venerdì 7 maggio 2010

Il senso di missione degli italiani all’estero nel 150° dell'Unità


Oggi è uscito su La gente d'Italia questo mio articolo. Buon fine settimana.

È stato molto bello il discorso che mercoledì scorso il Presidente Napolitano ha tenuto a bordo della nave Garibaldi in occasione della cerimonia celebrativa del 150° anniversario della partenza dei Mille.
Ogni giornale italiano dovrebbe pubblicarlo integralmente; in ogni scuola dovrebbe essere distribuito a studenti e professori; ogni ufficio pubblico dovrebbe tenerlo ben in vista; ogni consolato dovrebbe esporlo alla vista dei cittadini italiani all’estero.
Lo dico perché, come scriveva ieri l’on. Marco Fedi, su “un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud”.


Dunque le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia sono un momento importante che riguarda anche gli italiani nel mondo. Una ricorrenza che, a mio avviso, va interpretata oggi come l’Unità non solo dell’Italia tra Nord, Centro e Sud, ma anche dell’Unità tra italiani in Italia e italiani nel mondo, che per troppo tempo sono stati dimenticati o considerati cittadini di serie B, pur avendo sempre mantenuto un rapporto costante con il Paese d’origine. E oggi, dopo una breve parentesi di attenzioni varie e il riconoscimento delle rappresentanze parlamentari, rischiano di essere ricacciati in un angolo.
Napolitano, nel suo discorso, ha fatto un importante rifermento al volontariato, spiegando come “senza l’apporto del volontariato non sarebbe stata concepibile la spedizione dei Mille”. Questo mi fa pensare a quanto, ancora oggi, il volontariato sia importante tra gli italiani all’estero per l’apporto che essi danno all’Italia. Da sempre i nostri connazionali si sono organizzati in associazionismo volontario: dalle società di mutuo soccorso all’associazionismo regionale, alle rappresentanza di base e intermedie quali Comites e CGIE che, pur facendo un gran lavoro per le comunità ed essendo istituite da leggi dello Stato, funzionano esclusivamente su base volontaria, senza retribuzione alcuna dei propri membri. Italiani che sacrificano tempo libero spesso sottratto alle vacanze e alle famiglie, che spendono risorse proprie e che si mobilitano quotidianamente per il solo amore verso l’Italia e gli italiani, che siano essi in patria o all’estero, per provare a lavorare alla soluzione dei problemi che ci troviamo difronte.

E il Presidente Napolitano, questo impegno volontario e cocciuto, lo spiega bene quando dice che “si nutre di un più forte senso dell’Italia e dell’essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione”. Un senso di missione che gli italiani all’estero hanno sempre conservato, ovunque si siano trovati.

Per questo, quindi, penso che anche all’estero ognuno di noi dovrà fare la propria parte per celebrare questa importante ricorrenza. Anche il Partito Democratico all’estero dovrà mobilitarsi, promuovere iniziative, eventi, discussioni per ricordare che l’Italia è una e indivisibile, come recita la sua Costituzione e che, come ha ricordato il Presidente, “vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del Paese le ragioni di quell’unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche celebrando il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato”. Compreso il suo spezzone all’estero.

venerdì 23 aprile 2010

Quelli che... amano i Panzer Divisionen e disprezzano gli italiani all'estero


Oggi è uscito su La gente d'Italia questo mio articolo.

L’audizione di ieri del Sottosegretario Mantica nella Commissione Affari esteri del Senato, ha messo in luce aspetti molto preoccupanti della sua visione degli italiani all’estero, delle rappresentanze intermedie, dei temi a lui più o meno cari e perfino del suo carattere e approccio istituzionale.
Dai resoconti passati dalle agenzie, viene fuori che a Mantica non importa nulla di questioni quali rete Consolare, che ha smantellato senza cercare alcun dialogo con l’opposizione, lingua e cultura italiana, che ha praticamente azzerato, assistenza – in particolare quella sanitaria in America latina – ridotta al lumicino, corsi di formazione professionale, stampa e informazione, quasi costretto alla chiusura, rapporti con i giovani, per i quali dopo la Conferenza Mondiale non ha fatto nulla.

Sembra gli interessi solo mettere mano ai Comites e al CGIE che, nelle condizioni di cui sopra, dovrebbero essere invece un problema secondario.

Ma soprattutto, ciò che mi ha colpito di quell’audizione, oltre ai contenuti chiaramente espressi dal Sottosegretario, è il tono e le parole usate nei confronti di organismi e rappresentanti istituzionali.
Ha parlato di Comites e CGIE, che sono gli organismi istituzionali più vicini ai cittadini sul territorio, come di “strutture antiche che non rappresentano più niente”. Le ha inquadrate esclusivamente come un costo per lo Stato perché "costano 5 milioni di euro l’anno per il loro funzionamento” (sic!). Vogliamo dire che è un costo che fa ridere, soprattutto se rapportato agli sprechi reali italiani di cui potrei fare un lungo elenco e di cui gode lo stesso Sottosegretario senza batter ciglio?


Dunque, gli organismi di rappresentanza di base non sono luoghi della comunità o risorse, ma costi inutili da tagliare o, per lo meno, depotenziare il più possibile.
Inoltre, ha citato una lettera ufficiale e formale del Segretario Generale del CGIE, Carozza, nella quale, a nome dell’istituzione che rappresenta, chiedeva lumi sulla data delle elezioni dei Comites, suggerendo quella del 2010 come indicato dallo stesso Governo nel suo decreto dello scorso anno.
Mantica ha detto che quelle elezioni si faranno solo dopo che passerà la riforma da lui sostenuta, anche se questa dovesse passare solo nel 2011. E a questo proposito ha affermato di aver “sempre ammirato i carristi dei Panzer Divisionen” e che, basta dargli il tempo, “passa sul cadavere” del Segretario Generale Carozza. Un linguaggio certamente non adatto a un Sottosegretario e a un luogo istituzionale, che ricorda quello dei "bivacchi di manipoli". Trattando con tale disprezzo una persona, Carozza, si disprezza palesemente anche l’istituzione che essa rappresenta e i cittadini italiani che è chiamata a rappresentare dallo Stato italiano. Come se avesse detto che passa sul cadavere del CGIE e degli italiani che questa istituzione rappresenta. Cosa ancor più grave se si considera che – mi sono andato a cercare la lettera del Segretario Generale – dal CGIE era stata fatta una richiesta politicamente e formalmente rispettosa sia del Sottosegretario che del suo Ufficio e in nessun caso erano stati utilizzati i toni che Mantica ha lasciato intendere ai senatori della Commissione Affari Esteri, che non erano a conoscenza della lettera da lui citata.

Sono convinto che un alto rappresentante istituzionale non possa permettersi di trattare il mondo che lui stesso rappresenta o di cui è interlocutore diretto con tale disprezzo, arroganza e disinteresse. In questo caso significa avere disprezzo, arroganza e disinteresse nei confronti di milioni di italiani nel mondo. Non è consentito nemmeno al loro Sottosegretario.

venerdì 26 marzo 2010

Per una nuova Unità d'Italia

Oggi è uscito su La gente d'Italia questo mio articolo. Buone cose.

Da due anni a questa parte, chiusasi la campagna elettorale e gettate alle ortiche le belle promesse di “sostenere con sempre maggior impegno le comunità italiane all’estero” e di voler intensificare “il legame con la madrepatria”, da questo Governo non abbiamo visto che disinteresse e accanimento. L’ultimo in ordine di tempo è il taglio alla stampa italiana all’estero, del quale ha scritto benissimo pochi giorni fa Gian Antonio Stella. Un provvedimento che, come ricorda l’editorialista del Corsera, è stato voluto dal Governo per regolare (o meglio attaccare) i giornali di partito – di tutti i partiti – e che ha finito per non toccare affatto quegli organi di stampa e per travolgere, invece, solo le poche testate italiane edite all’estero. Ma la cosa che dà più fastidio, che crea più sconcerto, è che al di là delle promesse elettorali non mantenute circa il futuro delle comunità, si attaccano e stravolgono senza rispetto anche le certezze del passato e il diritto.

I tagli, infatti, non valgono solo per il futuro, come sarebbe lecito e normale dopo il varo di ogni legge, ma sono retroattivi, hanno cioè effetto anche per il 2009. Questo significa che coloro i quali, sulla base di una legge dello Stato, avevano affrontato delle spese e si erano indebitati sapendo di avere una certa cifra di rimborsi, oggi non avranno quanto gli spettava di diritto, ma la metà: cosa che nessuno avrebbe mai potuto prevedere. Ma questo, si sa, è il Popolo delle libertà di fare come gli pare, ma sulla pelle degli altri, degli italiani all’estero considerati meno di niente.In quanto a promesse, poi, lo scorso novembre, alla Conferenza Stato-Regioni-CGIE, il Sottosegretario Letta aveva raccolto l’odg votato all’unanimità con il quale si chiedeva al Governo il ripristino di parte delle risorse tagliate nell’ultima Finanziaria su alcuni particolari capitoli di spesa, per un totale di circa quattro milioni di euro. Letta si era impegnato personalmente a ottenere quei quattro milioni, ma nessuno ne ha mai più saputo nulla.

Oggi, poi, sono ripresi alla Farnesina i lavori del Comitato di presidenza del CGIE con un odg che mette i brividi e che va dalla relazione del Governo (e c’è da ridere, o piangere) alla ripartizione di contributi e finanziamenti per il 2010 ai corsi di lingua e cultura, dall’assistenza alla stampa italiana all’estero, dalla rete consolare alla riforma del CGIE e del voto alle elezioni dei Comites. Argomenti sui quali, per due anni, abbiamo visto solo abbattersi la scure governativa. Il Comitato di presidenza, inoltre, dovrà preparare la successiva Assemblea plenaria sempre su questi temi.
Questa volta, dunque, io credo che i il CGIE dovrà prepararsi a lavorare sull’onda di una iniziativa politica unitaria forte e chiara nei confronti del Governo e del Parlamento. Non sono più ammissibili dichiarazioni di intenti da parte del Governo a cui non seguono atti concreti; non si potranno più concedere slittamenti per la convocazione delle elezioni per il rinnovo dei Comites; non si può più accettare che siano continuamente umiliati i connazionali all’estero e le loro rappresentanze istituzionali nei Comites, nel CGIE, in Parlamento.

Questa volta, il Consiglio Generale, deve esigere dal Governo atti concreti e immediati che indichino un reale interesse di questa maggioranza, di questo Governo e dell’intero Paese verso gli italiani nel mondo.Si va verso il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e il CGIE si appresta a preparare le celebrazioni all’estero: un altro punto all’odg di questi lavori. Con l’Unità è iniziata anche l’emigrazione di massa e si è cominciato a scavare il solco tra chi rimaneva in patria e chi partiva. Dia, oggi, il Governo, in questa occasione, il segnale di non voler allargare quel solco tra chi è partito e chi è rimasto, ma di volerlo riempire di contenuti e attenzioni.

venerdì 19 marzo 2010

La Destra tra illusinismo e realtà

Oggi è uscito questo mio articolo su La gente d'Italia (www.lagenteditalia.com/). Buon fine settimana.

È davvero preoccupante l’atteggiamento della Destra in merito alle questioni che riguardano gli italiani nel mondo. Veniamo da due anni di disattenzione del nostro Governo, di atteggiamenti persino di fastidio verso le nostre comunità e le loro rappresentanze, di riduzioni delle strutture diplomatico-consolari, di pesanti tagli a tutti i capitoli di spesa per gli italiani all’estero: dall’assistenza ai corsi di lingua e cultura, all’editoria. La cronaca, poi, ci ha consegnato una serie di problemi legati al voto nella Circoscrizione estero e, in perfetta linea con quanto si è fatto (o non fatto) in questi due anni, si è subito approfittato di queste vicende per tentare il colpo mortale alle nostre comunità: la cancellazione della Circoscrizione estero e dell’esercizio dell’elettorato passivo.Ha iniziato, infatti, l’on. Giuseppe Angeli del PDL, con una Proposta di legge che prevede l’abolizione del voto per corrispondenza e ha continuato il suo collega di partito Fabio Gava, che vuole addirittura abolire la Circoscrizione e i parlamentari eletti all’estero, consentendo al massimo ai nostri connazionali di votare per candidati nei collegi d’origine e residenti in Italia.

Non sono tanto le proposte in sé che preoccupano, quanto l’atteggiamento di liquidatoria superficialità, di disprezzo e di incoerenza che muove questi legislatori. La loro assoluta mancanza del minimo sforzo intellettuale, morale e civile finalizzato ad affrontare con serietà un problema reale per trovare correttivi e soluzioni praticabili. C’è un problema sul voto? Lo si elimini alla radice abolendo un diritto costituzionale. C’è la crisi economica? Si tagli su una comunità che non vive entro i confini e “non paga le tasse in Italia” (che poi è una falsità). Tutto ciò rappresenta in modo chiaro e inequivocabile come non solo non si sia capito il legame culturale e affettivo che i nostri connazionali oltreconfine coltivano con orgoglio nei confronti del Paese d’origine, né, tantomeno, il valore, il peso economico e la straordinaria risorsa che gli italiani all’estero sono per l’Italia. Come se non bastasse, emerge una volontà di accanimento e di rimozione.

Ma se è così – ed è così nella Destra – lo si dica chiaramente, altrimenti suoneranno beffarde e incoerenti le promesse elettorali di solo due anni fa, quando l’allora candidato a Presidente del Consiglio, Berlusconi, scriveva agli italiani all’estero una lettera il cui passaggio chiave recitava: “rivendichiamo orgogliosamente al nostro governo il merito di aver fatto approvare, insieme all’istituzione del Ministero per gli Italiani nel Mondo, la legge che permette anche a Te di votare ed agli italiani all’estero di eleggere dodici Deputati e sei Senatori, dando così voce e rappresentanza agli italiani che con il loro impegno e la loro creatività sono i primi ambasciatori nel mondo dell’Italia e del suo patrimonio di umanità e di cultura. Per quanto ci riguarda sosterremo con sempre maggiore impegno le comunità italiane all’estero e cercheremo di intensificare il Vostro legame con la madrepatria affinché siate fieri della Vostra italianità”. Sic!

Non credo che dopo due anni costellati dalle iniziative che ho cercato di richiamare, tra le quali spiccano le Proposte di legge Angeli e Gava, e l’atteggiamento della Destra sopra descritto, coloro che hanno ricevuto questa lettera possano oggi credere che sia stato un sentimento sincero a ispirare quelle parole. Credo, viceversa, che i nostri connazionali non possano che pensare che si trattava solo di retoriche promesse elettorali in stridente contrasto con quanto stanno vivendo sulla propria pelle dopo che Berlusconi ha vinto e governa con larghissima maggioranza. Insomma, si è passati dai sogni venduti in campagna elettorale all’incubo concretizzatosi nella realtà di governo.


P.S. Per spiegare meglio gli illusionismi della Destra sugli italiani all'estero, ho preso la foto in alto, l'ho girata di 90° a destra e l'ho ripubblicata qui a fianco: ora dimmi nel commento se vedi lo stesso animale oppure no...
Eppure la foto è la stessa, così come sono le stesse persone il Berlusconi della lettera e l'on. Angeli che l'ha fatto circolare nel 2008...

venerdì 5 marzo 2010

Le interviste impossibili

Ieri sono stato intervistato da Mariella Ferrante per Italian Network.
Chi ne ha voglia può sentire cosa ho detto cliccando qui

... "Dopo la vicenda Di Girolamo, togliere il voto agli italiani all'estero significherebbe colpirli due volte. La prima volta li colpisce la 'ndrangheta, la seconda li colpirebbe lo Stato"...

sabato 27 febbraio 2010

Per Di Girolamo pagano gli emigrati

Oggi è uscito sul quotidiano Europa questo mio aricolo sul caso Di Girolamo. Buon fine settimana.

Chi come me è cresciuto in Calabria sa bene cos’è la ‘ndrangheta. Conosce la sua grande abilità nel mimetizzarsi tra le persone per bene e nel mondo economico e politico; l’equivoco di farsi considerare come fenomeno minore, se non addirittura come una invenzione letteraria. Allo stesso tempo, quando inevitabilmente si materializza in tutta la sua spietata e crudele sete di soldi, di potere e di sangue sul territorio, riesce a far passare l’idea (anche tra molte persone per bene) che si tratti di accidenti inevitabili, ma intorno ai quali (almeno lei, la ‘ndrangheta) produce lavoro in quelle riserve di disoccupazione ed emigrazione che sono le province calabresi. E proprio attraverso l’emigrazione dei decenni passati e i confini dei capi famiglia nel centro e nord Italia o all’estero, la ‘ndrangheta ha allungato i suoi tentacoli al di fuori della Calabria divenendo l’associazione criminale più potente al mondo e più “affidabile” nel campo della criminalità organizzata. È un fenomeno terribile. È la Piaga (con la P maiuscola) della Calabria.

L’unico vero, grande, ostacolo allo sviluppo di quella regione: gli altri problemi, non pochi, sono conseguenze scaturite da quel male originario e possono sperare in una soluzione solo a partire dall’aggressione totale alla criminalità organizzata. La ‘ndrangheta agisce in ogni settore della vita calabrese: emigrazione compresa. E nella vicenda Di Girolamo è proprio questo mondo di emigrati che viene colpito. Colpito per la seconda volta. Perché chi emigra (o è emigrato in passato) dalla Calabria lo fa quasi sempre per necessità, sempre con quel tanto di sofferenza e dolore che provoca il distacco da quella terra. Si rifà una vita all’estero con nuove speranze: un lavoro, una vita nella legalità, una rappresentanza diretta che gli permetta di tenere il legame con una terra che non riesce e non vuole dimenticare, persino alimentando lontane e illusorie speranze di ritorni trionfali ai luoghi natii. Questo orizzonte di realizzazione viene troppo spesso inquinato e compromesso dai boss, dai loro “servi”, i loro affaristi, i loro killer, i loro legami ambigui con alcuni “rappresentanti istituzionali”. Ecco, anche di questo deve rispondere in tribunale il senatore Di Girolamo. Di aver contribuito, con il suo (per ora presunto) prestarsi a interessi mafiosi, ad aver minato alla base le speranze degli emigrati che per anni si sono spezzati la schiena col lavoro lontano dalla propria terra. Di aver gettato tonnellate di fango sulla Circoscrizione estero e sul voto dei nostri milioni di concittadini onesti.

Di aver insinuato il sospetto, in tanti, che decenni di battaglie delle comunità, delle associazioni, dei sindacati, per l’autoaffermazione e l’integrazione, per i diritti dei migranti e dei lavoratori, culminate con il voto per corrispondenza e con la Circoscrizione estero (che sono solo l’inizio di un nuovo e moderno cammino), oggi siano, in concreto, lo strumento di una o più associazioni mafiose a cui le nostre comunità servono per portare in parlamento i propri uomini. Non è così. Gli italiani all’estero non sono questa cosa. Gli italiani all’estero sono le vittime della ‘ndrangheta e di Di Girolamo esattamente come gli italiani in Calabria. Nel processo che si terrà, gli italiani all’estero sono, anche moralmente, la parte lesa. Sta al parlamento, poi, stringere le maglie larghe del voto all’estero, confermandone importanza e validità, ma intervenendo per renderlo più sicuro e non penetrabile alle mafie, buttando via l’acqua sporca tenendo stretto e con cura il bambino che deve ancora crescere.

mercoledì 24 febbraio 2010

Rilanciare il dialogo

Oggi ho assistito ai lavori del congresso della UIM. Ho ascoltato molti interventi interessanti: dalla relazione di apertura di Alberto Sera a quelli di ospiti come Nino Randazzo, Andrea Amaro, Rino Giuliani, Roberto Volpini, Norberto Lombardi e vari altri. Sulle agenzie immagino se ne troverà traccia.
Io ho detto più o meno queste cose.


Buongiorno a tutti.
E grazie per avermi invitato a questo importante appuntamento congressuale.
Invito che mi dà la possibilità di riprendere e rilanciare un dialogo tra il partito che rappresento e il mondo sindacale tutto, dei patronati e delle associazioni all’estero.

Un dialogo dal quale, a mio avviso, non si può e non si deve prescindere, poiché il mondo delle associazioni, all’estero rappresenta un riferimento indispensabile tanto per le collettività quanto per i rappresentanti istituzionali e politici.
In questo senso, però, sento di poter dire che le scelte politiche del nostro Governo non vanno nella direzione della valorizzazione di questo mondo.
Né in quella di una riforma mirante al rilancio e all’ammodernamento dell’articolato mondo dell’associazionismo.

Nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire i lavori dei giovani italiani all’estero che rappresentano il futuro delle nostre comunità e del rapporto tra esse e l’Italia.

Questi giovani, mai come adesso protagonisti competenti e realmente interessati alla partecipazione politica e al rapporto con l’Italia, hanno fatto un gran lavoro di analisi, di elaborazione e di proposta.
Da questo lavoro è venuto fuori con forza come anche essi considerino l’associazionismo un punto di riferimento prioritario per le comunità italiane all’estero.

Insistono, e io con loro, sulla necessità di riforme di sistema.
Ma chiedono riforme che vadano nella direzione di un rilancio del mondo dell'associazionismo e della rappresentanza, sottolineando come, invece, negli ultimi tempi, si confonda la giusta richiesta di riforme con l’obiettivo di ridurre i costi attraverso il depotenziamento delle strutture e delle funzioni istituzionali esistenti.

Basti pensare alla riforma dei Comites e del CGIE promossa dall’attuale maggioranza e che si traduce nella proposta Tofani: un progetto che riduce le competenze delle istituzioni intermedie.
Che recide il legame tra queste e il mondo associazionistico e sindacale.
Che esclude i rappresentanti di patronato dall’Assemblea del CGIE.

Una proposta alla quale come Partito Democratico ci opponiamo e diciamo chiaramente NO.

È nostra opinione, infatti, come affermava proprio in questa sede l'On. Narducci qualche anno fa, "che il CGIE debba ripartire come laboratorio di idee, ma anche di progetti, e come tale continuare a funzionare.
È infatti impensabile che possano fare tutto i parlamentari".

Il CGIE deve essere luogo di raccordo principale delle diverse rappresentanze, delle istituzioni italiane e dell'associazionismo.

Diciamo NO, dunque, perché siamo convinti che ci sia bisogno di un atteggiamento e una visione diversi – diametralmente diversi – nei confronti delle istituzioni intermedie che mirino a rafforzare il ruolo delle rappresentanze e il legame di esse con un mondo associazionistico rilanciato e vitale.

E in questa direzione serve una spinta forte, che scaturisca anche da un dialogo che occorre riprendere in maniera fluida tra tutte le forze che agiscono in emigrazione.
Voi avete usato per questo congresso alcune parole chiave:
"globalizzazione e identità";
"trasformazioni e certezze".
Sono le parole del nostro tempo.
Sono le parole con le quali il mondo politico deve confrontarsi se vuole guardare avanti.

Parole che mi piace prendere in prestito, col vostro permesso, per dire che è su questo terreno, sul terreno di una rinnovata identità in un mondo sempre più mescolato e interconnesso, che si disegnerà il nuovo profilo delle nostre articolate comunità all’estero.
Solo così riusciremo a fotografare nuove esigenze e interessi emergenti;
a cogliere i bisogni imprescindibili da tradurre in certezze e diritti per chi lavora e produce;
solo così, infine, riusciremo a proporre le riforme adeguate a dare risposte.

E penso qui alle imprescindibili trasformazioni degli attuali strumenti istituzionali e politici.
In tutto questo, naturalmente, in questo scenario così complesso, io penso che il ruolo dei sindacati sia quanto mai attuale e imprescindibile.
I sindacati, infatti, devono non solo stare dalla parte di chi lavora e di chi ha bisogno di assistenza.
Ma devono essere anche un supporto per lo Stato, uno strumento di integrazione e potenziamento della sua azione.

Soprattutto, se si vuole uno Stato sempre più “leggero”, organizzatore di servizi da affidare sempre più ai privati.
Io credo che oggi non si può affidare ai privati, in Italia, la gestione dell’acqua, e non pensare di consentire a chi già svolge attività di assistenza ai cittadini all’estero di allargare il campo delle competenze e degli stessi servizi.
Penso a quanto, soprattutto nel quadro della deleteria riduzione dei consolati predisposta da questo Governo, potrebbero fare i patronati all’estero in termini di servizi ai cittadini.

Penso a come buona parte del lavoro che oggi blocca l'attività dei consolati determinando attese di anni da parte dei cittadini, potrebbe essere affidata ai patronati, per lasciare ai consolati solo la parte finale e puramente istituzionale dei diversi iter burocratici.
Certo con questo non dico nulla di nuovo né di rivoluzionario.
Anzi dico una cosa semplice e per qualcuno forse scontata.

Ma a volte proprio le domande più complicate necessitano di risposte semplici.
E per questo, quindi, occorre tornare a chiedere con forza la firma della convenzione tra MAE e patronati, fermata per remore politiche che hanno come solo effetto quello di creare un danno al servizio a favore dei nostri concittadini all’estero.
Quando, al contrario, sarebbero atti di buon senso e come tali da perseguire.
Si renderebbe un buon servizio all'Italia e agli italiani nel mondo.
Grazie.
E buon lavoro a tutti.

martedì 2 febbraio 2010

Dinosauri

Chiariamo subito una cosa: sono di parte!
Anche rispetto alla contesa che vive al suo interno il PDL, io sono di parte. Dalla parte del Nord-Est. Di chi è andato a Verona (immagino a spese proprie) e ha discusso per due giorni pensando di fare cosa utile, essere di Destra e di poter rappresentare qualcosa o qualcuno e, diabolici "dinosauri", lo ha fatto credere anche a noi ingenui del PD che ci siamo trovati d'accordo.
Oggi, finalmente, abbiamo tutti capito (noi del PD e i poveracci di Verona) che ci vuole la patente per dirsi di Destra e, ancora, che in effetti non saremmo d'accordo.
Per fortuna c'è chi ha fatto chiarezza e ci ha spiegato come stanno le cose. Ma vediamo di capirci meglio.
Ricky Filosa, infatti, ci ha spiegato su Italia chiama Italia, con una serie di domande retoriche di sapore shakespeariano e amletico, che i convegnisti di Verona (che per la verità avrebbero fatto una "gita" e non un convegno) non erano di Destra (ohibò, saranno mica bolscevichi?).

Dov'è infatti, si chiede Ricky, la prova che fossero di Destra? (beh, per me già bastava il fatto che si erano riuniti a Verona...).
Può bastare, infatti, si chiede Ricky, la presenza di esponenti del CTIM (se non sbaglio significa Comitati Turistici Italiani nel Mondo e non fanno politica...)?
O, addirittura, prova sarebbe il fatto che era presente il Senatore Di Girolamo, del PDL (Partito Dei Lavoratori, affiliato italiano del PT di Lula).
O può generare qualche sospetto la presenza di Fonatana, europarlamentare della Lega (Lega delle cooperative)?

Poi, seguitando a leggere, capiamo che quelli di Verona sono "dinosauri" e "venditori di fumo" che per anni hanno "campato alle spalle degli italiani all'estero"...

Capiamo, finalmente, e qui la cosa si fa seria, che la riforma di Comites e CGIE di cui hanno parlato e che giustamente non li convince, è "la proposta del governo" sostenuta con forza da Mantica e dal capogruppo PDL Gasparri. E, a riprova, Ricky aggiunge che "il sottosegretario agli Affari Esteri, Alfredo Mantica, al contrario di ciò che qualcuno vuol far credere, sa bene cosa sta facendo".

Sono di parte, dicevo, e dalla parte dei parlamentari PD e di chi stava a Verona a discutere e a ribadire cosa sta facendo il Sottosegretario Mantica, (sapendo di farlo):
a) sta sottraendo democrazia rinviando di anno in anno le elezioni dei Comites;
b) sta togliendo ossigeno alle comunità italiane all'estero tagliando risorse su assistenza, lingua e cultura, rete consolare ecc. ecc. ecc.;
c) sta smantellando e svuotando di poteri, autorità e autorevolezza gli organismi di rappresentanza delle comunità per consegnare il tutto nelle mani di pochi capi locali;
d) sta facendo finta che non vi sia mai stata una proposta di autoriforma del CGIE che oggi, se non sbaglio, sta per compiere due anni e che potrebbe essere una buona base di partenza per la riforma degli organismi in questione.

Ma se qualcuno fa notare qualche errore, anche da Destra, gli si toglie subito la patente e lo si degrada a "dinosauro" e "venditore di fumo".

Ma io sono di parte!

mercoledì 20 gennaio 2010

Venghino, signori, venghino...

Grazie a una interrogazione degli onorevoli del PD Fedi e Bucchino, ho appreso che il nostro Governo, in tempi di grave crisi economica, di drastici tagli ai capitoli che riguardano gli italiani all'estero e contemporaneamente alla riduzioni della nostra rete consolare, ha trovato le risorse per aumentare di 856.000 euro la dotazione prevista per le indennità di sede.

Ecco: questo atto mi pare (se ho capito bene di che si tratta) la vera discriminante tra una politica di Destra e conservatrice e una di Sinistra e riformista.

Questo aumento, nel contesto in cui nasce e si inserisce, ci dice quale idea ha questo Governo degli italiani all'estero e della stessa Destra che rappresenta: non una Destra moderna e sociale, ma conservatrice e reazionaria.
Fedi e Bucchino, poi, lasciano intravedere nell'interrogazione come si potrebbe risparmiare senza penalizzare stipendi e servizi: con una politica riformista, appunto.
Insomma, se si vuole, i modi per risparmiare ci sono, basta saper distribuire in modo diverso le risorse. Diverso da questo...
Ma la Destra fa bene il proprio mestiere. Chapeau!
Venghino, signori, venghino...

Testo integrale dell'interrogazione

FEDI, BUCCHINO

Al Ministro degli Affari esteri

Per sapere – premesso che

il capitolo 1503 (competenze accessorie al personale al netto dell’imposta regionale sulle attività produttive e degli oneri sociali a carico dell’amministrazione, meglio nota come indennità di sede) della tabella 6, riguardante le previsioni per l’anno finanziario 2010 per il Ministero degli Affari Esteri, è stato aumentato, rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2009, di € 856.287,00;
l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri intende razionalizzare drasticamente la presenza delle nostre Rappresentanze diplomatiche e Consolari nel mondo, alla quale dovrebbe relativamente conseguire una minor presenza di personale di ruolo nelle sedi a rischio chiusura;

si chiede di sapere


quali sono i motivi di questo aumento di risorse sul capitolo 1503;
se quest’aumento è riconducibile ad un aumento della presenza di personale in missione all’estero ed in caso di risposta affermativa se non fosse possibile ovviare a questo aumento di costi con una maggiore presenza di personale locale che garantisca in ugual modo la funzionalità delle sedi estere;

quali sono i motivi che portano l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri a ridurre da un lato il numero di Rappresentanze Diplomatiche e Consolari all’estero per produrre risparmi e dall’altro a finanziare, annullando gli effetti benefici della suddetta rimodulazione, aumenti dell’Indennità di Sede per il personale di ruolo in servizio all’estero.

martedì 19 gennaio 2010

Piero litalianò

Oggi ricade l'anniversario della morte di un grande italianò, quello che a PArigi chiamavano con ammirazione Piero litaliano (tutto attaccato e con l'accento sulla o finale).
Peccato che in patria lo ricordino solo in pochi...

IL MERLO

Merlo, mi canti qualcosa? tristezza fra noi.
Sono disteso sul letto e qualcosa non va.
Tu, merlo, cantami una canzone
da portare all'editore
perché sono senza una lira.

Merlo, ripetila ancora, è bella, lo sai?
ripeti lento che vado al piano a suonare.
Sono contento di non aver dato
alcun seguito a quel peccato
di volerti un giorno mangiare.

Io sono felice per questa collaborazione,
corro a fissare la sala per una incisione.
Beviamo insieme un po' di champagne,
il mio cuore mi dice che va,
i problemi finiscono qua.

lunedì 11 gennaio 2010

Le Anime salve di Rosarno

Le prime pagine dei giornali di oggi sono dedicate alla vicenda degli immigrati di Rosarno, nella mia Calabria, la terra che ho dovuto lasciare a 18 anni. I miei primi diciotto anni, poiché i secondi 18 li ho vissuti a Roma.
Ho lasciato quella terra per studiare, fare un master e lavorare: da quelle parti trovare lavoro era "un'impresa no profit"... In tutti i sensi: anche volendo lavorare davvero, duramente, in quei campi nei quali si raccolgono dall'alba i pomodori; in quegli agrumeti dove maturano squisite arance, mandarini e limoni; in quelle distese nelle quali abbonda il grano: "...te via avire tantu 're lu granu/ quantu ne coglia Cutru e la Marina..." recita un passo della strenna natalizia del mio paese.
E pure trovandolo, questo tipo di lavoro, ci si spezza la schiena e si porta a case una miseria con la quale difficilmente si campa una famiglia. Questi lavori oggi li fanno, in nero o no, gli immigrati. Quegli stessi immigrati che puliscono le case della mia regione, che assistono anziani e/o malati. Anche dei mie nonni paterni si prende cura una carissima persona immigrata, che per la nostra stampa e per il nostro ministero degli Interni fa alzare la media dei reati. Ma mio nonno non riesce a capire dov'è che delinque... Eppure, questa mia terra (non solo la Calabria, ma l'intera Italia), oggi ha più calabresi in giro per il mondo che in punta allo Stivale. Non tutti distintisi positivamente (vogliamo parlare dei fatti di Duisburg?). Ma su questo, ha scritto molto bene Gian Antonio Stella anche sul Corriere di oggi.

Ricordando che gli immigrati di Rosarno di questi giorni sono stati gli emigrati italiani di ieri nel Nord America e in Europa. Trasformando, poi, il particolare in universale e avvicinando le condizioni disumane degli immigrati di Rosarno (e degli emigrati nostri di ieri) a quelle dei prigionieri dei lager descritte da Primo Levi, anche Adriano Sofri, con la sua splendida poesia, ci costringe a una riflessione umana e politica più profonda e staccata dalla cronaca delle news. Insomma, leggendo queste e altre riflessioni, mi viene da pensare che il nostro antico e glorioso Paese, culla di diritto e civiltà, di cristianesimo e cultura, di emigrazione e integrazione (ahimè anche di criminalità organizzata, di cui la 'ndrangheta oggi detiene il primato mondiale - leggi Francesco Forgione, 'Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo, Baldini Castoldi Dalai, 2008), oggi rischia di perdere sia la sua umanità più profonda (la sua pietas), che il suo storico spirito democratico, il suo alto magistero culturale.

Oggi, quindi, che ricade anche l'anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, insieme alla poesia di Sofri riascolterò Anime salve, il brano in cui De Andrè intende "salve" non solo nel senso cristiano del termine (coloro che dopo aver sofferto in vita si salvano dopo la morte andando in Paradiso), ma anche in senso etimologico, di "solitarie".
Perché gli immigrati di Rosarno, come i nostri vecchi emigrati discriminati, sono dei "soli". Non romiti, bensì disperati costretti alla solitudine, in ascolto del proprio spirito e della propria condizione, costretti a riflettere sul passato, sui "passaggi di tempo".
Anime che ricercano dentro se stesse, con lo sguardo nel passato e la mente rivolta al futuro: così, almeno, dovremmo ragionare tutti su questa vicenda; così il nostro Paese, così il nostro Governo: "...mi sono guardato piangere in uno specchio di neve,/ mi sono visto che ridevo.../ Ti saluto dai paesi di domani,/ che sono visioni di anime contadine...".

Ma ecco il testo e la musica di De Andrè:

Anime salve
Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia

sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde

senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo

ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro

i futuri incontri di belle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni

per mille anni mille anni al mondo
mille ancora che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo
che bella compagnia

mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo

mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo

mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo
che solitudine
che bella compagnia

Per ascoltare il brano cantato da De Andrè clicca qui o sull'immagine del post precedente.

Le Anime salve di Rosarno

Anime salve

Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia

sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore

senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo

ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro

i futuri incontri di belle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni

mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia

mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo

ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo

mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia

giovedì 10 dicembre 2009

Un silenzio degli innocenti

Da due anni a questa parte, mi capita molto spesso di uscire dalla metro al Circo Massimo e trovare il traffico intasato e le linee degli autobus deviate per una qualche manifestazione di protesta nei confronti del Governo. Anche oggi ce n’è una delle guardie giurate rimaste senza occupazione.
Questo proliferare di manifestazioni di tutto il mondo del lavoro italiano è il sintomo più evidente delle condizioni di disagio e crisi che vive il Paese, anche se dai sondaggi del premier e dai media spesso non traspare, perché si dà spazio più che altro ai pochi grandi eventi mediatici tipo il “No B day”. In questi casi, invece, si tratta di manifestazioni quasi quotidiane e quantitativamente minori, ma che nel complesso rappresentano numeri enormi di cittadini, seppur distribuite temporalmente.

A questi eventi, che è possibile seguire solo di persona se si vive o lavora al centro di Roma, si aggiungono da un paio di anni a questa parte anche quelli che si svolgono all’estero e di cui, naturalmente, non si legge niente sui giornali italiani né si dà notizia in TV: un esempio su tutti le manifestazioni tenutesi a Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida dagli studenti Erasmus contro la 133 del 14 novembre scorso.

Sintomo di come anche all’estero i nostri connazionali hanno da tempo alzato la voce scendendo in piazza. A volte anche in forma ricorrente.
Già il 10 dicembre dello scorso anno, infatti, in tutti i consolati italiani del mondo, migliaia di italiani hanno operato una serie di occupazioni simboliche e consegnato ai consoli una lettera dei tre sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil con la quale illustravano al nostro Governo i problemi degli anziani all’estero e chiedevano alcuni interventi.

Anche oggi, a distanza di un anno esatto e dopo l’assordante silenzio del Governo Berlusconi proprio mentre le condizioni generali sono peggiorate, la società civile, i sindacati e i partiti si mobilitano ancora per richiedere pochi atti concreti:
l’assegno sociale senza l’obbligo dei 10 anni di residenza continuativa per gli italiani che tornano in patria;
l’assegno di solidarietà per gli indigenti;
l’esenzione dell’ICI sulla prima casa in Italia;
la soluzione degli indebiti pensionistici.
Tutte richieste estremamente concrete dicevo, perché per gli strati sociali più deboli, in tempi di crisi economica, occorrono di misure forti e immediate più che per gli strati sociali medio-alti.

Ma oggi si tiene a Lugano anche un’altra particolare manifestazione di cittadini italiani all’estero: quella dei frontalieri.
Questa, a mio avviso, prima che come naturale reazione a un provvedimento sbagliato, va letta anche come atto di orgoglio morale e civile.
Ai frontalieri, infatti, questo Governo impone, con lo scudo fiscale per gli evasori miliardari, il monitoraggio fiscale e l’obbligo di presentare all’Agenzia delle entrate il modello Unico entro il 29 dicembre 2009. Questo significa che si mettono sullo stesso piano i vari Calisto Tanzi che esportano illegalmente miliardi di euro non denunciati allo Stato italiano (così come fa la mafia con i soldi riciclati) con gli onesti lavoratori dipendenti e i propri piccoli risparmi.

Un atteggiamento, dunque, che delegittima, svuota e toglie dignità ai cittadini italiani che vivono o lavorano all’estero.
Il danno e la beffa, quindi, per circa 55.000 cittadini che non solo sono costretti a lavorare fuori dal Paese con i disagi che tutto ciò comporta, ma che costituiscono una patrimonio economico per l’Italia, calcolabile in ben 1.600 milioni di euro tra stipendi e salari che ritornano in Patria tra consumi e ristorni fiscali delle imposte pagate in Svizzera.

Ritengo quindi positiva anche come atto di orgoglio questa manifestazione di Lugano e spero non solo che siano finalmente raccolte dal Governo le istanze che da essa provengono, ma che l’atteggiamento dannosamente discriminatorio della maggioranza verso i cittadini italiani all’estero cessi di esistere.
Nessuno poi, naturalmente, leggerà di tutto ciò sui giornali italiani o in televisione, come nessuno, uscendo dalla metro del Circo Massimo, noterà niente. A regnare su questo disagio ci sarà qunidi un artato silenzio.
Un silenzio degli innocenti, dunque, sul quale il Governo poggia le basi del consenso che ci propina regolarmente dai soliti sondaggi fatti in casa…

venerdì 27 novembre 2009

In ricordo di Dédé

Anche se con qualche giorno di ritardo, mi piace ricordare quello che sarebbe stato il quarantasettesimo compleanno di André "Dédé" Fortin, il malinconico leader di Les Colocs, la band canadese da lui fondata nel 1990.

Un artista originale e a tratti geniale che ha introdotto nella musica canadese i temi esistenzialisti, sociali e politici: dalla piaga della droga e l’AIDS alla povertà, dall’emarginazione all’indipendenza del Quebec, di cui fu gran sostenitore al referendum del 1995. Probabilmente fu proprio la sconfitta del “Si” al referendum, insieme al dolore per la morte di AIDS del compagno di band Patrizio Esposito Di Napoli, a farlo scivolare in uno stato tale di disperazione da spingerlo a suicidarsi con una pugnalata al cuore, nella tremenda solitudine del suo appartamento di Montreal.

Dédé fu certamente un’apparizione breve e fugace nel panorama musicale canadese e mondiale (1993-2000), ma ha lasciato una traccia profonda, poiché ha introdotto un modo nuovo di fare musica in Canada. Oggi, infatti, chiunque in Canada scriva canzoni con temi sociali e politici, lo fa partendo proprio dall’opera di Dédé e di Les Colocs.
Nele sue canzoni la musica, scanzonata e dal ritmo allegro, è in forte contrasto con testi dal contenuto serio e spesso tragico.

lunedì 23 novembre 2009

Pacifica-mente: Consolato occupato senza K

Oggi a Liegi i nostri concittadini manifestano contro la chiusura del Consolato, consegnando al Console una petizione con 5.000 firme contro questo provvedimento e occupando simbolicamente e pacificamente la nostra sede diplomatica in terra belga. Ritengo che sia un'iniziativa condivisibile e per questo ho detto la mia con questa nota per la stampa.

“Occorre sostenere in ogni modo le iniziative come quella messa in campo oggi dal Coordinamento per la difesa del Consolato d’Italia in Liegi e per la salvaguardia della lingua e cultura italiana”.
Lo sostiene in una nota per la stampa Eugenio Marino, del Partito Democratico, invitando i militanti del PD all’estero a mobilitarsi come si sta facendo in queste ore in Belgio. “Sono già moltissimi i nostri iscritti e dirigenti all’estero – continua l’esponente del PD – che hanno aderito a questo tipo di iniziative spontanee e che parteciperanno alle manifestazioni di consegna ai consoli di petizioni e firme contro le chiusure di importanti sedi consolari e a temporanee occupazioni pacifiche e simboliche di alcuni consolati”.

“Il PD all’estero sostiene queste iniziative – prosegue Marino – e assicurare la propria partecipazione civile al fianco di chiunque si impegna contro questo piano di riordino iniquo e penalizzante per i cittadini italiani nel mondo, siano essi lavoratori, studenti, pensionati o imprese, in alcuni casi proprio le più colpite dalla chiusura di sedi come quella di Liegi”.

“I nostri connazionale all’estero – aggiunge Marino – sono consapevoli che non vi è proporzione tra i disagi alla collettività che derivano da questa riorganizzazione e i benefici economici che lo Stato ne ricava. Per questo chiedono rispetto della propria dignità, poiché di questo si tratta, e ribadiscono quanto invece l’Italia possa trarre vantaggio economico proprio dal mantenimento di alcune strutture che si vuole chiudere e da una diversa riorganizzazione che passi attraverso la consultazione di quegli organismi istituzionali esteri che potrebbero dare le giuste indicazioni sulla strada del risparmio economico, della valorizzazione di alcune aree del pianeta e di una organizzazione che non penalizzi nessuno”.

“In questo senso – conclude Marino – sarebbe auspicabile un impegno comune e trasversale, sia nella comunità che tra i partiti, finalizzato a fermare questo piano di riordino e a studiarne uno alternativo, capace di tenere insieme le giuste necessità del Paese verso le nuove e strategiche aree di insediamento economico e le esigenze delle comunità italiane all’estero, anch’esse vitali per la cultura e l’economia dell’Italia, più di quanto fino a oggi non si è immaginato”.

venerdì 13 novembre 2009

C'è qualcosa di strano nell'aria che inverno non è...

Dev’esserci qualcosa nell’aria di questo tiepido scorcio autunnale che influenza comportamenti e dichiarazioni dei politici – soprattutto del PDL – insomma li altera, li deforma.
Sarà per questo che l’onorevole Giovanardi e il Ministro La Russa, in un eccesso di sospetto, hanno chiesto il test antidroga per i parlamentari?

Da alcuni giorni a questa parte, a Destra impazza il dibattito sull’opportunità o meno di costruire il PDL nel mondo. E questo nonostante il partito di maggioranza relativa esprima diversi parlamentari eletti all’estero. Il livello della discussione si è spinto così in là che Tremaglia (che per anni ha chiesto il voto politico tra gli italiani all’estero), ha minacciato addirittura di uscire dal PDL qualora il partito si istituzionalizzi nelle sue articolazioni estere con relativo tesseramento, sedi ecc.

Per Tremaglia, infatti, gli italiani all’estero, o meglio la Destra all’estero, è rappresentata esclusivamente dal CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), da lui fondato e presieduto: bizzarro, davvero bizzarro.
Mi sono chiesto come mai Tremaglia l’abbia messa giù così dura, fino a minacciare un passo irrevocabile quanto inusitato per un uomo ‘di partito’ quale egli è.
Confesso di non essermi accontentato della spiegazione che lui stesso ha dato liquidando l’iniziativa dei vertici del PDL come una scelta “assurda e contraria agli interessi dell’emigrazione, tanto è vero che il PDL ha assunto sinora posizioni contro i principi di civiltà, socialità, onore e contro gli interessi degli emigranti stessi ogniqualvolta è stato posto in Parlamento il problema persino della loro sopravvivenza”.

La durezza inappellabile di questo giudizio, inoltre, credo autorizzi a rivolgere alcune domande.

Innanzitutto come mai, se, come afferma l’ex ministro, le politiche dell’attuale Governo nei confronti degli italiani all’estero sono non solo inadeguate, ma persino lesive della dignità dei nostri connazionali all’estero, l’on. Tremaglia fino a oggi non si è dimesso dal PDL, neppure quando l’attuale Governo ha falcidiato le risorse per gli italiani all’estero e ha presentato il piano di chiusura dei consolati?

Come mai, oggi, non cambia i termini del suo ultimatum al PDL?

Coerenza e concretezza vorrebbero che l’attuale Segretario generale del CTIM chiedesse con fermezza al proprio partito l’annullamento di fatto dei tagli inferti alle politiche per gli italiani all’estero e le chiusure dei consolati e il ripristino – se non l’integrazione – dei finanziamenti ai capitoli di spesa del MAE che riguardano gli italiani nel mondo. Subordinando la decisione di uscire dal PDL ad un eventuale diniego.

Ecco, questo sì spazzerebbe in un sol colpo dubbi e sospetti.
Se poi consideriamo che, a completamento del quadro, a Tremaglia che minaccia vanno aggiunti: Di Biagio e gli altri parlamentari del PDL che parlano di equivoco, Canepa che invita a fare eco alle parole di Tremaglia, Bellaccini che vuole abolire i parlamentari eletti all’estero, Filosa perplesso su come si possa chiedere all’estero l’iscrizione al PDL dopo i tagli, beh ecco, se consideriamo tutto questo, allora l’iniziativa dei parlamentari Giovanardi e La Russa assume tutta un’altra pregnanza. E forse (dopo... dico dopo...) ci darà anche la spiegazione di certi comportamenti.

martedì 10 novembre 2009

Popolare! Bersani e il linguaggio di Sinistra

Una delle cose che ho più apprezzato dell'idea di partito proposta da Bersani è quella di volere un partito popolare. Quindi di aver ripreso come inno "La canzone popolare" di Fossati e di cercare un linguaggio che sappia parlare al popolo, anche "quello di rete 4", come ha detto nel suo discorso di sabato all'Assemblea nazionale.
Per questo ho letto con piacere l'articolo di Michele Serra, oggi su Repubblica, che è un'ottima base di partenza per ciò che vuol fare Bersani.

Chi ha volgia di leggerlo può cliccare qui.

lunedì 9 novembre 2009

La caduta del muro nella Domenica delle salme...

Nell’anniversario della caduta del muro di Berlino, non posso non pensare a De Andrè e alla sua La domenica delle salme: un canto amaro e provocatorio come solo lui sapeva essere sulla morte di un'utopia. Milioni di persone, trascinate da un sogno diventato incubo.

A diciannove anni dall'uscita di quella canzone, nel cuore di una drammatica crisi economica scatenata dagli eccesi del turbocapitalismo finanziario, la storia sembra presentarci il conto di quella "pace terrificante" che De Andrè sentiva arrivare.
Questi venti anni non ci parlano solo della liberazione di popoli da oppressioni e tirannie, ma anche di nuove miserie, disuguaglianze inimmaginabili. E di una politica rimasta troppo a lungo schiacciata sotto le macerie di quel muro. Una Sinistra che troppo di rado ha tentato di riprendere il filo di una nuova narrazione, capace ancora di indicare una alternativa possibile. Un'eredità che interpella con forza anche noi italiani con il Partito Democratico che stiamo costruendo.
E' tanto più significativo che il ventennale della caduta del muro si celebri proprio nei giorni in cui il Congresso di Washington dà l'ok alla prima riforma per l'assistenza sanitaria universale negli USA voluta dal Presidente Obama.


La domenica delle salme
Tentò la fuga in tramverso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.

I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semaforiri
facevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.

La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcioil carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale.
La domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezzanon vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilistie dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia.

La domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.
Il video di G. Salvadores con F. De André: qui

lunedì 2 novembre 2009

Canzone per Alda Merini

Amavo molto Alda Merini, due delle sue poesie sono state molto importanti in una fase critica della mia vita: con lei ho potuto dire le cose che sentivo e che non ero in grado di comunicare. Non è questo che fa un vero poeta? Mettere a disposizione dell'umanità sentimenti e parole...
Ma ecco come la canta Vecchioni.

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com'è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l'ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento...

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

martedì 27 ottobre 2009

Se c'è qualcosa da capire ancora...

Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà.

Sono io oppure sei tu
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo frale braccia
ci si è trovato anche la morte
sono io oppure sei tu
ma sono io oppure sei tu.

Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
ce lo dirà se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà.

Sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi
occhi non lo scambiassero per pianto
e invece io, lo vedi da te
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco le mani sono io, lo vedi da te
mi riconosci, lo vedi da te.

Alzati che si sta alzando la canzone popolare.
Sono io sono proprio io
che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci
né il mio vestito più vecchio
e prendiamola fra le braccia
questa vita danzante
questi pezzi di amore caro
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche
tu che sono io e che sei anche tu.

Alzati che si sta alzando
la canzone popolare.
Alzati che sta passando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da capire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da cantare ancora si canterà.

Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà.

Ivano Fossati