venerdì 18 maggio 2007

Finalmente portiamo a casa qualcosa

E finalmente, dopo anni di carestia, dopo figuracce europee, dopo sofferenze tipiche di chi tifa Roma, è arrivata una soddisfazione: la Coppa Italia.
Soprattutto è arrivata dopo due finali consecutive perse sempre con l'Inter.
La sorpresa questa volta è stata che, contrariamente a quanto temevo, la Roma non si è fatta rimontare i 4 gol di vantaggio.
Anche in questo la Roma è sempre imprevedibile.

lunedì 14 maggio 2007

Tutti a costruire, poi si decide se abitare

La riunione di segreteria di sabato scorso a Wolfsburg è anadata molto bene: discussione lunga, appassionata e concreta.
Si partiva dalle preoccupazioni di merito affrontate nei congressi. Una volta chiusa quella fase, però, oggi sono tutti convinti che si debba andare avanti in maniera unitaria sulla strada del Partito Democratico e che tutti devono mobilitarsi per portare in questo "partito nuovo" la migliore tradizione ed esperienza della Sinistra. Lo ha detto nella sua introduzione ai lavori Silvestro Gurrieri (Segretario DS Wolfsburg-Hannover) e lo ha argomentato nella sua relazione di apertura il segretario dei DS Germania Michele Santoriello.
Nonostante più di qualcuno abbia espresso comprensibili dubbi e perplessità nella fase di costruzione di un nuovo soggetto politico, da Wolfsburg è emerso chiaro il messaggio che la strada da intraprendere è senza ombra di dubbio quella del Partito democratico.

E' emersa la necessità di mobilitarsi da subito per dare il via ai comitati per la formazione del nuovo partito, secondo le tappe previste per i prossimi mesi:
  • nascita del “comitato dei Trenta”, al quale è affidato l’incarico di scrivere le regole per la costituente;

  • elezioni della costituente stessa;

  • primo congresso del PD.

L'ho già detto a Wolfsburg, e ne sono pienamente convinto, che è di fondamentale importanza che a questo cammino partecipino anche e soprattutto quei compagni che hanno dei dubbi sul PD e che hanno a cuore le questioni della laicità dello Stato e la collocazione internazionale. Questi compagni devono starci perché devono contribuire a far pesare questi temi e perché hanno i rapporti più stretti e organici con l’SPD e con il PSE. Proprio loro potranno portare un valore aggiunto nel nuovo partito, dove dovranno essere i punti di riferimento, sul territorio, per quanto riguarda i legami fra il PD, l’SPD e il Partito Socialista Europeo.

La segreteria si è conclusa con la decisione di avviare da subito, e in maniera molto partecipata, la costituzione dei comitati promotori del PD, in modo che ognuno possa portare il proprio contributo di idee, valori, tradizioni e speranze dentro questa grande casa ancora in costruzione. E' questo, infatti, il momento in cui occorre essere più compatti e far sentire la propria voce su come si vuole la casa: dopo che sarà fatta, ognuno deciderà se ha realizzato le aspettative oppure no, se si vuole entrare o andare altrove.

venerdì 11 maggio 2007

In Germania per non alzare un nuovo Muro

Come prima missione all'estero dopo il Congresso di Firenze, che ha definitivamente avviato il cammino verso il Partito Democratico, domani sarò in Germania, precisamente a Wolfsburg, dove si terrà la riunione della segreteria allargata dei DS Germania, insieme agli iscritti al partito delle sezioni di Wolfsburg e Berlino.
Una tappa particolare per vari motivi: intanto proprio a Wolfsburg (caso unico tra le nostre sezioni all'estero) la mozione di Angius ha ottenuto una percentuale di adesioni intorno all'80%; poi in tutta la Germania (caso altrettanto unico all'estero) la mozione Angius ha ottenuto circa il 41% dei voti, come la Fassino.

Questi numeri sono dovuti non certo a un'avversione preconcetta al PD, ma una serie di preoccupazioni su come costruirlo: soprattutto interrogativi su laicità e rapporto con il PSE.
Interrogativi fondati non esclusivamente su motivazioni ideologiche, tutt'altro. Ma derivanti dal fatto che i compagni dei DS Germania hanno un rapporto di collaborazione e militanza molto stretto con la SPD e il PSE.

Dopo la scelta di rottura operata da Angius, che anch'io modestamente considero sbagliata, questa segreteria servirà a fare il punto con i compagni della Germania sul congresso di Firenze e discutere il percorso verso il Partito Democratico e le iniziative da tenere in questo senso, evitando tentazioni di alzare nuovi Muri. Un percorso che io ritengo possa farsi insieme proprio a chi ha avuto nella fase congressuale una serie di dubbi. Sono proprio questi compagni che, nella fase che ci porterà alla Costituente di ottobre, potranno dare un contributo forte in termini di valori, idee e forze progressiste al PD e rappresentare l'ancoraggio più forte e diretto del PD all'estero con il PSE, a partire dalla stessa Germania.
Vedremo come andrà a finire. Una cosa però temo con terrore: che la discussione non finirà in sezione, ma continuerà al ristorante del Centro italiano e ci avveleremo tutti la cena.

Nella giornata di domenica, poi, ci sarà un incontro pubblico aperto alla cittadinanza dal titolo "Verso il PD - Una forza grande come il futuro", sempre al Centro italiano, alle ore 15.00. A questo incontro interverrà il Senatore DS Giorgio Tonini che, a differenza del sottoscritto che è ateo, Tonini è di formazione cattolica. Lo dico perché ciò aiuta a capire come già oggi i DS siano un partito plurale, aperto a tutte le culture, così come sarà il PD, e perché sono convinto che la sua presenza potrà servire a dimostrare come anche i cattolici democratici abbiano a cuore la laicità dello Stato.

giovedì 10 maggio 2007

Ecco perché la Roma ha vinto 7 a 2

Quella di ieri tra Roma e Inter è stata una partita molto equilibrata, fino al cinquantesimo secondo del primo del tempo, poi arriva Totti e gli equilibri cambiano...

Un cambio che va a parziale risarcimento danni dopo la storica sconfitta a Manchester in occasione dei quarti di Coppa campioni.
La Roma ha vinto per 6 a 2 nella finale di andata di Coppa Italia.
Un risultato pesante, inflitto dalla Roma a una Inter che, nel torpore primaaverile, si è abbioccata sugli allori dello scudetto già matematicamente conquistato.

Dico risarcimento solo parziale poiché:


  1. con il Manchester la nostra sconfitta è stata ancora più pesante e senza appello;

  2. in quella occasione si trattava di Coppa campioni non di Coppa Italia (con tutto il rispetto non è la stessa cosa);

  3. con l'Inter i conti non sono chiusi: intanto c'è il ritorno, poi abbiamo perso già due finali proprio di Coppa Italia.

Comunque, l'ottimo Totti e compagni, si sono guadagnati un bonus di credito che potrà essere alimentato se al ritorno a San Siro non si faranno recuperare la pesante ipoteca di 4 gol sulla coppa.
In caso contrario, in passato è già successo, non ci resterà davvero che sciogliere la società e ripartire da zero: sarebbe proprio un fatto di dignità.

P.S. Mi dispiace molto delle parole di Moratti a fine partita. Aver dichiarato, infatti, che la partita di ieri era "quella di cui ce ne fregava di meno" ha rapresenato il settimo gol della Roma, o meglio l'autogol dell'Inter. Grande caduta di stile da parte di quello che solitamente è un Signore.

mercoledì 9 maggio 2007

Più autonomie locali e nuove generazioni al CGIE

E' uscita oggi su 9Colonne una interessante intervista di Lorenzo Rossi a Marco Fedi, che vi ripropongo di seguito. Buona lettura.

“Riforme, innovazione, capacità di collegamento e di fare sistema”. C’è il rilancio del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero al centro dell’intervento dell’On. Marco Fedi, deputato dell’Ulivo eletto nella circoscrizione estero, intervistato da 9colonne durante l’assemblea plenaria del CGIE dell’8 maggio 2007.

Fedi ha ribadito innanzitutto che il Consiglio stesso “è uno strumento indispensabile di collegamento con le comunità italiane nel mondo, di conoscenza ed approfondimento di un patrimonio di umanità e civiltà che la nostra penisola ha nel mondo”. La rappresentanza parlamentare per gli italiani all’estero (12 deputati e 6 senatori) – ha continuato – da sola non basta ad assolvere ogni compito, pur essendo un momento importante: occorrono, alle sue spalle, “l’approfondimento, l’analisi, la competenza, la voglia di scegliere e di fare” e una classe dirigente adeguata. Fondamentale è il ruolo del CGIE, che va potenziato. Altrimenti – avverte il deputato dell’Ulivo – “il rischio è quello di lasciare dietro di noi solo macerie. Per questa ragione è opportuno che questo CGIE trovi subito, al proprio interno, le ragioni di un lavoro comune, ristabilendo un giusto equilibrio politico. E trovi le ragioni, prima che la direzione, di una necessaria riforma”.

Fedi ha invitato a non scindere in compartimenti stagni l’emigrazione tradizionale dai nuovi movimenti di giovani, ricercatori, scienziati, “come se questi non fossero aspetti della stessa dimensione”. Sarebbe un errore imperdonabile – spiega – proprio perché i figli degli immigrati italiani nati all’estero e i nostri connazionali che oggi si spostano per la prima volta nel mondo trovano un atteggiamento diverso nei loro confronti “grazie ai sacrifici dell’emigrazione, alle radici culturali di tante donne e uomini che hanno costruito il loro futuro in un nuovo Paese, che hanno costruito opportunità per l’Italia”. Il monito lanciato dal deputato diessino è di evitare di “commettere in patria gli stessi errori che hanno allontanato ed ostacolato il processo d’integrazione delle nostre comunità nel mondo: chiusura al nuovo, alle altre identità, alla costruzione di una realtà multiculturale, allontanando il diritto alla partecipazione e alla cittadinanza, scommettendo sul senso di paura, sulle preoccupazioni, evocando tutto ciò che di negativo è possibile evocare”.

Perciò, riguardo agli immigrati presenti oggi in Italia, Fedi ha sostenuto che “chi vive in questo grande Paese ed in questa grande Europa – ed ha un regolare permesso di soggiorno – ci raggiunge con lo stesso spirito, con gli stessi sogni e le stesse aspirazioni che avevamo noi quando, in diverse epoche, abbiamo lasciato l’Italia. Vuole quindi apprendere l’Italiano – non è saggio metterlo in dubbio – ed è anche utile che mantenga un legame culturale con la propria terra di origine; vuole partecipare alla vita politica, sociale e culturale; vuole poter diventare un cittadino italiano ed europeo in tempi ragionevoli”. Proprio per questo è imprescindibile “un’ampia e serena discussione” sul tema della cittadinanza, tendendo tuttavia conto “dell’urgenza di intervenire a fronte dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società italiana: affiancando al principio dello jus sanguinis quello dello jus soli – ha sottolineato – diamo una risposta normativa ad una direttiva comunitaria ma anche ad un principio di civiltà. Riapriamo i termini per il riacquisto della cittadinanza, saniamo tante situazioni di vera e propria disparità e di ingiustizia, consolidiamo anche il principio rendendolo applicabile non oltre una specifica fascia cronologica”.

Tornando sulla riforma del CGIE, che deve essere “profonda”, Fedi ha lanciato una serie di proposte concrete. In primo luogo essa va legata al rapporto con le autonomie locali, “senza rinunciare alla Conferenza permanente Stato-Regioni-PA-CGIE, ma trasformando questa nel Consiglio”. Occorre inoltre creare “uno spazio alla rappresentanza diretta delle nuove generazioni. Aumentare il numero di componenti eletti, eliminare una rappresentanza Governativa che non ha ragione di essere, ridurre il numero di plenarie dando spazio alle Continentali che devono avere forme di collegamento con i Comites e con le rappresentanze regionali”. Quanto alla Conferenza dei giovani italiani all’estero, essa può essere “un momento per costruire una presenza organizzata e collegata alla riforma del Cgie”.

Non è mancato quindi un accenno alla riforma elettorale, tema al centro del dibattito politico attuale. “Credo – ha spiegato Fedi – che debba attivarsi un tavolo di concertazione tra maggioranza ed opposizione per arrivare, se possibile, ad una proposta seria, condivisa. È mia opinione che la 459/2001 possa essere modifica mantenendo saldi alcuni principi: il voto per corrispondenza (alcune importanti soluzioni tecniche potrebbero renderlo maggiormente rispondente ai criteri di segretezza e personalità), l’anagrafe volontaria oppure una seria operazione di sistemazione, le operazioni di scrutinio”.

Fedi ha concluso il suo intervento rivolgendosi poi sia ai membri del CGIE vicini alla maggioranza dell’Unione, che a quelli legati all’opposizione. Ha invitato questi ultimi ad avanzare le loro valutazioni “a bocce ferme e non mentre la partita è in gioco”. Quindi ha spronato la maggioranza di governo. “Non possiamo rischiare di disperdere questa ricchezza – ha detto – e non è vero che abbiamo superato la fase storica dell’emigrazione: possiamo trasformarla, far nascere nuove forme di collegamento e rapporto con l’Italia. Ma alcune riforme fondamentali vanno fatte, ora, in questa legislatura, insieme, con il contributo costruttivo dell’opposizione”. “La classe dirigente di questo Paese – ha concluso – non può sottrarsi a questo compito e non può deludere le comunità italiane nel mondo”.

giovedì 26 aprile 2007

PD all'estero, chi vivrà vedrà

Dopo il tour de force del Congresso e il meritato riposo del 25 aprile passato con Giuseppe, si torna a lavorare. Si sono chiusi i congressi di DS e Margherita e si è dato mandato di avviare una fase costituente per costruire il Partito Democratico, anche all'estero.
Per quello che ci riguarda la tre giorni fiorentina è stata molto proficua:
A. abbiamo portato a Firenze una delegazione di circa 70 persone tra invitati e delegati da tutto il mondo;
B. abbiamo tenuto una riunione di carattere generale di tutta la delegazione con il Presidente del partito Massimo D’Alema e con il Segretario Piero Fassino (cosa che penso non possa vantare nessuno, oltre gli ospiti dei partiti stranieri);
C. abbiamo fatto una riunione con le delegazioni dell'America Latina, una con quella di area anglofona, una con il regionale dei DS Europa e una con i consiglieri del CGIE dei DS e il Segretario generale Elio Carozza;
D. abbiamo presentato un documento specifico firmato dai responsabili dei DS all'estero, dai nostri parlamentari e da alcune personalità del mondo politico all'estero e dei partiti fratelli;
E. abbiamo avuto l'intervento in plenaria del segretario dei DS Europa, Michele Schiavone;
F. abbiamo avuto una buona copertura mediatica sia tra le agenzie specializzate che su Rai International;
Nell'incontro con D'Alema, il Presidente ha sottolineato come il percorso di costruzione del Partito Democratico venga guardato con interesse e apertura dalle forze del PSE e dell'Internazionale Socialista. "Anche all'estero", ha detto D'Alema, "il nostro partito è chiamato a proseguire e portare a compimento l'esperienza de l'Ulivo e quindi a mettere in campo le proprie forze per costruire un percorso aperto e democratico. L'esperimento italiano ha una proiezione che va oltre i confini del nostro Paese, e quindi è nostro compito far vivere la fase costituente anche nelle comunità italiane all'estero".
Anche il Segretario Fassino, nel suo saluto alla riunione, ha insistito sull'importanza della costruzione del "PD all'estero e sulla necessità che i nostri dirigenti siano il primo ponte con i concittadini nel mondo e con i partiti fratelli, ai quali far conoscere meglio l'importante percorso politico intrapreso in Italia". Adesso, dunque, comincia una fase di lavoro molto importante e difficile all'estero, nella quale sviluppare ulteriormente il rapporto politico con gli amici della Margherita e del mondo dell'associazionismo. Sapremo sfruttare al meglio, in maniera laica e progressista, l'opportunità che la storia ci affida? Chi vivrà vedrà...

sabato 14 aprile 2007

Kamikaze? No, eroe nazionale

In tutti i telegiornali di oggi ho sentito dare, più o meno allo stesso modo ripetitivo e "cronachistico", la notizia degli attentati terroristici dei due kamikaze che a Casablanca hanno provocato l'ennesima strage.
Solo in un servizio si accennava frettolosamente a un terzo uomo che prima di farsi esplodere, ci ha ripensato abbandonando il proprio carico di morte.
Non vorrei sembrare blasfemo nel dire che questa è una delle notizie più importanti dall'attacco delle Torri gemelle a oggi. Da allora, infatti, e soprattutto dopo l'invasione dell'Iraq, è stato un crescendo di odio e violenza.
Un muro contro muro tra "nemici".
Il ripensamento di un kamikaze è un atto di estrema importanza. Anzicché arrestarlo per "tentata strage", io l'avrei nominato eroe nazionale per "evitata strage". Avrei usato tutte le strategie comunicative possibili per spiegare che un nemico, potenziale stragista, ha abbandonato la strada della violenza e della morte per scegliere quella della vita. L'atto più potente contro l'integralismo.
La rinuncia di un aspirante kamikaze a farsi saltare in aria, anche qualora motivata da paura, è un atto dirompente e potenzialmente rivoluzionario. Per questo penso che il Governo marocchino dovrebbe esaltare questo gesto. Per questo penso che il mondo della comunicazione occidentale dovrebbe sottolinearlo in tutti i modi possibili.

P.S. A chi è interessato, segnalo la mia partecipazione di stamattina allo speciale di Gr Parlamento delle 12:30 su cooperazione internazionale e solidarietà: si può ascoltare anche su internat tramite il sito www.rai.it

mercoledì 11 aprile 2007

Manchester Roma 7 a 1... e non è tennis

Manchester 7 Roma 1, e non si è trattato di una partita di tennis. Non ci sarebbe nient'alro da dire, se non che lo trovo estremamemte umiliante e vergognoso. Non ho memoria di un tale risultato in ambito di coppa dei campioni: appunto perché nessuna squadra che ambisce a dirsi "campione" perde per 7 a 1. Ma la Roma è squadra imprevedibile e dalle mille sorprese: peccato che sono quasi sempre negative. Da tifoso non riesco a fare altro che tifare e accanirmi (contro la stessa Roma), ma proprio non riesco a capacitarmi che le grandi occasioni che raramente ci si presentano non riusciamo a coglierle. Rabbia, rabbia, rabbia.

martedì 3 aprile 2007

Calabria Saudita e nuova emigrazione

Da una decina d’anni a questa parte, l’emigrazione italiana dal Sud verso il Nord Italia e l’estero è ripresa a livelli molto prossimi a quelli delle grandi migrazioni degli anni ‘50. Questo è quanto ci dicono i dati ISTAT sull’ultimo decennio.
La differenza, però, rispetto all’emigrazione degli anni ‘50, sta nel fatto che a emigrare non sono più soltanto i disperati, quelli poco o nulla scolarizzati e che cercavano semplicemente uno stipendio per sopravvivere. Quelli che “emigrano”, o meglio che si “spostano” oggi, sono in massima parte giovani laureati o diplomati. Giovani anche altamente scolarizzati in grado di navigare in Internet, che spesso conoscono almeno una lingua straniere (nella maggior parte dei casi l’inglese), che vanno alla ricerca di un luogo che sentono più vicino alla propria indole, nel quale gli è possibile esprimere il proprio talento. Quindi una generazione di persone che si muove anche perché cerca di più di quel che ha, mentre quella degli anni ’50 cercava qualcosa perché non riusciva ad avere nulla dove stava.
Ma, naturalmente, questa categoria di nuovi migranti, si aggiunge a quella delle forze lavoro meno qualificate, quelle che continuano ad essere poco scolarizzate, quelle che non riescono a trovare in loco nessun tipo di lavoro e che partono con la speranza di trovare nel Nord Italia o all’estero ciò che nel Meridione non possono avere: una qualsiasi possibilità di lavoro. Si tratta, dunque, di spostamenti di massa che, dopo essere quasi spariti la metà degli anni Ottanta – attestandosi intorno a poche decine di migliaia di unità l’anno – a partire dalla metà degli anni Novanta a oggi sono tornati a raggiungere anche i 130.000 spostamenti all’anno. Un livello molto prossimo a quello registrato sul finire degli anni ’50 del ‘900. L’Istat, quindi, rileva “la tendenza nell’ultimo decennio alla ripresa delle migrazioni di lungo raggio lungo le direttrici tradizionali”. Che tristezza nel 2007!
Questa situazione deriva anche dal fatto che il Mezzoggiorno d’Italia è il luogo in cui, più che altrove, si registra un altissimo spreco di risorse pubbliche e, contemporaneamente e paradossalmente, un mancato utilizzo di risorse provenienti dall’Unione europea. E dove, al contempo, si registrano gravissime carenze nella fornitura dei servizi che dovrebbero costituire la condizione primaria e allo stesso tempo un volano per lo sviluppo economico.

A questi problemi si aggiunge quello demografico e della denatalità - del tutto nuovo per il Mezzoggiorno italiano - che pone un serio problema allo sviluppo futuro di quest'area, e che rischia di far pagare domani a caro prezzo il tempo perso e le risorse sprecate.
Nella prima metà degli anni ’70 nascevano in media 3 figli per donna nell’Italia meridionale, e attorno a 2 nel Nord. La crescita demografica dell’Italia era alimentata grazie alla fecondità del Sud. Nella prima metà degli anni ’90 l’Italia settentrionale aveva una natalità inferiore a qualsiasi altro Paese al mondo, mentre l’Italia meridionale era al livello dei paesi europei più fertili. Negli ultimi dieci anni è iniziata una fase nuova. Per la prima volta la fecondità è tornata a salire, ma solo al Nord. Inoltre, per la prima volta, si ha un Sud che continua a decrescere, e un Nord che presenta moderati segnali di ripresa. Nel Sud, inoltre, le conseguenze della denatalità sul declino e sull’invecchiamento della popolazione sono accentuate rispetto al Nord, dalla pressoché nulla presenza di immigrati stranieri e dalla forte ripresa dei flussi migratori in uscita di giovani di cui ho detto in precedenza.
Un mix, questo, che se non trova una inversione di tendenza in tempi relativamente brevi, metterà a serio rischio la sopravvivenza economica e demografica dell’intero Mezzogiorno italiano, che si trasformerà in un innaturale cimitero di anziani bisognosi di un’assistenza che difficilmente avranno, sia pubblica che privata o familiare. E chi ne farà le spese più grosse saranno le regioni più povere - Calabria in testa - i piccoli comuni e le classi sociali più deboli.

martedì 27 marzo 2007

Ad esempio a me piace... una fiction per Rino

Mi rallegra molto, e allo stesso tempo mi rattrista pure, sapere che la Rai ha appena concluso le riprese di una fiction in due puntate sulla vita e la musica del geniale cantautore crotonese Rino Gaetano, mio concittadino morto nel lontano 1981 a Roma a seguito di un tragico incidente stradale sulla via Nomentana. La fiction è prodotta da Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano. A interpretare Rino Gaetano è stato chiamato Claudio Santamaria, lo stesso de L’ultimo bacio (di Gabriele Muccino), La stanza del figlio (di Nanni Moretti), Romanzo criminale (di Michele Placido).
Santamaria è accompagnato nel cast da Rosita Celentano, figlia del molleggiato e Laura Chiatti – che ha già lavorato nelle fiction di Don Matteo, con Terence Hill, e Carabinieri, con Alessia Marcuzzi, oltre ad aver fatto la serie delle pubblicità Vodafone –. Ci sono anche Thomas Trabacchi, di El Alamein e Kasia Smutniak, la modella polacca che ha debuttato al cinema con Panariello e che interpreta gli spot della Tim. La fiction è diretta da Marco Turco, il regista di Vite in sospeso e Il lato sinistro dell’amore.
Inizialmente doveva essere un semplice omaggio a Rino, da realizzare con immagini di repertorio della Rai. In seguito si è pensato a una fiction, per la quale ci si è avvalsi della consulenza di Anna, sorella maggiore di Rino Gaetano. Le riprese della fiction sono state fatte tra Roma e la Sicilia (che c’entra la Sicilia?Niente). E Crotone? Pare nulla sia stato girato là. Iniziamo male...
Mi auguro proprio che la fiction faccia emergere l'aspetto geniale della musica di Rino, il suo sostrato culturale e la sua vita sostanzialmente da ragazzo calabrese a Roma. Così come mi auguro che ricostruisca le tragiche ore successive all'incidente. Ma vedremo...

giovedì 22 marzo 2007

Garanzia scaduta

Purtroppo sono costretto a letto con l'influenza da lunedì. Dice il medico - che si è guardato bene dal visitarmi, prescrivendomi le medicine per telefono - che si tratta di un virus che circola e che ne avrò ancora per qualche giorno con dolori alle ossa e mal di testa. Per questo motivo difficilmente riesco a leggere o scrivere: non mi riusciva particolarmente bene nemmeno prima direte voi... Può darsi che abbiate ragione. Che ci volete fare, a una certa età la garanzia scade a tutti.

domenica 18 marzo 2007

Non ditelo alla Gardini

Si è tenuto oggi il congreesso dei DS Olanda. La discussione è stata lunga ma partecipata e, a tratti, molto animata. Alla fine ha prevalso la mozione Fassino con il 65% dei voti, seguita dalla Mussi con il 25 e dalla Angius con il 10.
Alla discussione hanno partecipato anche persone non iscritte ai DS né ad altri partiti, ma che guardano con interesse al processo verso la nascita del PD: persone di area cattolica (ma che scindono con forza la loro fede dalle prese di posizione politiche della Chiesa) e moderate. Segno che il PD potrebbe attrarre a se anche una parte di elettorato che oggi non si riconosce né nei DS né nella Margherita.
Congresso a parte, c'è poi l'Olanda... la civile Olanda: quella del matrimonio omosessuale, quella degli ospedali con le corsie miste, nelle quali stanno tranquillamente insieme pazienti di entrambi i sessi. Un po' come succede in Svezia, dove ci sono addirittura bagni misti. Ma non fatelo sapere all'On. Elisabetta Gardini.
Quando qui si affronta la discussione sui DICO, le risate vengono giù come se piovesse, alternate alle facce meravigliate di chi non riesce a capire di che si sta parlando e perché mai in Italia si debba discutere di queste cose. Per loro è inconcepibile, sia tra la Destra che tra la Sinistra. Per loro non ci sono gli omosessuali e gli eterosessuali, ma le Persone.
Per lo Stato olandese, che pure riconsce come sua religione quella Protestante, non ci sono privilegi di sorta: se in un quartiere c'è una forte richiesta di Islam, lo Stato costruisce a sue spese una Moschea. Stessa cosa per le chiese cattoliche o protestanti.
Nei quartieri a luci rosse, poi, oltre alle prostitute, ci sono le assistenti sociali. Vere professioniste che lavorano per sottrarre le ragazze alla prostituzione e inserirle nel mondo del lavoro. In questo modo, il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, che pure c'è, è ridotto al minimo.
C'è poi l'universo delle droghe, leggere e pesanti, consentite e non, legali e illegali. Intorno a questo mondo ruotano una serie di fenomeni particolari. Quello che più mi colpisce è quello dei "desaparecidos" olandesi della droga. Molti giovani stranieri, soprattutto italiani, arrivano ad Amsterdam con il mito del sesso e delle droghe liberi. Naturalmente vanno oltre il lecito e spesso finiscono male: completamente strafatti e fuori di testa, vengono derubati del passaporto e finiscono in ospedale prima e in galera dopo. E' per questo che spesso perdono a lungo i contatti con i familiari. Per questi ragazzi ci sono delle strutture specializzate che si preoccupano di fare assistenza sociale, soprattutto associazioni italiane e tedesche. Ma su tutto questo mi piacerebbe sentire i commenti più approfonditi dei compagni olandesi.
Chiudo salutando con grande affetto, e ringraziandoli caramente per l'ospitalità, Marcello e Cristina. Un caro saluto, naturalmente, va a Elio e alla sua compagna (con la quale mi scuso tanto per non riuscire a ricordare il nome).

sabato 17 marzo 2007

Sfumato il Nobel a Marino: Maledetti comunisti, o socialdemocratici?

Dunque, Stoccolma è città bellissima e a misura d'uomo. Penso che qua abbiano realizzato uno dei modelli di welfare state e di parità tra i sessi più avanzati del pianeta e che ci siano le ragazze più belle del mondo. Penso che sia una di quelle città dove potrei vivere, se non fosse per il clima e per la giornata di luce che può durare anche 22 ore. Con il nostro Responsabile per la politica estera Luciano Vecchi e Angelantonio Russo, ho partecipato al farewell reception in onore di Goran Persson all'interno del Parlamento svedese e, con questa occasione, l'ho visitato potendo entrare e sedermi persino tra i banchi dell'Aula svedese.
Alcune considerazioni
Si tratta di un edificio bello, ma molto più spartano di quello italiano, così come più spartano e "umano" è il ritmo della vita politica e dei singoli cittadini svedesi. Per fare alcuni esempi significativi ricordo che, se non sbaglio verso la fine degli anni Ottanta, il Primo ministro Olof Palme fu ucciso per strada all'uscita da un cinema dove era andato a vedere un film con moglie, figlio e nuora: naturalmente non aveva nessuna scorta, com'era consuetudine qui in Svezia.
L'altr'anno, ancora, il Ministro degli esteri Anna Lindt, che con un'amica stava acquistando una camicetta in un ipermercato, tra centinaia di comuni cittadini e sempre senza scorta, fu uccisa da uno squilibrato.
La ventiquattrenne principessa ereditaria, va in giro per la città e per i locali con le amiche e senza scorta, ma in bicicletta.
Tutti i ministri fanno la stessa cosa, nonostante gli omicidi Palm e Lindt: lo fanno perché vogliono essere e sentirsi persone comuni senza rinunciare alla propia libertà personale, fatta anche della possibilità di girare per strada tra la gente comune con famiglia e amici, anche a costo di rimetterci la pelle. Per loro "vita" è libertà piena, altrimenti non non è.
Congresso dei Socialdemocratici: hanno eletto il nuovo presidente, una donna. E' la stessa che, qualche anno fa, fu costretta a dimettersi da Ministro degli esteri per un noto scandalo. Ma voglio ricordare di che si tratta.
La ministra era entrata in un negozio e aveva comprato un regalo per il nipote: della cioccolata da circa 20 euro. Nel pagare aveva per errore usato la carta di credito del Ministreo anzicché la sua. A questo si è aggiunto che aveva subito delle multe non pagate: dimissioni e scandalo nazionale.
Ve lo immaginate un atteggiamento del genere in Italia? Altro che problemi di stabilità, dal '48 a oggi non avremmo avuto né un Governo né un Parlamento.
Italiani in Svezia. Mi raccontava il mio caro amico Franco Termini che, i primi anni in cui lui è arrivato qui (fine '50 inizi '60), gli italiani erano derisi e maltrattati, chiamati con disprezzo "mangia spaghetti". C'era persino chi gli diceva che non entrava nei ristoranti italiani perché puzzavano d'aglio: loro l'aglio lo compravano in polvere in farmacia. Oggi, invece, tutti gli svedesi mangiano spaghettile e le strade di Stoccolma sono piene di ristoranti italiani, molti dei quali gestiti dagli stessi svedesi che fanno grande uso d'aglio. Inoltre, la stessa persona che a suo tempo non voleva entrare nei ristoranti italiani, voleva però visitare Roma. La moglie lo sconsigliava dicendogli: "a Roma? E se ti senti male che fai?", come se non ci fossero medici.
Da allora, gli italiani hanno fatto un gran cammino e oggi sono perfettamente integrati, anche per merito di quelli come Franco sempre impegnati nel sociale e nel politico, sempre in mezzo alla gente e per la gente.
Congresso DS Svezia. Abbiamo tenuto il Congresso che si è concluso con questi risultati: Mozione Fassino 72,4%, Mozione Mussi 27,6, Mozione Angius zero. Eppure gli accademici locali non mi hanno dato nemmeno il Nobel: Maledetti comunisti, o socilademocratici?.

giovedì 15 marzo 2007

Si potrebbe andare a Stoccolma

Domani e dopodomani sarò a Stoccolma per il congresso del Partito Socialdemocratico Svedese insieme a Luciano Vecchi, Responsabile politica estera dei DS, e Angelantonio Rosato. Data la nostra presenza in città, i compagni dei DS Svezia ne hanno approfittato per organizzare anche il nostro congresso DS, al quale, naturalmente, parteciperò per parlare del processo verso il Partito democratico.
A Stoccolma, il nostro segretario DS è anche il presidente del Roma club Nils Liedholm: il gran maestro che guidò la Roma di Falcao e Conti alla conquista del secondo scudetto.
Il 18, invece, sarò ad Amsterdam, dove terremo il congresso dei DS Olanda. Tralascio i commenti su Amsterdam, perché so che ognuno di voi penserà chissà che cosa...
Vi lascio, invece, con la semisconosciuta quanto bella e ironica Stoccolma del grande Rino Gaetano.

Si potrebbe andare a Stoccolma/ tutti insieme ma andiamo a Stoccolma/ tutti insieme ma con calma/ Sulla nave che porta a Stoccolma/ donne bionde con fiori e ghirlande/ tanti dischi tante bande/ Dai andiamo a Stoccolma/ dove se mangi stai colma/ dove potrai dire con calma/ io sto colma a Stoccolma/ Sulle strade che vanno a Stoccolma/ non c'è buche ne fango ne melma/ sulle strade di Stoccolma/ Noi viviamo in un mondo di melma/ dove ogni mattina è una salma/ quindi andiamo a Stoccolma/ Dai andiamo a Stoccolma/ dove se mangi stai colma/ dove potrai dire con calma/ io sto colma a Stoccolma/ Dai andiamo a Stoccolma/ dove se mangi stai colma/ dove potrai dire con calma/ io sto colma a Stoccolma

mercoledì 14 marzo 2007

Ha ragione l'Ingegner Cane... numeri che fanno girare la testa

In questi giorni sto lavorando su alcuni dati percentuali che riguardano la presenza degli italiani all’estero rispetto alla popolazione italiana. Come diceva l’ottimo Ingener Cane: “centinaia, mille e mille, decine… numeri che fanno girare la testa”.
Lo dico perché questi numeri, confrontati con i dati dell’indotto economico che questi connazionali all’estero procurano all’Italia, ci danno un quadro di quanto enorme sia il beneficio che l’economia italiana trae dai nostri connazionali.
Se poi si va a spulciare con maggiore attenzione nelle organizzazioni regionali, provinciali e comunali per l’emigrazione, si nota come questo vantaggio per il sistema Paese in generale si traduca in un vantaggio particolare e diretto per poche, singole realtà territoriali – quelle più organizzate – a fronte di nessun vantaggio diretto per molte altre, quelle meno organizzate.
Vi sono realtà italiane, infatti, che hanno organizzazioni solide e ben strutturate della rete dei propri emigrati all’estero, che coinvolgono nella propria vita socio-economica e politica locale, trasformandole in un volano economico-culturale di un certo peso.
Molti, oggi, soprattutto dopo il voto all’estero e i suoi esiti, si stanno organizzando per valorizzare i propri “emigrati”.
Voglio fare un esempio di potenzialità partendo dai dati percentuali di un piccolissimo paesino italiano, quello di cui sono originario.
Si tratta di Caccuri, un paese della provincia di Crotone con circa 1.700 residenti.
Considerando solo i suoi concittadini adulti residenti all’estero che hanno aggiornato i propri dati all’anagrafe comunale – che in tutta Italia fa acqua da tutte le parti per difetto di iscritti – Caccuri ha una popolazione residente all’estero di 325 abitanti, pari al 19,11% del totale.
Se aggiungiamo a questi una buona parte di non iscritti all’AIRE (l’anagrafe appunto), alcuni discendenti senza cittadinanza, i caccuresi che vivono in altre città d’Italia, arriviamo a un numero dei caccuresi fuori caccuri molto maggiore di quello dei caccuresi residenti.
Questo dato – che come direbbe Cane fa “girare la testa” – confrontato con le potenzialità già espresse da comuni con dati meno importanti, mi ha fatto capire quanto un’organizzazione socio-politico-culturale ed economica strutturata e inclusiva potrebbe giovare all’economia del paese.
Fate poi il raffronto a livello nazionale e capirete quanto una seria e strutturata organizzazione e gestione degli italiani all’estero potrebbe ancora portare all’economia italiana, considerando che tra italiani e oriundi all’estero siamo circa 60 milioni: tanti quanti siamo in Italia.

giovedì 8 marzo 2007

Quelle col burqa... made in Occidente

Oggi è la festa delle donne. Voglio fare a tutte gli auguri con un video di Daniela Binello sulle donne afgane.
Lo voglio dedicare a tutte le donne col burqa: quello di stoffa, ma anche quello invisibile e culturale
alle suore col velo che non possono celebrare messa e non possono sposarsi per una innaturale legge di castità
a tutte le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia
a quelle sole, per volere e per forza
a quelle che lavorano e quelle che stanno a casa
a quelle che vorrebbero lavorare, ma non possono
a quelle che subiscono mobbing
a quelle della TV e a quelle che per fare TV devono passare dall’ufficio di un portavoce
a quelle che hanno un figlio e a quelle che vorrebbero averlo
a quelle che fanno l’inseminazione all’estero perché è consentita e a quelle che purtroppo non se lo possono permettere
a quelle eterosessuali e a quelle omosessuali
a quelle che fuori sono uomini, ma dentro donne
a quelle che sono diventate donne anche fuori e a quelle che non possono permetterselo
a quelle che ce l’hanno fatta, ma soprattutto a quelle che non ce la faranno mai
a quelle che i diritti ce li hanno e soprattutto a quelle a cui non li riconoscono.
A tutte quelle che non hanno mai visto l’Afghanistan o un ospedale afgano, ma senza diritti e pari opportunità l’Afghanistan lo subiscono ovunque.

Guarda il video cliccando qui

martedì 6 marzo 2007

Ricarico il telefonino e non pago la tassa. Che bello

Ho appena parlato con un compagno del Dipartimento economico della Presidenza del Consiglio. Mi ha spiegato che, con le riforme di Bersani, alcune cose concrete sono già cambiate e che altre stanno cambiando. Voglio condividerne pubblicamente alcune.Ho appena ricaricato il mio telefonino con scheda Tim e, per la prima volta, non ho pagato nessuna (dico nessuna) tassa di ricarica. Calcolando che facevo in media una ricarica al mese (5 euro a ricarica), risparmierò 60 euro all’anno.Mi ha poi spiegato che non c’è più il limite di distanza tra un distributore di benzina e l’altro, quindi sarà più facile installare una nuova pompa di benzina: e dunque la mente mi va alla situazione del mio paese, dove ci sono voluti anni per riuscire a ottenere una nuova licenza, dato che nello stesso comune ve ne erano altre, seppur molto distanti dal centro abitato (una a Castelsilano e l’altra sulla super strada, a Ponte di Neto).

Non devo ancora cambiare la mia auto, ma il mio compagno mi ha spiegato che quando lo farò non dovrò pagare le spese del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), che normalmente ammontavano a circa 50 euro. Inoltre, se faccio un incidente, la mia compagnia mi deve risarcire immediatamente. Poi tutta la pratica burocratica se la sbrigherà la mia compagnia con quella della persona con la quale ho fatto l’incidente.Mi ha anche detto che alla posta potrò pagare le mie bollette con carta di credito, dato che non porto mai contanti appresso per paura di essere scippato o di perdere il portamonete. Se poi vado a fare la spesa al supermercato, mi ha assicurato che potrò trovare là anche i giornali e alcuni farmaci per i quali non serve ricetta anche, rassicurandomi, però, che a consigliarmi ci sarà sempre un farmacista, poiché ora potrà avere la licenza anche chi non è figlio, parente o amico di un farmacista (vi ricordate? prima la licenza poteva averla anche chi non aveva la laurea, purché parente di un farmacista e non poteva averla un giovane laureato).

Se invece vorrò cambiare banca per il mutuo di casa mia, potrò farlo senza pagare l’estinzione. Della cosa posso discuterne anche con il mio avvocato di fiducia, che ora potrà farmi pagare una tariffa più bassa perché non c’è più la tariffa minima obbligatoria e che era sempre molto salata. L’ultima cosa che mi ha spiegato, è che il risparmio annuo medio per famiglia sarà di circa 550 euro, che non è poco. Ecco come sarà ripartito.

Telefonia – Abolizione costi di ricarica e scadenza, € 188
Alimentari – Maggior chiarezza su data di scadenza, € 100
Low cost – Trasparenza tariffaria, € 30
Benzina – Maggior concorrenza, € 80
Rca – Maggior concorrenza, € 83
Poste – Ritardo lettere/rimborso francobolli, € 11
Parrucchieri, Estetisti, Cinema, Edicole, Tabaccai – Misure per incentivare la concorrenza, € 58

TOTALE, € 550

lunedì 5 marzo 2007

Mamma li comunisti a Sanremo

La notizia è di quelle preoccupanti: i bolscevichi redivivi hanno occupato Sanremo e il teatro Ariston. Altro che signore dell’alta borghesia, dirigenti Rai, nani e ballerine, giornalisti e jet-set vario. Chi l’ha fatta da padrone a questo 51° Festival sono stati i comunisti. Per la precisione: Serena Autieri (attrice), Antonio Caprarica (giornalista), Claudio Coccoluto (deejay), Alessandro D’Alatri (regista), Maurizio De Angelis (musicista e compositore), Massimo Ghini (attore), Giancarlo Magalli (conduttore televisivo), Barbara Palombelli (giornalista), Alba Parietti (conduttrice televisiva), Lunetta Savino (attrice).
Chi non se li ricorda sui cantieri, mimetizzati tra gli operai, con il cappello a barchetta fatto con la prima pagina de l’Unità, a sobillare i lavoratori contro lo Stato borghese. E di notte, negli umidi e bui seminterrati romani del quartiere San Lorenzo, con gli occhi arrossati dal fumo di decine di sigarette, a stilare i volantini delle BR-PCC.
Già, perché se non ve ne siete accorti, “la giuria di qualità del Festival ha dato voti strumentali, da pseudo-intellettuali di Sinistra”, come ci fa notare Gianni Bella, che quando non canta si dedica ad attività di spionaggio contro i movimenti sovversivi clandestini.
Se in giuria ci avessero messo, a esempio, Marcello Veneziani, Pierfrancesco Pingitore, Mike Bongiorno, Pippo Franco ed Elisabetta Gardini, sicuramente avrebbero vinto Gianni e Marcella Bella.
I due, invece, con la giuria comunista della Parietti (che tra l’altro gli ha dato 7 come al comunista Paolo Rossi), insieme ai comunisti che votavano da casa, sono stati danneggiati perché Marcella Bella “si è presentata nel 2004 alle elezioni europee per Alleanza Nazionale” (ma chi lo sapeva?).
Ma è mai possibile che in Italia, appena si trova un po’ di spazio per qualcosa che va oltre la banalità e la leggerezza, viene fuori un Gianni Bella, un Fred Bongusto o un Lando Buzzanca che tira fuori la tiritera dei comunisti?
Gianni e Marcella Bella hanno scritto e cantato molte belle canzoni, ci hanno regalato dolci emozioni estive, quando si cantava in gruppo Più ci penso e Montagne verdi. Erano i momenti di leggerezza, quando in compagnia volevamo giocare, divertirci, non pensare. Quando volevamo fregarcene: perché ci sono anche i momenti in cui uno deve spegnere la testa e rilassarsi.
Quando volevamo, invece, pensare, riflettere, discutere di cose più serie – perché ci sono anche momenti così – ascoltavamo e cantavamo altro: De André, Guccini, De Gregori. Che c’è di male? Nella vita c’è la necessità di vivere entrambi i momenti, ed entrambi sono legittimi, così come i cantanti che li rappresentano.
Ecco, bisognerebbe riconoscere che la differenza sta qui: tra chi vuol far pensare e chi vuol farci rilassare, che non significa che i primi sono bravi e i secondi no.
In questo Festival – eccezione rara – ha vinto chi vuol far pensare. Vogliamo fare un piccolo paragone?
Cristicchi:
Mi chiamo Antonio e sono matto/ Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino/ Credevo di parlare col demonio/ Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio […]
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto/ L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi/ E giorno e notte si assomigliano/ Nella poca luce che trafigge i vetri opachi/ Me la faccio ancora sotto perché ho paura/ Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura/ Puzza di piscio e segatura/ Questa è malattia mentale e non esiste cura […]
La mia patologia è che son rimasto solo/ Ora prendete un telescopio… misurate le distanze/ E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? […]
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto/ Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro/ Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi/ Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi

Bella:
Nel dolore e nella felicità/ Sappi che io sono la tua metà sì/ Nella primavera nell'altra età/ O di inverno chiusi nella città sì/ Per sempre per sempre […]
Ancora noi sì/ Dentro questo mondo di ostilità/ Volando in mezzo a un cielo di libertà/ Tenendoci per mano uniti là/ Davanti a un destino che arriverà/ Per sempre forever […]
La sincerità, nella nostra casa io e te/ Tutto quello che/ Dimmi che cos’altro c’è/ Per sempre forever

A me sembra che una differenza tra i due brani ci sia: penso che la giuria e il pubblico abbiano scelto per questa differenza e non per le elezioni europee del 2004.

domenica 4 marzo 2007

E se Paolo Rossi incidesse anche La ballata di Renzo?

Sanremo il festival dei fiori e della canzone d’amore? Quella leggera e disimpegnata? Si, ma questa volta è successo qualcosa…
Già nella prima volta de l’Ulivo al Governo avevamo visto segnali positivi anche a Sanremo: ve lo ricordate il Festival di Fabio Fazio affiancato nella conduzione dal noto premio Nobel Dulbecco? Anche quello fu un festival diverso e innovativo.
Questa volta ha vinto la sezioni giovani un brano contro la mafia e sulla morte di Falcone e Borsellino.
Ha vinto la sezione big (e dunque il Festival) un brano sulle persone con disagi mentali.
Insomma, il primo Sanremo del ritorno de l’Ulivo nel quale ha trionfato la canzone impegnata e dai temi sociali e che, per giunta, incontra anche il gran favore del pubblico. Che bello, in questo caso, essere smentiti dai fatti.
Un Sanremo che forse sarebbe piaciuto anche a Luigi Tenco, che cantò l’Italia vera, sofferente e contraddittoria del Boom economico e fu invece umiliato dalla leggerezza della canzone finta e spensierata.
Un Sanremo, questo, dove il piccoletto (ma grande) Paolo Rossi ha potuto cantare persino un brano del geniale Rino Gaetano.
Un Sanremo dell’era Unione, insomma, che ha dato un forte segnale di cambiamento, al quale spero che corrisponda un nuovo trend anche per il futuro, dove la canzone impegnata possa trovare spazio e seguito.
Un Sanremo nel quale, probabilmente, a Paolo Rossi, reduce dalla censura del suo spettacolo sulla Costituzione, forse questa volta avrebbero fatto cantare persino un altro grande inedito di Rino Gaetano: La ballata di Renzo.
Si tratta di una canzone che Rino Gaetano scrisse agli inizi degli anni Settanta e che non gli fecero incidere perché “troppo forte, troppo dissacratoria ed esagerata” e un vero pugno nello stomaco del potere e dei governi di allora.
Un brano in cui il protagonista, vittima di un incidente automobilistico per le strade di Roma, veniva sballottato in cinque diversi ospedali della capitale perché in nessuno c'era disponibilità di posti letto, e viaggiando da un ospedale all’altro ci lasciava le penne.
La cosa è davvero spaventosa e profetica se si pensa che, circa dieci anni dopo (il 2 giugno del 1981), Rino Gaetano fece un incidente automobilistico sulla Nomentana, verso le tre di notte, e fu a sua volta sballottato, per mancanza di posti letto, per cinque ospedali romani fino alle sei del mattino, quando sopraggiunse la morte.
Tre degli ospedali che rifiutarono soccorso a Rino Gaetano erano citati nella sua canzone La ballata di Renzo: il San Camillo, il Policlinico e il San Giovanni.
La canzone, poi, si chiudeva con il paradosso che nemmeno al Verano c’era posto per la sepoltura. Fortuna che per Rino Gaetano lo hanno trovato: almeno sappiamo dove andare a piangere!

E se adesso Paolo Rossi incidesse anche questa?...

venerdì 2 marzo 2007

Sanremo è sempre Sanremo. Però...

Come promesso a Rossella, faccio un post sulla musica. Per la precisione su Sanremo, di cui finalmente sono riuscito a seguire una puntata..
Il festival di Sanremo è quello dei fiori: ma da che cosa si dovrebbe dedurre?
Il festival di Sanremo è quello dei “papaveri e papere”: ma nel senso di potenti e poveracci;
Il festival di Sanremo è quello della canzone italiana: l’Italia del “piccolo mondo antico”;
Il festival di Sanremo è quello della canzone d’amore: l’amore finto e dai buoni sentimenti;
Il festival di Sanremo è quello della canzone romantica: overdose romantica, miele e “pesantezza del cantar leggero”.
Il festival di Sanremo, insomma, è “Il” festival italiano, perché è una rappresentazione dell’Italia molto vicina alla realtà. Il festival di Sanremo è tutto quello che scrivo sopra, ma con qualche elemento di genialità e qualità.
Ogni volta, infatti, ci trovo qualcosa che si salva.



Quest’anno, ho ritrovato tra gli ospiti d’onore quel prolifico genio del crimine musicale che risponde al nome di Gigi D’Alessio. Gigi, che con quel suo stile superato e vecchio non sbaglia un colpo, macinando successi su successi, ha cantato la canzone con la quale nel 2000 ha esordito a Sanremo: Non dirgli mai. Una canzone accattivante musicalmente (come tutti i suoi brani) e coinvolgente letterariamente: quale adolescente non si è immedesimato nei protagonisti? Eppure una canzone che studio da anni per capire il perché della fine della storia d’amore tra i protagonisti. L’unica risposta che so darmi è che si tratti di due masochisti che godono nel soffrire. Si, perché si sono amati, si amano ancora, una dei due sta con un altro che non ama, pensa al Gigi nazionale che ama ancora (riamata a sua volta), non si rimettono insieme e Gigione le chiede addirittura di “non dire mai” all’altro quanto ha amato Gigi, e quanto lo ama ancora: ma perché, almeno fai soffrire anche lui no? No, non ce la faccio, mi viene la pelle d’oca e da piangere…
Insomma, dicevo, ho ritrovato il Gigione nazional-popolare che, nella veste di baby-nonno (si, è già nonno di una bambina nonostante la giovane età e la fresca storia d’amore con la quasi figlia Tatangelo) è riuscito a fare a pezzi anche il Lucio Battisti di Con il nastro rosa.


Ma non era lui che si salvava: lui è il Sanremo della tradizione.
Mi ha invece colpito positivamente la giovane Sara Galimberti, che con Amore ritrovato si è esibita in un tango che nemmeno il miglior Carlos Gardel o Alberto Marino avrebbero potuto produrre. Un tango e una fisarmonica che accompagnavano una bella voce che, quasi recitando e rompendo lo schema sanremese, cantava l’amore vero: quello incerto, che va e che viene e che si perde o che si ritrova. Insomma, quasi un amore alla De André. Mentre scrivo, di getto, non so come si piazzerà, ma spero vinca la sezione giovani.
P.S. Aggiungo questo post scriptum dopo 24 ore. Non ho sentito Fabrizio Moro e la sua Pensa che ha poi vinto. Ancora adesso non sono riuscito a sentirla, ma penso che sia un successo meritato, anche questo fuori dagli schemi sanremesi. Peccato per la Galimberti, che resta una piacevole sorpresa.