martedì 2 ottobre 2007

Bosnia: una realtà interessante e stimolante

Rieccomi a Roma. La missione in Bosnia è stata interessante e stimolante. Si tratta di un Paese per molti versi affascinante. Provo a mettere giù in maniera schematica (mi aiuta a capire meglio) un po' di cose che vale la pena ricordare e raccontare.
La Bosnia Erzegovina è una repubblica giovane, che ha ottenuto la propria indipendenza nel 1992, anno in cui è scoppiato il conflitto tra le diverse etnie locali (croata, bosniaco-musulmana, serba) e durato fino al 1995. Tre anni di assedio di Sarajevo da parte delle armare serbe conslusosi solo con l'intervento dell'ONU e delle truppe NATO. Sono seguiti gli Accordi di Dayton del novembre 1995 che hanno definitivamente sancito la sovranità della Bosnia come Stato federale comprendente la Federazione di Bosnia-Erzegovina (croato-musulmana) e la Repubblica Srpska.

La forma di Governo è quella di una repubblica costituzionale bicamerale rappresentativa delle tre etnie e delle due entità statali. Il ruolo di Capo dello Stato è infatti ricoperto collegialmente da tre membri (a rotazione ogni otto mesi) da un serbo, da un croato e da un bosniaco. Il Capo del Governo è invece unico e al governo del Paese vi è una coalizione tripartitica di centrosinistra. Le religioni principali sono quella musulmana (40%), ortodossa (31%), cattolica (15%) e protestante (4%).

La situazione politica interna è caratterizzata da equilibri molto fragili: difficoltà economiche strutturali; riduzione degli aiuti internazionali; conflitti sociali; rivalità interetniche; criminalità organizzata e traffico d'armi. Tutti elementi che minano la stabilità del Paese. In questo quadro, il Governo guidato dal socialdemocratico Nikola Spiric (membro del partito che sabato ha tenuto il congresso), dovrà muoversi per portare a compimento una serie di importanti riforme costituzionali sollecitate dalla Comunità Internazionale: è forte l'attenzione dell'Alto Rappresentante per le Nazioni Unite e del Rappresentante Speciale dell'Unione Europea. Ma queste riforme, almeno per ora, vedono un cammino tutto in salita che allunga i tempi per l'ingresso della Bosnia nell'UE. Un fattore positivo è invece dato dagli arresti, nel corso del 2005, di numerosi latitanti e la collaborazione della Bosnia con il Tribunale Internazionale dell'Aja.

La situazione economica non è delle più rosee, condizionata da squilibri politici ed economici strutturali. Tuttavia presenta elementi di positività. Nel 2006 il PIL è cresciuto del 6,2%, spinto soprattutto dalla ripresa dei consumi interni, dall'aumento delle esportazioni e dall'ancoraggio della moneta locale all'euro. Nel 2007/08 si prevede ancora una crescita del 6%. L'inflazione è invece al 7,5% e il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 47%: anche se giustificato dal fatto che molti lavoratori non impiegati regolarmente si iscrivono alle liste di collocamento per acquisire il diritto all'assistenza sanitaria. Cosa che droga e gonfia il tasso di disoccupazione.

Sul piano della Politica estera è molto importante ciò che la Bosnia sta facendo per raggiungere due principali obiettivi: l'ingresso nell'UE e il recupero dei rapporti con i paesi vicini, in particolare con il Montenegro e con la Croazia, con la quale ha stipulato un accordo che prevede la doppia cittadinanza dei rispettivi cittadini.

Per ciò che riguarda gli italiani in Bosnia, parliamo per lo più di una comunità di origine trentina di circa 500 cittadini, concentrati soprattutto nella zona di Banja-Luka. Nel 1997, 118 italo-bosniaci hanno potuto riacquistare la cittadinanza italiana. Sono rimasti invece esclusi i nati dopo il 1952, in quanto cittadini jugoslavi. Gli stessi che hanno potuto, nel 2000, ottenere la cittadinanza italiana quali cittadini provenienti dai territori dell'ex impero austro-ungarico.

In quanto all'oggetto della mia missione, il Congresso dell'SNSD a cui ho partecipato sabato, c'è da dire che non è stato un fiume di interventi e controinterventi. E' infatti durato solo due ore nelle quali, dopo una breve relazione del Presidente, nella quale si sottolineava l'esigenza strategica di entrare nell'UE e di continuare sulla strada delle riforme istituzionali e della sicurezza, si è passati subito e in maniera sbrigativa al voto dei vari documenti. Mi pare sia mancata un po' di dialettica e l'opposizione interna. E' stato poi eletto, all'unanimità, il nuovo Presidente: Milorad Dodik, che è anche Capo del Governo della Repubblica Srpska. E' poi seguito pranzo con i 700 delegati dell'SNSD (non si è potuto affrontare alcun ragionamento) e cena con gli altri ospiti internazionali offerta dal Presidente della Camera. In questo caso eravamo in pochi introno a un tavolo e si è chiacchierato in tranquillità: uno degli argomenti più gettonati è stato il percorso italiano al Partito Democratico, sul quale molte domande hanno fatto sia il Presidente della Camera che il delegato francese e quella spagnola.

Ciò che mi ha lasciato sconvolto, è stata la tragica vicenda del cinquantunenne Presidente della Repubblica Milan Jelic (al centro nella foto con alla sua destra il nuovo presidente dell'SNSD Dodik e alla sinistra il Presidente della Camera). Sabato, infatti, era al congresso, stava bene e ha partecipato al ricevimento di saluto degli ospiti internazionali, seguendo tutti i lavori congressuali. Domenica pomeriggio mi hanno chiamato dall'ufficio del Presidente della Camera per dirmi che gli incontri al Parlamento di lunedì mattina erano annullati per l'improvvisa morte, per infarto, del Capo dello Stato.

mercoledì 26 settembre 2007

Presentate le liste di Veltroni, Letta e Bindi


Martedì sera abbiamo definitivamente approvato le liste all'estero per le prosssime elezioni primarie del 14 ottobre. A questo proposito ieri ho partecipato a una web conference, intervistato da Mariella Ferrante, della Web TV di Italian Network. Chi vuole seguire la trasmissione può farlo cliccando qui.
Per il resto, domani partirò per la Bosnia, dove parteciperò al congresso nazionale dei Socialdemocratici serbo-bosniaci: un congresso dove ci sarà molto da ascoltare per capire ciò che si muove in quell'area delicata del pianeta.

venerdì 21 settembre 2007

Grillo, V-Day, e la bussola Guccini

In queste settimane impazza il ciclone Grillo e da mesi il libro La casta, due fenomeni legati da un filo conduttore: la rabbia verso la politica e i politici, accompagnata da un senso di delusione che rischia di far scivolare in quel qualunquismo del "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera", come direbbe De Gregori.
Ho letto e pensato molto prima di farmi una idea: La casta, Grillo, il V-Day, le reazioni della politica, i giornali e le tv, il primo anno del Governo Prodi. Alla fine ho deciso di pubblicare alcune parti dell'intervista di oggi a Francesco Guccini sul quotidiano romano E-Polis. Penso possano farci un po' da bussola, che possano rappresentare una chiave di lettura utile per farci una idea di ciò che sta succedendo.

Pavana, Appennino pistoiese, regno di daini e castagni, l'eco del V-Day è arrivata sfumata. «Non abito più a Bologna da cinque anni. Ho osservato quello che è successo con distacco, pur trovando nelle idee di Grillo qualche aspetto interessante. La verità è che i cittadini si sentono semplicemente lontani dalla politica. Peggio: indignati. Per quanto mi riguarda sono perplesso: è difficile che mi senta entusiasta per queste cose». Francesco Guccini, sessantasette anni, si professa ancora un anarchico ma non si appassiona ai polveroni «pur riscontrando uno sfondo di ragionevolezza».
Ha lasciato senza nostalgia quella via Paolo Fabbri 43, scrive noir di successo e osserva con occhio annoiato tra le colline della terra dove è nato, il fenomeno-Grillo. Poeta, cantautore, venerdì prossimo all'Anfiteatro romano di Cagliari, dove l'ultima volta ha registrato un disco dal vivo, conclude il suo tour. Insignito dalla laurea honoris causa, da anni introdotto tra gli autori delle antologie scolastiche, unisce generazioni opposte. I suoi concerti sono platee di giovanissimi, nostalgici, fan attempati.
Come ha visto il popolo del V-Day?
Mi sono fatto un'immagine della bufera scoppiata a Bologna da lontano. Hanno partecipato all'incontro diverse persone che conosco: uno è un operaio di destra, mio amico con cui vado a pesca, di un paese qua vicino. Era là, in piazza. Poi c'è andata un'altra persona che stimo, un magistrato carissimo, di Sinistra, che ha anche parlato sul palco. Chiacchierare con loro mi ha dato un'idea di come il V-Day radunasse punti di vista distanti, come se il problema, e di conseguenza l'unico sentimento che li unisse, fosse soltanto la rabbia, l'indignazione, contro quella dannata casta, tanto per citare un libro che sta facendo faville.
Prima delle elezioni aveva dichiarato il suo voto, si mostrava fiducioso. Aveva detto: “voto a Sinsitra. Convinto”.
Lo sono anche adesso. Le mie idee non cambiano. Dico soltanto che la situazione è migliore rispetto a quella che c'era con il Governo precedente.
Pallida consolazione.
Io non riesco a dimenticarlo. E poi non mi pare che tutto quello che è stato fatto fino adesso sia sbagliato, per il resto si può sempre migliorare.
Sto a guardare alla finestra l'arrivo del Partito Democratico, sulle cui basi di partenza sto ancora riflettendo.
[...]
Nel 76 è uscito il suo primo album. Da quarant’anni il pubblico viene a sentire gli stessi pezzi.
È il potere delle canzoni. Chi mi viene a sentire sa cosa succede ai miei concerti: apro e chiudo sempre come da manuale. E un pezzo come Auschwitz in un concerto è quasi obbligatorio, le persone chiedono quelle parole. Poi però cerco di proporre nuove canzoni, in scaletta sicuramente c'è Su in collina, che ancora non tutto il pubblico conosce.
In una sua vecchia canzone “Parole” ce l’ha col depauperamento del linguaggio. “Voltaire – diceva – non ci ha insegnato niente”.
Ho letto l'altro giorno un pezzo di Michele Serra su Repubblica che parlava di questo: le parole come suoni inermi, materassi svuotati. Credo però che chi accusa a volte è responsabile di questo.
Quel pezzo, tanti anni fa, anticipava “il gran tango dei mass media”, che poi ha aumentato le sue dimensioni in questi ultimi tempi. I vocaboli sono tanti: i giornali, le tv ne scelgono alcuni, li sfruttano, ce li rilanciano, li ripetono fino alla nausea, poi d'un tratto, li aboliscono.

sabato 15 settembre 2007

A chi i frutti dell'orto? All'ortolano, naturalmente

Rieccomi in una camera d'albergo con il mio solito Flybook: questa volta a Bologna, dove mi trovo per il dibattito che dovrò moderare domani alla festa nazionale de l'Unità. Sono giorni pieni nei quali mi è molto difficile riuscire a trovare il tempo di scrivere qualcosa. Comunque stiamo per supeare il periodo più intenso e difficile: quello degli accordi sulla formazione delle liste per le primarie. Naturalmente il metodo che abbiamo scelto, dopo la decisione di fare liste unitarie in tutto il mondo a sostegno di Veltroni, è stato quello di affidare la formazione delle liste ai dirigenti, parlamentari e militanti locali. Laddove questi hanno trovato una sintesi unitaria condivisa non siamo intervenuti a livello di responsabili nazionali. Nelle circoscrizioni nelle quali, invece, ci sono stati o ci sono problemi di assetto, è naturale che siamo dovuti intervenire a livello nazionale.

Tutto ciò comporta, inevitabilmente, che vengono scaricate su di noi responsabilità, richieste legittime (o meno legittime) e lamentele (o meglio vere e proprie incazzature). Non vi sfuggirà che alla fine di questa fiera nessuno verrà a dirci "bravi, avete fatto un bel lavoro e siamo soddisfatti della composizione di queste liste". Al contrario molti, ma davvero molti, non solo chi ne ha ragione, ma anche chi lo fa a torto, ci accuserà di ogni nefandezza e ci spiegherà che in quella circoscrizione "abbiamo sbagliato e che dovevamo fare in maniera diversa". Seguirà chilometrica spiegazione su come dovevamo fare. Ancora oggi c'è chi mi rimprovera scelte fatte nel 2005 per la formazione delle liste all'estero che, non solo hanno conseguito un gran successo nella Circoscrizione estero rispetto al centrodestra (11 eletti a L'Unione su 18), ma ci hanno consentito di garantire la maggioranza a questo Governo.
Ma si sa, dei frutti dell'orto ne gode sempre l'ortolano...
il cannocchiale

giovedì 6 settembre 2007

Primarie, che passione!

Da qualche giorno sono tornato a lavoro e, tra preparazione del dibattito alla festa nazionale de l’Unità, riunioni varie per l’organizzazione delle primarie e doveri familiari (leggi Giuseppe), il tempo non basta mai. Insomma, sono giorni di passione!
Circa le primarie, insieme a Maurizio Chiocchetti, faccio parte del “Comitato per il voto all’estero del 14 ottobre” in rappresentanza dei DS. Fanno inoltre parte di questo Comitato anche il Vice Ministro Franco Danieli e Luciano Neri della Margherita, Alessandro Giordani in rappresentanza dei prodiani, il Senatore Claudio Micheloni e il Deputato Franco Narducci, rispettivamente presidenti dei Comitati per gli italiani all’estero di Senato e Camera.
Questo comitato presiede all’organizzazione e allo svolgimento delle primarie all’estero e proclama gli eletti: un lavoro impegnativo e rognoso.
Abbiamo già licenziato il regolamento generale per le primarie all’estero e in questi giorni stiamo ultimando il regolamento attuativo.

Per ciò che concerne invece il dibattito politico vero e proprio, si stanno organizzando le liste e stiamo lavorando alla formazione di una lista unica di DS, Margherita, mondo delle associazioni e società civile a sostegno di Veltroni. Probabilmente in Europa arriveremo alla formulazione di una seconda lista, sempre a sostegno di Veltroni. Dal mio punto di vista, due liste in sostegno di Veltroni in Europa, rappresentano l’ipotesi elettorale più opportuna.
Per ciò che riguarda, invece, gli altri candidati, penso che ci sarà sicuramente una lista a sostegno di Letta in Europa, probabilmente una in America del Nord, forse anche una in America Latina, mentre difficilmente potrà essercene una in Australia/Africa.Ci sarà anche una lista di Adinolfi in Europa e Nord America, mentre non ho notizie di presenze della Bindi: vedremo.

giovedì 16 agosto 2007

Per Antonio

Antonio Girimonte era il segretario dei DS di Caccuri, il paese della pre-Sila Crotonese nel quale sono cresciuto. Uno 'splendido quarantenne' come amava definirsi. Tanta voglia di vivere e la passione per la politica locale. Sostenitore pacato, ma convinto, del dialogo tra Sinistra e mondo cattolico già dalla metà degli anni Novanta.
Uno di quelli che oggi avrebbe sicuramente aderito con convinzione al nascente Partito Democratico. Un meridionale che viveva con autentico dolore il dramma dell'emigrazione che, ancora oggi, spopola tanti paesi del nostro Sud.

Antonio aveva, in più, una dote preziosa. Sapeva far sorridere le persone. Insomma uno con cui si stava bene insieme. Capace di ridere delle cose della vita come di se stesso per un piccolo difetto di pronuncia che lo rendeva inconfondibile.
Aveva qualche anno più di me. Per fortuna non tanti da impedirmi di condividere con lui qualche opinione, qualche cena o, come pure è capitato, qualche viaggio.

Quattro anni fa se n'è andato. Troppo presto. Da allora ogni anno il 15 agosto gli amici di Caccuri lo ricordano con un memorial di calcetto a lui dedicato (Antonio era un ottimo difensore). Trovo che sia un bel modo per ricordare gli amici che non ci sono più. Spero che l'entusiasmo non si spenga col passare degli anni (e il crescere delle panze...)
Quest'anno ho partecipato al memorial anch'io. Confesso di aver provato una grande emozione. Erano circa cinque anni che non tiravo un calcio a un pallone (se non si contano quelli alla palla di Winnie the Pooh di mio figlio che ha due anni). Grazie a una squadra eccezionale (a cominciare dal portiere e da un pilastro della difesa come Antonio Mercuri) allenata da un coach d'eccezione come il grande Peppino Miliè, abbiamo portato a casa il trofeo.
Non riesco a immaginare un modo migliore per passare il ferragosto.

sabato 28 luglio 2007

Santa Cruz-Podgorica via Roma

Al ritorno dall'America Latina erano già pronti sulla mia scrivania i biglietti aerei Roma-Podgorica, nella neonata Repubblica democratica del Montenegro, dove si è tenuto, alla presenza di Luis Ayala, Segretario generale dell'Internazionale Socialista, il VI Congresso nazionale dei Socialdemocratici montenegrini, a cui ho partecipato con piacere e interesse, in rappresentanza dei Democratici di Sinistra italiani e in qualità di invitato.
I Socialdemocratici rappresentano in Montenegro un partito autenticamente socialdemocratico, che persegue gli ideali di pace, integrazione multietnica e multireligiosa sia interna che internazionale, lo sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, la crescita economica attraverso un piano di riforme e consolidamento delle istituzioni e attraverso un processo di privatizzazioni a cui corrisponda un'equa ridistribuzione della ricchezza. Nell'SDP sono convinti che tutto ciò vada fatto nell'ambito dell'integrazione europea e stanno percorrendo tutte le tappe imposte agli aspiranti per entrare prima possibile, a tutti gli effetti, nell'Unione europea (adottano già l'euro come moneta locale).
Questi principi sono stati ribaditi oggi, nella relazione di apertura del Congresso, dal presidente dell'SDP, secondo il quale occorre, oggi più che mai, accellerare in questa direzione per rafforzare la democrazia, la giustizia e l'accesso di tutti alla sfera dei diritti e per poter entrare prima possibile nell'UE.

Grazie a questa politica, i Socialdemocratici sono oggi un partito di governo, anche se piccolo, in una coalizione a due con un altro partito socialdemocrtatico, il DSP.
Grazie a questa politica, il Montenegro è divenuto una realtà concreta di come si possa raggiungere l'autonomia e l'indipendenza in maniera pacifica e democratica e allo stesso tempo rappresenta una speranza di pace, democrazia e stabilizzzazione nell'area balcanica, a cui molti guardano con interesse. Questo piccolo Paese, infatti, ha ottenuto l'indipendenza dalla Serbia con un processo democratico pacifico e con una consultazione referendaria solo un anno fa, nel giugno 2006, e subito è stato riconosciuto quale Stato sovrano.
I problemi che ha ancora aperti, però, sono molti e di grande rilevanza interna e internazionale: il riciclaggio di denaro sporco, il commercio delle armi, la tratta di esseri umani e l'emigrazione clandestina, la giustizia interna. Sono problemi per i quali l'attenzione internazionale deve rimanere alta e per i quali ogni Paese democratico deve impegnarsi, anche attraverso investimenti in loco: così si contribuisce alla crescita politica, economica e alla redistribuzione di reddito tra le classi deboli e si sottrae manodopera e terreno fertile alla criminalità organizzata.
E' una sfida importante, ma le premesse e i seganli che giungono da Podgorica sembrano dirci che può essere vinta: in tutto questo la socialdemocrazia ha già fatto molto, ma può e deve fare ancora di più.

giovedì 26 luglio 2007

La Bolivia di Padre Tarcisio Ciabatti

Si è concluso il mio viaggio in America Latina con gli incontri di Santa Cruz, in Bolivia. In questo Paese la comunità italiana non è molto numerosa, ma in compenso è poco aggregata, soprattutto dopo alcuni spiacevoli eventi di cronaca di qualche anno fa che hanno visto coinvolti proprio degli italiani.
Qui, dunque, il Partito Democratico può essere in questo Paese proprio quello strumento capace di aggregare e motivare la comunità italiana per sviluppare la partecipazione sociale, culturale e politica. Per far questo si stanno mobilitando un gruppo di giovani tra i trenta e i quaranta anni di recente emigrazione e con la voglia di fare politica e partecipare al processo di formazione del PD, a cominciare dalle primarie di ottobre e dall’allestimento di un seggio a Santa Cruz.

La Bolivia oggi vive una fase politica complessa, ma allo stesso tempo di positivo cambiamento e i nostri connazionali guardano a tutto ciò con interesse e speranza. Per questo vogliono intensificare i rapporti e le relazioni di amicizia, culturali, economiche e politiche con l’Italia, soprattutto attraverso l’azione del Partito Democratico in Italia e in loco.

Nella giornata di domenica, insieme a Franco Di Renzo e Fabio Porta, siamo andati a visitare la Missione francescana di Padre Tarcisio Ciabatti e la sua scuola di Tekove Katu. Questo religioso, persona squisita, colta e di grande semplicità, vive in Bolivia da 31 anni, aiutando gli indigeni guaranìes in una campagna, una delle più povere del Paese, dove solo pochi anni fa è arrivata l'acqua corrente e la strada asfaltata tra Bolivia e Argentina. Nella sua missione, grazie ai contributi racolti con la beneficenza, ai progetti delle Ong e all'aiuto di qualche istituzione italiana, ha creato una scula di salute pubblica per far fronte alla necessità di un'assistenza sanitaria di base per i popoli nativi. Un impegno, dunque, che passa attraverso la formazione di personale adeguato per rafforzare servizi di salute, anche in conformità alla cultura indigena e incentivando la ricerca scientifica.

La regione Guaranì, infatti, presenta problemi di salute tali da renderla un'area ad elevato rischio. In questo senso la formazione di risorse umane è uno dei compiti principali dell'APG (Assemblea del Popolo Guaranì), del Convenio de Salud Vicariato di Camiri e della Scuola Tecnica di Salute Tekove Katu.

Questa regione della Bolivia è una delle più povere a causa dello sfruttamento subito per le sue risorse e dimenticata poi nei vari piani di sviluppo.
L'indice di mortalità infantile è molto alto, la popolazione soffre di malattie endemiche come la tubercolosi, la malaria, il colera, il chagas e altre malattie legate alle condizioni di indigenza.

In questa situazione la scuola di padre Ciabatti forma personale capace di partecipare al miglioramento della prevenzione e dell'assistenza sanitaria con corsi di ausiliare di infermeria e tecnico in salute ambientale, aperti esclusivamente a guaranies, weehnayek e altri giovani indigeni che arrivano da zone rurali dell'Oriente boliviano ed eletti dalle loro comunità.

Considero dunque molto positiva e formativa - anche a livello umano - questa visita alla missione: sarebbe bello poter lavorare affinché le scuole italiane (dove si forma la società del futuro) organizzassero visite in posti del genere.

Per chi volesse capire meglio di che si tratta o contribuire in qualche modo al sostentamento della missione di Padre Tarcisio Ciabatti può visitare il sito Scuola di pubblica salute Tekove Katu

Nella missione svolgono opera di volontariato giovani italiani che restano in loco per alcuni mesi o addirittura alcuni anni.

domenica 22 luglio 2007

Un salto a Salta: la risorsa dei giovani

La tappa successiva a Cordoba e' stata Salta, la provincia a Nord dell'Argentina al confine con la Bolivia. Un luogo affascinante per molti aspetti e culturalmente vivace. Qui ho trovato un grande entusiamo tra i giovani italiani verso il Partito Democratico e tanta voglia di collaborazione con l'Italia, soprattutto per gli aspetti culturali appunto. Un gruppo molto valido nel quale si distinguono le donne, presenza sempre carente in politica, ma che qui a Salta e' di ottimo livello culturale e rappresenta, insieme agli altri giovani, una risorsa. Un gruppo che guarda all'Italia e al Partito Democratico con rinnovata fiducia e voglia di partecipazione politica, a cominciare dalle primarie di ottobre che su terranno anche in questa zona dell'Argentina.
Con alcuni di questi giovani, responsabili locali dei DS, abbiamo incontrato rappresentanti delle istituzioni locali entusiasti di stringere rapporti più solidi e organici sia con la comunità italiana che con l'Italia.

Giovedi' scorso, infatti, abbiamo incontrato Sergio Camacho, Ministro della produzione e sviluppo del Governo di Salta, con il quale abbiamo a lungo discusso delle potenzialità economiche che si aprono nella regione nell'ambito del Mercosud e delle aree di confine di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile e Perù. Con il Ministro Camacho si è fatta una riflessione su quale possa essere il ruolo della comunità italiana di Salta nel favorire relazioni con l'Italia e con tutti coloro che nel nostro Paese siano interessati a investire nell'area e nell'ambito del progetto del Corridoio Bioceanico. Camacho ci ha spiegato meglio di che si tratta: un esteso sistema di trasporti multimodali - circa 2.600 km di reti stradali, ferroviarie e fluviali (in questa zona i fiumi sono molti, lunghi e dall'abbondante portata, tanto da essere ben navigabili) - in un territorio di 3.600.000 kmq in cui vivono 30 milioni di persone. Un progetto mirante a sviluppare le comunicazioni, la connessione bioceanica e l'economia locale in quel tratto di territorio compreso tra l'Oceano Atlantico e quello Pacifico e nelle aree locali periferiche e di confine tra Argentina, Bolivia Cile, Peru' e Brasile.

In serata, invece, ho potuto assistere, anche se stanchissimo, a un concerto di musica classica dell'orchestra nazionale saltegna il cui pianista solista, orgoglio dell'orchestra e dell'intera Salta, e' italo-argentino. Dopo la sua performance, naturalmente, gli applausi si sono sprecati, tanto che l'artista si e' dovuto rimettere al piano per concedere un applauditissimo bis.

Inoltre venerdi' abbiamo incontrato il Presidente del consiglio comunale e la Responsabile per l'immigrazione del comune di Salta, la dottoressa Guadalupe Nunez Gomez. Con loro abbiamo affrontato i temi della mescolanza etnica nella provincia (davvero eccezionale, una ricchezza immensa) delle risorse culturali locali e delle potenzialità proprio nel campo culturale che Salta esprime. Qui, infatti, lo Stato sostiene e promuove ogni forma di attivita' culturale, anche come strumento per togliere i ragazzini dalla strada e far emergere potenzialita' e passioni che possano rappresentare per loro una opportunita' di vita.
Anche a Salta, cosi' come a Roma o in altre citta' europee, il Comune ha spostato le attivita' del mattatoio fuori dalla citta', recuperando al centro la vecchia sede e trasformandola in un luogo culturale in cui si fa musica, spettacolo e dove si allestiscono mostre. Sono rimasti molto sorpresi e felici quando ho detto che questa stessa operazione e' stata fatta, appunto, tempo fa anche a Roma. La cosa che li ha resi anche orgogliosi.

All'incontro erano presenti anche esponenti della comunita' friulana a Salta e insieme abbiamo deciso di sviluppare, insieme alla comunità italiana locale, un progetto di gemellaggio con un comune friulano - gia' in parte avviato - o altri eventuali comuni italiani interessati e di inserire l'italiano nei corsi di lingua gratuiti che il comune di Salta già organizza per gli immigrati di altre nazionalità e che vedevano fin qui escluso solo il nostro Paese.

venerdì 20 luglio 2007

Consolati, PD e diritti umani a Cordoba

In questi giorni non sono riuscito a scrivere perché è stato momentaneamente sospeso il mio traffico dall'estero perché stiamo cambiando gestore, quindi posso utilizzare internet solo negli hotel.
A parte questo, il resto è andato molto bene. Il primo incontro ufficiale della giornata è stato quello, molto cordiale, con il Console generale d'Italia a Cordoba, dott. Stefano Moscatelli, con il quale abbiamo discusso dell'attuale situazione politica italiana, della necessità di una riforma del sistema elettorale che garantisca stabilità e governabilità a chiunque vinca le elezioni, e dello stato delle richieste di cittadinanza nella sua provincia: il suo Consolato riconosce e rilascia, mediamente, 500 nuove cittadinanze al mese. Ognuno faccia le sue proiezioni e riflessioni...

Subito a seguire, nella sede del Comites che ci ospitava, si è tenuto un incontro pubblico con la comunità italiana sulla situazione politica in patria dopo un anno di Governo de L'Unione e l'arrivo in Parlamento degli eletti all'estero.
Nella sala erano presenti anche esponenti dell'ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani), la responsabile per Cordoba delle Nonne di Plaza de Mayo, alcuni dirigenti del Comune di Cordoba e del mondo dell'associazionismo, oltre a Jose Garcia, candidato a Legislator a Cordoba, il quale ha voluto essere presente per sottolienare la sua voglia di lavorare al fianco della comunità italiana e dichiarare il proprio apprezzamento per il processo che abbiamo avviato nella costruzione del PD.
Ho riscontrato, tra i presenti, un interesse generale su ciò che avviene in Italia e tanta voglia di una riforma del sistema elettorale che assicuri governabilità e stabilità. Tutti, infatti, si dicono "stanchi della continua litigiosità nell'Unione". Alcuni, addirittura un ex partigiano, vorrebbero che il centrosinistra si liberasse della Sinistra estrema. E lo dice sottolineando di essere stato partigiano, Comunista e di sentirsi "molto di Sinistra".

Rispetto al PD, dunque, mi dicono di apprezzare lo sforzo che stiamo facendo nella direzione di una maggiore stabilità e di una semplificazione della politica. Guardano con attenzione e interesse alla nascita del Partito Democratico e ripongono in esso numerose speranze, anche per una sempre maggiore attenzione e valorizzazione delle comunità all'estero. Per questo si impegneranno nella costituzione di un comitato promotore anche a Cordoba e nel processo per le elezioni primarie di ottobre.

Alla fine di questo incontro pubblico, con una delegazione ristretta di compagni dei DS e una mamma di desaparecida italiana, siamo andati al Cabildo, la storica sede del Governo di Cordoba, per un incontro con Luis Baronetto, Segretario dell'Ufficio per i diritti umani del comune di Cordoba. Con lui, passandoci l'un l'altro e sorseggiando l'ottimo mate che Baronetto tiene sulla sua scrivania e che di tanto in tanto riallunga con l'acqua calda del suo termos e offre ai suoi ospiti, abbiamo discusso di desaparecidos cordobani e italiani e di diritti umani. Ci ha spiegato come abbiano recuperato la sede del Cabildo, un tempo luogo di prigionia e tortura dei desaparecidos, e come l'abbiano trasformata nel museo della memoria che ho successivamente visitato.
Con Baronetto abbiamo convenuto sul grande aiuto dato dall'Italia all'Argentina e ai parenti delle vittime della dittatura con l'apertura di tre processi a 12 militari argentini, due dei quali conclusi con le condanne all'ergastolo e a 25 anni di reclusione dei militari colpevoli di aver sequestrato, torturato e fatto sparire alcuni cittadini italiani.
Questi processi hanno sicuramente contribuito a far si che in Argentina, ciò che era già riconosciuto e sentito sinceramente dalla popolazione, venisse riconosciuto e ufficializzato anche dallo Stato, che solo da poco e con l'attuale Governo ha abolito le "leggi dell'impunità" e impresso un'accelerazione al percorso di ricerca della verità e di conservazione della memoria sul terribile e tragico periodo della dittatura.

Ma con Baronetto abbiamo stabilito di intensificare i rapporti di collaborazione e deciso di tenere iniziative comuni volte a conservare la memoria sulla tragedia dei desaparecidos (anche italiani) e stimolare il dibattito sui nuovi diritti e sull'allargamento della loro sfera.

martedì 17 luglio 2007

Al via una settimana intensa in Sud America

Ed eccomi ai cancelli di imbarco con il mio flybook. Mi attendono 14 ore e 40 minuti di volo per percorrere gli 11.163 km che dividono Roma da Buenos Aires, dove arriverò domattina alle 6:00 ora argentina. Là comincerà una settimana densa di incontro con i DS locali, le comunità e le autorità diplomatico-consolari italiane, i partiti locali ed esponenti della società civile italiana di Argentina e Bolivia.
Una missione organizzata principalmente per fare il punto sulle principali questioni degli italiani all'estero sulle quali rilanciare l'attività dei DS e per stimolare e organizzare il percorso verso le primarie di ottobre e la nascita del futuro Partito Democratico.

Sarà una settimana molto faticosa e stressante, ma anche molto stimolante, della quale spero poter scrivere e rendicontare con una certa periodicità.

Ora mi imbarco. A domani sera... che potrebbe significare dopodomani mattina per l'Italia.

P.S. A Buenos Aires, la sera del 21, avrò il tempo e la fortuna di godermi, al teatro nazionale mi pare, lo spettacolo di Carlo Lucarelli su Luigi Tenco e il tango, in ricordo della tournée che Tenco fece in Argentina poco tempo prima di morire.

giovedì 12 luglio 2007

Maturità. Dante è l'Italia nel mondo

Qualche giorno fa ho ricevuto la mail di Angela che, mentre si gode le meritate vacanze post maturità, mi chiede di intervenire in merito a quanto è accaduto con le tracce dei temi di qualche settimana fa. Mi dice: “Sicuramente conoscerai le polemiche che sono venute fuori. Cosa ne pensi a riguardo? Mi piacerebbe leggere la tua opinione sul blog”.
Cara Angela, intanto ti faccio i più cari auguri, poi ti paleso tutta la mia invidia: e perché sei nella bellissima fase del liceo e presto dell’Università, e perché te la spassi a Ibiza mentre io sono ancora a Roma travolto dalle strumentali polemiche sul voto all’estero.
Ma veniamo al merito.

Non ho seguito la particolare vicenda di quest’anno, ma polemiche su tracce e difficoltà che esse presentano ci sono sempre state. Ricordo, in passato, dibattiti tra classe docente, studenti, politici, giornalisti e intellettuali. Qualcuno arrivò a dire che le tracce della maturità sono una foglia di fico sull’inefficienza della scuola italiana. Lo diceva a supporto della tesi secondo la quale la nostra scuola superiore non è in grado di dare agli studenti un’adeguata preparazione e poi, al momento ufficiale dell’esame, con i riflettori puntati addosso, il Governo assegna tracce che dovrebbero essere il frutto di un alto percorso di studi che in realtà nessuno è riuscito a compiere e che risultano di una difficoltà tale da non mettere nessuno in grado di svolgerle fino in fondo.
Penso che in parte le cose stiano realmente così. In parte, invece, penso che gli studenti (e tra questi c’ero anch’io) e gli italiani in genere (ce lo abbiamo nel DNA) godiamo nel lamentarci di ogni cosa e nell’auto giustificarci difronte alle nostre inefficienze, scaricando sempre su altri quelle che spesso sono nostre responsabilità o inefficienze: e una giustificazione esterna e credibile c’è sempre.

In Italia parliamo sempre e molto di merito, meritocrazia, selezione. Se qualcuno parla di uguaglianza o peggio ancora egualitarismo, lo deve fare con il mitra in mano: tutti predichiamo la diversificazione degli stipendi, la selezione dei lavoratori e degli studenti attraverso il merito, le difficoltà e le conoscenze. Appena qualcuno cerca di intervenire in questa direzione viene messo alla gogna mediatica: vedi la riforma tentata qualche anno fa da Luigi Berlinguer. Quando vado all’estero – e ci vado spesso – mi trovo difronte gente che mi sbatte in faccia i criteri selettivi e di merito, attraverso difficoltà enormi, utilizzati nel Paese in cui mi trovo.
Dico questo perché penso che è vero che la scuola italiana, soprattutto quella superiore, non riesce a fornire né una preparazione adeguata né una motivazione a insegnanti e studenti. Ma è altrettanto vero che questo avviene perché alla classe docente non è riconosciuto l’alto ruolo che essa svolge nella società e non è pagata quanto dovrebbe, come succede all’estero.

Concludo dicendoti, dunque, che se pure Dante non fa parte del programma dell’ultimo anno, se pure le tracce sono molto difficili, penso che esse possano rappresentare un vero scoglio, una vera difficoltà sulla quale fare selezione in base al merito e su un poeta che non è solo “programma scolastico”, ma è patrimonio nazionale da sempre, parte del nostro DNA ed elemento di vanto all’estero. Proprio per il lavoro che faccio, ti assicuro che l’Italia nel mondo è, nell’ordine: Dante (e cultura in genere), cucina, moda, calcio e Ferrari. Allora, se Dante è ciò che di più alto ha l’Italia, penso che lo si debba conoscere bene e sempre, al di là degli intenti o errori di Fioroni e dei programmi scolastici.

mercoledì 11 luglio 2007

Un'altra bufala riuscita male

Oggi tutti i giornali parlano dello pseudo scoop di Repubblica.it sui presunti brogli del voto italiano in Australia. Un video che rappresenta chiaramente una pessima messa in scena, di cui non si sa né chi l’abbia commissionata, né perché Repubblica l’abbia diffusa senza approfondirne gli aspetti più dubbi. Già da una prima visione, infatti, si vede come:
le numerose schede ordinatamente allineate sul tavolo non presentino le piegature che hanno le schede originali;
non c’è traccia di certificati elettorali che provano il diritto dell’elettore a esercitare il proprio voto;
non si vedono le buste con le quali andrebbe rispedita al Consolato la scheda votata, ma le schede vengono inserite nella busta con la quale il Consolato invia il plico agli elettori.
Inoltre, uno sguardo più esperto ha fatto notare come anche il colore delle schede non sia quello originale.

A questo io aggiungerei anche alcune riflessioni. Perché chi avrebbe commissionato una operazione di falsificazione del voto così rischiosa dal punto di vista penale e così fruttuosa dal punto di vista personale, avrebbe messo tutto in mano a ragazzi così sprovveduti da non essere in grado di votare in maniera corretta per il candidato indicatogli?
E ancora, perché si sarebbe servito di ragazzi così inaffidabili o ingenui da far riprendere al primo che passa ciò che stanno facendo? Infondo i primi a rischiare grosso (cioè la galera) sarebbero proprio questi ragazzi se denunciati da chi li vede.
Insomma, chi compie brogli di questo tipo si serve di persone di grande fiducia e altrettanta abilità e lo fa nella maniera più riservata possibile. In questa vicenda, invece, tutti gli elementi vanno in altra direzione.

Un’ultima curiosità. In un video girato in un garage più di un anno fa, in cui non si vede nulla di ufficiale, compare ad un certo punto un calendario che dimostrerebbe il mese e l’anno della registrazione, proprio a sottolineare ciò su cui più ha insistito l’autore del video: cioè il fatto che è stato girato un anno fa e che in quest’anno nessuno nel suo partito ha denunciato la cosa. Una coincidenza troppo strana per non far pensare che quel calendario è stato inserito a ragion veduta e che tutto era preparato.
Insomma, questo video mi sa di bufala artatamente e malamente costruita, esattamente come il famoso scoop de Il Giornale sul video "rubato" in America Latina dal quale nulla emergeva in fatto di brogli.

martedì 10 luglio 2007

Corteggiando Giuda

Ultimamente sto curando sul bisettimanale dei DS all'estero una rubrica dal titolo Trincea della memoria. Essa nasce poiché nella società in cui viviamo, è diventato difficile districarsi nell’universo della comunicazione, recuperare nel suo immenso spazio un filo conduttore delle cose, percorrere o ripercorrere un percorso delle idee, della coerenza, della memoria. Soprattutto quella storica. La velocità con la quale le notizie si creano, si diffondono e si superano, rende ogni evento, ogni dichiarazione, ogni pensiero il frutto effimero di un momento, completamente scollegato dal prima e dal dopo. A volte anche dal durante. I media combattono giornalmente una guerra di posizione e di massa, nella quale le trincee avanzano e indietreggiano riempiendosi di morti e feriti, di sporcizie e disangue, di verità e falsità difficilmente distinguibili. Una guerra di trincea, appunto, nella quale la quotidianità della battaglia fa perdere la memoria del tempo. In questa guerra mediatica mi sono scavato una modesta trincea, dalla quale tento di spiegare le armi a difesa della memoria, quella di lungo termine, ma anche quella di breve e brevissimo termine. Per cui voglio proporvi di seguito il tarfiletto che ho scritto nell'ultimo numero.

Berlusconi ci fa sapere che “ci sono tanti senatori che non accettano più i diktat della sinistra radicale e sono sul punto di dire basta a questo governo” (9Colonne,4/7/2007). Lo annuncia senza sdegno alcuno, anzi con soddisfazione e lasciando capire che sarebbe pronto ad accoglierli a braccia aperte nella Cdl: “prima corteggiavo le belle donne, ora mi tocca corteggiare dei brutti senatori” (Ansa, 4/7/2007). La cosa fa pensare alla rumorosa dichiarazione del desaparecido Tremaglia del 19 aprile 2006 quando, dopo aver annunciato ricorsi contro il voto all’estero, con un ultimo tentativo di sopravvivenza politica dichiarava orgogliosamente e candidamente: “Ho lasciato andare la storia dei ricorsi e mi sono messo a fare politica. Un Senatore eletto all’estero che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi”. Naturalmente era una bufala e i coinquilini della Casa delle libertà continuarono a lapidare politicamente Tremaglia. Ora, ciò che disorienta, è il variare dell’umore e dei giudizi con i quali vengono apostrofati detti parlamentari: diametralmente opposti a seconda se si migra dal centrosinistra al centrodestra o viceversa. Appoggio a De Gregorio passato alla Cdl, accusa di“trasformismo” a Follini, poiché il suo gesto “allontana i cittadini dalla politica” (Schifani, Repubblica online,28/2/2007). In tutto ciò, l’unica cosa immutabile e coerente, è l’incoerenza di Berlusconi che, se oggi è un playboy benevolmente comprensivo con chi cambia schieramento, ieri, cristianamente, ci insegnava che“Chi cambia alleanza è un Giuda, un traditore, un ladro di voti” (22/12/2004).

mercoledì 4 luglio 2007

Chi dei due è più fascista?

Ancora un divorzio in “Casa Fini”. Ma questa volta senza Chiesa e giudici di mezzo. Certo ci sono questioni di cuore, un rapporto umano e di amicizia lungo decenni: “quando litighiamo – dice Storace – come succede tra marito e moglie, finisce sempre che sono io a far la parte della femmina”. Ma per carità, niente di più che una metafora, “non è mica una bella figa”, e i due non sono “froci”, direbbe l’interessato per far capire che è uomo vero di destra. Già, perché questa volta si tratta del divorzio non consensuale tra Gianfranco Fini e Francesco Storace.
Era da moltissimo tempo che l’ex Governatore della Regione Lazio – e con lui Daniela Santanchè e altri camerati – chiedeva un congresso del partito, una occasione in cui discutere di politica, di contenuti, di scelte. Ma il leader di AN temporeggiava, rimandava. Storace si innervosiva, minacciava abbandoni. Fini non lo degnava di nessuna attenzione né personale né politica…. Così, dopo lungo meditare, il terminator di AN si è seccato e ha mollato, andando via sbattendo la porta.

Malgrado il tono della mia prosa, non voglio sminuire gesti né stati d’animo. So bene cosa siano le scissioni, gli strappi, i divorzi. E so quanto essi siano spiacevoli e provochino dolore.
Quello che mi colpisce, però, sono spesso i modi, indicativi di culture, tradizioni e linguaggi. La forma, infatti, spesso è anche contenuto politico. Provo a spigarmi meglio.
Storace dice che se ne va perché “AN non rappresenta più la Destra, non mi ci riconosco più e non solo io” (ma come la vorrebbe AN?).
La cosa si potrebbe discutere, democraticamente, prima di tutto all’interno del partito e sulla base di contenuti. Invece Fini liquida tutto dicendo che queste sono “motivazioni inconsistenti”.
Quando Storace ha provato a parlarne nel partito, come nel corso di un’assemblea nazionale nell’ottobre del 2006, mentre parlava Fini sbuffava disgustato dicendogli di stringere perché “non hai capito niente”.

Storace lo definì “un comportamento da cafone”, anche se “ormai ho compreso umanamente la persona”. E’ un uomo “superficiale e superbo” che ha traghettato il suo popolo dalla “Repubblica di Salò a quella dei salotti”, che “pensa a liberarsi del partito”, che “ha fatto l’inno del politeismo, proposto il voto agli immigrati, fatto discutere di Corano nelle scuole, ha detto che il fascismo è il male assoluto”, ha aperto “alla Turchia in Europa, rincorrendo un disegno personale più che politico”.

Insomma, uno prova ad avanzare motivazioni politiche (il cui merito non voglio discutere) e l’altro ostenta indifferenza, superbia, ostinazione autocratica, irrisione e disprezzo. Qualcuno prova a criticare e chi ha in mano il potere commissaria, epura, rimuove dagli incarichi, rifiuta ogni gestione collegiale (vedi il caso La Russa, Matteoli e Gasparri del 2005).
E quindi infine, dopo decenni di amicizia, le divergenze politiche fanno capire che la persona che si stimava di più in effetti era “un cafone, superficiale e superbo”.
Mi pare che questa vicenda palesi come lo scontro vero sia politico, ma apre l’interrogativo su chi dei due sia più fascista: Storace nelle parole e nei contenuti o Fini nei metodi e negli atteggiamenti?
P.S. "Prima di dirlo al mondo, che non ce la facevo più, che mi dimettevo, l'ho detto a mia moglie Rita... perchè - io - ce l'ho una famiglia"...

mercoledì 27 giugno 2007

D'Alema, Veltroni e la modernizzazione dell'Italia

D’Alema e Fassino hanno sostenuto la candidatura di Veltroni a segretario del PD, che sarà annunciata oggi a Torino dallo stesso Veltroni. Alcuni osservatori la considerano una scelta obbligata sia del Ministro degli Esteri che del segretario dei DS.
Gli stessi osservatori considerano questa scelta di D’Alema la fine del dalemismo e della parabola politica del Presidente dei DS. Eppure, se per dalemismo si intendono le intuizioni politiche di D’Alema e la sua visione della politica e del Paese, dobbiamo riscontrare che nell’agenda politica italiana (e naturalmente del PD) il dalemismo è attualissimo. Lo scrive oggi stesso su Repubblica Massimo Giannini:

Il dalemismo è più attuale che mai. Ci sono intuizioni che restano. Le regole della Bicamerale, dal premier eletto dal popolo al doppio turno alla francese alla riduzione dei parlamentari, sono oggi il cardine intorno al quale ruota il dibattito sulle riforme. Il discorso di Gargonza, la necessità di sfondare al centro e andare ‘oltre la Sinistra’ e il suo vecchio insediamento sociale, sono oggi il cuore della disputa sul riformismo. La sfida alla Sinistra radicale e sindacale, dalla riscrittura del Welfare all’opportunità di non giocare solo in difesa la partita dei diritti agitando il contratto di lavoro davanti alle fabbriche (come disse a Cofferati al congresso dell’Eur del ‘97) resta oggi il tema-chiave del confronto sulla modernizzazione del Paese. Lo stesso progetto del Partito democratico, nato 5 anni fa da un faccia a faccia con Prodi, resta oggi l’unica speranza per un centrosinistra maggioritario, che aspira a riunire la cultura laica e cattolica dopo il crollo di tutti i Muri. Massimo ha individuato per primo questi nodi, ma non ha avuto la forza di scioglierli. Oggi tocca a Walter provarci. E qui, al di là di tutti i mal di pancia, sta anche un altro merito di D’Alema: per quanto obbligato, il suo via libera evita la lotta intestina, esiziale per la Sinistra e mortale per il Partito democratico”.

Personalmente condivido le parole di Giannini e aggiungo che il merito è anche di Fassino. Resta da vedere, ora, se con Veltroni il PD e il centrosinistra saranno in grado di sciogliere questi importanti nodi della politica italiana. Spero proprio di si, poiché è in questo campo che si gioca la partita del futuro della Sinistra e della modernizzazione del Paese. Intanto, però, cosa ne sarà di D’Alema e dello stesso segretario Fassino, che in cinque anni durissimi ha guidato generosamente i DS dalla fase del minimo storico alla sconfitta di Berlusconi e alla riconquista del Governo, senza risparmiarsi mai e spesso costringendo i DS a notevoli sacrifici per il bene dell’intero centrosinistra e dell’attuale Governo? Quale sarà, o dovrà essere, il loro ruolo nella nuova fase che si apre nel PD, nel centrosinistra e nella politica italiana?

Intanto, più di 180.000 persone si sono espresse su Repubblica online su quelli che dovrebbero essere i punti principali dell'intervento di Veltroni oggi a Torino. Le prime tre priorità, che condivido pienamente, sono "Sostegno a ceti deboli, giovani e precari", "Laicità dello Stato", "Rilancio della Sinistra".

lunedì 25 giugno 2007

Vite

Ieri, mentre tornavo a Roma in macchina, ascoltavo Guccini. Mi è venuto in mente che quest'anno, contrariamente agli anni passati, non ho scritto niente per ricordarne il compleanno che cade a giugno: né per il sito per cui recensivo dischi, né per le agenzie con le quali in passato collaboravo. Vorrà dire che mi limiterò a fargli gli auguri da queste pagine. Lo farò con il testo di una canzona che ritengo appropriata all'occasione, estendendone la dedica a mio padre, anche lui nato a giugno, precisamente il 15 giugno del 1950: una data simbolica, che spacca esattamente a metà il Novecento (metà del mese, metà dell'anno, metà del secolo). Ma voglio dedicarla anche a Marcella, che ritrovo molto nei versi della canzone che ho scelto.
E sperando di non essere invadente, voglio dedicarla anche a Dioniso e Zucchero, poiché immagino che avranno da identificarsi anche loro in molti versi.

E' una canzone che a me piace molto. La trovo profonda e delicata, adatta a chi si interroga sul fascino della vita e a chi la vita non basta mai, a chi la cerca in altre vite facendole sue, a chi da piccoli segni, tratti o cose, cerca la vita di altri. A chi, infine, cerca in quelli che sono stati, l'origine di se stessi e in quelli che verranno un senso alla vita propria.
Spero davvero che la conosciate e che vi piaccia.

Vite
Mi affascina il mistero delle vite che si dipanano lungo la scacchiera
di giorni e strade, foto scolorite, memoria di vent’anni o di una sera
e mi coinvolge l’eterno gocciolare del tempo sopra il viso di un passante
e il chiedermi se nei suoi tratti appare l’insulto di una morte o di un’amante,
la rete misteriosa dei rapporti che lega coi suoi fili evanescenti
la giostra eterna di ragioni o torti il rintocco scaglioso dei momenti,
il mondo visto con occhi asfaltati rincorrendo il balletto delle ore
noi che sappiamo dove siamo nati, ma non sapremo mai dove si muore...

Mi piace rovistare nei ricordi di altre persone, inverni o primavere,
per perdere o trovare dei raccordi nell’apparente caos di un rigattiere:
quadri per cui qualcuno è stato in posa, un cannocchiale che ha guardato un punto,
un mappamondo, due bijou, una rosa, ciarpame un tempo bello e ora consunto,
pensare chi può averli adoperati, cercare una risposta alla sciarada
del perché sono stati abbandonati come un cane lasciato sulla strada,
oggetti che qualcuno ha forse amato ora giacciono lì, senza un padrone,
senza funzione, senza storia o stato, nell’intreccio di caso o di ragione...

E la mia vita cade in altra vita ed io mi sento solamente un punto
lungo la retta lucida e infinita di un meccanismo immobile e presunto.
Tu sei quelli che son venuti prima che in parte hai conosciuto
e quelli dopo che non conoscerai, come una rima vibrante e bella, però senza scopo.
E’ inutile cercare una risposta, sai che non ce ne sono e allora tenti
un bussare distratto a quella porta che si schiude soltanto ai sentimenti.
Non saprai e non sai questo dolore che vagli fra le maglie di un tuo cribro
svanisce un po’ nel contemplare un fiore, si scorda fra le pagine di un libro...

Perché non si fa a meno di altre vite, anche rubate a pagine che sfogli,
oziosamente e ambiguo le hai assorbite da fantasmi inventati che tu spogli
rivestendoti in loro piano piano come se ti scoprissi in uno specchio
L’Uomo a Dublino, o l'ultimo Mohicano che ai venticinque si sentiva vecchio
e percorriamo strade non più usate figurando chi un giorno ci passava
e scrutiamo le case abbandonate chiedendoci che vita le abitava,
perché la nostra è sufficiente appena, ne mescoliamo inconsciamente il senso,
siamo gli attori ingenui su una scena d'un palcoscenico misterioso e immenso...

mercoledì 20 giugno 2007

Chiti all'Unione all'estero: Preparate delle proposte per il Governo

Ieri, presso la Sala Conferenze del Senato, si è tenuto l'evento Progettare il futuro - Seminario sulle politiche degli italiani all'estero, fortemente voluto e organizzato dal Coordinamento de L'Unione, di cui faccio parte ormai da diversi anni, insieme ai parlamentari eletti all'estero. Si è trattato di una iniziativa molto sentita anche dagli stessi parlamentari, che erano tutti presenti. E' toccato a me presiedere e moderare l'evento (anche se sono dovuto stare seduto fisso per circa sei ore, la cosa mi ha molto divertito).
Alla presidenza e in sala c'era un parterre di ottimo livello: il Ministro per i rapporti con il Parlamento, on. Vannino Chiti; il Vice Ministro per gli italiani all'estero Franco Danieli; responsabili dei vari partiti de L'Unione; parlamentari italiani che a vario titolo seguono anche le questioni che riguardano gli italiani all'estero; capigruupo dei partiti de L'Unione; rappresentanti di sindacati, patronati e associazioni; giornalisti di varie agenzie, di Rai International, di Leonardo World (il canale satellitare che va in Europa, Nord America e Australia) e dsonline webtv, la tv online dei Democratici di Sinistra sulla quale è possibile seguire i lavori di ieri (divisi per singoli interventi, compreso quello del Ministro Chiti) cliccando qui.
Particolarmente gradita, poiché non annunciata, è stata poi la presenza a sorpresa di Armando Cossutta, che ha voluto essere là e seguire buona parte dei lavori.

Il Seminario è servito, a un anno dall’insediamento del Governo e dei Parlamento eletti all’estero, per fare un bilancio di quanto è stato fatto e capire quali linee d’azione dobbiamo intraprendere per il rilancio, in vista della stesura del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), delle politiche degli italiani nel mondo.
Tra queste, il potenziamento dell’organico della rete consolare, l’assegno di solidarietà, l’ammodernamento di Rai International e la modifica della legge 153 vecchia di trent’anni.

Molto utile è stata la presenza del Ministro Chiti, che ci ha esortato tutti a proseguire nel buon lavoro fin qui svolto e ha sottolineato i traguardi raggiunti in questo anno di governo in tema di economia, sviluppo e politica estera.
Ha lodato la serietà dei parlamentari eletti all'estero, sempre presenti in aula, e la responsabilità che dimostrano verso le istituzioni. Ma soprattutto Chiti ci ha affidato un mandato chiaro e importante: organizzare a settembre un incontro con i rappresentanti delle Regioni per fare il punto sulla promozione del Sistema Italia nel mondo e sulle politiche regionali a favore dei connazionali.

Inoltre, ha assicurato che sulla legge elettorale non ci saranno mutazioni per il voto all’estero. Piuttosto, ci ha dato mandato di formulare una serie di proposte per modificare le modalità di voto in direzione di una maggiore sicurezza, segretezza e affidabilità del voto all'estero: fra 15 o 20 giorni, dunque, dovremo presentare una bozza di proposta.

A fine giornata, come se cinque ore di dibattito non fossero bastate, abbiamo anche tenuto una conferenza stampa, presieduta sempre dal sottoscritto.

lunedì 18 giugno 2007

Questo sabato lussemburghese

Sabato mattina: sveglia alle 6:00 del mattino per essere a Roma Ciampino alle 7:20 per il Check in. Alle 8:20 partenza per Hahn (Francoforte) e arrivo alle 10:10. Ad attenderci un'auto a noleggio (alfa 169) che ci porta prima in hotel per sistemare le cose e poi, dopo poco più di un'ora di viaggio, fino a Lussemburgo città. Giusto il tempo di mangiare qualcosa e alle 14:30 iniziamo il Congresso dei DS Europa presso i locali dello storico Circolo Eugenio Curiel: quattro ore di discussione su come ci organizziamo all'estero per la formazione dei comitati promotori del PD e su come si collocheranno i DS all'estero nel futuro PD, soprattutto in rapporto ai partiti del PSE.
Molto utile, a questo proposito, l'intervento del segretario dei DS Belgio, Michele Di Mattia, sulla distanza tra le prime generazioni di italiani emigrati, che guardano all'Italia, e le ultime, che guardano ai paesi di residenza. Sono proprio queste che vanno coinvolte e tenute ancorate ancor più delle prime al PD, in rapporto stretto con i partiti socialisti locali: a noi toccherà trovare modi e forme.

Poco dopo le 20:00 inizia la cena conviviale, sempre al Curiel, che dura fino a circa mezzanotte: praticamente è stata un altro congresso, con discussioni per gruppi, a volte conviviali altre molto accese (sono contento che abbia partecipato alla cena anche Pietro Benedetti).
Dopo circa un'altra ora e mezza di viaggio rientriamo in hotel a Hahn quasi alle 2:00 di notte. Sveglia alle 4:20 (2 ore e 20 scarse di sonno) per essere in aeroporto alle 5:10 per il check in. Alle 6:10 partenza per Roma Ciampino e arrivo alle 8:00 di mattina (quando l'aereo plana su Roma il panorama è sempre meraviglioso, dato che si distinguono benissimo tutti i monumenti della città: parliamo di duemila anni di storia).
Rientro a casa con Giuseppe che pretende, giustamente, di passare una domenica di gioco, tra parchetti e pallone. Stamattina sono a pezzi e domani c'è la giornata seminariale sulle politiche verso gli italiani all'estero con il Ministro Chiti e i capigruppo de L'Unione. Spero di arrivare vivo a domani sera.

giovedì 14 giugno 2007

Sarà inutile ogni buon motivo

In giro per l'Italia o per il mondo, nelle sezioni e tra la gente, mi sento spesso fare numerose domande su quale dovrà essere l'anima del Partito Democratico. Molti, tra i DS e nella Margherita, temono rispettivamente di vedere "annaquate" le proprie posizioni. Non è mai facile far capire come vogliamo fare la sintesi tra due culture altrettanto nobili e autorevoli. Non è mai facile, soprattutto con i compagni dei DS, affrontare il dibattito sulle questioni etiche, della laicità e della durata della vita. Ancor più difficile lo è in paesi come l'Olanda, la Svezia, la Danimarca, il Belgio.
Questi compagni ci danno fiducia e accettano giustamente i processi e le mediazioni che siamo chiamati a operare per far nascere questo grande partito plurale, anche a costo di sacrificare posizioni culturali personali e particolari visioni del vivere civile.

Ma mi/ci avvertono di non tirare troppo la corda, poiché sono arrivati all'ultimo tenue filino, che può spezzarsi da un momento all'altro e, se si spezza, nessuno potrà obbligarli a votare per il PD, nonostante le giustificazioni reali che posso/potremo dare.
A esemplificare questo stato d'animo e di cose è arrivato oggi il corsivo di Michele Serra su Repubblica. E' indicativo del comportamento di questi compagni.
Ecco cosa scrive Serra, che non è un estremista, bensì uno che ha scritto di tutto pur di convincere la Sinistra estrema a compiere atti di responsabilità. Lo stesso che ci ha spiegato, tempo fa, che per avere in Italia un capitalismo serio doveva andare al Governo il centrosinistra, da Cossutta ad Agnelli, passando per Dini e Mastella.

Mentre i DICO veleggiano sicuri verso l'Isola che non c'è, anche il povero testamento biologico rischia di uscire dal novero delle opzioni possibili. Informano i giornali, con laconica sintesi, che siccome i teodem della Margherita hanno da eccepire, la relatrice diessina, senatrice Bassoli, non è in grado di presentare un disegno di legge di maggiornaza.
Orbene. Per quello che conta il mio voto (poco, ma per me tanto), credo sia giunto il momento di far sapere che se il Partito Democratico nasce con i lacciuoli clericali attualmente in campo, non lo voterò. Perché si capisce lo sforzo unitario, si capisce l'indefesso lavoro di compromesso, si capisce che siamo un paese di forti radici cattoliche, si capisce che da nessun partito di massa si può pretendere una perfetta coesione culturale: ma insomma, c'è un limite a tutto. Gli italiani laici e di Sinistra, siano diecimila o dieci milioni poco importa, hanno il diritto di sentirsi rappresentati in Parlamento da una forza politica libera dal condizionamento della Chiesa. E conosco perfino un pasio di preti, e parecchi buoni cristiani che la pensano come me: non vogliono vivere sotto la tutela morale della pur virtuosa senatrice Binetti. Si pretende dai politici che parlino chiaro, ma anche gli elettori hanno il dovere di farlo: io non voterò mai per un partito nel quale i teodem abbiano questo evidente potere di ricatto. Fateci sapere. Grazie.

lunedì 11 giugno 2007

Un linguaggio dannoso per gli italiani all'estero

Riporto di seguito l'articolo che è uscito venerdì sull'ultimo numero del notiziario bisettimanale DS/Cittadini del mondo. E' una riflessione sull'inopportuno e volgare linguaggio usato dalla destra. Buona lettura.
Per scaricare il nostiziario, con foto oscene di esponenti del centrodestra, clicca qui

Da un po’ di tempo a questa parte, leggo con difficoltà, che diventa in taluni casi imbarazzo, certa parte della stampa rivolta agli italiani all’estero. Mi pare di riscontrare un linguaggio che poco si addice a una sana e corretta dialettica tra le parti politiche. Non mi riferisco naturalmente alle critiche – legittime – o alle differenti opinioni espresse da avversari politici, ma ai toni, ai modi e al linguaggio cui tali esternazioni sono affidate.
Affiorano atteggiamenti lessicali, moduli espressivi, codici che pensavo ampiamente superati e assolutamente anacronistici, oltre che di pessimo gusto nella società della comunicazione. Un linguaggio, insomma, che spesso scade nel volgare, che denota una mancanza totale di galateo istituzionale. Un linguaggio non solo irrispettoso nei confronti dei nostri connazionali all’estero, a cui certa stampa si rivolge, ma ugualmente dannoso al di qua delle Alpi.

Uno stile e un registro che ingrassa il già ben nutrito repertorio di pregiudizi e luoghi comuni che imbevono l’immaginario della nostra classe politica – e non solo – quando si parla di Italiani nel mondo.
Quando leggo su L’Italiano, tanto per fare qualche esempio, titoli del tipo: “Prodi: un morto che cammina”, “Gli italiani all’estero fregati un’altra volta”, “Il viceministro se ne sbatte del CGIE”, “Carozza si sveglia e piscia fuori dal vaso” (e per questioni di spazio non riporto pezzi di articoli), penso che il livello di civiltà sia molto scaduto.
E lo ripeto: non entro nel merito delle critiche e delle posizioni, che possono essere le più feroci e distanti dalle mie e tuttavia legittime, purché contenute nell’alveo del reciproco rispetto, della civiltà, appunto.

Sono certo che faremmo tutti cosa utile alla politica, alla comunicazione, ai nostri connazionali all’estero, se esercitassimo maggior decoro e compostezza.
Abbiamo lottato tutti, a lungo e spesso insieme, per vedere riconosciuti alcuni diritti per i nostri connazionali all’estero. Abbiamo lottato a lungo, e continuiamo a farlo, per acquistare e consolidare credibilità e superare stupidi stereotipi verso il mondo degli italiani all’estero.
Un modo intelligente per dimostrare che ne è valsa e ne varrà ancora la pena sarebbe quello di bandire trivialità da camerata che gettano un velo di mestizia sul cammino faticoso (e per questo ancor più meritorio) compiuto fin qui. Sarà un bene per tutti.

Diversamente l’avranno vinta proprio coloro che dai luoghi comuni traggono ispirazione politica, quelli che ancora nel maggio scorso dichiaravano: “Gli italiani all’estero non pagano le tasse, è piuttosto discutibile che possano votare!” (Berlusconi, Ansa del 22 maggio 2006).

venerdì 1 giugno 2007

Sciacallaggio o informazione

Ieri sera è finalmente andata in onda la puntata di Anno zero di Santoro sui preti pedofili dopo i tentativi di censura preventiva e gli attacchi al conduttore e a Cappon (è stata seguito da 4.781.000 spettatori con il 21,01% di share).
Nella stessa giornata di ieri i giornali, riportando un comunicato delle 23 associazioni cattoliche del Copercom, rilanciato dalla SIR (l’agenzia dei vescovi) tuonavano che quella di Santoro era “un’operazione di sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa”.
Anche il Movimento del Don Orione ribadiva: “è un attacco a 360 gradi contro la Chiesa: la pedofilia è un pretesto”.

E naturalmente tutto il centrodestra raccoglieva strumentalmente la cosa per denunciare “squallidi attacchi alla Chiesa”.
Ma anche dopo la trasmissione, la Cdl ha continuato con dichiarazioni del tipo "Un processo unilaterale contro la Chiesa, presentata come una minaccia per i bambini" (S. Bondi), "un nuovo esempio di tv spazzatura" (L. Cesa).
E nel Cda Rai, naturalmente, il Consigliere Staderini, in quota UDC, dopo la trasmissione continuava ad affermare che “coloro che portano la responsabilità di quanto è accaduto, cioè il direttore generale Claudio Cappon, il presidente Claudio Petruccioli e Santoro dovranno riflettere su quanto è accaduto. Un attacco giustificabile solo dall’estremismo di sinistra e dalla voglia di dare una ‘risposta’ al successo del family day. Chiederemo a Cappon quali misure intende adottare su Santoro per poi decidere sul da farsi in Consiglio di Amministrazione”.
Ma perché, cosa è accaduto ieri sera? Io non ho visto nessuno sciacallaggio, anzi. Quella di Anno zero mi è parsa una puntata pacata e nella quale si è discusso civilmente di argomenti estremamente seri.

Proprio Santoro ha introdotto la puntata con queste parole: “qui parliamo di casi singoli di pedofilia, ripeto che parliamo di casi singoli, anzi lo dico una terza volta che parliamo di casi singoli. […] Non vogliamo fare generalizzazioni su casi singoli nel mondo ecclesiastico”.
Lo stesso Monsignor Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, ha solennemente affermato: “ho un profondo senso di tristezza per le vittime. […] Chiunque sa denunci ciò che sa. Tra le vittime c’è anche la Chiesa. Questi pedofili hanno gettato discredito sulla grande maggioranza dei preti onesti”.

Appunto. Mi pare cosa saggia. E non era questo l’intento dell’intero documentario e della stessa puntata televisiva? Rompere qualsiasi muro di silenzio sul crimine della pedofilia e stimolare chiunque (e sottolineo chiunque) a parlare, a denunciare ed evitare invece omertà e insabbiamenti. E non sarebbe stato ancora meglio se la Chiesa avesse assunto da subito questa posizione, stimolando in questa direzione sia Santoro che le migliaia di parroci onesti che quotidianamente svolgono un ruolo pregevole nella società tutta? Non avrebbe fatto meglio il Copercom, invece di lanciare accuse di “sciacallaggio”, a parlare di “singoli criminali che hanno gettato discredito sulla grande maggioranza dei preti onesti” e a ringraziare e stimolare il filmato della BBC e Santoro che invece li hanno denunciati?
Dunque, per tornare a Bomba, quella di ieri sera è stata una trasmissione di sciacallaggio o di informazione?
A me pare, come avevo scritto nel commento di risposta a Stregazelda nel post del 22 maggio, che molta parte dell’operazione "discretito" su Anno zero sia di carattere politico e mirante a silurare il Dg Rai Claudio Cappon, come testimoniano le stesse parole di Staderini (di cui sopra), specialmente ora che il Tar ha sospeso la revoca di Petroni.

P.S. Sulla vicenda si è abbattuta come un macigno anche la nota eleganza e saggezza leghista di Roberto Calderoli: “Certi giornalisti si sciacquino la bocca prima di parlare del Papa. Stasera c'è stato un attacco alla Chiesa. La Rai mi fa vergognare”.

Non ho però capito a chi si riferiva. Forse ai giornalisti della Padania che definivano "inquietanti" le parole pronunciate in un suo Angelus da Giovanni Paolo II e scrivevano: “Un tempo non molto lontano erano gli impegni del (mal)governo temporale a distrarre dalla cura delle anime le tonache dello Stato pontificio. Poi ci ha pensato il Concilio Vaticano secondo a introdurre toni e ritmi più rilassati, il clergyman da viaggio e le vacanze sulla neve […]. Del resto, alla fine dell’udienza il Pontefice ha aggiunto un inquietante: 'Semo romani'. Cosa mai avrà voluto dire?” (La Padania, 27 febbraio 2004).

O forse l'ottimo Calderoli si riferiva al capo indiscusso della Lega, l’Umbertone padano che tuonava da Padova cose che nemmeno il “comunista” Santoro ha mai osato pensare?: “Bisognerebbe togliere l’8 per mille alla Chiesa, rimetterli a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani. Finalmente si salverà la religione […] è scandaloso e inaccettabile che ci siano cardinali che parlano in nome del dio denaro”.
E ancora “Io ho ribadito quel che dico da sempre e cioè che sono per la Chiesa povera, la Chiesa vicina ai popoli, e contro la Chiesa mondialista, dei Marcinkus, della P2 e della Parmalat”.

Inoltre, in riferimento al fatto che l’8 per mille alla Chiesa cattolica l’ha dato Tremonti, Bossi ha detto che: “Gli intelligenti sono sempre pochi nel mondo” (Sic!). Per Bossi, infatti, dare “troppi soldi alla Chiesa è un grosso problema. I risultati che abbiamo non mi sembrano quelli auspicati almeno dai cristiani tradizionalisti. Non mi riconosco nella Chiesa ricca, nella chiesa dei 'sciur'” (Umberto Bossi, Repubblicaonline, 29/02/2004).

Ma forse l'autore della "porcata" intendeva riferirsi ai giornalisti del quotidiano dei vescovi italiani, l’Avvenire, che scrivevano: “Non ha senso sprecare parole per correre dietro agli ignoranti contenti di essere tali”. Però l’Avvenire chiosava: “Dedicato alla Padania e ai patetici che non si arrendono mai. Ancora ieri il quotidiano lombardo proseguiva imperterrito con le sue bizzarre interpretazioni delle parole pronunciate da Giovanni Paolo II nell’amabilissimo incontro con i parroci romani”. Si tratta di una "sensazione sgradevole, quella che fornisce la Padania, grottesca al punto da costringere anche l’interlocutore ben intenzionato a sottrarsi al confronto” (Repubblicaonline, 29/02/2004).
Mi sa che qualcuno dovrebbe parlare con Calderoli e quelli della Lega: li vedo confusi e contraddittori.

martedì 29 maggio 2007

Tutto grazie a Gasparri

Alla fine il paradosso si è rivelato nella sua interezza. Durante il governo Berlusconi, mentre si parlava di far uscire i partiti dalla Rai, l'ottimo Gasparri si inventava una legge sul riordino del sistema radiotelevisivo che portava a nominare il Cda della Rai più politicizzato di tutti i tempi. Riporto di seguito, infatti, ruoli e partiti di appartenenza del Cda dell'era Berlusconi.

Presidente, Claudio Petruccioli (DS). Consiglieri de L'Unione: Carlo Rognoni (DS), Nino Rizzo Nervo (DL), Sandro Curzi (RC). Consiglieri della Cdl: Marco Staderini (UDC), Giuliano Urbani (FI), Gennaro Malgieri (AN), Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Angelo Maria Petroni (indicazione ex Min. Tesoro).

Un Cda, dunque, estremamente politicizzato e a maggiornaza di centrodestra, espressione della maggioranza di Governo in cui nasceva e della legge che lo ha prodotto.
Secondo questo schema tutto politico, dunque, con il cambiare della maggioranza parlamentare, il consigliere Petroni - nominato dall'allora ministro del Tesoro di Centrodestra e sua diretta espressione - avrebbe dovuto dimettersi. Se non altro per coerenza politica con il Ministro e la legge che lo aveva nominato. Il nostro, invece, ha pensato bene di rimanere nel Cda nonostante non godesse della fiducia del nuovo Ministro e della nuova maggioranza, provocando la paralisi decisionale in Rai.
Lo scorso 11 maggio, il Ministro del Tesoro ha revocato la nomina di Petroni facendo presente che si era "interrotto il rapporto di fiducia con il proprio rappresentante".
Il Ministro aveva ribadito anche in commissione di Vigilanza che "la revoca del consigliere spetta al Tesoro" perché, in assenza di una norma specifica (poiché l'ottimo Gasparri si è dimenticato di metterla nella legge), il ministro può revocare la fiducia a un proprio rappresentante, rifacendosi al principio generale del "contrarius actus": così come autonomamente Petroni è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica (poiché l'ottimo Gasparri si è dimenticato di metterla nella legge).
Ma la cosa a Petroni non è andata giù e ha fatto ricorso al Tar che, oggi, provvisoriamente e in via l'urgenza, ha sospeso l'allontanamento di Petroni reintegrandolo nel Cda e fissando per il 7 giugno l'udienza definitiva.

Nulla da dire sulla sentenza: le sentenze sono tali e non ho la cattiva abitudine di commentarle. Ma una riflessione sull'operato dell'ex legislatore Gasparri & Co. e quello di Petroni va pur fatta. Gasparri, infatti, aveva firmato (perché qualcuno gliel'ha pur scritta) una legge tutta politica sulla Rai. In linea con questa si voleva una Cda diretta espressione degli equilibri parlamentari e così è stato nella scorsa legislatura.

Petroni avrebbe dovuto dimettersi dopo le elezioni per coerenza politica anche con la legge stessa, lasciando al nuovo Ministro dell'Economia la possibilità di nominare un altro consigliere di sua fiducia (come prevede la legge) e assicurando al Cda una corrispondenza con il nuovo Parlamento.
In questo modo il Cda avrebbe potuto da subito lavorare per il bene della Rai senza finire nella paralisi più totale in cui si trova oggi, con una maggioranza che non corrisponde a quella parlamentare.
Oggi, invece, abbiamo una maggioranza parlamentare, una diversa maggiornaza in Cda espressione della vecchia maggioranza che l'ha prodotta e un consigliere sfiduciato che continua a contribuire alla paralisi della Rai, che agonizza cercando inutilmente di risollevarsi, come il cavallo di viale Mazzini.
Tutto questo grazie a Gasparri.

lunedì 28 maggio 2007

Fassino suggeritore di Badaloni? Ridicolo!

Dopo il mio editoriale su DS/Cittadini del mondo e le dichiarazioni di Fassino su Porta a porta, l'Italiano di oggi ha pubblicato, a firma di Gianluigi Ferretti, un editoriale di risposta che vi propongo per completezza dell'informzione.
Nel merito di quanto scrive Ferretti rivolgendosi al sottoscritto, invece, resto esterrefatto, poiché egli individua in Fassino il "suggeritore" del ridimensionamento di Porta a porta con metodi che lo stesso continua a definire comunisti e leninisti.
Francamente, al di la delle opinioni che ognuno di noi può avere della vicenda, pensare che Fassino suggerisca a Badaloni di ridimensionare Porta a porta su Rai International (e sottolineo su Rai International) mi sembra davvero ridicolo.
Ammesso che Fassino sia così sprovveduto da fare una cosa del genere, ma vi pare che la fa per l'estero e non per l'Italia?
Per leggere l'editoriale di Ferretti
clicca qui

venerdì 25 maggio 2007

La bagarre della destra su Rai International

In questi ultimi giorni si è scatenata una rumorosa polrmica su Rai International. A questo proposito vi propongo l'editoriale che ho scritto per il bisettimanale DS/Cittadini del mondo. Buona lettura.

La polemica degli ultimi giorni su Rai International, scatenata dalle dichiarazioni di Bruno Vespa, è solo l’ultimo e più eclatante atto di una campagna mediatica orchestrata ad arte dal centrodestra contro il nuovo direttore Badaloni, il Governo de L’Unione e il presidente Prodi.
Una campagna di discredito che si inserisce perfettamente nel più generale clima nazionale di attacco al centrosinistra che vorrebbe sbloccare la situazione di paralisi venutasi a creare alla Rai. Infatti, a causa della pessima legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, nella scorsa legislatura il centrodestra ha potuto nominare un Cda con una maggioranza per la Casa delle libertà.
Oggi, nonostante la maggioranza in Parlamento sia cambiata (e di conseguenza doveva cambiare anche quella del Cda), a causa di quella sciagurata legge la Rai continua ad essere amministrata da una maggioranza politica di centrodestra. E questa situazione, naturalmente, rende impossibile qualsiasi tipo di scelta e provoca la paralisi decisionale del Consiglio di Amministrazione.
Per questo motivo il Ministro Padoa Schioppa ha deciso di sostituire il consigliere Petroni e sbloccare quindi la Rai dall’inattività. Una scelta che ha creato lo sconcerto nelle stanze della Casa delle libertà e che ha subito messo in moto la collaudata macchina mediatica della strumentalizzazione, con l’obiettivo di far passare una scelta logica e finalizzata a rendere la Rai operativa ed efficace come una operazione di potere e di occupazione.
Quando poi al posto di Massimo Magliaro - contestato dalla redazione, dagli utenti, dal centrosinistra, dal centrodestra e addirittura da alcuni amici di partito - è arrivato Piero Badaloni, su Rai International si è scatenata, in piccolo, la stessa bufera mediatica.

Il nuovo Direttore si è trovato una situazione disastrosa ereditata dalla vecchia gestione, con un palinsesto completamente inadeguato e che in tutto il mondo era giudicato – volendo usare un termine dipomatico – come “insoddisfacente”. In questo contesto, la nuova direzione ha oggi cominciato a muoversi per garantire agli utenti una maggiore informazione e pluralità di voci: l’introduzione dei programmi di punta anche di Rai Due e Rai Tre nella seconda serata ne è prova.
Fino al primo maggio scorso, infatti, Porta a Porta andava in onda quattro volte a settimane in seconda serata negli USA (fuso di New York). Dal primo maggio in poi, per rispondere alle esigenze di pluralismo provenienti anche dalle nostre comunità, si è deciso di mandare in onda, in seconda serata, oltre a Porta a Porta, anche i vari programmi “incriminati” e “di sinistra” di cui tanto si parla in questi giorni. Ne consegue che ogni programma ottiene - in maniera del tutto paritaria – la seconda serata una sola volta a settimana. Inoltre, delle ulteriori otto puntate di Porta a Porta di maggio, ne sono andate in onda ben sette in fasce orarie diverse. Dov’è, dunque, il “ridimensionamento” di cui parla Vespa? Dov’è il “comunismo” e “l’informazione a senso unico” di cui parla Ferretti? Al contrario, siamo di fronte a una diversificazione dell’offerta informativa e delle voci, tutte autorevoli, dell’informazione italiana, oltre che a una equa ridistribuzione dei programmi di punta di tutte le reti Rai.

Mi tocca però rilevare, che questo primo e positivo cambiamento, non ha risolto i problemi di Rai International, che siamo solo all’inizio e che abbiamo accumulato un notevole ritardo, anche a causa della paralisi del Cda Rai di cui si è detto e che ha avuto, e ha tuttora, delle ripercussioni anche sulla firma della convenzione tra Presidenza del Consiglio e Rai. Una firma che dovrà arrivare in tempi brevi e prima dell’estate. Da lì si dovrà poi ripartire per dare finalmente quello slancio a Rai International che tutti abbiamo invocato e che questa maggioranza, il nuovo Cda Rai senza Petroni e la nuova direzione di Rai International dovranno garantire. A partire da una scelta dei programmi che rappresenti veramente il meglio della produzione Rai e una informazione di qualità “verso” le comunità all’estero, “sulle” comunità all’estero e “dalle” comunità all’estero per l’Italia.

In questa direzione il Direttore Badaloni dovrà impegnarsi a presentare – anche pubblicamente – un palinsesto definitivo completo e soddisfacente, in grado non solo di fare di Rai International
il canale che porta nel mondo il Sistema Italia e quello dell’internazionalizzazione dell’Italia stessa, ma anche il canale capace di parlare degli italiani all’estero e con gli italiani all’estero e le proprie rappresentanze, magari in raccordo con le regioni italiane e le comunità regionali nel mondo.

martedì 22 maggio 2007

In difesa della famiglia: da chiunque

Oggi il Cda Rai deciderà l'acquisto o meno del documentario dell'inglese BBC sui preti pedofili. Si tratta del documentario che Santoro vorrebbe mandare in onda nella sua trasmissione. Per contratto, Santoro può trattare direttamente con la BBC l'acquisto, mentre la messa in onda va decisa con il Direttore Generale Cappon. Ma a me preme sottolineare due questioni:

la prima riguarda il fatto che in Rai anche il Vaticano ha un peso enorme e che esercita forti pressioni perché il documentario non venga visto. Ma perché? Ognuno risponda secondo coscienza e definisca come gli pare la vicenda;

la seconda è più complessa e coinvolge i temi della giustizia, dell'etica, della morale (in questo caso anche quella cattolica), della stessa religione.

Il video, infatti, tratta lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica negli USA. Ciò che colpisce è che il Vaticano, quando veniva a conoscenza di casi di pedofilia, non si preoccupava di denunciare alle autorità i pedofili, né di scomunicarli. Si preoccupava di minacciare la scomunica alle vittime o ai testimoni che avessero parlato di questi episodi. Ciò significa che se un genitore o un bambino vittima di un prete pedofilo parlavano degli abusi il Vaticano scomunicava loro e non il prete criminale.
Ma non voglio dilungarmi in giudizi e commenti miei, vi invito solo, prima che la Rai decida cosa fare, a vedere il documentario cliccando su questo link. Alla fine del video dovete cliccare sulla scritta "Successivo" che si trova sotto al video in basso a destra (in tutto è diviso in quattro parti).
E' un documentario che dovrebbero vedere tutti, girato non dai comunisti del KGB degli anni dell'Impero del male, ma dalla democraticissima, liberale e inglese BBC di oggi. Anche vedere questo documentario mi pare un modo per difendere la famiglia. Da chiunque...
P.S. Naturalmente lungi da me ogni strumentalizzazione sul ruolo della Chiesa cattolica e di migliaia di preti che quotidianamente svolgono un ruolo insostituibile nell'assistenza spirituale e, più spesso, materiale di migliaia e migliaia di persone.