giovedì 14 giugno 2007

Sarà inutile ogni buon motivo

In giro per l'Italia o per il mondo, nelle sezioni e tra la gente, mi sento spesso fare numerose domande su quale dovrà essere l'anima del Partito Democratico. Molti, tra i DS e nella Margherita, temono rispettivamente di vedere "annaquate" le proprie posizioni. Non è mai facile far capire come vogliamo fare la sintesi tra due culture altrettanto nobili e autorevoli. Non è mai facile, soprattutto con i compagni dei DS, affrontare il dibattito sulle questioni etiche, della laicità e della durata della vita. Ancor più difficile lo è in paesi come l'Olanda, la Svezia, la Danimarca, il Belgio.
Questi compagni ci danno fiducia e accettano giustamente i processi e le mediazioni che siamo chiamati a operare per far nascere questo grande partito plurale, anche a costo di sacrificare posizioni culturali personali e particolari visioni del vivere civile.

Ma mi/ci avvertono di non tirare troppo la corda, poiché sono arrivati all'ultimo tenue filino, che può spezzarsi da un momento all'altro e, se si spezza, nessuno potrà obbligarli a votare per il PD, nonostante le giustificazioni reali che posso/potremo dare.
A esemplificare questo stato d'animo e di cose è arrivato oggi il corsivo di Michele Serra su Repubblica. E' indicativo del comportamento di questi compagni.
Ecco cosa scrive Serra, che non è un estremista, bensì uno che ha scritto di tutto pur di convincere la Sinistra estrema a compiere atti di responsabilità. Lo stesso che ci ha spiegato, tempo fa, che per avere in Italia un capitalismo serio doveva andare al Governo il centrosinistra, da Cossutta ad Agnelli, passando per Dini e Mastella.

Mentre i DICO veleggiano sicuri verso l'Isola che non c'è, anche il povero testamento biologico rischia di uscire dal novero delle opzioni possibili. Informano i giornali, con laconica sintesi, che siccome i teodem della Margherita hanno da eccepire, la relatrice diessina, senatrice Bassoli, non è in grado di presentare un disegno di legge di maggiornaza.
Orbene. Per quello che conta il mio voto (poco, ma per me tanto), credo sia giunto il momento di far sapere che se il Partito Democratico nasce con i lacciuoli clericali attualmente in campo, non lo voterò. Perché si capisce lo sforzo unitario, si capisce l'indefesso lavoro di compromesso, si capisce che siamo un paese di forti radici cattoliche, si capisce che da nessun partito di massa si può pretendere una perfetta coesione culturale: ma insomma, c'è un limite a tutto. Gli italiani laici e di Sinistra, siano diecimila o dieci milioni poco importa, hanno il diritto di sentirsi rappresentati in Parlamento da una forza politica libera dal condizionamento della Chiesa. E conosco perfino un pasio di preti, e parecchi buoni cristiani che la pensano come me: non vogliono vivere sotto la tutela morale della pur virtuosa senatrice Binetti. Si pretende dai politici che parlino chiaro, ma anche gli elettori hanno il dovere di farlo: io non voterò mai per un partito nel quale i teodem abbiano questo evidente potere di ricatto. Fateci sapere. Grazie.

lunedì 11 giugno 2007

Un linguaggio dannoso per gli italiani all'estero

Riporto di seguito l'articolo che è uscito venerdì sull'ultimo numero del notiziario bisettimanale DS/Cittadini del mondo. E' una riflessione sull'inopportuno e volgare linguaggio usato dalla destra. Buona lettura.
Per scaricare il nostiziario, con foto oscene di esponenti del centrodestra, clicca qui

Da un po’ di tempo a questa parte, leggo con difficoltà, che diventa in taluni casi imbarazzo, certa parte della stampa rivolta agli italiani all’estero. Mi pare di riscontrare un linguaggio che poco si addice a una sana e corretta dialettica tra le parti politiche. Non mi riferisco naturalmente alle critiche – legittime – o alle differenti opinioni espresse da avversari politici, ma ai toni, ai modi e al linguaggio cui tali esternazioni sono affidate.
Affiorano atteggiamenti lessicali, moduli espressivi, codici che pensavo ampiamente superati e assolutamente anacronistici, oltre che di pessimo gusto nella società della comunicazione. Un linguaggio, insomma, che spesso scade nel volgare, che denota una mancanza totale di galateo istituzionale. Un linguaggio non solo irrispettoso nei confronti dei nostri connazionali all’estero, a cui certa stampa si rivolge, ma ugualmente dannoso al di qua delle Alpi.

Uno stile e un registro che ingrassa il già ben nutrito repertorio di pregiudizi e luoghi comuni che imbevono l’immaginario della nostra classe politica – e non solo – quando si parla di Italiani nel mondo.
Quando leggo su L’Italiano, tanto per fare qualche esempio, titoli del tipo: “Prodi: un morto che cammina”, “Gli italiani all’estero fregati un’altra volta”, “Il viceministro se ne sbatte del CGIE”, “Carozza si sveglia e piscia fuori dal vaso” (e per questioni di spazio non riporto pezzi di articoli), penso che il livello di civiltà sia molto scaduto.
E lo ripeto: non entro nel merito delle critiche e delle posizioni, che possono essere le più feroci e distanti dalle mie e tuttavia legittime, purché contenute nell’alveo del reciproco rispetto, della civiltà, appunto.

Sono certo che faremmo tutti cosa utile alla politica, alla comunicazione, ai nostri connazionali all’estero, se esercitassimo maggior decoro e compostezza.
Abbiamo lottato tutti, a lungo e spesso insieme, per vedere riconosciuti alcuni diritti per i nostri connazionali all’estero. Abbiamo lottato a lungo, e continuiamo a farlo, per acquistare e consolidare credibilità e superare stupidi stereotipi verso il mondo degli italiani all’estero.
Un modo intelligente per dimostrare che ne è valsa e ne varrà ancora la pena sarebbe quello di bandire trivialità da camerata che gettano un velo di mestizia sul cammino faticoso (e per questo ancor più meritorio) compiuto fin qui. Sarà un bene per tutti.

Diversamente l’avranno vinta proprio coloro che dai luoghi comuni traggono ispirazione politica, quelli che ancora nel maggio scorso dichiaravano: “Gli italiani all’estero non pagano le tasse, è piuttosto discutibile che possano votare!” (Berlusconi, Ansa del 22 maggio 2006).

venerdì 1 giugno 2007

Sciacallaggio o informazione

Ieri sera è finalmente andata in onda la puntata di Anno zero di Santoro sui preti pedofili dopo i tentativi di censura preventiva e gli attacchi al conduttore e a Cappon (è stata seguito da 4.781.000 spettatori con il 21,01% di share).
Nella stessa giornata di ieri i giornali, riportando un comunicato delle 23 associazioni cattoliche del Copercom, rilanciato dalla SIR (l’agenzia dei vescovi) tuonavano che quella di Santoro era “un’operazione di sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa”.
Anche il Movimento del Don Orione ribadiva: “è un attacco a 360 gradi contro la Chiesa: la pedofilia è un pretesto”.

E naturalmente tutto il centrodestra raccoglieva strumentalmente la cosa per denunciare “squallidi attacchi alla Chiesa”.
Ma anche dopo la trasmissione, la Cdl ha continuato con dichiarazioni del tipo "Un processo unilaterale contro la Chiesa, presentata come una minaccia per i bambini" (S. Bondi), "un nuovo esempio di tv spazzatura" (L. Cesa).
E nel Cda Rai, naturalmente, il Consigliere Staderini, in quota UDC, dopo la trasmissione continuava ad affermare che “coloro che portano la responsabilità di quanto è accaduto, cioè il direttore generale Claudio Cappon, il presidente Claudio Petruccioli e Santoro dovranno riflettere su quanto è accaduto. Un attacco giustificabile solo dall’estremismo di sinistra e dalla voglia di dare una ‘risposta’ al successo del family day. Chiederemo a Cappon quali misure intende adottare su Santoro per poi decidere sul da farsi in Consiglio di Amministrazione”.
Ma perché, cosa è accaduto ieri sera? Io non ho visto nessuno sciacallaggio, anzi. Quella di Anno zero mi è parsa una puntata pacata e nella quale si è discusso civilmente di argomenti estremamente seri.

Proprio Santoro ha introdotto la puntata con queste parole: “qui parliamo di casi singoli di pedofilia, ripeto che parliamo di casi singoli, anzi lo dico una terza volta che parliamo di casi singoli. […] Non vogliamo fare generalizzazioni su casi singoli nel mondo ecclesiastico”.
Lo stesso Monsignor Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, ha solennemente affermato: “ho un profondo senso di tristezza per le vittime. […] Chiunque sa denunci ciò che sa. Tra le vittime c’è anche la Chiesa. Questi pedofili hanno gettato discredito sulla grande maggioranza dei preti onesti”.

Appunto. Mi pare cosa saggia. E non era questo l’intento dell’intero documentario e della stessa puntata televisiva? Rompere qualsiasi muro di silenzio sul crimine della pedofilia e stimolare chiunque (e sottolineo chiunque) a parlare, a denunciare ed evitare invece omertà e insabbiamenti. E non sarebbe stato ancora meglio se la Chiesa avesse assunto da subito questa posizione, stimolando in questa direzione sia Santoro che le migliaia di parroci onesti che quotidianamente svolgono un ruolo pregevole nella società tutta? Non avrebbe fatto meglio il Copercom, invece di lanciare accuse di “sciacallaggio”, a parlare di “singoli criminali che hanno gettato discredito sulla grande maggioranza dei preti onesti” e a ringraziare e stimolare il filmato della BBC e Santoro che invece li hanno denunciati?
Dunque, per tornare a Bomba, quella di ieri sera è stata una trasmissione di sciacallaggio o di informazione?
A me pare, come avevo scritto nel commento di risposta a Stregazelda nel post del 22 maggio, che molta parte dell’operazione "discretito" su Anno zero sia di carattere politico e mirante a silurare il Dg Rai Claudio Cappon, come testimoniano le stesse parole di Staderini (di cui sopra), specialmente ora che il Tar ha sospeso la revoca di Petroni.

P.S. Sulla vicenda si è abbattuta come un macigno anche la nota eleganza e saggezza leghista di Roberto Calderoli: “Certi giornalisti si sciacquino la bocca prima di parlare del Papa. Stasera c'è stato un attacco alla Chiesa. La Rai mi fa vergognare”.

Non ho però capito a chi si riferiva. Forse ai giornalisti della Padania che definivano "inquietanti" le parole pronunciate in un suo Angelus da Giovanni Paolo II e scrivevano: “Un tempo non molto lontano erano gli impegni del (mal)governo temporale a distrarre dalla cura delle anime le tonache dello Stato pontificio. Poi ci ha pensato il Concilio Vaticano secondo a introdurre toni e ritmi più rilassati, il clergyman da viaggio e le vacanze sulla neve […]. Del resto, alla fine dell’udienza il Pontefice ha aggiunto un inquietante: 'Semo romani'. Cosa mai avrà voluto dire?” (La Padania, 27 febbraio 2004).

O forse l'ottimo Calderoli si riferiva al capo indiscusso della Lega, l’Umbertone padano che tuonava da Padova cose che nemmeno il “comunista” Santoro ha mai osato pensare?: “Bisognerebbe togliere l’8 per mille alla Chiesa, rimetterli a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani. Finalmente si salverà la religione […] è scandaloso e inaccettabile che ci siano cardinali che parlano in nome del dio denaro”.
E ancora “Io ho ribadito quel che dico da sempre e cioè che sono per la Chiesa povera, la Chiesa vicina ai popoli, e contro la Chiesa mondialista, dei Marcinkus, della P2 e della Parmalat”.

Inoltre, in riferimento al fatto che l’8 per mille alla Chiesa cattolica l’ha dato Tremonti, Bossi ha detto che: “Gli intelligenti sono sempre pochi nel mondo” (Sic!). Per Bossi, infatti, dare “troppi soldi alla Chiesa è un grosso problema. I risultati che abbiamo non mi sembrano quelli auspicati almeno dai cristiani tradizionalisti. Non mi riconosco nella Chiesa ricca, nella chiesa dei 'sciur'” (Umberto Bossi, Repubblicaonline, 29/02/2004).

Ma forse l'autore della "porcata" intendeva riferirsi ai giornalisti del quotidiano dei vescovi italiani, l’Avvenire, che scrivevano: “Non ha senso sprecare parole per correre dietro agli ignoranti contenti di essere tali”. Però l’Avvenire chiosava: “Dedicato alla Padania e ai patetici che non si arrendono mai. Ancora ieri il quotidiano lombardo proseguiva imperterrito con le sue bizzarre interpretazioni delle parole pronunciate da Giovanni Paolo II nell’amabilissimo incontro con i parroci romani”. Si tratta di una "sensazione sgradevole, quella che fornisce la Padania, grottesca al punto da costringere anche l’interlocutore ben intenzionato a sottrarsi al confronto” (Repubblicaonline, 29/02/2004).
Mi sa che qualcuno dovrebbe parlare con Calderoli e quelli della Lega: li vedo confusi e contraddittori.

martedì 29 maggio 2007

Tutto grazie a Gasparri

Alla fine il paradosso si è rivelato nella sua interezza. Durante il governo Berlusconi, mentre si parlava di far uscire i partiti dalla Rai, l'ottimo Gasparri si inventava una legge sul riordino del sistema radiotelevisivo che portava a nominare il Cda della Rai più politicizzato di tutti i tempi. Riporto di seguito, infatti, ruoli e partiti di appartenenza del Cda dell'era Berlusconi.

Presidente, Claudio Petruccioli (DS). Consiglieri de L'Unione: Carlo Rognoni (DS), Nino Rizzo Nervo (DL), Sandro Curzi (RC). Consiglieri della Cdl: Marco Staderini (UDC), Giuliano Urbani (FI), Gennaro Malgieri (AN), Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Angelo Maria Petroni (indicazione ex Min. Tesoro).

Un Cda, dunque, estremamente politicizzato e a maggiornaza di centrodestra, espressione della maggioranza di Governo in cui nasceva e della legge che lo ha prodotto.
Secondo questo schema tutto politico, dunque, con il cambiare della maggioranza parlamentare, il consigliere Petroni - nominato dall'allora ministro del Tesoro di Centrodestra e sua diretta espressione - avrebbe dovuto dimettersi. Se non altro per coerenza politica con il Ministro e la legge che lo aveva nominato. Il nostro, invece, ha pensato bene di rimanere nel Cda nonostante non godesse della fiducia del nuovo Ministro e della nuova maggioranza, provocando la paralisi decisionale in Rai.
Lo scorso 11 maggio, il Ministro del Tesoro ha revocato la nomina di Petroni facendo presente che si era "interrotto il rapporto di fiducia con il proprio rappresentante".
Il Ministro aveva ribadito anche in commissione di Vigilanza che "la revoca del consigliere spetta al Tesoro" perché, in assenza di una norma specifica (poiché l'ottimo Gasparri si è dimenticato di metterla nella legge), il ministro può revocare la fiducia a un proprio rappresentante, rifacendosi al principio generale del "contrarius actus": così come autonomamente Petroni è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica (poiché l'ottimo Gasparri si è dimenticato di metterla nella legge).
Ma la cosa a Petroni non è andata giù e ha fatto ricorso al Tar che, oggi, provvisoriamente e in via l'urgenza, ha sospeso l'allontanamento di Petroni reintegrandolo nel Cda e fissando per il 7 giugno l'udienza definitiva.

Nulla da dire sulla sentenza: le sentenze sono tali e non ho la cattiva abitudine di commentarle. Ma una riflessione sull'operato dell'ex legislatore Gasparri & Co. e quello di Petroni va pur fatta. Gasparri, infatti, aveva firmato (perché qualcuno gliel'ha pur scritta) una legge tutta politica sulla Rai. In linea con questa si voleva una Cda diretta espressione degli equilibri parlamentari e così è stato nella scorsa legislatura.

Petroni avrebbe dovuto dimettersi dopo le elezioni per coerenza politica anche con la legge stessa, lasciando al nuovo Ministro dell'Economia la possibilità di nominare un altro consigliere di sua fiducia (come prevede la legge) e assicurando al Cda una corrispondenza con il nuovo Parlamento.
In questo modo il Cda avrebbe potuto da subito lavorare per il bene della Rai senza finire nella paralisi più totale in cui si trova oggi, con una maggioranza che non corrisponde a quella parlamentare.
Oggi, invece, abbiamo una maggioranza parlamentare, una diversa maggiornaza in Cda espressione della vecchia maggioranza che l'ha prodotta e un consigliere sfiduciato che continua a contribuire alla paralisi della Rai, che agonizza cercando inutilmente di risollevarsi, come il cavallo di viale Mazzini.
Tutto questo grazie a Gasparri.

lunedì 28 maggio 2007

Fassino suggeritore di Badaloni? Ridicolo!

Dopo il mio editoriale su DS/Cittadini del mondo e le dichiarazioni di Fassino su Porta a porta, l'Italiano di oggi ha pubblicato, a firma di Gianluigi Ferretti, un editoriale di risposta che vi propongo per completezza dell'informzione.
Nel merito di quanto scrive Ferretti rivolgendosi al sottoscritto, invece, resto esterrefatto, poiché egli individua in Fassino il "suggeritore" del ridimensionamento di Porta a porta con metodi che lo stesso continua a definire comunisti e leninisti.
Francamente, al di la delle opinioni che ognuno di noi può avere della vicenda, pensare che Fassino suggerisca a Badaloni di ridimensionare Porta a porta su Rai International (e sottolineo su Rai International) mi sembra davvero ridicolo.
Ammesso che Fassino sia così sprovveduto da fare una cosa del genere, ma vi pare che la fa per l'estero e non per l'Italia?
Per leggere l'editoriale di Ferretti
clicca qui

venerdì 25 maggio 2007

La bagarre della destra su Rai International

In questi ultimi giorni si è scatenata una rumorosa polrmica su Rai International. A questo proposito vi propongo l'editoriale che ho scritto per il bisettimanale DS/Cittadini del mondo. Buona lettura.

La polemica degli ultimi giorni su Rai International, scatenata dalle dichiarazioni di Bruno Vespa, è solo l’ultimo e più eclatante atto di una campagna mediatica orchestrata ad arte dal centrodestra contro il nuovo direttore Badaloni, il Governo de L’Unione e il presidente Prodi.
Una campagna di discredito che si inserisce perfettamente nel più generale clima nazionale di attacco al centrosinistra che vorrebbe sbloccare la situazione di paralisi venutasi a creare alla Rai. Infatti, a causa della pessima legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, nella scorsa legislatura il centrodestra ha potuto nominare un Cda con una maggioranza per la Casa delle libertà.
Oggi, nonostante la maggioranza in Parlamento sia cambiata (e di conseguenza doveva cambiare anche quella del Cda), a causa di quella sciagurata legge la Rai continua ad essere amministrata da una maggioranza politica di centrodestra. E questa situazione, naturalmente, rende impossibile qualsiasi tipo di scelta e provoca la paralisi decisionale del Consiglio di Amministrazione.
Per questo motivo il Ministro Padoa Schioppa ha deciso di sostituire il consigliere Petroni e sbloccare quindi la Rai dall’inattività. Una scelta che ha creato lo sconcerto nelle stanze della Casa delle libertà e che ha subito messo in moto la collaudata macchina mediatica della strumentalizzazione, con l’obiettivo di far passare una scelta logica e finalizzata a rendere la Rai operativa ed efficace come una operazione di potere e di occupazione.
Quando poi al posto di Massimo Magliaro - contestato dalla redazione, dagli utenti, dal centrosinistra, dal centrodestra e addirittura da alcuni amici di partito - è arrivato Piero Badaloni, su Rai International si è scatenata, in piccolo, la stessa bufera mediatica.

Il nuovo Direttore si è trovato una situazione disastrosa ereditata dalla vecchia gestione, con un palinsesto completamente inadeguato e che in tutto il mondo era giudicato – volendo usare un termine dipomatico – come “insoddisfacente”. In questo contesto, la nuova direzione ha oggi cominciato a muoversi per garantire agli utenti una maggiore informazione e pluralità di voci: l’introduzione dei programmi di punta anche di Rai Due e Rai Tre nella seconda serata ne è prova.
Fino al primo maggio scorso, infatti, Porta a Porta andava in onda quattro volte a settimane in seconda serata negli USA (fuso di New York). Dal primo maggio in poi, per rispondere alle esigenze di pluralismo provenienti anche dalle nostre comunità, si è deciso di mandare in onda, in seconda serata, oltre a Porta a Porta, anche i vari programmi “incriminati” e “di sinistra” di cui tanto si parla in questi giorni. Ne consegue che ogni programma ottiene - in maniera del tutto paritaria – la seconda serata una sola volta a settimana. Inoltre, delle ulteriori otto puntate di Porta a Porta di maggio, ne sono andate in onda ben sette in fasce orarie diverse. Dov’è, dunque, il “ridimensionamento” di cui parla Vespa? Dov’è il “comunismo” e “l’informazione a senso unico” di cui parla Ferretti? Al contrario, siamo di fronte a una diversificazione dell’offerta informativa e delle voci, tutte autorevoli, dell’informazione italiana, oltre che a una equa ridistribuzione dei programmi di punta di tutte le reti Rai.

Mi tocca però rilevare, che questo primo e positivo cambiamento, non ha risolto i problemi di Rai International, che siamo solo all’inizio e che abbiamo accumulato un notevole ritardo, anche a causa della paralisi del Cda Rai di cui si è detto e che ha avuto, e ha tuttora, delle ripercussioni anche sulla firma della convenzione tra Presidenza del Consiglio e Rai. Una firma che dovrà arrivare in tempi brevi e prima dell’estate. Da lì si dovrà poi ripartire per dare finalmente quello slancio a Rai International che tutti abbiamo invocato e che questa maggioranza, il nuovo Cda Rai senza Petroni e la nuova direzione di Rai International dovranno garantire. A partire da una scelta dei programmi che rappresenti veramente il meglio della produzione Rai e una informazione di qualità “verso” le comunità all’estero, “sulle” comunità all’estero e “dalle” comunità all’estero per l’Italia.

In questa direzione il Direttore Badaloni dovrà impegnarsi a presentare – anche pubblicamente – un palinsesto definitivo completo e soddisfacente, in grado non solo di fare di Rai International
il canale che porta nel mondo il Sistema Italia e quello dell’internazionalizzazione dell’Italia stessa, ma anche il canale capace di parlare degli italiani all’estero e con gli italiani all’estero e le proprie rappresentanze, magari in raccordo con le regioni italiane e le comunità regionali nel mondo.

martedì 22 maggio 2007

In difesa della famiglia: da chiunque

Oggi il Cda Rai deciderà l'acquisto o meno del documentario dell'inglese BBC sui preti pedofili. Si tratta del documentario che Santoro vorrebbe mandare in onda nella sua trasmissione. Per contratto, Santoro può trattare direttamente con la BBC l'acquisto, mentre la messa in onda va decisa con il Direttore Generale Cappon. Ma a me preme sottolineare due questioni:

la prima riguarda il fatto che in Rai anche il Vaticano ha un peso enorme e che esercita forti pressioni perché il documentario non venga visto. Ma perché? Ognuno risponda secondo coscienza e definisca come gli pare la vicenda;

la seconda è più complessa e coinvolge i temi della giustizia, dell'etica, della morale (in questo caso anche quella cattolica), della stessa religione.

Il video, infatti, tratta lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica negli USA. Ciò che colpisce è che il Vaticano, quando veniva a conoscenza di casi di pedofilia, non si preoccupava di denunciare alle autorità i pedofili, né di scomunicarli. Si preoccupava di minacciare la scomunica alle vittime o ai testimoni che avessero parlato di questi episodi. Ciò significa che se un genitore o un bambino vittima di un prete pedofilo parlavano degli abusi il Vaticano scomunicava loro e non il prete criminale.
Ma non voglio dilungarmi in giudizi e commenti miei, vi invito solo, prima che la Rai decida cosa fare, a vedere il documentario cliccando su questo link. Alla fine del video dovete cliccare sulla scritta "Successivo" che si trova sotto al video in basso a destra (in tutto è diviso in quattro parti).
E' un documentario che dovrebbero vedere tutti, girato non dai comunisti del KGB degli anni dell'Impero del male, ma dalla democraticissima, liberale e inglese BBC di oggi. Anche vedere questo documentario mi pare un modo per difendere la famiglia. Da chiunque...
P.S. Naturalmente lungi da me ogni strumentalizzazione sul ruolo della Chiesa cattolica e di migliaia di preti che quotidianamente svolgono un ruolo insostituibile nell'assistenza spirituale e, più spesso, materiale di migliaia e migliaia di persone.

venerdì 18 maggio 2007

Finalmente portiamo a casa qualcosa

E finalmente, dopo anni di carestia, dopo figuracce europee, dopo sofferenze tipiche di chi tifa Roma, è arrivata una soddisfazione: la Coppa Italia.
Soprattutto è arrivata dopo due finali consecutive perse sempre con l'Inter.
La sorpresa questa volta è stata che, contrariamente a quanto temevo, la Roma non si è fatta rimontare i 4 gol di vantaggio.
Anche in questo la Roma è sempre imprevedibile.

lunedì 14 maggio 2007

Tutti a costruire, poi si decide se abitare

La riunione di segreteria di sabato scorso a Wolfsburg è anadata molto bene: discussione lunga, appassionata e concreta.
Si partiva dalle preoccupazioni di merito affrontate nei congressi. Una volta chiusa quella fase, però, oggi sono tutti convinti che si debba andare avanti in maniera unitaria sulla strada del Partito Democratico e che tutti devono mobilitarsi per portare in questo "partito nuovo" la migliore tradizione ed esperienza della Sinistra. Lo ha detto nella sua introduzione ai lavori Silvestro Gurrieri (Segretario DS Wolfsburg-Hannover) e lo ha argomentato nella sua relazione di apertura il segretario dei DS Germania Michele Santoriello.
Nonostante più di qualcuno abbia espresso comprensibili dubbi e perplessità nella fase di costruzione di un nuovo soggetto politico, da Wolfsburg è emerso chiaro il messaggio che la strada da intraprendere è senza ombra di dubbio quella del Partito democratico.

E' emersa la necessità di mobilitarsi da subito per dare il via ai comitati per la formazione del nuovo partito, secondo le tappe previste per i prossimi mesi:
  • nascita del “comitato dei Trenta”, al quale è affidato l’incarico di scrivere le regole per la costituente;

  • elezioni della costituente stessa;

  • primo congresso del PD.

L'ho già detto a Wolfsburg, e ne sono pienamente convinto, che è di fondamentale importanza che a questo cammino partecipino anche e soprattutto quei compagni che hanno dei dubbi sul PD e che hanno a cuore le questioni della laicità dello Stato e la collocazione internazionale. Questi compagni devono starci perché devono contribuire a far pesare questi temi e perché hanno i rapporti più stretti e organici con l’SPD e con il PSE. Proprio loro potranno portare un valore aggiunto nel nuovo partito, dove dovranno essere i punti di riferimento, sul territorio, per quanto riguarda i legami fra il PD, l’SPD e il Partito Socialista Europeo.

La segreteria si è conclusa con la decisione di avviare da subito, e in maniera molto partecipata, la costituzione dei comitati promotori del PD, in modo che ognuno possa portare il proprio contributo di idee, valori, tradizioni e speranze dentro questa grande casa ancora in costruzione. E' questo, infatti, il momento in cui occorre essere più compatti e far sentire la propria voce su come si vuole la casa: dopo che sarà fatta, ognuno deciderà se ha realizzato le aspettative oppure no, se si vuole entrare o andare altrove.

venerdì 11 maggio 2007

In Germania per non alzare un nuovo Muro

Come prima missione all'estero dopo il Congresso di Firenze, che ha definitivamente avviato il cammino verso il Partito Democratico, domani sarò in Germania, precisamente a Wolfsburg, dove si terrà la riunione della segreteria allargata dei DS Germania, insieme agli iscritti al partito delle sezioni di Wolfsburg e Berlino.
Una tappa particolare per vari motivi: intanto proprio a Wolfsburg (caso unico tra le nostre sezioni all'estero) la mozione di Angius ha ottenuto una percentuale di adesioni intorno all'80%; poi in tutta la Germania (caso altrettanto unico all'estero) la mozione Angius ha ottenuto circa il 41% dei voti, come la Fassino.

Questi numeri sono dovuti non certo a un'avversione preconcetta al PD, ma una serie di preoccupazioni su come costruirlo: soprattutto interrogativi su laicità e rapporto con il PSE.
Interrogativi fondati non esclusivamente su motivazioni ideologiche, tutt'altro. Ma derivanti dal fatto che i compagni dei DS Germania hanno un rapporto di collaborazione e militanza molto stretto con la SPD e il PSE.

Dopo la scelta di rottura operata da Angius, che anch'io modestamente considero sbagliata, questa segreteria servirà a fare il punto con i compagni della Germania sul congresso di Firenze e discutere il percorso verso il Partito Democratico e le iniziative da tenere in questo senso, evitando tentazioni di alzare nuovi Muri. Un percorso che io ritengo possa farsi insieme proprio a chi ha avuto nella fase congressuale una serie di dubbi. Sono proprio questi compagni che, nella fase che ci porterà alla Costituente di ottobre, potranno dare un contributo forte in termini di valori, idee e forze progressiste al PD e rappresentare l'ancoraggio più forte e diretto del PD all'estero con il PSE, a partire dalla stessa Germania.
Vedremo come andrà a finire. Una cosa però temo con terrore: che la discussione non finirà in sezione, ma continuerà al ristorante del Centro italiano e ci avveleremo tutti la cena.

Nella giornata di domenica, poi, ci sarà un incontro pubblico aperto alla cittadinanza dal titolo "Verso il PD - Una forza grande come il futuro", sempre al Centro italiano, alle ore 15.00. A questo incontro interverrà il Senatore DS Giorgio Tonini che, a differenza del sottoscritto che è ateo, Tonini è di formazione cattolica. Lo dico perché ciò aiuta a capire come già oggi i DS siano un partito plurale, aperto a tutte le culture, così come sarà il PD, e perché sono convinto che la sua presenza potrà servire a dimostrare come anche i cattolici democratici abbiano a cuore la laicità dello Stato.

giovedì 10 maggio 2007

Ecco perché la Roma ha vinto 7 a 2

Quella di ieri tra Roma e Inter è stata una partita molto equilibrata, fino al cinquantesimo secondo del primo del tempo, poi arriva Totti e gli equilibri cambiano...

Un cambio che va a parziale risarcimento danni dopo la storica sconfitta a Manchester in occasione dei quarti di Coppa campioni.
La Roma ha vinto per 6 a 2 nella finale di andata di Coppa Italia.
Un risultato pesante, inflitto dalla Roma a una Inter che, nel torpore primaaverile, si è abbioccata sugli allori dello scudetto già matematicamente conquistato.

Dico risarcimento solo parziale poiché:


  1. con il Manchester la nostra sconfitta è stata ancora più pesante e senza appello;

  2. in quella occasione si trattava di Coppa campioni non di Coppa Italia (con tutto il rispetto non è la stessa cosa);

  3. con l'Inter i conti non sono chiusi: intanto c'è il ritorno, poi abbiamo perso già due finali proprio di Coppa Italia.

Comunque, l'ottimo Totti e compagni, si sono guadagnati un bonus di credito che potrà essere alimentato se al ritorno a San Siro non si faranno recuperare la pesante ipoteca di 4 gol sulla coppa.
In caso contrario, in passato è già successo, non ci resterà davvero che sciogliere la società e ripartire da zero: sarebbe proprio un fatto di dignità.

P.S. Mi dispiace molto delle parole di Moratti a fine partita. Aver dichiarato, infatti, che la partita di ieri era "quella di cui ce ne fregava di meno" ha rapresenato il settimo gol della Roma, o meglio l'autogol dell'Inter. Grande caduta di stile da parte di quello che solitamente è un Signore.

mercoledì 9 maggio 2007

Più autonomie locali e nuove generazioni al CGIE

E' uscita oggi su 9Colonne una interessante intervista di Lorenzo Rossi a Marco Fedi, che vi ripropongo di seguito. Buona lettura.

“Riforme, innovazione, capacità di collegamento e di fare sistema”. C’è il rilancio del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero al centro dell’intervento dell’On. Marco Fedi, deputato dell’Ulivo eletto nella circoscrizione estero, intervistato da 9colonne durante l’assemblea plenaria del CGIE dell’8 maggio 2007.

Fedi ha ribadito innanzitutto che il Consiglio stesso “è uno strumento indispensabile di collegamento con le comunità italiane nel mondo, di conoscenza ed approfondimento di un patrimonio di umanità e civiltà che la nostra penisola ha nel mondo”. La rappresentanza parlamentare per gli italiani all’estero (12 deputati e 6 senatori) – ha continuato – da sola non basta ad assolvere ogni compito, pur essendo un momento importante: occorrono, alle sue spalle, “l’approfondimento, l’analisi, la competenza, la voglia di scegliere e di fare” e una classe dirigente adeguata. Fondamentale è il ruolo del CGIE, che va potenziato. Altrimenti – avverte il deputato dell’Ulivo – “il rischio è quello di lasciare dietro di noi solo macerie. Per questa ragione è opportuno che questo CGIE trovi subito, al proprio interno, le ragioni di un lavoro comune, ristabilendo un giusto equilibrio politico. E trovi le ragioni, prima che la direzione, di una necessaria riforma”.

Fedi ha invitato a non scindere in compartimenti stagni l’emigrazione tradizionale dai nuovi movimenti di giovani, ricercatori, scienziati, “come se questi non fossero aspetti della stessa dimensione”. Sarebbe un errore imperdonabile – spiega – proprio perché i figli degli immigrati italiani nati all’estero e i nostri connazionali che oggi si spostano per la prima volta nel mondo trovano un atteggiamento diverso nei loro confronti “grazie ai sacrifici dell’emigrazione, alle radici culturali di tante donne e uomini che hanno costruito il loro futuro in un nuovo Paese, che hanno costruito opportunità per l’Italia”. Il monito lanciato dal deputato diessino è di evitare di “commettere in patria gli stessi errori che hanno allontanato ed ostacolato il processo d’integrazione delle nostre comunità nel mondo: chiusura al nuovo, alle altre identità, alla costruzione di una realtà multiculturale, allontanando il diritto alla partecipazione e alla cittadinanza, scommettendo sul senso di paura, sulle preoccupazioni, evocando tutto ciò che di negativo è possibile evocare”.

Perciò, riguardo agli immigrati presenti oggi in Italia, Fedi ha sostenuto che “chi vive in questo grande Paese ed in questa grande Europa – ed ha un regolare permesso di soggiorno – ci raggiunge con lo stesso spirito, con gli stessi sogni e le stesse aspirazioni che avevamo noi quando, in diverse epoche, abbiamo lasciato l’Italia. Vuole quindi apprendere l’Italiano – non è saggio metterlo in dubbio – ed è anche utile che mantenga un legame culturale con la propria terra di origine; vuole partecipare alla vita politica, sociale e culturale; vuole poter diventare un cittadino italiano ed europeo in tempi ragionevoli”. Proprio per questo è imprescindibile “un’ampia e serena discussione” sul tema della cittadinanza, tendendo tuttavia conto “dell’urgenza di intervenire a fronte dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società italiana: affiancando al principio dello jus sanguinis quello dello jus soli – ha sottolineato – diamo una risposta normativa ad una direttiva comunitaria ma anche ad un principio di civiltà. Riapriamo i termini per il riacquisto della cittadinanza, saniamo tante situazioni di vera e propria disparità e di ingiustizia, consolidiamo anche il principio rendendolo applicabile non oltre una specifica fascia cronologica”.

Tornando sulla riforma del CGIE, che deve essere “profonda”, Fedi ha lanciato una serie di proposte concrete. In primo luogo essa va legata al rapporto con le autonomie locali, “senza rinunciare alla Conferenza permanente Stato-Regioni-PA-CGIE, ma trasformando questa nel Consiglio”. Occorre inoltre creare “uno spazio alla rappresentanza diretta delle nuove generazioni. Aumentare il numero di componenti eletti, eliminare una rappresentanza Governativa che non ha ragione di essere, ridurre il numero di plenarie dando spazio alle Continentali che devono avere forme di collegamento con i Comites e con le rappresentanze regionali”. Quanto alla Conferenza dei giovani italiani all’estero, essa può essere “un momento per costruire una presenza organizzata e collegata alla riforma del Cgie”.

Non è mancato quindi un accenno alla riforma elettorale, tema al centro del dibattito politico attuale. “Credo – ha spiegato Fedi – che debba attivarsi un tavolo di concertazione tra maggioranza ed opposizione per arrivare, se possibile, ad una proposta seria, condivisa. È mia opinione che la 459/2001 possa essere modifica mantenendo saldi alcuni principi: il voto per corrispondenza (alcune importanti soluzioni tecniche potrebbero renderlo maggiormente rispondente ai criteri di segretezza e personalità), l’anagrafe volontaria oppure una seria operazione di sistemazione, le operazioni di scrutinio”.

Fedi ha concluso il suo intervento rivolgendosi poi sia ai membri del CGIE vicini alla maggioranza dell’Unione, che a quelli legati all’opposizione. Ha invitato questi ultimi ad avanzare le loro valutazioni “a bocce ferme e non mentre la partita è in gioco”. Quindi ha spronato la maggioranza di governo. “Non possiamo rischiare di disperdere questa ricchezza – ha detto – e non è vero che abbiamo superato la fase storica dell’emigrazione: possiamo trasformarla, far nascere nuove forme di collegamento e rapporto con l’Italia. Ma alcune riforme fondamentali vanno fatte, ora, in questa legislatura, insieme, con il contributo costruttivo dell’opposizione”. “La classe dirigente di questo Paese – ha concluso – non può sottrarsi a questo compito e non può deludere le comunità italiane nel mondo”.

giovedì 26 aprile 2007

PD all'estero, chi vivrà vedrà

Dopo il tour de force del Congresso e il meritato riposo del 25 aprile passato con Giuseppe, si torna a lavorare. Si sono chiusi i congressi di DS e Margherita e si è dato mandato di avviare una fase costituente per costruire il Partito Democratico, anche all'estero.
Per quello che ci riguarda la tre giorni fiorentina è stata molto proficua:
A. abbiamo portato a Firenze una delegazione di circa 70 persone tra invitati e delegati da tutto il mondo;
B. abbiamo tenuto una riunione di carattere generale di tutta la delegazione con il Presidente del partito Massimo D’Alema e con il Segretario Piero Fassino (cosa che penso non possa vantare nessuno, oltre gli ospiti dei partiti stranieri);
C. abbiamo fatto una riunione con le delegazioni dell'America Latina, una con quella di area anglofona, una con il regionale dei DS Europa e una con i consiglieri del CGIE dei DS e il Segretario generale Elio Carozza;
D. abbiamo presentato un documento specifico firmato dai responsabili dei DS all'estero, dai nostri parlamentari e da alcune personalità del mondo politico all'estero e dei partiti fratelli;
E. abbiamo avuto l'intervento in plenaria del segretario dei DS Europa, Michele Schiavone;
F. abbiamo avuto una buona copertura mediatica sia tra le agenzie specializzate che su Rai International;
Nell'incontro con D'Alema, il Presidente ha sottolineato come il percorso di costruzione del Partito Democratico venga guardato con interesse e apertura dalle forze del PSE e dell'Internazionale Socialista. "Anche all'estero", ha detto D'Alema, "il nostro partito è chiamato a proseguire e portare a compimento l'esperienza de l'Ulivo e quindi a mettere in campo le proprie forze per costruire un percorso aperto e democratico. L'esperimento italiano ha una proiezione che va oltre i confini del nostro Paese, e quindi è nostro compito far vivere la fase costituente anche nelle comunità italiane all'estero".
Anche il Segretario Fassino, nel suo saluto alla riunione, ha insistito sull'importanza della costruzione del "PD all'estero e sulla necessità che i nostri dirigenti siano il primo ponte con i concittadini nel mondo e con i partiti fratelli, ai quali far conoscere meglio l'importante percorso politico intrapreso in Italia". Adesso, dunque, comincia una fase di lavoro molto importante e difficile all'estero, nella quale sviluppare ulteriormente il rapporto politico con gli amici della Margherita e del mondo dell'associazionismo. Sapremo sfruttare al meglio, in maniera laica e progressista, l'opportunità che la storia ci affida? Chi vivrà vedrà...

sabato 14 aprile 2007

Kamikaze? No, eroe nazionale

In tutti i telegiornali di oggi ho sentito dare, più o meno allo stesso modo ripetitivo e "cronachistico", la notizia degli attentati terroristici dei due kamikaze che a Casablanca hanno provocato l'ennesima strage.
Solo in un servizio si accennava frettolosamente a un terzo uomo che prima di farsi esplodere, ci ha ripensato abbandonando il proprio carico di morte.
Non vorrei sembrare blasfemo nel dire che questa è una delle notizie più importanti dall'attacco delle Torri gemelle a oggi. Da allora, infatti, e soprattutto dopo l'invasione dell'Iraq, è stato un crescendo di odio e violenza.
Un muro contro muro tra "nemici".
Il ripensamento di un kamikaze è un atto di estrema importanza. Anzicché arrestarlo per "tentata strage", io l'avrei nominato eroe nazionale per "evitata strage". Avrei usato tutte le strategie comunicative possibili per spiegare che un nemico, potenziale stragista, ha abbandonato la strada della violenza e della morte per scegliere quella della vita. L'atto più potente contro l'integralismo.
La rinuncia di un aspirante kamikaze a farsi saltare in aria, anche qualora motivata da paura, è un atto dirompente e potenzialmente rivoluzionario. Per questo penso che il Governo marocchino dovrebbe esaltare questo gesto. Per questo penso che il mondo della comunicazione occidentale dovrebbe sottolinearlo in tutti i modi possibili.

P.S. A chi è interessato, segnalo la mia partecipazione di stamattina allo speciale di Gr Parlamento delle 12:30 su cooperazione internazionale e solidarietà: si può ascoltare anche su internat tramite il sito www.rai.it

mercoledì 11 aprile 2007

Manchester Roma 7 a 1... e non è tennis

Manchester 7 Roma 1, e non si è trattato di una partita di tennis. Non ci sarebbe nient'alro da dire, se non che lo trovo estremamemte umiliante e vergognoso. Non ho memoria di un tale risultato in ambito di coppa dei campioni: appunto perché nessuna squadra che ambisce a dirsi "campione" perde per 7 a 1. Ma la Roma è squadra imprevedibile e dalle mille sorprese: peccato che sono quasi sempre negative. Da tifoso non riesco a fare altro che tifare e accanirmi (contro la stessa Roma), ma proprio non riesco a capacitarmi che le grandi occasioni che raramente ci si presentano non riusciamo a coglierle. Rabbia, rabbia, rabbia.

martedì 3 aprile 2007

Calabria Saudita e nuova emigrazione

Da una decina d’anni a questa parte, l’emigrazione italiana dal Sud verso il Nord Italia e l’estero è ripresa a livelli molto prossimi a quelli delle grandi migrazioni degli anni ‘50. Questo è quanto ci dicono i dati ISTAT sull’ultimo decennio.
La differenza, però, rispetto all’emigrazione degli anni ‘50, sta nel fatto che a emigrare non sono più soltanto i disperati, quelli poco o nulla scolarizzati e che cercavano semplicemente uno stipendio per sopravvivere. Quelli che “emigrano”, o meglio che si “spostano” oggi, sono in massima parte giovani laureati o diplomati. Giovani anche altamente scolarizzati in grado di navigare in Internet, che spesso conoscono almeno una lingua straniere (nella maggior parte dei casi l’inglese), che vanno alla ricerca di un luogo che sentono più vicino alla propria indole, nel quale gli è possibile esprimere il proprio talento. Quindi una generazione di persone che si muove anche perché cerca di più di quel che ha, mentre quella degli anni ’50 cercava qualcosa perché non riusciva ad avere nulla dove stava.
Ma, naturalmente, questa categoria di nuovi migranti, si aggiunge a quella delle forze lavoro meno qualificate, quelle che continuano ad essere poco scolarizzate, quelle che non riescono a trovare in loco nessun tipo di lavoro e che partono con la speranza di trovare nel Nord Italia o all’estero ciò che nel Meridione non possono avere: una qualsiasi possibilità di lavoro. Si tratta, dunque, di spostamenti di massa che, dopo essere quasi spariti la metà degli anni Ottanta – attestandosi intorno a poche decine di migliaia di unità l’anno – a partire dalla metà degli anni Novanta a oggi sono tornati a raggiungere anche i 130.000 spostamenti all’anno. Un livello molto prossimo a quello registrato sul finire degli anni ’50 del ‘900. L’Istat, quindi, rileva “la tendenza nell’ultimo decennio alla ripresa delle migrazioni di lungo raggio lungo le direttrici tradizionali”. Che tristezza nel 2007!
Questa situazione deriva anche dal fatto che il Mezzoggiorno d’Italia è il luogo in cui, più che altrove, si registra un altissimo spreco di risorse pubbliche e, contemporaneamente e paradossalmente, un mancato utilizzo di risorse provenienti dall’Unione europea. E dove, al contempo, si registrano gravissime carenze nella fornitura dei servizi che dovrebbero costituire la condizione primaria e allo stesso tempo un volano per lo sviluppo economico.

A questi problemi si aggiunge quello demografico e della denatalità - del tutto nuovo per il Mezzoggiorno italiano - che pone un serio problema allo sviluppo futuro di quest'area, e che rischia di far pagare domani a caro prezzo il tempo perso e le risorse sprecate.
Nella prima metà degli anni ’70 nascevano in media 3 figli per donna nell’Italia meridionale, e attorno a 2 nel Nord. La crescita demografica dell’Italia era alimentata grazie alla fecondità del Sud. Nella prima metà degli anni ’90 l’Italia settentrionale aveva una natalità inferiore a qualsiasi altro Paese al mondo, mentre l’Italia meridionale era al livello dei paesi europei più fertili. Negli ultimi dieci anni è iniziata una fase nuova. Per la prima volta la fecondità è tornata a salire, ma solo al Nord. Inoltre, per la prima volta, si ha un Sud che continua a decrescere, e un Nord che presenta moderati segnali di ripresa. Nel Sud, inoltre, le conseguenze della denatalità sul declino e sull’invecchiamento della popolazione sono accentuate rispetto al Nord, dalla pressoché nulla presenza di immigrati stranieri e dalla forte ripresa dei flussi migratori in uscita di giovani di cui ho detto in precedenza.
Un mix, questo, che se non trova una inversione di tendenza in tempi relativamente brevi, metterà a serio rischio la sopravvivenza economica e demografica dell’intero Mezzogiorno italiano, che si trasformerà in un innaturale cimitero di anziani bisognosi di un’assistenza che difficilmente avranno, sia pubblica che privata o familiare. E chi ne farà le spese più grosse saranno le regioni più povere - Calabria in testa - i piccoli comuni e le classi sociali più deboli.

martedì 27 marzo 2007

Ad esempio a me piace... una fiction per Rino

Mi rallegra molto, e allo stesso tempo mi rattrista pure, sapere che la Rai ha appena concluso le riprese di una fiction in due puntate sulla vita e la musica del geniale cantautore crotonese Rino Gaetano, mio concittadino morto nel lontano 1981 a Roma a seguito di un tragico incidente stradale sulla via Nomentana. La fiction è prodotta da Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano. A interpretare Rino Gaetano è stato chiamato Claudio Santamaria, lo stesso de L’ultimo bacio (di Gabriele Muccino), La stanza del figlio (di Nanni Moretti), Romanzo criminale (di Michele Placido).
Santamaria è accompagnato nel cast da Rosita Celentano, figlia del molleggiato e Laura Chiatti – che ha già lavorato nelle fiction di Don Matteo, con Terence Hill, e Carabinieri, con Alessia Marcuzzi, oltre ad aver fatto la serie delle pubblicità Vodafone –. Ci sono anche Thomas Trabacchi, di El Alamein e Kasia Smutniak, la modella polacca che ha debuttato al cinema con Panariello e che interpreta gli spot della Tim. La fiction è diretta da Marco Turco, il regista di Vite in sospeso e Il lato sinistro dell’amore.
Inizialmente doveva essere un semplice omaggio a Rino, da realizzare con immagini di repertorio della Rai. In seguito si è pensato a una fiction, per la quale ci si è avvalsi della consulenza di Anna, sorella maggiore di Rino Gaetano. Le riprese della fiction sono state fatte tra Roma e la Sicilia (che c’entra la Sicilia?Niente). E Crotone? Pare nulla sia stato girato là. Iniziamo male...
Mi auguro proprio che la fiction faccia emergere l'aspetto geniale della musica di Rino, il suo sostrato culturale e la sua vita sostanzialmente da ragazzo calabrese a Roma. Così come mi auguro che ricostruisca le tragiche ore successive all'incidente. Ma vedremo...

giovedì 22 marzo 2007

Garanzia scaduta

Purtroppo sono costretto a letto con l'influenza da lunedì. Dice il medico - che si è guardato bene dal visitarmi, prescrivendomi le medicine per telefono - che si tratta di un virus che circola e che ne avrò ancora per qualche giorno con dolori alle ossa e mal di testa. Per questo motivo difficilmente riesco a leggere o scrivere: non mi riusciva particolarmente bene nemmeno prima direte voi... Può darsi che abbiate ragione. Che ci volete fare, a una certa età la garanzia scade a tutti.

domenica 18 marzo 2007

Non ditelo alla Gardini

Si è tenuto oggi il congreesso dei DS Olanda. La discussione è stata lunga ma partecipata e, a tratti, molto animata. Alla fine ha prevalso la mozione Fassino con il 65% dei voti, seguita dalla Mussi con il 25 e dalla Angius con il 10.
Alla discussione hanno partecipato anche persone non iscritte ai DS né ad altri partiti, ma che guardano con interesse al processo verso la nascita del PD: persone di area cattolica (ma che scindono con forza la loro fede dalle prese di posizione politiche della Chiesa) e moderate. Segno che il PD potrebbe attrarre a se anche una parte di elettorato che oggi non si riconosce né nei DS né nella Margherita.
Congresso a parte, c'è poi l'Olanda... la civile Olanda: quella del matrimonio omosessuale, quella degli ospedali con le corsie miste, nelle quali stanno tranquillamente insieme pazienti di entrambi i sessi. Un po' come succede in Svezia, dove ci sono addirittura bagni misti. Ma non fatelo sapere all'On. Elisabetta Gardini.
Quando qui si affronta la discussione sui DICO, le risate vengono giù come se piovesse, alternate alle facce meravigliate di chi non riesce a capire di che si sta parlando e perché mai in Italia si debba discutere di queste cose. Per loro è inconcepibile, sia tra la Destra che tra la Sinistra. Per loro non ci sono gli omosessuali e gli eterosessuali, ma le Persone.
Per lo Stato olandese, che pure riconsce come sua religione quella Protestante, non ci sono privilegi di sorta: se in un quartiere c'è una forte richiesta di Islam, lo Stato costruisce a sue spese una Moschea. Stessa cosa per le chiese cattoliche o protestanti.
Nei quartieri a luci rosse, poi, oltre alle prostitute, ci sono le assistenti sociali. Vere professioniste che lavorano per sottrarre le ragazze alla prostituzione e inserirle nel mondo del lavoro. In questo modo, il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, che pure c'è, è ridotto al minimo.
C'è poi l'universo delle droghe, leggere e pesanti, consentite e non, legali e illegali. Intorno a questo mondo ruotano una serie di fenomeni particolari. Quello che più mi colpisce è quello dei "desaparecidos" olandesi della droga. Molti giovani stranieri, soprattutto italiani, arrivano ad Amsterdam con il mito del sesso e delle droghe liberi. Naturalmente vanno oltre il lecito e spesso finiscono male: completamente strafatti e fuori di testa, vengono derubati del passaporto e finiscono in ospedale prima e in galera dopo. E' per questo che spesso perdono a lungo i contatti con i familiari. Per questi ragazzi ci sono delle strutture specializzate che si preoccupano di fare assistenza sociale, soprattutto associazioni italiane e tedesche. Ma su tutto questo mi piacerebbe sentire i commenti più approfonditi dei compagni olandesi.
Chiudo salutando con grande affetto, e ringraziandoli caramente per l'ospitalità, Marcello e Cristina. Un caro saluto, naturalmente, va a Elio e alla sua compagna (con la quale mi scuso tanto per non riuscire a ricordare il nome).

sabato 17 marzo 2007

Sfumato il Nobel a Marino: Maledetti comunisti, o socialdemocratici?

Dunque, Stoccolma è città bellissima e a misura d'uomo. Penso che qua abbiano realizzato uno dei modelli di welfare state e di parità tra i sessi più avanzati del pianeta e che ci siano le ragazze più belle del mondo. Penso che sia una di quelle città dove potrei vivere, se non fosse per il clima e per la giornata di luce che può durare anche 22 ore. Con il nostro Responsabile per la politica estera Luciano Vecchi e Angelantonio Russo, ho partecipato al farewell reception in onore di Goran Persson all'interno del Parlamento svedese e, con questa occasione, l'ho visitato potendo entrare e sedermi persino tra i banchi dell'Aula svedese.
Alcune considerazioni
Si tratta di un edificio bello, ma molto più spartano di quello italiano, così come più spartano e "umano" è il ritmo della vita politica e dei singoli cittadini svedesi. Per fare alcuni esempi significativi ricordo che, se non sbaglio verso la fine degli anni Ottanta, il Primo ministro Olof Palme fu ucciso per strada all'uscita da un cinema dove era andato a vedere un film con moglie, figlio e nuora: naturalmente non aveva nessuna scorta, com'era consuetudine qui in Svezia.
L'altr'anno, ancora, il Ministro degli esteri Anna Lindt, che con un'amica stava acquistando una camicetta in un ipermercato, tra centinaia di comuni cittadini e sempre senza scorta, fu uccisa da uno squilibrato.
La ventiquattrenne principessa ereditaria, va in giro per la città e per i locali con le amiche e senza scorta, ma in bicicletta.
Tutti i ministri fanno la stessa cosa, nonostante gli omicidi Palm e Lindt: lo fanno perché vogliono essere e sentirsi persone comuni senza rinunciare alla propia libertà personale, fatta anche della possibilità di girare per strada tra la gente comune con famiglia e amici, anche a costo di rimetterci la pelle. Per loro "vita" è libertà piena, altrimenti non non è.
Congresso dei Socialdemocratici: hanno eletto il nuovo presidente, una donna. E' la stessa che, qualche anno fa, fu costretta a dimettersi da Ministro degli esteri per un noto scandalo. Ma voglio ricordare di che si tratta.
La ministra era entrata in un negozio e aveva comprato un regalo per il nipote: della cioccolata da circa 20 euro. Nel pagare aveva per errore usato la carta di credito del Ministreo anzicché la sua. A questo si è aggiunto che aveva subito delle multe non pagate: dimissioni e scandalo nazionale.
Ve lo immaginate un atteggiamento del genere in Italia? Altro che problemi di stabilità, dal '48 a oggi non avremmo avuto né un Governo né un Parlamento.
Italiani in Svezia. Mi raccontava il mio caro amico Franco Termini che, i primi anni in cui lui è arrivato qui (fine '50 inizi '60), gli italiani erano derisi e maltrattati, chiamati con disprezzo "mangia spaghetti". C'era persino chi gli diceva che non entrava nei ristoranti italiani perché puzzavano d'aglio: loro l'aglio lo compravano in polvere in farmacia. Oggi, invece, tutti gli svedesi mangiano spaghettile e le strade di Stoccolma sono piene di ristoranti italiani, molti dei quali gestiti dagli stessi svedesi che fanno grande uso d'aglio. Inoltre, la stessa persona che a suo tempo non voleva entrare nei ristoranti italiani, voleva però visitare Roma. La moglie lo sconsigliava dicendogli: "a Roma? E se ti senti male che fai?", come se non ci fossero medici.
Da allora, gli italiani hanno fatto un gran cammino e oggi sono perfettamente integrati, anche per merito di quelli come Franco sempre impegnati nel sociale e nel politico, sempre in mezzo alla gente e per la gente.
Congresso DS Svezia. Abbiamo tenuto il Congresso che si è concluso con questi risultati: Mozione Fassino 72,4%, Mozione Mussi 27,6, Mozione Angius zero. Eppure gli accademici locali non mi hanno dato nemmeno il Nobel: Maledetti comunisti, o socilademocratici?.