Ieri sono stato intervistato da Mariella Ferrante per Italian Network.venerdì 5 marzo 2010
Le interviste impossibili
Ieri sono stato intervistato da Mariella Ferrante per Italian Network.sabato 27 febbraio 2010
Per Di Girolamo pagano gli emigrati
Oggi è uscito sul quotidiano Europa questo mio aricolo sul caso Di Girolamo. Buon fine settimana.Chi come me è cresciuto in Calabria sa bene cos’è la ‘ndrangheta. Conosce la sua grande abilità nel mimetizzarsi tra le persone per bene e nel mondo economico e politico; l’equivoco di farsi considerare come fenomeno minore, se non addirittura come una invenzione letteraria. Allo stesso tempo, quando inevitabilmente si materializza in tutta la sua spietata e crudele sete di soldi, di potere e di sangue sul territorio, riesce a far passare l’idea (anche tra molte persone per bene) che si tratti di accidenti inevitabili, ma intorno ai quali (almeno lei, la ‘ndrangheta) produce lavoro in quelle riserve di disoccupazione ed emigrazione che sono le province calabresi. E proprio attraverso l’emigrazione dei decenni passati e i confini dei capi famiglia nel centro e nord Italia o all’estero, la ‘ndrangheta ha allungato i suoi tentacoli al di fuori della Calabria divenendo l’associazione criminale più potente al mondo e più “affidabile” nel campo della criminalità organizzata. È un fenomeno terribile. È la Piaga (con la P maiuscola) della Calabria.
mercoledì 24 febbraio 2010
Rilanciare il dialogo
Oggi ho assistito ai lavori del congresso della UIM. Ho ascoltato molti interventi interessanti: dalla relazione di apertura di Alberto Sera a quelli di ospiti come Nino Randazzo, Andrea Amaro, Rino Giuliani, Roberto Volpini, Norberto Lombardi e vari altri. Sulle agenzie immagino se ne troverà traccia.Io ho detto più o meno queste cose.
Buongiorno a tutti.
E grazie per avermi invitato a questo importante appuntamento congressuale.
Invito che mi dà la possibilità di riprendere e rilanciare un dialogo tra il partito che rappresento e il mondo sindacale tutto, dei patronati e delle associazioni all’estero.
Un dialogo dal quale, a mio avviso, non si può e non si deve prescindere, poiché il mondo delle associazioni, all’estero rappresenta un riferimento indispensabile tanto per le collettività quanto per i rappresentanti istituzionali e politici.
In questo senso, però, sento di poter dire che le scelte politiche del nostro Governo non vanno nella direzione della valorizzazione di questo mondo.
Né in quella di una riforma mirante al rilancio e all’ammodernamento dell’articolato mondo dell’associazionismo.
Nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire i lavori dei giovani italiani all’estero che rappresentano il futuro delle nostre comunità e del rapporto tra esse e l’Italia.
Questi giovani, mai come adesso protagonisti competenti e realmente interessati alla partecipazione politica e al rapporto con l’Italia, hanno fatto un gran lavoro di analisi, di elaborazione e di proposta.
Da questo lavoro è venuto fuori con forza come anche essi considerino l’associazionismo un punto di riferimento prioritario per le comunità italiane all’estero.
Insistono, e io con loro, sulla necessità di riforme di sistema.
Ma chiedono riforme che vadano nella direzione di un rilancio del mondo dell'associazionismo e della rappresentanza, sottolineando come, invece, negli ultimi tempi, si confonda la giusta richiesta di riforme con l’obiettivo di ridurre i costi attraverso il depotenziamento delle strutture e delle funzioni istituzionali esistenti.
Basti pensare alla riforma dei Comites e del CGIE promossa dall’attuale maggioranza e che si traduce nella proposta Tofani: un progetto che riduce le competenze delle istituzioni intermedie.
Che recide il legame tra queste e il mondo associazionistico e sindacale.
Che esclude i rappresentanti di patronato dall’Assemblea del CGIE.
Una proposta alla quale come Partito Democratico ci opponiamo e diciamo chiaramente NO.
È nostra opinione, infatti, come affermava proprio in questa sede l'On. Narducci qualche anno fa, "che il CGIE debba ripartire come laboratorio di idee, ma anche di progetti, e come tale continuare a funzionare.
È infatti impensabile che possano fare tutto i parlamentari".
Il CGIE deve essere luogo di raccordo principale delle diverse rappresentanze, delle istituzioni italiane e dell'associazionismo.
Diciamo NO, dunque, perché siamo convinti che ci sia bisogno di un atteggiamento e una visione diversi – diametralmente diversi – nei confronti delle istituzioni intermedie che mirino a rafforzare il ruolo delle rappresentanze e il legame di esse con un mondo associazionistico rilanciato e vitale.
E in questa direzione serve una spinta forte, che scaturisca anche da un dialogo che occorre riprendere in maniera fluida tra tutte le forze che agiscono in emigrazione.
Voi avete usato per questo congresso alcune parole chiave:
"globalizzazione e identità";
"trasformazioni e certezze".
Sono le parole del nostro tempo.
Sono le parole con le quali il mondo politico deve confrontarsi se vuole guardare avanti.
Parole che mi piace prendere in prestito, col vostro permesso, per dire che è su questo terreno, sul terreno di una rinnovata identità in un mondo sempre più mescolato e interconnesso, che si disegnerà il nuovo profilo delle nostre articolate comunità all’estero.
Solo così riusciremo a fotografare nuove esigenze e interessi emergenti;
a cogliere i bisogni imprescindibili da tradurre in certezze e diritti per chi lavora e produce;
solo così, infine, riusciremo a proporre le riforme adeguate a dare risposte.
E penso qui alle imprescindibili trasformazioni degli attuali strumenti istituzionali e politici.
In tutto questo, naturalmente, in questo scenario così complesso, io penso che il ruolo dei sindacati sia quanto mai attuale e imprescindibile.
I sindacati, infatti, devono non solo stare dalla parte di chi lavora e di chi ha bisogno di assistenza.
Ma devono essere anche un supporto per lo Stato, uno strumento di integrazione e potenziamento della sua azione.
Soprattutto, se si vuole uno Stato sempre più “leggero”, organizzatore di servizi da affidare sempre più ai privati.
Io credo che oggi non si può affidare ai privati, in Italia, la gestione dell’acqua, e non pensare di consentire a chi già svolge attività di assistenza ai cittadini all’estero di allargare il campo delle competenze e degli stessi servizi.
Penso a quanto, soprattutto nel quadro della deleteria riduzione dei consolati predisposta da questo Governo, potrebbero fare i patronati all’estero in termini di servizi ai cittadini.
Penso a come buona parte del lavoro che oggi blocca l'attività dei consolati determinando attese di anni da parte dei cittadini, potrebbe essere affidata ai patronati, per lasciare ai consolati solo la parte finale e puramente istituzionale dei diversi iter burocratici.
Certo con questo non dico nulla di nuovo né di rivoluzionario.
Anzi dico una cosa semplice e per qualcuno forse scontata.
Ma a volte proprio le domande più complicate necessitano di risposte semplici.
E per questo, quindi, occorre tornare a chiedere con forza la firma della convenzione tra MAE e patronati, fermata per remore politiche che hanno come solo effetto quello di creare un danno al servizio a favore dei nostri concittadini all’estero.
Quando, al contrario, sarebbero atti di buon senso e come tali da perseguire.
Si renderebbe un buon servizio all'Italia e agli italiani nel mondo.
Grazie.
E buon lavoro a tutti.
martedì 2 febbraio 2010
Dinosauri
Chiariamo subito una cosa: sono di parte!mercoledì 20 gennaio 2010
Venghino, signori, venghino...
Grazie a una interrogazione degli onorevoli del PD Fedi e Bucchino, ho appreso che il nostro Governo, in tempi di grave crisi economica, di drastici tagli ai capitoli che riguardano gli italiani all'estero e contemporaneamente alla riduzioni della nostra rete consolare, ha trovato le risorse per aumentare di 856.000 euro la dotazione prevista per le indennità di sede.l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri intende razionalizzare drasticamente la presenza delle nostre Rappresentanze diplomatiche e Consolari nel mondo, alla quale dovrebbe relativamente conseguire una minor presenza di personale di ruolo nelle sedi a rischio chiusura;
si chiede di sapere
quali sono i motivi di questo aumento di risorse sul capitolo 1503;
se quest’aumento è riconducibile ad un aumento della presenza di personale in missione all’estero ed in caso di risposta affermativa se non fosse possibile ovviare a questo aumento di costi con una maggiore presenza di personale locale che garantisca in ugual modo la funzionalità delle sedi estere;
quali sono i motivi che portano l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri a ridurre da un lato il numero di Rappresentanze Diplomatiche e Consolari all’estero per produrre risparmi e dall’altro a finanziare, annullando gli effetti benefici della suddetta rimodulazione, aumenti dell’Indennità di Sede per il personale di ruolo in servizio all’estero.
martedì 19 gennaio 2010
Piero litalianò
Oggi ricade l'anniversario della morte di un grande italianò, quello che a PArigi chiamavano con ammirazione Piero litaliano (tutto attaccato e con l'accento sulla o finale).
Peccato che in patria lo ricordino solo in pochi...
IL MERLO
Merlo, mi canti qualcosa? tristezza fra noi.
Sono disteso sul letto e qualcosa non va.
Tu, merlo, cantami una canzone
da portare all'editore
perché sono senza una lira.
Merlo, ripetila ancora, è bella, lo sai?
ripeti lento che vado al piano a suonare.
Sono contento di non aver dato
alcun seguito a quel peccato
di volerti un giorno mangiare.
Io sono felice per questa collaborazione,
corro a fissare la sala per una incisione.
Beviamo insieme un po' di champagne,
il mio cuore mi dice che va,
i problemi finiscono qua.
lunedì 11 gennaio 2010
Le Anime salve di Rosarno
Le prime pagine dei giornali di oggi sono dedicate alla vicenda degli immigrati di Rosarno, nella mia Calabria, la terra che ho dovuto lasciare a 18 anni. I miei primi diciotto anni, poiché i secondi 18 li ho vissuti a Roma.Ho lasciato quella terra per studiare, fare un master e lavorare: da quelle parti trovare lavoro era "un'impresa no profit"... In tutti i sensi: anche volendo lavorare davvero, duramente, in quei campi nei quali si raccolgono dall'alba i pomodori; in quegli agrumeti dove maturano squisite arance, mandarini e limoni; in quelle distese nelle quali abbonda il grano: "...te via avire tantu 're lu granu/ quantu ne coglia Cutru e la Marina..." recita un passo della strenna natalizia del mio paese.
E pure trovandolo, questo tipo di lavoro, ci si spezza la schiena e si porta a case una miseria con la quale difficilmente si campa una famiglia. Questi lavori oggi li fanno, in nero o no, gli immigrati. Quegli stessi immigrati che puliscono le case della mia regione, che assistono anziani e/o malati. Anche dei mie nonni paterni si prende cura una carissima persona immigrata, che per la nostra stampa e per il nostro ministero degli Interni fa alzare la media dei reati. Ma mio nonno non riesce a capire dov'è che delinque... Eppure, questa mia terra (non solo la Calabria, ma l'intera Italia), oggi ha più calabresi in giro per il mondo che in punta allo Stivale. Non tutti distintisi positivamente (vogliamo parlare dei fatti di Duisburg?). Ma su questo, ha scritto molto bene Gian Antonio Stella anche sul Corriere di oggi.
Ricordando che gli immigrati di Rosarno di questi giorni sono stati gli emigrati italiani di ieri nel Nord America e in Europa. Trasformando, poi, il particolare in universale e avvicinando le condizioni disumane degli immigrati di Rosarno (e degli emigrati nostri di ieri) a quelle dei prigionieri dei lager descritte da Primo Levi, anche Adriano Sofri, con la sua splendida poesia, ci costringe a una riflessione umana e politica più profonda e staccata dalla cronaca delle news. Insomma, leggendo queste e altre riflessioni, mi viene da pensare che il nostro antico e glorioso Paese, culla di diritto e civiltà, di cristianesimo e cultura, di emigrazione e integrazione (ahimè anche di criminalità organizzata, di cui la 'ndrangheta oggi detiene il primato mondiale - leggi Francesco Forgione, 'Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo, Baldini Castoldi Dalai, 2008), oggi rischia di perdere sia la sua umanità più profonda (la sua pietas), che il suo storico spirito democratico, il suo alto magistero culturale.
Oggi, quindi, che ricade anche l'anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, insieme alla poesia di Sofri riascolterò Anime salve, il brano in cui De Andrè intende "salve" non solo nel senso cristiano del termine (coloro che dopo aver sofferto in vita si salvano dopo la morte andando in Paradiso), ma anche in senso etimologico, di "solitarie".
Perché gli immigrati di Rosarno, come i nostri vecchi emigrati discriminati, sono dei "soli". Non romiti, bensì disperati costretti alla solitudine, in ascolto del proprio spirito e della propria condizione, costretti a riflettere sul passato, sui "passaggi di tempo".
Anime che ricercano dentro se stesse, con lo sguardo nel passato e la mente rivolta al futuro: così, almeno, dovremmo ragionare tutti su questa vicenda; così il nostro Paese, così il nostro Governo: "...mi sono guardato piangere in uno specchio di neve,/ mi sono visto che ridevo.../ Ti saluto dai paesi di domani,/ che sono visioni di anime contadine...".
Ma ecco il testo e la musica di De Andrè:
Anime salve
Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni
per mille anni mille anni al mondo
mille ancora che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo
che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo
che solitudine
che bella compagnia
Per ascoltare il brano cantato da De Andrè clicca qui o sull'immagine del post precedente.
Le Anime salve di Rosarno
Anime salve
Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia
giovedì 10 dicembre 2009
Un silenzio degli innocenti
Da due anni a questa parte, mi capita molto spesso di uscire dalla metro al Circo Massimo e trovare il traffico intasato e le linee degli autobus deviate per una qualche manifestazione di protesta nei confronti del Governo. Anche oggi ce n’è una delle guardie giurate rimaste senza occupazione.Questo proliferare di manifestazioni di tutto il mondo del lavoro italiano è il sintomo più evidente delle condizioni di disagio e crisi che vive il Paese, anche se dai sondaggi del premier e dai media spesso non traspare, perché si dà spazio più che altro ai pochi grandi eventi mediatici tipo il “No B day”. In questi casi, invece, si tratta di manifestazioni quasi quotidiane e quantitativamente minori, ma che nel complesso rappresentano numeri enormi di cittadini, seppur distribuite temporalmente.
A questi eventi, che è possibile seguire solo di persona se si vive o lavora al centro di Roma, si aggiungono da un paio di anni a questa parte anche quelli che si svolgono all’estero e di cui, naturalmente, non si legge niente sui giornali italiani né si dà notizia in TV: un esempio su tutti le manifestazioni tenutesi a Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida dagli studenti Erasmus contro la 133 del 14 novembre scorso.
Anche oggi, a distanza di un anno esatto e dopo l’assordante silenzio del Governo Berlusconi proprio mentre le condizioni generali sono peggiorate, la società civile, i sindacati e i partiti si mobilitano ancora per richiedere pochi atti concreti:
l’assegno sociale senza l’obbligo dei 10 anni di residenza continuativa per gli italiani che tornano in patria;
l’assegno di solidarietà per gli indigenti;
l’esenzione dell’ICI sulla prima casa in Italia;
la soluzione degli indebiti pensionistici.
Tutte richieste estremamente concrete dicevo, perché per gli strati sociali più deboli, in tempi di crisi economica, occorrono di misure forti e immediate più che per gli strati sociali medio-alti.
Ma oggi si tiene a Lugano anche un’altra particolare manifestazione di cittadini italiani all’estero: quella dei frontalieri.Questa, a mio avviso, prima che come naturale reazione a un provvedimento sbagliato, va letta anche come atto di orgoglio morale e civile.
Ai frontalieri, infatti, questo Governo impone, con lo scudo fiscale per gli evasori miliardari, il monitoraggio fiscale e l’obbligo di presentare all’Agenzia delle entrate il modello Unico entro il 29 dicembre 2009. Questo significa che si mettono sullo stesso piano i vari Calisto Tanzi che esportano illegalmente miliardi di euro non denunciati allo Stato italiano (così come fa la mafia con i soldi riciclati) con gli onesti lavoratori dipendenti e i propri piccoli risparmi.
Un atteggiamento, dunque, che delegittima, svuota e toglie dignità ai cittadini italiani che vivono o lavorano all’estero.
Il danno e la beffa, quindi, per circa 55.000 cittadini che non solo sono costretti a lavorare fuori dal Paese con i disagi che tutto ciò comporta, ma che costituiscono una patrimonio economico per l’Italia, calcolabile in ben 1.600 milioni di euro tra stipendi e salari che ritornano in Patria tra consumi e ristorni fiscali delle imposte pagate in Svizzera.
Ritengo quindi positiva anche come atto di orgoglio questa manifestazione di Lugano e spero non solo che siano finalmente raccolte dal Governo le istanze che da essa provengono, ma che l’atteggiamento dannosamente discriminatorio della maggioranza verso i cittadini italiani all’estero cessi di esistere.
Nessuno poi, naturalmente, leggerà di tutto ciò sui giornali italiani o in televisione, come nessuno, uscendo dalla metro del Circo Massimo, noterà niente. A regnare su questo disagio ci sarà qunidi un artato silenzio.
venerdì 27 novembre 2009
In ricordo di Dédé
Anche se con qualche giorno di ritardo, mi piace ricordare quello che sarebbe stato il quarantasettesimo compleanno di André "Dédé" Fortin, il malinconico leader di Les Colocs, la band canadese da lui fondata nel 1990.
Un artista originale e a tratti geniale che ha introdotto nella musica canadese i temi esistenzialisti, sociali e politici: dalla piaga della droga e l’AIDS alla povertà, dall’emarginazione all’indipendenza del Quebec, di cui fu gran sostenitore al referendum del 1995. Probabilmente fu proprio la sconfitta del “Si” al referendum, insieme al dolore per la morte di AIDS del compagno di band Patrizio Esposito Di Napoli, a farlo scivolare in uno stato tale di disperazione da spingerlo a suicidarsi con una pugnalata al cuore, nella tremenda solitudine del suo appartamento di Montreal.
Dédé fu certamente un’apparizione breve e fugace nel panorama musicale canadese e mondiale (1993-2000), ma ha lasciato una traccia profonda, poiché ha introdotto un modo nuovo di fare musica in Canada. Oggi, infatti, chiunque in Canada scriva canzoni con temi sociali e politici, lo fa partendo proprio dall’opera di Dédé e di Les Colocs.
Nele sue canzoni la musica, scanzonata e dal ritmo allegro, è in forte contrasto con testi dal contenuto serio e spesso tragico.
lunedì 23 novembre 2009
Pacifica-mente: Consolato occupato senza K
Oggi a Liegi i nostri concittadini manifestano contro la chiusura del Consolato, consegnando al Console una petizione con 5.000 firme contro questo provvedimento e occupando simbolicamente e pacificamente la nostra sede diplomatica in terra belga. Ritengo che sia un'iniziativa condivisibile e per questo ho detto la mia con questa nota per la stampa.Lo sostiene in una nota per la stampa Eugenio Marino, del Partito Democratico, invitando i militanti del PD all’estero a mobilitarsi come si sta facendo in queste ore in Belgio. “Sono già moltissimi i nostri iscritti e dirigenti all’estero – continua l’esponente del PD – che hanno aderito a questo tipo di iniziative spontanee e che parteciperanno alle manifestazioni di consegna ai consoli di petizioni e firme contro le chiusure di importanti sedi consolari e a temporanee occupazioni pacifiche e simboliche di alcuni consolati”.
“In questo senso – conclude Marino – sarebbe auspicabile un impegno comune e trasversale, sia nella comunità che tra i partiti, finalizzato a fermare questo piano di riordino e a studiarne uno alternativo, capace di tenere insieme le giuste necessità del Paese verso le nuove e strategiche aree di insediamento economico e le esigenze delle comunità italiane all’estero, anch’esse vitali per la cultura e l’economia dell’Italia, più di quanto fino a oggi non si è immaginato”.
venerdì 13 novembre 2009
C'è qualcosa di strano nell'aria che inverno non è...
Dev’esserci qualcosa nell’aria di questo tiepido scorcio autunnale che influenza comportamenti e dichiarazioni dei politici – soprattutto del PDL – insomma li altera, li deforma.Sarà per questo che l’onorevole Giovanardi e il Ministro La Russa, in un eccesso di sospetto, hanno chiesto il test antidroga per i parlamentari?
Da alcuni giorni a questa parte, a Destra impazza il dibattito sull’opportunità o meno di costruire il PDL nel mondo. E questo nonostante il partito di maggioranza relativa esprima diversi parlamentari eletti all’estero. Il livello della discussione si è spinto così in là che Tremaglia (che per anni ha chiesto il voto politico tra gli italiani all’estero), ha minacciato addirittura di uscire dal PDL qualora il partito si istituzionalizzi nelle sue articolazioni estere con relativo tesseramento, sedi ecc.
Per Tremaglia, infatti, gli italiani all’estero, o meglio la Destra all’estero, è rappresentata esclusivamente dal CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), da lui fondato e presieduto: bizzarro, davvero bizzarro.
Mi sono chiesto come mai Tremaglia l’abbia messa giù così dura, fino a minacciare un passo irrevocabile quanto inusitato per un uomo ‘di partito’ quale egli è.
Confesso di non essermi accontentato della spiegazione che lui stesso ha dato liquidando l’iniziativa dei vertici del PDL come una scelta “assurda e contraria agli interessi dell’emigrazione, tanto è vero che il PDL ha assunto sinora posizioni contro i principi di civiltà, socialità, onore e contro gli interessi degli emigranti stessi ogniqualvolta è stato posto in Parlamento il problema persino della loro sopravvivenza”.
La durezza inappellabile di questo giudizio, inoltre, credo autorizzi a rivolgere alcune domande.Innanzitutto come mai, se, come afferma l’ex ministro, le politiche dell’attuale Governo nei confronti degli italiani all’estero sono non solo inadeguate, ma persino lesive della dignità dei nostri connazionali all’estero, l’on. Tremaglia fino a oggi non si è dimesso dal PDL, neppure quando l’attuale Governo ha falcidiato le risorse per gli italiani all’estero e ha presentato il piano di chiusura dei consolati?
Come mai, oggi, non cambia i termini del suo ultimatum al PDL?
Coerenza e concretezza vorrebbero che l’attuale Segretario generale del CTIM chiedesse con fermezza al proprio partito l’annullamento di fatto dei tagli inferti alle politiche per gli italiani all’estero e le chiusure dei consolati e il ripristino – se non l’integrazione – dei finanziamenti ai capitoli di spesa del MAE che riguardano gli italiani nel mondo. Subordinando la decisione di uscire dal PDL ad un eventuale diniego.
Ecco, questo sì spazzerebbe in un sol colpo dubbi e sospetti.
Se poi consideriamo che, a completamento del quadro, a Tremaglia che minaccia vanno aggiunti: Di Biagio e gli altri parlamentari del PDL che parlano di equivoco, Canepa che invita a fare eco alle parole di Tremaglia, Bellaccini che vuole abolire i parlamentari eletti all’estero, Filosa perplesso su come si possa chiedere all’estero l’iscrizione al PDL dopo i tagli, beh ecco, se consideriamo tutto questo, allora l’iniziativa dei parlamentari Giovanardi e La Russa assume tutta un’altra pregnanza. E forse (dopo... dico dopo...) ci darà anche la spiegazione di certi comportamenti.
martedì 10 novembre 2009
Popolare! Bersani e il linguaggio di Sinistra
Una delle cose che ho più apprezzato dell'idea di partito proposta da Bersani è quella di volere un partito popolare. Quindi di aver ripreso come inno "La canzone popolare" di Fossati e di cercare un linguaggio che sappia parlare al popolo, anche "quello di rete 4", come ha detto nel suo discorso di sabato all'Assemblea nazionale.lunedì 9 novembre 2009
La caduta del muro nella Domenica delle salme...
Nell’anniversario della caduta del muro di Berlino, non posso non pensare a De Andrè e alla sua La domenica delle salme: un canto amaro e provocatorio come solo lui sapeva essere sulla morte di un'utopia. Milioni di persone, trascinate da un sogno diventato incubo.A diciannove anni dall'uscita di quella canzone, nel cuore di una drammatica crisi economica scatenata dagli eccesi del turbocapitalismo finanziario, la storia sembra presentarci il conto di quella "pace terrificante" che De Andrè sentiva arrivare.
Questi venti anni non ci parlano solo della liberazione di popoli da oppressioni e tirannie, ma anche di nuove miserie, disuguaglianze inimmaginabili. E di una politica rimasta troppo a lungo schiacciata sotto le macerie di quel muro. Una Sinistra che troppo di rado ha tentato di riprendere il filo di una nuova narrazione, capace ancora di indicare una alternativa possibile. Un'eredità che interpella con forza anche noi italiani con il Partito Democratico che stiamo costruendo.
E' tanto più significativo che il ventennale della caduta del muro si celebri proprio nei giorni in cui il Congresso di Washington dà l'ok alla prima riforma per l'assistenza sanitaria universale negli USA voluta dal Presidente Obama.
Tentò la fuga in tramverso le sei del mattino
lunedì 2 novembre 2009
Canzone per Alda Merini
Amavo molto Alda Merini, due delle sue poesie sono state molto importanti in una fase critica della mia vita: con lei ho potuto dire le cose che sentivo e che non ero in grado di comunicare. Non è questo che fa un vero poeta? Mettere a disposizione dell'umanità sentimenti e parole...
Ma ecco come la canta Vecchioni.
Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.
Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male.
Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato
Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.
Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com'è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.
Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo
Cosa mi è costato vivere?
Cosa l'ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento...
La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!
Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!
Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata
Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora
martedì 27 ottobre 2009
Se c'è qualcosa da capire ancora...
Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà.
Sono io oppure sei tu
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo frale braccia
ci si è trovato anche la morte
sono io oppure sei tu
ma sono io oppure sei tu.
Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
ce lo dirà se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà.
Sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi
occhi non lo scambiassero per pianto
e invece io, lo vedi da te
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco le mani sono io, lo vedi da te
mi riconosci, lo vedi da te.
Alzati che si sta alzando la canzone popolare.
Sono io sono proprio io
che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci
né il mio vestito più vecchio
e prendiamola fra le braccia
questa vita danzante
questi pezzi di amore caro
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche
tu che sono io e che sei anche tu.
Alzati che si sta alzando
la canzone popolare.
Alzati che sta passando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da capire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da cantare ancora si canterà.
Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà.
Ivano Fossati
lunedì 26 ottobre 2009
lunedì 19 ottobre 2009
Bersani Segretario! Vota e fai votare per lui il 25 ottobre
Mancano sei giorni alle primarie. Francamente non vedo l'ora: questo sistema in due tempi di selezione del Segretario del partito è lungo e logorante per tutti, oltre che incomprensibile per molti e pericoloso per le sorti del partito stesso.- mantenere gli italiani all'estero nella sfera delle politiche estere e relazioni internazionali;
- riconoscergli un ruolo di interlocutori con alcune istituzioni nazionali e locali;
- riformare e rilanciare il ruolo dell'associazionismo all'estero con cui il partito deve dialogare e collaborare;
- garantire l'assistenza alle fasce più deboli e di anziani in condizioni di indigenza;
- promuovere una politica seria e di investimenti per i corsi di lingua e cultura italiana;
- contribuire seriamente al processo di internazionalizzazione delle imprese italiane e dell'Italia.
martedì 22 settembre 2009
Bersani per correggere e guadare avanti in una visione moderna, innovativa e riformatrice
In questi giorni si stanno svolgendo in Italia e nel mondo i congresso di circolo del Partito Democratico. Si tratta dei primi passi di un processo davvero fondativo del PD. Tutti, in questi giorni, sentiamo il peso della responsabilità di star costruendo uno strumento utile all’Italia, agli italiani all’estero e agli interessi e valori in cui crediamo e che vogliamo rappresentare.In ogni circolo gli iscritti stanno discutendo con passione e chiarezza su quanto è stato fatto fin qui, sui meriti e gli errori del nostro partito, sul che cosa ci sia da correggere rispetto a quanto abbiamo fatto negli ultimi due anni per guardare avanti e dare nuova forza al nostro grande progetto.Per questo la discussione va incentrata nel merito delle cose. Per questo è del merito delle cose che stiamo parlando e vogliamo continuare a parlare.
Il 63% dei consensi a Bersani nella sola città di Milano è non solo incoraggiante, ma indicativo di quanto un Partito Democratico da lui guidato possa farci recuperare i ritardi accumulati in alcune aree particolarmente avanzate del Paese e nelle quali oggi viviamo una condizione di estrema debolezza politica ed elettorale.
Come ha scritto la Senatrice Finocchiaro, Presidente dei Senatori PD, “la mozione Bersani è quella che più convince, sia sotto il profilo dell’analisi degli errori del PD e delle proposte che avanza, sia della descrizione che fa dell'Italia”.
lunedì 14 settembre 2009
Molte buone ragioni per sostenere Bersani
Io sostengo Pierluigi Bersani. I motivi sono molti, ma qui di seguito ce ne sono spiegati alcuni, molto validi, nella sua lettera agli iscritti e nel documento sugli italiani all'estero.Pier Luigi Bersani"
Occorre cambiare l’inadeguata e anacronistica percezione della presenza italiana nel mondo tra le istituzioni e nella politica nazionale. Bisogna farlo sul versante delle politiche di intervento verso le realtà di origine italiana nel mondo, che da tempo hanno subito una loro autonoma evoluzione sul piano dell’avanzata integrazione nei Paesi di residenza e con l’accresciuto numero di generazioni d’origine, che non hanno un legame diretto con l’Italia, ma con la quale vogliono comunque mantenere moderne forme di collegamento. Così come va affrontato concretamente e seriamente il fenomeno delle nuove mobilità.
Vanno garantiti e rafforzati gli organismi istituzionali di rappresentanza delle comunità all’estero, ai quali va confermato il ruolo di interlocutori con le istituzioni locali.
Le politiche dei soli tagli verso gli italiani all’estero adottate da questo Governo, prive di un progetto di riforma e valorizzazione delle nostre comunità, vanno nella direzione opposta a quella da noi auspicata. Esse colpiscono soprattutto le generazioni più giovani nate in loco e che cercano un legame con l’Italia, gli strati sociali più deboli e gli anziani che più hanno dato all’Italia in termini di sacrifici, rimesse economiche, tragedie sul lavoro e dignità internazionale e che oggi, per questi motivi, meriterebbero un welfare certo rinnovato e sostenibile economicamente, ma sicuramente rafforzato sul piano della protezione sociale.
In un periodo di grave crisi economica globale, poi, nel quale vengono meno migliaia di posti di lavoro e le imprese stentano a trovare spazi e aprirsi a nuovi mercati, il ruolo attivo degli italiani all’estero va rivisto anche sul piano economico, nel quale possono fare da battistrada all’Italia. Le nostre imprese, infatti, oggi fanno ancora fatica, per dimensione e capitali, ad affacciarsi ai mercati internazionali. Perché manca un terziario d’appoggio: istituti di credito, società di servizi che li prendano per mano e li accompagnino nei nuovi luoghi, nei quali c’è da capire come si avvia un’attività produttiva, quali sono i regimi fiscali, come si chiedono le autorizzazioni, come si trovano partner che abbiano una rete commerciale per possibili sinergie.
Per tutto questo il Partito Democratico dovrà promuovere un serio e approfondito confronto, capace di coinvolgere forze che vanno anche oltre il Partito stesso. Dovrà prevedere luoghi e occasioni di studio, dialogo e confronto di idee. Sedi permanenti, interne, ma aperte, caratterizzate da pluralismo culturale e civile.

