi italiani.
E qui mi fermo.
Vedete, mettendomi nel solco di ciò che diceva Cuperlo, voglio citare quel genio di Musil che scriveva:
“Ci si immagini uno scoiattolo che non sa se è una lepre o un gatto delle querce, un essere che non ha alcun concetto di sé, e si capirà che in certi casi può assalirlo una terribile paura della propria coda”
Ripartiamo da noi, sapendo chi siamo e senza paura: siamo la Sinistra.
Grazie a tutti e buon lavoro.
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sabato 7 aprile 2018
mercoledì 18 gennaio 2017
Desaparecidos, processo Plan Condor: giustizia è stata fatta, almeno in parte
Dopo la sentenza sul Processo Condor, per il quale mi sono molto speso in questi anni insieme a Fabio Porta, Giacomo Filibeck, Francesca D'Ulisse, Danilo Leva, Luciano Vecchi, Antonello Madeo, ho scritto questo articolo per l'Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, che di queste battaglie sarebbe orgoglioso, perché sapeva bene cosa significasse essere oppositori politici sotto i regimi.Raul Sendic non è solo il vicepresidente dell’Uruguay, è anche figlio di quel Raul Sendic Antonaccio conosciuto come el Bebe, leader dei tupamaros, per 14 anni prigioniero politico. L’attuale vicepresidente del Paese sudamericano, da bambino poteva vedere suo padre solo in carcere a una distanza di tre metri dalle sbarre, senza poterlo mai abbracciare o toccare. Dal 1971 al 1985. E lui era uno di quelli “fortunati” perché il padre, almeno, non glielo avevano ammazzato.
Ieri, quel bambino diventato vicepresidente della Repubblica democratica dell’Uruguay, era nell’Aula bunker di Rebibbia per ascoltare la lettura della sentenza del processo sul Plan Condor, il piano frutto di un accordo internazionale tra le dittature sudamericane per reprimere, uccidere e far sparire gli oppositori politici, i sindacalisti e gli studenti e intellettuali di Sinistra, con la complicità degli USA di quegli anni.
In questo processo, nel quale gli italiani coinvolti sono stati tanti, sia tra le vittime che tra i carnefici, il nostro Governo e il Partito Democratico si sono costituiti parte civile al fianco delle vittime. Ed è giusto che sia così, perché i diritti umani sono universali e il loro valore non può essere soggetto al tempo, né allo spazio. Il PD deve stare laddove ci sono diritti umani da difendere.Anche per questo, l’avvocato del PD e del Frente amplio Antonello Madeo ha deciso di rappresentare le parti senza alcuna parcella.
Anche per questo, ieri ero in Aula a Rebibbia a rappresentare il PD nel mondo, così come c’era il Sottosegretario Boschi in rappresentanza del Governo, come c’erano Fabio Porta e Luciano Vecchi in rappresentanza degli italiani in Sud America e del Dipartimento esteri del PD, per testimoniare l’impegno a ogni livello del nostro Partito, la vicinanza alle famiglie delle vittime, la domanda di giustizia della nostra comunità democratica.
E giustizia ieri è stata fatta. Almeno in parte e almeno nei confronti di molte vittime e di alcuni colpevoli.
Dico almeno perché sono stati condannati all’ergastolo otto imputati: coloro che avevano cariche di rilievo nei rispettivi paesi e nell’organizzazione del Plan Condor. Una condanna importante, con la quale si ribadisce il principio internazionale secondo il quale nessuno può pensare di commettere crimini gravi contro la persona e di farla franca, semplicemente lasciando passare il tempo, i governi, le frontiere.
Una condanna che sancisce ancora una volta l’importanza della legislazione internazionale (con tutte le sue pecche, le sue maglie larghe) e di quella cosa che Berlinguer chiamava, proprio negli anni delle dittature sudamericane, “il valore universale della democrazia”, nel quale noi continuiamo più che mai a credere e che sempre più va attualizzato, saldato alla sfera ampia dei diritti in un contesto di inclusione nazionale e globale. A maggior ragione nel nostro tempo, quello delle grandi migrazioni di massa, che siano esse scatenate dai mutamenti climatici, dalle guerre o dalla fame.In diciannove, ieri, sono stati assolti dalla Corte, con la motivazione che le prove a carico erano contraddittorie, insufficienti o assenti. Cosa diversa dall’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste. Questo non ci consola, ci lascia l’amaro in bocca e negli occhi la delusione delle vittime e dei loro familiari. Ma come sempre e come è giusto, le sentenze si rispettano, in ogni loro parte.
In attesa, speriamo, dei successivi gradi di giudizio sarebbe comunque ingeneroso, oggi, parlare solo di luci e ombre. Quella di ieri resta una giornata storica, una tappa importante nella ricerca della verità su quanto è successo nella lunga notte del Sud America e per arrivare alla condanna dei responsabili di ogni crimine commesso in quegli anni.
Per quanto è nelle nostre possibilità continueremo sulla strada intrapresa.
È un impegno che dobbiamo al vicepresidente Sendic, al suo sguardo inclemente a lungo puntato sulle sbarre dell’Aula bunker, a tutti i familiari delle vittime, a un’intera generazione perduta per sempre e a un Continente vicino, fratello per tanti versi, che ha dovuto cercare con fatica la strada del suo riscatto.
Qui il link dell'articolo a l'Unità: http://www.unita.tv/focus/desaparecidos-processo-plan-condor-giustizia-e-stata-fatta/
domenica 23 ottobre 2016
L'emigrazione italiana in Sud America: differenza tra europa e italiani
Il 23 ottobre scorso sono intervenuto a Montevideo alla tavola rotonda Italiani nella sponda orientale del Plata, organizzata dal giornale La gente d'Italia e dal suo direttore Mimmo Porpiglia nell'ambito della Festa degli italiani. Di seguito la mia relazione.
Buon giorno e grazie a tutti per essere qui.
Grazie agli organizzatori e al direttore Porpiglia per l'invito a tenere un mio intervento e per la possibilità che mi dà di parlare dell'emigrazione italiana in Sud America.
Devo dire che mi dà emozione farlo qui, nella terra che è uno dei due mondi di Garbiladi.
Emozione e timore, perché in questi casi il rischio è di cadere nella retorica o, peggio ancora, di non essre all'altezza del compito.
Lo dico perché, da Garibaldi in poi, i nostri connazionali che hanno camminato su questo suolo, lo hanno fatto con gli stessi sentimenti di Garibaldi, con le medesime passioni, con eguali ambizioni peronali, seppur con diversi obiettivi.
Ma ciò che conta non è l'obiettivo, quanto la la capacità di sognarlo, il coraggio di cercarlo, la forza e la determinazione per relaizzarlo.
E i nostri connazionali in questa parte del mondo hanno mostrato, in più di 150 anni di emigrazione, capacità, visione, forza e determinazione.
E lo hanno fatto in modo diverso da come lo hanno ha fatto il resto dell'Europa.
Già, perche' dobbiamo ricordare, col metro lungo della memoria, la stori di questo meraviglioso Continente ferito e capire come si è sviluppato, con apporti di tipo diverso e non sempre nobile.
In questo senso, dobbiamo ricordare che questo Continente è il frutto dell'occupazione e dell'immigrazione europea.
E' il continente dove i regni e grandi stati nazione europei hanno esportato la propria missione coloniale, hanno sfrtuttato le materie prime, le risorse e le ricchezze locali, hanno spesso sfruttato (e annientato) le popolazioni indigene.
E quasi sempre tutto ciò lo hanno fatto ad esclusivo vantaggio di una economia europea che andava sempre piu' crescendo e consolidandosi nella formazione di classi borghesi, imprenditoriali, manufatturiere che avrebbero fatto dell'Europa prima e degli USA poi le grandi potenze mondiali che abbiamo conosciuto per tutto il '900.
Quindi il progetto, per diversi secoli, è stato sempre lo stesso: occupare i territori dell'America Latina, sfruttarne le materie prime, gli spazi, le risorse e la mandopera, ricavarne produzione a basso costo e commercializzarla e distribuirla in Europa e in Nord America, così da far crescere l'industria di trasformazione, la classe borghese e le ricchezze di quei paesi a danno di questa parte del mondo.
In quest'opera sono stati attivi protagonisti prima i diversi regni e stati nazione europei (Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra) e successivamente e con maggior forza gli USA.
Basti ripercorrere la storia coloniale di questo Continente e le lotte di indipendenza per sentir risuonare i nomi degli stati che ho menzionato.
Ma se lo si fa, ci si accorgera' che in questa storia non compare mai la parola Italia.
L'Italia non è stata parte di imprese coloniali in Sud America, di sfruttamento di materie prime o di popolazioni indigene, di protettorati o colonie.
Nessuno stato dell'America Latina ha dovuto fare una guerra di indipendenza per rendersi autonomo dall'Italia.
Eppure è risuonato sempre e forte, qui in Sud america, l'eco degli italiani. Quello si.
Ma sempre come popolo, mai come Regno, come Stato, come Nazione.
Perché l'Italia, quaggiù, c'è venuta con i suoi figli, con i suoi contadini che sostituivano gli schiavi africani o i lavoratori indigeni, con i suoi manovali, con le sue intelligenze ingegneristische e artistiche, persino con i suoi eroi liberatori come quel Garibaldi che ho citato in apertura.
Quindi se di emigrazione e presenza italiana in Sud America vogliamo parlare, dobbiamo parlare di una emigrazione e presenza fraterna.
Fraterna nel senso della comune sofferenza dei popoli indigeni, dei popoli sudamericani resisi liberi dal colonialismo e dalla dipendenza legale dagli stati europei, ma non dalla condizione di sfruttamento economico, imprenditoriale e politico.
Fraterna perché emigrazione figlia della volontà di riscatto dalla miseria, dalla fame, dalla dittatura.
Fraterna perché chi emigrava dall'Italia per il Sud America emigrava per venire a lavorare e a cercare dignità e non per venire a colonizzare terre o popoli, per sfruttare materie prime e risorse, per produrre ricchezza da portare in altri luoghi.
Chi partiva dall'Italia per venire quaggiù lo faceva perché in questo quaggiù credeva come a una terra di riscatto e non come a una terra da spremere e sfruttare.
Ecco, dunque, qual è la differenza che, per ciò che riguarda l'emigrazione italiana in Sud America, mi porta a parlare da un lato di Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, USA e dall'altro di italiani.
Perché da una parte c'erano gli Stati nazione europei e dall'altra c'era il popolo italiano.
I primi si muovevano per interessi economici creando ricchezza nei loro territori a discapito di questa parte del mondo che sfruttavano, i secondi si muovevano per cercare il proprio privato riscatto creando ricchezza e integrazione in questi territori.
Ecco, dunque, cos'è l'emigrazione italiana e cosa la caratterizza rispetto alle altre: è il movimento spontaneo e di necessità di un popolo immenso e coraggioso che non aveva alle spalle una nazione che li sosteneva e indirizzava per sfruttare altri paesi e altri popoli a fini di ricchezza interna.
Ma un popolo che cercava dignità tra altri popoli, sfruttati o meno, sapendo con essi condividere il dolore della propria storia, la sofferenza del proprio lavoro, la dignità del riscatto collettivo.
In questa storia, quindi, gli italiani ce l'hanno fatta.
Si sono integrati, si sono realizzati, hanno amato e si sono fatti amare, hanno contribuito a produrre ricchezza in loco senza strapparla e portarla via.
Sono diventati popolo tra i brasiliani, venezuelani, argentini, cileni, uruguayani.
Sono diventati ciò che oggi siete, quel popolo che viene omaggiato e festeggiato all'interno del massimo organo istituzionale di rappresentanza: il parlamento di questo splendido Paese.
L'emigrazione italiana siete voi, siete l'Italia, siete l'Uruguay, siete i cittadini di questo complesso,difficile e inafferrabile mondo.
Siete gli eroi di due mondi e i Garibaldi di ogni epoca e luogo. Siatene orogliosi e fieri.
Grazie
Buon giorno e grazie a tutti per essere qui.
Grazie agli organizzatori e al direttore Porpiglia per l'invito a tenere un mio intervento e per la possibilità che mi dà di parlare dell'emigrazione italiana in Sud America.
Devo dire che mi dà emozione farlo qui, nella terra che è uno dei due mondi di Garbiladi.
Emozione e timore, perché in questi casi il rischio è di cadere nella retorica o, peggio ancora, di non essre all'altezza del compito.
Lo dico perché, da Garibaldi in poi, i nostri connazionali che hanno camminato su questo suolo, lo hanno fatto con gli stessi sentimenti di Garibaldi, con le medesime passioni, con eguali ambizioni peronali, seppur con diversi obiettivi.
Ma ciò che conta non è l'obiettivo, quanto la la capacità di sognarlo, il coraggio di cercarlo, la forza e la determinazione per relaizzarlo.
E i nostri connazionali in questa parte del mondo hanno mostrato, in più di 150 anni di emigrazione, capacità, visione, forza e determinazione.
E lo hanno fatto in modo diverso da come lo hanno ha fatto il resto dell'Europa.
Già, perche' dobbiamo ricordare, col metro lungo della memoria, la stori di questo meraviglioso Continente ferito e capire come si è sviluppato, con apporti di tipo diverso e non sempre nobile.
In questo senso, dobbiamo ricordare che questo Continente è il frutto dell'occupazione e dell'immigrazione europea.
E' il continente dove i regni e grandi stati nazione europei hanno esportato la propria missione coloniale, hanno sfrtuttato le materie prime, le risorse e le ricchezze locali, hanno spesso sfruttato (e annientato) le popolazioni indigene.
E quasi sempre tutto ciò lo hanno fatto ad esclusivo vantaggio di una economia europea che andava sempre piu' crescendo e consolidandosi nella formazione di classi borghesi, imprenditoriali, manufatturiere che avrebbero fatto dell'Europa prima e degli USA poi le grandi potenze mondiali che abbiamo conosciuto per tutto il '900.
Quindi il progetto, per diversi secoli, è stato sempre lo stesso: occupare i territori dell'America Latina, sfruttarne le materie prime, gli spazi, le risorse e la mandopera, ricavarne produzione a basso costo e commercializzarla e distribuirla in Europa e in Nord America, così da far crescere l'industria di trasformazione, la classe borghese e le ricchezze di quei paesi a danno di questa parte del mondo.
In quest'opera sono stati attivi protagonisti prima i diversi regni e stati nazione europei (Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra) e successivamente e con maggior forza gli USA.
Basti ripercorrere la storia coloniale di questo Continente e le lotte di indipendenza per sentir risuonare i nomi degli stati che ho menzionato.
Ma se lo si fa, ci si accorgera' che in questa storia non compare mai la parola Italia.
L'Italia non è stata parte di imprese coloniali in Sud America, di sfruttamento di materie prime o di popolazioni indigene, di protettorati o colonie.
Nessuno stato dell'America Latina ha dovuto fare una guerra di indipendenza per rendersi autonomo dall'Italia.
Eppure è risuonato sempre e forte, qui in Sud america, l'eco degli italiani. Quello si.
Ma sempre come popolo, mai come Regno, come Stato, come Nazione.
Perché l'Italia, quaggiù, c'è venuta con i suoi figli, con i suoi contadini che sostituivano gli schiavi africani o i lavoratori indigeni, con i suoi manovali, con le sue intelligenze ingegneristische e artistiche, persino con i suoi eroi liberatori come quel Garibaldi che ho citato in apertura.
Quindi se di emigrazione e presenza italiana in Sud America vogliamo parlare, dobbiamo parlare di una emigrazione e presenza fraterna.
Fraterna nel senso della comune sofferenza dei popoli indigeni, dei popoli sudamericani resisi liberi dal colonialismo e dalla dipendenza legale dagli stati europei, ma non dalla condizione di sfruttamento economico, imprenditoriale e politico.
Fraterna perché emigrazione figlia della volontà di riscatto dalla miseria, dalla fame, dalla dittatura.
Fraterna perché chi emigrava dall'Italia per il Sud America emigrava per venire a lavorare e a cercare dignità e non per venire a colonizzare terre o popoli, per sfruttare materie prime e risorse, per produrre ricchezza da portare in altri luoghi.
Chi partiva dall'Italia per venire quaggiù lo faceva perché in questo quaggiù credeva come a una terra di riscatto e non come a una terra da spremere e sfruttare.
Ecco, dunque, qual è la differenza che, per ciò che riguarda l'emigrazione italiana in Sud America, mi porta a parlare da un lato di Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, USA e dall'altro di italiani.
Perché da una parte c'erano gli Stati nazione europei e dall'altra c'era il popolo italiano.
I primi si muovevano per interessi economici creando ricchezza nei loro territori a discapito di questa parte del mondo che sfruttavano, i secondi si muovevano per cercare il proprio privato riscatto creando ricchezza e integrazione in questi territori.
Ecco, dunque, cos'è l'emigrazione italiana e cosa la caratterizza rispetto alle altre: è il movimento spontaneo e di necessità di un popolo immenso e coraggioso che non aveva alle spalle una nazione che li sosteneva e indirizzava per sfruttare altri paesi e altri popoli a fini di ricchezza interna.
Ma un popolo che cercava dignità tra altri popoli, sfruttati o meno, sapendo con essi condividere il dolore della propria storia, la sofferenza del proprio lavoro, la dignità del riscatto collettivo.
In questa storia, quindi, gli italiani ce l'hanno fatta.
Si sono integrati, si sono realizzati, hanno amato e si sono fatti amare, hanno contribuito a produrre ricchezza in loco senza strapparla e portarla via.
Sono diventati popolo tra i brasiliani, venezuelani, argentini, cileni, uruguayani.
Sono diventati ciò che oggi siete, quel popolo che viene omaggiato e festeggiato all'interno del massimo organo istituzionale di rappresentanza: il parlamento di questo splendido Paese.
L'emigrazione italiana siete voi, siete l'Italia, siete l'Uruguay, siete i cittadini di questo complesso,difficile e inafferrabile mondo.
Siete gli eroi di due mondi e i Garibaldi di ogni epoca e luogo. Siatene orogliosi e fieri.
Grazie
lunedì 5 gennaio 2009
Caselli, ovvero del Senatore 'aparecido'
Consiglio a tutti la lettura del bell’articolo che Maurizio Chierici dedica a Esteban Caselli su l’Unità di oggi (pag. 27). Una ricostruzione ironica e pungente delle gesta di certi cinici furbi capaci di calarsi con disinvoltura e spregiudicatezza nei ruoli più diversi. Capita così che, per carpire la buona fede di tanti, sotto le stesse generalità si facciano convivere il collaboratore di regimi ignobili e il devoto cristiano paladino dei valori tradizionali, il fervente patriota votato al bene comune e l’affarista intento esclusivamente alla cura dei propri interessi economici.Per chi non lo conoscesse (perché per la gran massa degli italiani del Sud America Caselli è un ‘aparecido’ dal nulla), può essere utile ricordare che è stato eletto, nel 2008, Senatore della Repubblica italiana per il PDL. Sull’onda di questo successo oggi si candida alla presidenza della Repubblica Argentina (sic!). Non può ragionevolmente sperare in una vittoria, ma la kermesse gli tornerà utile per acquisire spazio e notorietà sui media argentini. Insomma una ininterrotta campagna elettorale per allargare e rafforzare la rete di affari e clientele che lo traguarderà direttamente alle politiche del 2013 in Italia. Un modus operandi spregiudicato (a voler essere signori) che pagheranno l’Italia e gli italiani all’estero in termini di immagine e credibilità.
C’è davvero poco da aggiungere alla circostanziata ricostruzione di Chierici, ma per chi ha la pazienza di frequentare questo blog, voglio ricordare brevemente la mia esperienza diretta.
In occasione della campagna elettorale per le politiche del 2008 ho seguito, insieme ai ‘capitani di lungo corso’ Luciano Gesuelli e Gianni Pappalardo, le candidature del Partito Democratico nella Circoscrizione estero dalla presentazione di liste e simboli al reclutamento dei rappresentanti di lista; dallo scrutinio a Roma (a Castelnuovo di Porto) alla verifica e controllo delle schede contestate in Corte d’Appello. È stata un’esperienza politicamente preziosa e, per certi versi, illuminante.
La notte dello scrutinio, poi, mi arrivarono decine di segnalazioni da parte dei rappresentanti di lista del PD su migliaia di schede ‘sospette’ in quanto di colore diverso dall’originale e palesemente votate dalla stessa mano in favore proprio di Esteban Caselli. Erano così tante che i (pochi) rappresentanti di lista del PD non riuscivano a contestarle tutte presso i seggi. Le molte, moltissime contestate sono state poi verificate – come previsto dalla legge – dalla Corte d’Appello di Roma alla presenza mia e dei rappresentanti della Sinistra Arcobaleno, dell’IDV, del MAIE di Riccardo Merlo e dello stesso PDL.
E’ difficile dimenticare l’espressione prima esterrefatta, poi decisamente imbarazzata, del rappresentante del Popolo delle Libertà quando gli chiedevo come fosse possibile un così alto numero di schede per Caselli votate con medesima penna e identica grafia. In risposta ebbi spallucce.
Ma quello che è più significativo è che,né lui né altri di quella parte politica osarono contestare l’annullamento in massa delle schede predisposto dai giudici. Se non ricordo male, poi, il rappresentante del PDL, probabilmente per sottrarsi all’ingrato compito di difendere l’indifendibile, si dileguò ben prima della fine delle operazioni di verifica.
Ecco dunque, nella mia esperienza, quali sono i mezzi di cui Caselli ama servirsi per raggiungere i propri obiettivi.
Dopo la dittatura militare, i desaparecidos, la terribile crisi economica dei primi anni del 2000, l’orgogliosa rinascita democratica e, seppur tra le difficoltà, economica, alle quali hanno dato il loro contributo l’Italia, molti italoargentini e italiani in Argentina, un candidato come Esteban Caselli suona come una tragica beffa per quel meraviglioso Paese fratello che è l’Argentina.
E, se dobbiamo dirla tutta, nemmeno il nostro Senato merita tanto.
giovedì 27 novembre 2008
Perego e tassista filologo a Rio de Janeiro
Appena atterrato a Rio, mentre faccio la fila per il controllo passaporti con la mia mazzetta di giornali italiani di ieri in mano, mi avvicina e comincia a chiacchierare un piccolo imprenditore del Nord Italia incuriosito da tutti quegli inutili orpelli. Mi spiega subito chi è: un imprenditore che costruisce capannoni. Avete presente il Perego di Antonio Albanese? Stessa cultura, mentalità e accento. E' a Rio, però, perché deve vendere un paio di appartamenti sul mare a Copacabana. Li vende perché ha trasferito la residenza da Rio alla Costa azzurra, in Francia, vicino a quella della moglie a Montecarlo. Non perché vivano là entrambi, ma perché "in Italia si pagano troppe tasse e hai sempre la finanza a controllare". Naturalmente ha "votato Berlusconi, i rossi siete dei serpenti".
In viaggio verso l'hotel a bordo di una Fiat Idea, invece, trovo un simpaticissimo tassista "filologo" che, poiché non parla italiano, per venirmi incontro fa un misto di portoghese, spagnolo e lingua guaranì. Mi spiega le differenze degli oltre 160 dialetti di non so quale zona e mi ripete la stessa frase in decine di versioni diverse. Poi mi dice che a Rio c'è stato Bertinotti, "un grande" (e lo dice stringendo il pugno alla maniera di Gaber in "Qualcuno era comunista..."), che D'Alema è un grande amico di Lula e, soprattutto, che Lula è un ottimo presidente e che sta facendo molto per il suo Paese. Intanto mi mostra come le favelas che stiamo costeggiando siano dotate di luce elettrica, telefono e internet, acqua corrente e sistema fognante.
Ho capito che in qualche parte del mondo esisono anche tassisti di Sinistra. Bisogna farlo sapere a Bersani che si rincuora...
Tra un'ora, invece, riunione con i dirigenti della Fondazione Astrojildo Pereira.
In viaggio verso l'hotel a bordo di una Fiat Idea, invece, trovo un simpaticissimo tassista "filologo" che, poiché non parla italiano, per venirmi incontro fa un misto di portoghese, spagnolo e lingua guaranì. Mi spiega le differenze degli oltre 160 dialetti di non so quale zona e mi ripete la stessa frase in decine di versioni diverse. Poi mi dice che a Rio c'è stato Bertinotti, "un grande" (e lo dice stringendo il pugno alla maniera di Gaber in "Qualcuno era comunista..."), che D'Alema è un grande amico di Lula e, soprattutto, che Lula è un ottimo presidente e che sta facendo molto per il suo Paese. Intanto mi mostra come le favelas che stiamo costeggiando siano dotate di luce elettrica, telefono e internet, acqua corrente e sistema fognante.
Ho capito che in qualche parte del mondo esisono anche tassisti di Sinistra. Bisogna farlo sapere a Bersani che si rincuora...
Tra un'ora, invece, riunione con i dirigenti della Fondazione Astrojildo Pereira.
martedì 25 novembre 2008
La mia America
Da domani sarò in America Latina. Questa l'agenda pubblica degli incontri come da comunicato del Partito.PD: DA MERCOLEDI’ 26 MARINO IN AMERICA LATINA PER INCONTRI DI PARTITO E CON LA COMUNITA’
Inizia mercoledì 26 novembre il viaggio in America Latina di Eugenio Marino, del Coordinamento nazionale del PD per gli italiani nel mondo, e toccherà le città di Rio de Janeiro e San Paolo in Brasile, Buenos Aires e Rosario in Argentina e Montevideo in Uruguay. Marino parteciperà ad alcune manifestazioni pubbliche con la comunità e il mondo associativo, che si terranno venerdì 28 e sabato 29 novembre rispettivamente a San Paolo e Buenos Aires e nelle quali si parlerà anche dei tagli alle politiche del Governo verso gli italiani nel mondo. Sarà l’occasione anche per partecipare ai lavori di costruzione del Partito Democratico in Brasile, Argentina e Uruguay e per prevedere il lancio di un percorso comune aperto, condiviso e partecipato che dovrà portare, già nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, alla strutturazione definitiva del Partito in America Latina sulla base di una serie di iniziative politiche.
Il 27 novembre Marino sarà a Rio de Janeiro, dove incontrerà anche i responsabili della Fondazione Astrojildo Pereira, con i quali sta lavorando a un progetto editoriale sul nuovo riformismo in collaborazione con la Fondazione Gramsci. Il 28 sarà a San Paolo, dove insieme all’onorevole Porta parteciperà a una iniziativa pubblica sui tagli del Governo verso le politiche per gli italiani all’estero e a un incontro del PD Brasile. Per l’occasione saranno presenti a San Paolo delegati del PD delle diverse ripartizioni territoriali.Il 29 il dirigente del PD volerà a Buenos Aires, sempre per una iniziativa pubblica e per un incontro del PD a carattere nazionale. Anche in questa occasione saranno presenti a Buenos Aires esponenti del Partito di tutta l’Argentina.Il 30 novembre sarà la volta di Montevideo, per un incontro con il locale circolo del Partito Democratico e per alcuni incontri politici bilaterali con dirigenti provenienti da altri paesi del Sud America.L’ultima tappa del viaggio sarà a Rosario, il 2 dicembre, dove si terrà una iniziativa pubblica del locale circolo PD e dove Marino incontrerà, insieme ai responsabili locali, alcune autorità politiche e istituzionali argentine.Marino terrà anche alcuni incontri con le autorità diplomatiche, con rappresentanti di Comites e CGIE e con varie associazioni italiane che operano in America Latina.
Inizia mercoledì 26 novembre il viaggio in America Latina di Eugenio Marino, del Coordinamento nazionale del PD per gli italiani nel mondo, e toccherà le città di Rio de Janeiro e San Paolo in Brasile, Buenos Aires e Rosario in Argentina e Montevideo in Uruguay. Marino parteciperà ad alcune manifestazioni pubbliche con la comunità e il mondo associativo, che si terranno venerdì 28 e sabato 29 novembre rispettivamente a San Paolo e Buenos Aires e nelle quali si parlerà anche dei tagli alle politiche del Governo verso gli italiani nel mondo. Sarà l’occasione anche per partecipare ai lavori di costruzione del Partito Democratico in Brasile, Argentina e Uruguay e per prevedere il lancio di un percorso comune aperto, condiviso e partecipato che dovrà portare, già nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, alla strutturazione definitiva del Partito in America Latina sulla base di una serie di iniziative politiche.
Il 27 novembre Marino sarà a Rio de Janeiro, dove incontrerà anche i responsabili della Fondazione Astrojildo Pereira, con i quali sta lavorando a un progetto editoriale sul nuovo riformismo in collaborazione con la Fondazione Gramsci. Il 28 sarà a San Paolo, dove insieme all’onorevole Porta parteciperà a una iniziativa pubblica sui tagli del Governo verso le politiche per gli italiani all’estero e a un incontro del PD Brasile. Per l’occasione saranno presenti a San Paolo delegati del PD delle diverse ripartizioni territoriali.Il 29 il dirigente del PD volerà a Buenos Aires, sempre per una iniziativa pubblica e per un incontro del PD a carattere nazionale. Anche in questa occasione saranno presenti a Buenos Aires esponenti del Partito di tutta l’Argentina.Il 30 novembre sarà la volta di Montevideo, per un incontro con il locale circolo del Partito Democratico e per alcuni incontri politici bilaterali con dirigenti provenienti da altri paesi del Sud America.L’ultima tappa del viaggio sarà a Rosario, il 2 dicembre, dove si terrà una iniziativa pubblica del locale circolo PD e dove Marino incontrerà, insieme ai responsabili locali, alcune autorità politiche e istituzionali argentine.Marino terrà anche alcuni incontri con le autorità diplomatiche, con rappresentanti di Comites e CGIE e con varie associazioni italiane che operano in America Latina.
giovedì 26 luglio 2007
La Bolivia di Padre Tarcisio Ciabatti
Si è concluso il mio viaggio in America Latina con gli incontri di Santa Cruz, in Bolivia. In questo Paese la comunità italiana non è molto numerosa, ma in compenso è poco aggregata, soprattutto dopo alcuni spiacevoli eventi di cronaca di qualche anno fa che hanno visto coinvolti proprio degli italiani. Qui, dunque, il Partito Democratico può essere in questo Paese proprio quello strumento capace di aggregare e motivare la comunità italiana per sviluppare la partecipazione sociale, culturale e politica. Per far questo si stanno mobilitando un gruppo di giovani tra i trenta e i quaranta anni di recente emigrazione e con la voglia di fare politica e partecipare al processo di formazione del PD, a cominciare dalle primarie di ottobre e dall’allestimento di un seggio a Santa Cruz.
La Bolivia oggi vive una fase politica complessa, ma allo stesso tempo di positivo cambiamento e i nostri connazionali guardano a tutto ciò con interesse e speranza. Per questo vogliono intensificare i rapporti e le relazioni di amicizia, culturali, economiche e politiche con l’Italia, soprattutto attraverso l’azione del Partito Democratico in Italia e in loco.
Nella giornata di domenica, insieme a Franco Di Renzo e Fabio Porta, siamo andati a visitare la Missione francescana di Padre Tarcisio Ciabatti e la sua scuola di Tekove Katu. Questo religioso, persona squisita, colta e di grande semplicità, vive in Bolivia da 31 anni, aiutando gli indigeni guaranìes in una campagna, una delle più povere del Paese, dove solo pochi anni fa è arrivata l'acqua corrente e la strada asfaltata tra Bolivia e Argentina. Nella sua missione, grazie ai contributi racolti con la beneficenza, ai progetti delle Ong e all'aiuto di qualche istituzione italiana, ha creato una scula di salute pubblica per far fronte alla necessità di un'assistenza sanitaria di base per i popoli nativi. Un impegno, dunque, che passa attraverso la formazione di personale adeguato per rafforzare servizi di salute, anche in conformità alla cultura indigena e incentivando la ricerca scientifica.
La regione Guaranì, infatti, presenta problemi di salute tali da renderla un'area ad elevato rischio. In questo senso la formazione di risorse umane è uno dei compiti principali dell'APG (Assemblea del Popolo Guaranì), del Convenio de Salud Vicariato di Camiri e della Scuola Tecnica di Salute Tekove Katu.
Questa regione della Bolivia è una delle più povere a causa dello sfruttamento subito per le sue risorse e dimenticata poi nei vari piani di sviluppo.
L'indice di mortalità infantile è molto alto, la popolazione soffre di malattie endemiche come la tubercolosi, la malaria, il colera, il chagas e altre malattie legate alle condizioni di indigenza.
L'indice di mortalità infantile è molto alto, la popolazione soffre di malattie endemiche come la tubercolosi, la malaria, il colera, il chagas e altre malattie legate alle condizioni di indigenza.
In questa situazione la scuola di padre Ciabatti forma personale capace di partecipare al miglioramento della prevenzione e dell'assistenza sanitaria con corsi di ausiliare di infermeria e tecnico in salute ambientale, aperti esclusivamente a guaranies, weehnayek e altri giovani indigeni che arrivano da zone rurali dell'Oriente boliviano ed eletti dalle loro comunità.
Considero dunque molto positiva e formativa - anche a livello umano - questa visita alla missione: sarebbe bello poter lavorare affinché le scuole italiane (dove si forma la società del futuro) organizzassero visite in posti del genere.
Per chi volesse capire meglio di che si tratta o contribuire in qualche modo al sostentamento della missione di Padre Tarcisio Ciabatti può visitare il sito Scuola di pubblica salute Tekove Katu
Nella missione svolgono opera di volontariato giovani italiani che restano in loco per alcuni mesi o addirittura alcuni anni.
domenica 22 luglio 2007
Un salto a Salta: la risorsa dei giovani
La tappa successiva a Cordoba e' stata Salta, la provincia a Nord dell'Argentina al confine con la Bolivia. Un luogo affascinante per molti aspetti e culturalmente vivace. Qui ho trovato un grande entusiamo tra i giovani italiani verso il Partito Democratico e tanta voglia di collaborazione con l'Italia, soprattutto per gli aspetti culturali appunto. Un gruppo molto valido nel quale si distinguono le donne, presenza sempre carente in politica, ma che qui a Salta e' di ottimo livello culturale e rappresenta, insieme agli altri giovani, una risorsa. Un gruppo che guarda all'Italia e al Partito Democratico con rinnovata fiducia e voglia di partecipazione politica, a cominciare dalle primarie di ottobre che su terranno anche in questa zona dell'Argentina.Con alcuni di questi giovani, responsabili locali dei DS, abbiamo incontrato rappresentanti delle istituzioni locali entusiasti di stringere rapporti più solidi e organici sia con la comunità italiana che con l'Italia.
Giovedi' scorso, infatti, abbiamo incontrato Sergio Camacho, Ministro della produzione e sviluppo del Governo di Salta, con il quale abbiamo a lungo discusso delle potenzialità economiche che si aprono nella regione nell'ambito del Mercosud e delle aree di confine di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile e Perù. Con il Ministro Camacho si è fatta una riflessione su quale possa essere il ruolo della comunità italiana di Salta nel favorire relazioni con l'Italia e con tutti coloro che nel nostro Paese siano interessati a investire nell'area e nell'ambito del progetto del Corridoio Bioceanico. Camacho ci ha spiegato meglio di che si tratta: un esteso sistema di trasporti multimodali - circa 2.600 km di reti stradali, ferroviarie e fluviali (in questa zona i fiumi sono molti, lunghi e dall'abbondante portata, tanto da essere ben navigabili) - in un territorio di 3.600.000 kmq in cui vivono 30 milioni di persone. Un progetto mirante a sviluppare le comunicazioni, la connessione bioceanica e l'economia locale in quel tratto di territorio compreso tra l'Oceano Atlantico e quello Pacifico e nelle aree locali periferiche e di confine tra Argentina, Bolivia Cile, Peru' e Brasile.
In serata, invece, ho potuto assistere, anche se stanchissimo, a un concerto di musica classica dell'orchestra nazionale saltegna il cui pianista solista, orgoglio dell'orchestra e dell'intera Salta, e' italo-argentino. Dopo la sua performance, naturalmente, gli applausi si sono sprecati, tanto che l'artista si e' dovuto rimettere al piano per concedere un applauditissimo bis.
Inoltre venerdi' abbiamo incontrato il Presidente del consiglio comunale e la Responsabile per l'immigrazione del comune di Salta, la dottoressa Guadalupe Nunez Gomez. Con loro abbiamo affrontato i temi della mescolanza etnica nella provincia (davvero eccezionale, una ricchezza immensa) delle risorse culturali locali e delle potenzialità proprio nel campo culturale che Salta esprime. Qui, infatti, lo Stato sostiene e promuove ogni forma di attivita' culturale, anche come strumento per togliere i ragazzini dalla strada e far emergere potenzialita' e passioni che possano rappresentare per loro una opportunita' di vita.
Anche a Salta, cosi' come a Roma o in altre citta' europee, il Comune ha spostato le attivita' del mattatoio fuori dalla citta', recuperando al centro la vecchia sede e trasformandola in un luogo culturale in cui si fa musica, spettacolo e dove si allestiscono mostre. Sono rimasti molto sorpresi e felici quando ho detto che questa stessa operazione e' stata fatta, appunto, tempo fa anche a Roma. La cosa che li ha resi anche orgogliosi.
All'incontro erano presenti anche esponenti della comunita' friulana a Salta e insieme abbiamo deciso di sviluppare, insieme alla comunità italiana locale, un progetto di gemellaggio con un comune friulano - gia' in parte avviato - o altri eventuali comuni italiani interessati e di inserire l'italiano nei corsi di lingua gratuiti che il comune di Salta già organizza per gli immigrati di altre nazionalità e che vedevano fin qui escluso solo il nostro Paese.
venerdì 20 luglio 2007
Consolati, PD e diritti umani a Cordoba
In questi giorni non sono riuscito a scrivere perché è stato momentaneamente sospeso il mio traffico dall'estero perché stiamo cambiando gestore, quindi posso utilizzare internet solo negli hotel.A parte questo, il resto è andato molto bene. Il primo incontro ufficiale della giornata è stato quello, molto cordiale, con il Console generale d'Italia a Cordoba, dott. Stefano Moscatelli, con il quale abbiamo discusso dell'attuale situazione politica italiana, della necessità di una riforma del sistema elettorale che garantisca stabilità e governabilità a chiunque vinca le elezioni, e dello stato delle richieste di cittadinanza nella sua provincia: il suo Consolato riconosce e rilascia, mediamente, 500 nuove cittadinanze al mese. Ognuno faccia le sue proiezioni e riflessioni...
Subito a seguire, nella sede del Comites che ci ospitava, si è tenuto un incontro pubblico con la comunità italiana sulla situazione politica in patria dopo un anno di Governo de L'Unione e l'arrivo in Parlamento degli eletti all'estero.
Nella sala erano presenti anche esponenti dell'ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani), la responsabile per Cordoba delle Nonne di Plaza de Mayo, alcuni dirigenti del Comune di Cordoba e del mondo dell'associazionismo, oltre a Jose Garcia, candidato a Legislator a Cordoba, il quale ha voluto essere presente per sottolienare la sua voglia di lavorare al fianco della comunità italiana e dichiarare il proprio apprezzamento per il processo che abbiamo avviato nella costruzione del PD.
Ho riscontrato, tra i presenti, un interesse generale su ciò che avviene in Italia e tanta voglia di una riforma del sistema elettorale che assicuri governabilità e stabilità. Tutti, infatti, si dicono "stanchi della continua litigiosità nell'Unione". Alcuni, addirittura un ex partigiano, vorrebbero che il centrosinistra si liberasse della Sinistra estrema. E lo dice sottolineando di essere stato partigiano, Comunista e di sentirsi "molto di Sinistra".
Rispetto al PD, dunque, mi dicono di apprezzare lo sforzo che stiamo facendo nella direzione di una maggiore stabilità e di una semplificazione della politica. Guardano con attenzione e interesse alla nascita del Partito Democratico e ripongono in esso numerose speranze, anche per una sempre maggiore attenzione e valorizzazione delle comunità all'estero. Per questo si impegneranno nella costituzione di un comitato promotore anche a Cordoba e nel processo per le elezioni primarie di ottobre.
Alla fine di questo incontro pubblico, con una delegazione ristretta di compagni dei DS e una mamma di desaparecida italiana, siamo andati al Cabildo, la storica sede del Governo di Cordoba, per un incontro con Luis Baronetto, Segretario dell'Ufficio per i diritti umani del comune di Cordoba. Con lui, passandoci l'un l'altro e sorseggiando l'ottimo mate che Baronetto tiene sulla sua scrivania e che di tanto in tanto riallunga con l'acqua calda del suo termos e offre ai suoi ospiti, abbiamo discusso di desaparecidos cordobani e italiani e di diritti umani. Ci ha spiegato come abbiano recuperato la sede del Cabildo, un tempo luogo di prigionia e tortura dei desaparecidos, e come l'abbiano trasformata nel museo della memoria che ho successivamente visitato.
Con Baronetto abbiamo convenuto sul grande aiuto dato dall'Italia all'Argentina e ai parenti delle vittime della dittatura con l'apertura di tre processi a 12 militari argentini, due dei quali conclusi con le condanne all'ergastolo e a 25 anni di reclusione dei militari colpevoli di aver sequestrato, torturato e fatto sparire alcuni cittadini italiani.
Questi processi hanno sicuramente contribuito a far si che in Argentina, ciò che era già riconosciuto e sentito sinceramente dalla popolazione, venisse riconosciuto e ufficializzato anche dallo Stato, che solo da poco e con l'attuale Governo ha abolito le "leggi dell'impunità" e impresso un'accelerazione al percorso di ricerca della verità e di conservazione della memoria sul terribile e tragico periodo della dittatura.
Ma con Baronetto abbiamo stabilito di intensificare i rapporti di collaborazione e deciso di tenere iniziative comuni volte a conservare la memoria sulla tragedia dei desaparecidos (anche italiani) e stimolare il dibattito sui nuovi diritti e sull'allargamento della loro sfera.
martedì 17 luglio 2007
Al via una settimana intensa in Sud America
Ed eccomi ai cancelli di imbarco con il mio flybook. Mi attendono 14 ore e 40 minuti di volo per percorrere gli 11.163 km che dividono Roma da Buenos Aires, dove arriverò domattina alle 6:00 ora argentina. Là comincerà una settimana densa di incontro con i DS locali, le comunità e le autorità diplomatico-consolari italiane, i partiti locali ed esponenti della società civile italiana di Argentina e Bolivia.Una missione organizzata principalmente per fare il punto sulle principali questioni degli italiani all'estero sulle quali rilanciare l'attività dei DS e per stimolare e organizzare il percorso verso le primarie di ottobre e la nascita del futuro Partito Democratico.
Sarà una settimana molto faticosa e stressante, ma anche molto stimolante, della quale spero poter scrivere e rendicontare con una certa periodicità.
Ora mi imbarco. A domani sera... che potrebbe significare dopodomani mattina per l'Italia.
P.S. A Buenos Aires, la sera del 21, avrò il tempo e la fortuna di godermi, al teatro nazionale mi pare, lo spettacolo di Carlo Lucarelli su Luigi Tenco e il tango, in ricordo della tournée che Tenco fece in Argentina poco tempo prima di morire.
lunedì 26 febbraio 2007
Facciamo un bilancio del viaggio in America Latina
Pubblico il video dell'intervista che ho rilasciato alla web TV di Italian Network (www.italiannetwork.it). E' un'intervista di bilancio sulla mia missione in America Latina. Per poter vedere l'intervista cliccate qui.
giovedì 22 febbraio 2007
Sono tornato dalla Merica… Adesso dò i numeri
Come sintesi del viaggio appena conclusosi in America Latina, in questo momento voglio solo dire che la cosa che finalmente ci procurava motivi di soddisfazione, sia tra gli italiani all'estero che tra i rappresentanti istituzionali e politici degli altri paesi, era la politica estera di questo Governo. Peccato che qualche ottuso della nostra maggioranza non se ne sia accorto.Dunque, adesso non ho voglia di scrivere sui risultati positivi raggiunti in America Latina, perché mi viene solo di "dare i numeri".
Durata della missione 11 giorni (di cui 2 per il viaggio A/R)
Paesi attraversati 2 (Brasile e Argentina)
Città in cui si sono tenuti incontri 6 (Salvador de Bahia, San Paolo, Curitiba, Porto Alegre, Rosario, Buenos Aires)
Ore totali di volo 39 (compresi i voli interni)
Miglia di volo percorse 17.314 (KM 27.858,226)
Numero complessivo di riunioni 25 (concentrate in 9 giorni)
Ore complessive di riunioni 50 (approssimate per media di riunione più il seminario)
Curiosità
Brasile
Superficie 8.547.393 Kmq
Abitanti 183.552.000
San Paolo 10.677.000 ab. (18.630.000 aggl. urbano)
Gli italiani di San Paolo 2 milioni: quanto 2 Reggio Calabria, 3 Cosenza, 3 Catanzaro, 11 Crotone e 11 Vibo Valentia
L’intera Calabria 2.011.466 abitanti
Salvador 2.556.000 ab. (3.183.000 aggl. urbano)
Curitiba 1.671.000 ab. (2.974.000 aggl. urbano)
Porto Alegre 1.394.000 ab. (3.878.000 aggl. urbano)
Gruppi etnici
Bianchi 54%
Mulatti e meticci 38,5%
Neri 6% (La popolazione nera più grande al mondo dopo la Nigeria)
Amerindi 0,4%
altri 1,1%
Primo grattacielo in Sud America: Edificio Martinelli, progettato dall'ingegenere italiano nel 1929
Grattacielo degli anni '60 più alto di San Paolo: Edificio Italia
Argentina
Superficie 2.780.400 Kmq
Abitanti 36.260.000
Buenos Aires 2.776.000 ab. (11.460.000 aggl. urbano)
Rosario 908.000 ab. (1.161.000 aggl. urbano)
Percentuale di donne al Parlamento argentino: 38%
Terreno pianeggiante a disposizinoe di ogni mucca argentina: un ettaro
Bandiera argentina: disegnata e voluta nel 1812 dall'intellettuale Manuel Belgrano, italiano della Liguria, ispirato da uno sguardo verso il cielo mentre si trovava sulle rive del fiume Paraná nella località dove sorge l'attuale città di Rosario. Una statua equestre di Belgrano è stata innalzata davanti alla Casa Rosada, sede del Governo argentino a Buenos Aires.
Gruppi etnici
Bianchi 86,5%
Meticci e Indios 13,5%
Presenza italiana in Brasile (per Stato)
Totale Brasile, 182 milioni, 26.8 milioni italiani 14.7%
San Paolo, 40 milioni, 10 milioni 27%
Paranà, 10 milioni, 4 milioni italiani, 40%
Rio Grande del Sud, 10.8 milioni, 3 milioni italiani 2.7%
Santa Caterina, 5.8 milioni, 3 milioni italiani 51.8%
Minas Gerais, 19 milioni, 2 milioni italiani 10.6%
Espirito Santo, 3.4 milioni, 2 milioni italiani 59%
Rio de Janeiro, 15.3 milioni, 1 milione italiani 6.7%
Regione Nord del Brasile, 14.5 milioni, 1 milione italiani 8%
Regione Ovest del Brasile, 13 milioni, 600.000 italiani 4.7%
Regione Nordest del Brasile, 49 milioni, 200.000 italiani 0.4%
sabato 17 febbraio 2007
The last day
Ieri è stata la volta di Rosario, dove ho incontrato, tra gli altri, Hermes Binner, ex sindaco della città (riconosciuta dalle Nazioni Unite come esempio di buon governo locale) attuale parlamentare e probabilissimo prossimo governatore della provincia: sarebbe il primo governatore di Sinistra della storia dell’Argentina. Ho anche incontrato il Console generale di Rosario, ottima persone che e’ riuscita nella non facile impresa di eliminare le code al Consolato e che sta facendo moltissimo per andare incontro alle esigenze dei connazionali, anche com penuria di mezzi e risorse: complimenti.
Oggi sono a Buenos Aires, ultima tappa del viaggio. Spero di riuscire a trovare il tempo di incontrare qualche mio lontano parente per portargli l’abbraccio di mio nonno.
P.S. Vi ricordo che oggi, a GrParlamento, alle 13:40 c’e’ lo speciale di Daniela Binello sugli anni 70-77. Potete trovarlo anche su internet nel sito http://www.rai.it/. Ci saranno in studio Ritanna Armeni, Piero Sansonetti, Emanuele Macaluso e alcuni giovani di Destra.
domenica 11 febbraio 2007
Verso il diritto di voto alle amministrative
Si è concluso ieri il seminario internazionale del PT. Abbiamo dunque avuto la riunione con Valter Pomar (nella foto), Responsabile nazionale del PT per la politica estera. L´incontro con Pomar era, per me e i compagni dei DS in Brasile, l´evento probabilmente piu´ importante dell´intera missione. Con Pomar, infatti, dovevamo discutere le questioni dell´integrazione e della piena cittadinanza degli italiani in Brasile e dei brasiliani in Italia (e in linea generale degli europei in America Latina e dei sudamericani in Europa).Il nostro obiettivo era quello di asicurarci l´impegno del PT ad avviare un processo politico finalizzato alla presentazione di una proposta di legge che consenta agli italani in Brasile (ma anche a tutti gli altri immigrati) di poter votare almeno alle elezioni amministrative: non e´ infatti il voto la base di ogni partecipazione democratica e il punto di partenza dell´integrazione politica e della piena cittadinanza?
Valter Pomar ci ha ascoltato con attenzione e si e´ detto favorevole, appena finiranno le feste del carnevale brasiliano, a organizzare un incontro con i DS Brasile e un deputato del PT di origine italiana eletto al Parlamento nazionale. Si potrebbe chiedere a lui di presentare la proposta di legge.
Inoltre, ho informato Pomar del fatto che nel prossimo mese di marzo sigleremo un gemellaggio tra i DS brasiliani e i DS dell´Emilia Romagna e che, nell´ambito di questo gemellaggio, alla festa nazionale de l´Unita´ di settembre (che si terra´ a Bologna), faremo una serie di iniziative dedicate agli italiani in Brasile e alle quali potrebbe partecipare anche il PT. Lui si e´ detto entusiasta e noi, naturalmente, almeno quanto lui. Sia sul versante collaborazione e feste che, soprattutto, su quello del voto alle amministrative.
Adesso sono a San Paolo, dove domani avro´ l´incontro con il coordinamento nazionale de L´Unione e una riunione con i DS locali. Dopodomani, invece, dopo una prima riunione che non ho ancora capito con chi, avro´ l´incontro con il Console e la conferenza stampa. Poi di nuovo in volo per Curitiba.
sabato 10 febbraio 2007
Ed ecco Lula
Solo per dirvi che alla fine della festa... sono riuscito a incontrare il mitico Presidnete Lula, dopo che aveva tenuto un discorso di un'ora. All'inizio gli avevano preparato 47 pagine di intervento e, quando le ha viste, ha detto che erano troppe e che, per farci mangiare (erano le 10:00 di sera) avrebbe paralto a braccio. La cosa non e' migliorata di molto, dato che ha parlato fino alle 11:00, sfinendosi lui stesso.P.S. L'occhietto che vedete sulla destra e' quello di Fabio Porta, a cui Francesca ha tagliato la testa concentrandosi su Lula e me. Puo' anche darsi che per questo sara' Fabio, adesso, a tagliare la testa a Francesca.
Dall'integrazione dell'America Latina alla consegna dei diplomi per i ragazzi delle favelas
Si sono aperti oggi i lavori del seminario internazionale del PT. Il tema principale della discussione e’ stato quello delle evoluzioni democratiche avvenute negli ultimi anni in questa parte del mondo e l’esigenza di una sempre piu’ forte coesione e integrazione politica dell’America Latina attraverso il Mercosud o la Conferenza sudamericana delle nazioni.
Come delegazione DS siamo stati accolti e presentati molto calorosamente e abbiamo ribadito il grande interesse che abbiamo per queste evoluzioni e per questa area del pianeta, anche per l’enorme numero di nostri connazionali che qui risiedono. Abbiamo, inoltre, parlato con Marco Aurelio Garcia, Vice presidente nazionale del PT e, a nome del partito, lo abbiamo invitato al nostro congresso nazionale di Firenze ad aprile. Garcia si e’ detto molto contento dell’invito e intenzionato a partecipare (anche perche’ sarebbe contentissimo di vedere Firenze, che ama molto e che non ha mai visto).
Nel pomeriggio sono stato chiamato a consegnare 20 diplomi ad altrettanti ragazzi delle favelas (che visitero' nei prossimi giorni con le dovute precauzioni: le scorte locali che conoscono il territorio e sanno come muoversi per evitare di lasciarci la pelle) che hanno concluso un corso per la lavorazione della ceramica che rientra in un progetto di cooperazione allo sviluppo: avreste dovuto vedere le loro facce. Ragazzi sottratti alla strada, alla delinquenza e allo sfruttamento e ai quali e’ stata data l’opportunita’ di avere una formazione, un mestiere e la possibilita’ di un lavoro. Tutto questo grazie alla generosita’ del nostro Paese: c’è sempre un motivo per essere orgogliosi dell’Italia.Questa sera alle 21:00 (in Italia e’ gia’ notte, ma qui sono le 19:00) ci sara’ la cena con il Presidente Lula, al quale portero’ i saluti del partito, e domani avro’ gli incontri bilaterali con esponenti politici e istituzionali del Messico e dell’Argentina.
P.S. Prometto che rispondero' ai vostri commenti appena avro' un po' di tempo in piu'
Come delegazione DS siamo stati accolti e presentati molto calorosamente e abbiamo ribadito il grande interesse che abbiamo per queste evoluzioni e per questa area del pianeta, anche per l’enorme numero di nostri connazionali che qui risiedono. Abbiamo, inoltre, parlato con Marco Aurelio Garcia, Vice presidente nazionale del PT e, a nome del partito, lo abbiamo invitato al nostro congresso nazionale di Firenze ad aprile. Garcia si e’ detto molto contento dell’invito e intenzionato a partecipare (anche perche’ sarebbe contentissimo di vedere Firenze, che ama molto e che non ha mai visto).
Nel pomeriggio sono stato chiamato a consegnare 20 diplomi ad altrettanti ragazzi delle favelas (che visitero' nei prossimi giorni con le dovute precauzioni: le scorte locali che conoscono il territorio e sanno come muoversi per evitare di lasciarci la pelle) che hanno concluso un corso per la lavorazione della ceramica che rientra in un progetto di cooperazione allo sviluppo: avreste dovuto vedere le loro facce. Ragazzi sottratti alla strada, alla delinquenza e allo sfruttamento e ai quali e’ stata data l’opportunita’ di avere una formazione, un mestiere e la possibilita’ di un lavoro. Tutto questo grazie alla generosita’ del nostro Paese: c’è sempre un motivo per essere orgogliosi dell’Italia.Questa sera alle 21:00 (in Italia e’ gia’ notte, ma qui sono le 19:00) ci sara’ la cena con il Presidente Lula, al quale portero’ i saluti del partito, e domani avro’ gli incontri bilaterali con esponenti politici e istituzionali del Messico e dell’Argentina.
P.S. Prometto che rispondero' ai vostri commenti appena avro' un po' di tempo in piu'
giovedì 8 febbraio 2007
Alla scoperta della Merica
E´cominciata oggi in Brasile la mia missione di 10 giorni in America Latina, anche se ufficialmente i lavori inizieranno ufficialmente solo domattina.
Appena sceso dall`aereo a San Paolo, il primo giornale che ho visto leggere a un brasiliano e´ stato un giornale sportivo, Vem Timao (che dovrebbe significare Senza timore). Il titolo era, invece, dedicato all'Italia del calcio: Rigor Italia tardivo (cioe' Il rigore dell'Italia e' arrivato tardi). Naturalmente si riferiva alla sospensione dei campionati e alle misure di rigore che si stanno decidendo. La cosa, nel Paese della Torcida, di Pele', Falcao, Zico, Ronaldo ecc. ecc. mi ha un po' ferito, perche' qui il calcio e' una festa sacra e una speranza che ognuno venera, mentre in Italia lo hanno violato. Ma la cosa che mi ferirebbe di piu', date le pressioni di chi in questi giorni vuole ricominciare come se nulla fosse successo e annacquando il "rigore", sarebbe se prima di partire dovessi leggere un altro titolo del tipo: "Rigor Italia solito carnival", che suonerebbe un po' come da noi "Tutto e' finito a tarallucci e vino".
Per il resto, nel pomeriggio a Salvador de Bahia ho avuto il tempo di vedere (naturalmente solo dalla macchina che ci ha prelevato in aeroporto) le favelas. Poi, in uno splendido hotel sull'oceano, ho potuto smaltire le 13 ore di volo con un lungo bagno in piscina e un rilassante massaggio. A massaggiarmi una di quelle bellezze brasiliane che si vedono in TV: fisico asciutto e slanciato, pelle vellutata e scura, occhi e capelli nerissimi. Peccato, aveva un solo difetto: era un uomo... ma non fraintendete.
Appena sceso dall`aereo a San Paolo, il primo giornale che ho visto leggere a un brasiliano e´ stato un giornale sportivo, Vem Timao (che dovrebbe significare Senza timore). Il titolo era, invece, dedicato all'Italia del calcio: Rigor Italia tardivo (cioe' Il rigore dell'Italia e' arrivato tardi). Naturalmente si riferiva alla sospensione dei campionati e alle misure di rigore che si stanno decidendo. La cosa, nel Paese della Torcida, di Pele', Falcao, Zico, Ronaldo ecc. ecc. mi ha un po' ferito, perche' qui il calcio e' una festa sacra e una speranza che ognuno venera, mentre in Italia lo hanno violato. Ma la cosa che mi ferirebbe di piu', date le pressioni di chi in questi giorni vuole ricominciare come se nulla fosse successo e annacquando il "rigore", sarebbe se prima di partire dovessi leggere un altro titolo del tipo: "Rigor Italia solito carnival", che suonerebbe un po' come da noi "Tutto e' finito a tarallucci e vino".
Per il resto, nel pomeriggio a Salvador de Bahia ho avuto il tempo di vedere (naturalmente solo dalla macchina che ci ha prelevato in aeroporto) le favelas. Poi, in uno splendido hotel sull'oceano, ho potuto smaltire le 13 ore di volo con un lungo bagno in piscina e un rilassante massaggio. A massaggiarmi una di quelle bellezze brasiliane che si vedono in TV: fisico asciutto e slanciato, pelle vellutata e scura, occhi e capelli nerissimi. Peccato, aveva un solo difetto: era un uomo... ma non fraintendete.
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