mercoledì 14 novembre 2007

Cosa penso della fiction su Rino Gaetano

Vado per punti:
1) Per quanto non ami le fiction, ritengo che questa sia stata un’operazione utile, poiché ha riaperto un dibattito sulla figura di Rino Gaetano, sottolineando come questo eccentrico personaggio crotonese sia attualissimo e di grande spessore musicale e culturale. Basti solo pensare che già anni fa i Democratici di Sinistra scelsero la sua canzone “Ma il cielo è sempre più blu” come colonna sonora degli eventi ufficiali più importanti. Basti solo guardare con quanto entusiasmo viene accolta e cantata dalle platee a cui la si sottopone: persino D’Alema e Fassino, anche se un po’ ingessati, li ho visti battere a tempo le mani e accennare alcuni versi della canzone. Basti ancora pensare che Maurizio Crozza, a fine di ogni puntata, ne fa cantare alcuni versi ai propri ospiti.

2) Non mi è piaciuto come è stata presentata la figura di Rino: troppo maudit, troppo tragico e disperato. Certo questi tratti della sua figura sono reali: era un cantautore in crisi, permettetemi il termine, esistenziale, beveva, soprattutto negli ultimi tempi. Viveva in pieno la contraddizione di essere realmente un “proletario” di estrazione, ma allo stesso tempo cantautore di successo, a contratto con una grande casa discografica e nelle condizioni di poter tranquillamente comprarsi una Volvo (vera) e una villa fuori Roma (falsa quella televisiva). Ma questo non lo ha mai portato a isolarsi dai suoi amici di sempre, dalle due prostitute con le quali aveva un’amicizia sincera, dal suo quartiere, Montesacro, dove mangiò per l’ultima volta la sera prima di morire, alla pizzeria La Pinetina, proprio sotto casa sua. Non ha mai smesso di essere un “cazzaro”, uno di quelli che tira fino all’alba con gli amici (e non solo e non sempre alle serate che gli imponeva il ruolo, quelle erano più sporadiche). Era uno di quei calabresi vivaci con la battuta sempre pronta, intelligente. Insomma, l’aspetto giullaresco di Rino, anche nella vita e con gli amici, non si è visto.

3) Non mi sono piaciute nemmeno le molte e a volte azzardate invenzioni: quella villa, ad esempio, non era proprio nelle corde di Rino. Se volevano sottolineare come da una condizione di povertà fosse passato, solo grazie ai suoi meriti artistici, a una condizione di ricchezza, potevano farlo presentandone una simile a quella che aveva acquistato a Mentana, con un orto in cui lui stesso coltivava pomodori, ravanelli, cetrioli e quei peperoncini piccanti che mangiava assoluti, come solo un calabrese sa fare. Non, dunque, una villa da industrialotto del Nordest. Non mi è piaciuto nemmeno come hanno rivisitato la sua storia d’amore con Amelia, il vero nome della ragazza di cui si era innamorato prima del successo. Non mi è piaciuto come hanno presentato il rapporto estremamente conflittuale e critico col padre e nemmeno quello con Bruno Franceschelli, l’amico di sempre e compagno di molte scorribande notturne. Con Bruno i rapporti sono stati buoni fino alla fine, anche se solo negli ultimi mesi si vedevano un po’ di meno perché Bruno lavorava al Ministero e la mattina doveva alzarsi per lavorare quando Rino andava a letto. Il padre, invece, era da poco uscito dal coma quando Rino ha avuto l’incidente e Rino stesso lo aveva accompagnato in Calabria per riprendersi un po’ e cambiare aria. Erano tornati il 28 maggio a Roma, quindi la scena di lui che sta male e chiama il padre prima di morire è una fesseria completa per addolcire il rapporto conflittuale tra i due: ma quel conflitto non può essere letto solo in termini generazionali, magari in chiave sessantottina, ma secondo schemi, comportamenti e culture che, forse, solo un calabrese può capire. Forse per questo sarebbe bastato parlare un po’ di più con la sorella maggiore Anna, ingiustamente assente nella fiction. E poi non mi è piaciuto per niente il fatto di aver presentato Amelia incinta di un altro: Rino aveva realmente deciso di sposarla e, per questo, aveva rintracciato anche padre Simeoni, il parroco a cui era molto legato, a cui aveva chiesto di sposarlo (nonostante fosse ateo) e con il quale stavano preparando i documenti di nozze. La mattina dopo l’incidente Rino doveva incontrarsi proprio con Amelia.

4) Insomma, bene aver parlato di Rino; bene averne sottolineato alcuni tratti artistici e culturali; bene averlo presentato come uomo in crisi; bene il lavoro fatto su se stesso da Claudio Santamaria. Male non aver fatto emergere i suoi tratti privati scanzonati e ironici; male non aver affrontato meglio il momento dell’incidente e della morte, di cui ha molte colpe la sanità italiana, che ha rifiutato Rino in cinque ospedali della capitale, costringendolo alla morte dopo quasi quattro ore dall’incidente e senza un pronto intervento. Eesattamente come Renzo, il personaggio di una sua ballata scritta circa dieci anni prima, mai uscita e che oggi, invece, qualcuno dovrebbe proprio incidere.

25 commenti:

Francesca ha detto...

Più o meno lo stesso giudizio di un suo concittadino che ho letto sul messaggero: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=13005&sez=HOME_MAIL
Penso di essere d'accordo.

alide ha detto...

Non siete i soli, quello che si legge in questi giorni, sia sui giornali che su internet, è quasi sempre critico su questa fiction.

Eugenio Marino ha detto...

@francesca: grazie della segnalazione. Ho letto il pezzo di Bruno Palermo, che conosco personalmente. In buona parte lo condivido, anche se lui si fa prendere un po' dal suo ruolo e dal suo essere crotonese. A volte è un po' troppo critico, soprattutto verso i libri su Rino. Comunque lo capisco. Stesso atteggiamento che ho riscontrato anche nelle parole del mio amico di famiglia, l'on. Giancarlo Sitra, presidente della Fondazione "Una casa per Rino": lui si aspettava di trovare nella fiction riferimenti a Crotone.

@alide: è proprio così.

marcella ha detto...

E’ mostruoso! Sai più cose su Rino Gaetano che su tua moglie!

Non condivido molto l’aver liquidato il tratto scanzonato e autoironico di Rino come elemento caratteriale. Lo è senz’altro, ma io credo che sia anche la cifra più originale e moderna della sua vena artistica.

E’ stato l’unico incapace a prendersi sul serio in una stagione che ha radicalizzato tutto l’esistente.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Marcello ha detto...

Non sono riuscito a vedere tutte le due puntate completamente, ma la mia impressione, anche se non conoscevo affatto la vita di Rino (a parte l'incidente), è che alcune parti sono esagerate o comunque esaltate. Quegli anni in Italia erano anni pieni di speranza di un futuro migliore. Questo non traspare molto dalla fiction, che da' un impressione sopratutto di disperazione. Spero pero' che la Rai continui a produrre dei programmi che divulgano la storia di Italiani come Rino , e in questo modo faccia capire alle nuove generazioni la storia del XX secolo.
Marcello.

Franco Termini ha detto...

Ciao Eugenio
Il Film su Rino Gaetano è stato visto anche da noi in Svezia su RAI UNO ed stato molto simpatico. ho detto a mia moglie che Rino era dello stesso paese di Eugenio.
Facci sapere le novità sul PD.

Abbracci/Franco

Stregazelda ha detto...

Ho seguito la fiction più per affezione a te che per vera passione per rino gaetano o per le fiction. Rino non ha fatto parte, all'epoca, dei miei "miti" (miti veri per fortuna non ne ho mai avuti!), ascoltavo prevalentemente il rock e poi, più avanti, un pò di avanguardia. I cantautori italiani erano riservati alle serate e alle vacanze con gli amici, in cui si cantava La locomotiva di Guccini...Confesso che Claudio Santamaria mi è piaciuto moltissimo a prescindere dal contenuto, e, scusa se faccio una considerazione da donna frivola, lo trovo molto sexy!

mauro ha detto...

Una cosa non ho capito ... ma Amelia era inm cinta o era tutta una finzione cinematografica ?

Eugenio ha detto...

@marcella: non è vero, so molte più cose su di te. Hai comunque ragione sul "tratto scanzonato e autoironico di Rino": era anche la "cifra più originale e moderna della sua vena artistica".

@daniela: Barillari era in macchina con lui? Ma è questa è una bomba per me, non lo sapevo e nessuno lo scrive mai. Intervistalo subito e ti darò tutto l'aiuto che posso per fornirti materiale utile all'intervista, ma anche per reggerti le carte degli appunti o per portarti le batterie di riserva del registratore.

@stregazelda: grazie per l'affetto, mi fa piacere averti trasmesso un interesse. Lo credo bene che ai tempi seguivi il rock e poi cantavi la Locomotiva con gli amici. Era un periodo in cui le cose venivano prese troppo sul serio, come dice Marcella, e lui invece non lo faceva. Sarà anche per questo che mentre tu cantavi Guccini, Rino Gaetano lo prendeva in giro in due delle sue canzoni, Nuntereggae più e, mi pare, Standard.

@mauro: una finzione, che io sappia.

Verso una Casa Comune ha detto...

http://sinistradelfia.blogspot.com

Ad Adelfia nasce un coordinamento delle forze di sinistra

Eccovi due link interessanti
un video-spot
http://it.youtube.com/watch?v=eMx6JWOg01M

e un forum
sulla sinistra unita
http://groups.google.com/group/lasinistraunita

vieni e lascia un commento al blog di sinistradelfia e firma la petizione

Dovremmo creare un legame tra i vari blog che spingono verso una sinistra comune

giuseppe ha detto...

Sei stato troppo tenero con gli autori della fiction! Secondo me avrebbero fatto meglio a non farne niente. A cominciare da quell'attore (poverino, con un viso ed una espresisone da deficiente) per finire a quelle colpevoli omnissioni cui accenni sul carattere ironico, canzonatorio, scapestrato nel senso letterario del termine del personaggio estroso, intelligente, geniale, presentato come un burino qualsiasi, mi pare davvero che gli autori non ne abbiano azzeccata una. Grave, poi, secondo me, la colpa di averci messo dentro pochisisomo della sua musica e con pezzi arrangiati da cane.

Eugenio ha detto...

@giuseppe: su Santamaria non sono d'accordo. Come ho già scritto penso che lo abbia interpretato bene e fatto un buon lavoro su se stesso, riproducendo in maniera molto credibile anche il modo di muoversi di Rino. Il fatto, poi, che ne viene fuori un personaggio cupo, la colpa non è sua, ma del regista. No comment sugli arrangiamenti, sono troppo stonato per poter giudicare...

Eli ha detto...

Beh, però c'è una domanda di base: qual'era l'obiettivo del regista nel fare la fiction? Restituire un'immagine reale, o offrire uno spunto sui ragazzi degli anni 70?

Questo non significa che non condivida le critiche di Eugenio, ma solo che le critiche dovrebbero partire, forse, dall'obiettivo dell'autore: solo così si sa se l'opera è riuscita (ha centrato l'obiettivo) o no.

Angela ha detto...

Caro Eugenio,
ho letto il tuo commento sulla fiction su Rino Gaetano nel tuo blog e devo dire che concordo pienamente su quanto hai scritto. Hai chiaramente messo in evidenza le differenze tra quella che è stata la vita di questo grande artista e la sua ricostruzione. Bravo! Hai dimostrato ancora una volta di saperne più di tutti. A me, però, che sono giovanissima, ha fatto piacere conoscere meglio questo personaggio così stravagante, ma anche così vero.

La vecchia babbiona, invece, ti ricorda che se sei una persona tanto educata, lo devi anche (o soprattutto?) a lei.... e adesso rispolvera i bei tempi andati! Quanto alla differenza di età fra te e lei, che si riduce poi a pochi anni, ti fa sapere che sei stato tu ad evidenziarla ulteriormente dandole l'appellativo di zia.

La “zia” comunque ti saluta ed io con lei.

Baci al piccolo Giuseppe e un abbraccio a Marcella.

Ciao, a presto! Angela

rosa ha detto...

Ed io non mi sono ancora ripresa dalla fiction...

Da amante delle sue canzoni e da - oserei dire - quasi crotonese, beh...la delusione è stata peggiore delle aspettative.

Credo si sia persa una grande occassione, peccato...potevano davvero far conoscere al mondo l'esistenza di un poeta semplice, che non stava né a destra né a sinistra...ma con il cuore sempre a sud.

A sud...
...se mai qualcuno capirà, sarà senz'altro un altro come me...

E io ti ho capito Rino, avevi ragione.

Bellissime parole, condivido in pieno!

Eugenio ha detto...

@eli: capisco la tua osservazione, ma non credo si possa stravolgere la vita e la personalità di un artista per "offrire uno spunto sui ragazzi degli anni 70", specialmente se di questo artista si sa poco. E poi Rino non ha mai scritto una canzone d'amore che contenesse elementi autobiografici, proprio per salvaguardare la propria vita privata e quella della sua ragazza, che sono invece il fulcro di questo lavoro (tra l'altro, ripeto, stravolti).

@angela: troppo buona. Mi fa piacere che tu ti sia ulteriormente avvicinata a Rino Gaetano dopo questa fiction. E' proprio per questo che ho scritto che l'operazione è stata utile comunque.
"Educato" io? Come si permette tua madre...
E poi lo vedi, quando uno ricomincia con la menata dei "bei tempi andati" vuol dire proprio che è vecchio.
Un bacio. Eugenio

@rosa: l'occasione che si è persa è stata quella di farlo conoscere meglio e a fondo come grande artista, ma per adesso lo si è fato conoscere a un gran numero di persone, soprattutto giovani. E non credo, comunque, che sia poco. Speriamo solo che adesso ci sarà qualcuno che voglia rispondere con qualcosa di maggior qualità, magari un bel film per il cinema: la fiction ha dimostrato la grande attenzione che suscita questo personaggio.

Marco ha detto...

Condivido i tuoi "punti". Ne ho parlato anche io nel mio blog (http://marcomedaglia.blogspot.com/2007/11/ciao-rino.html) e, da calabrese (di Petilia), la cosa che più mi ha offeso è stata l'assoluta mancanza, nella fiction, del Sud, della Calabria, di Crotone. Mi può stare bene romanzare su avvenimenti e persone, ma ignorare il profondo legame di Rino con la sua terra e la sua gente, è stato un errore imperdonabile. Tra l'altro, i biografi di Rino sono tutti concordi sul fatto che proprio l'allontanamento da Crotone sia all'origine del suo sentirsi estraneo, sempre, comunque e ovunque.

Anonimo ha detto...

ho 35 anni e grazie alla fiction ho scoperto rino gaetano.... grazie

ciao veruska

Eugenio ha detto...

@marco: ho letto il tuo commento e, da calabrese (Caccuri) ti capisco bene. Il Sud e la formazione dell'infanzia a Crotone era per Rino una lente di lettura del mondo. I suoi primi dieci anni passati in quella città sono stati, come per tutti, il periodo più importante della vita, in cui si forma il carattere e la cultura più profonda. E' stato così anche per Rino, che non è più cambiato. Ogni sua canzone e aspetto del suo carattere ne risentono. Averlo tralasciato è stato un errore.

@veruska: le tue parole (insieme a quelle di Angela di qualche giorno fa) sono la dimostrazione che, nonostante le critiche che leggittimamente si stanno facendo, questa fiction è stata molto utile. Ben venga un film ora.

Anonimo ha detto...

Io purtroppo ritengo che la morte di Rino Gaetano sia stata provocata; non dimentichimoci che due settimane prima Rino aveva avuto un incidente identico.

Rino è sempre stato un ribelle e, nonostante si presentasse con quel tono giullaresco quasi da bambino, nessuno può negare i forti temi di protesta delle sue canzoni. In molte ha lasciato anche messaggi celati, come il riferimenti alla Rosa Rossa, alla corruzione del nostro paese, ai numerosi insabbiamenti di casi giudiziari, omicidi (pensiamo al caso del 1953 di Capocotta nominato in Nun Te Raggae Piu) e che più ne ha più ne metta...

Consiglio la lettura di questo post: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/12/blog-post.html

Eugenio Marino ha detto...

@anonimo: scusa, ma io non credo, francamente, che la morte di Rino Gaetano "sia stata provocata". Con tutto l'impegno possibile non ho trovato mai elementi concreti che possano giustificare tale ipotesi. Anche se ad ucciderlo non è stato l'incidente ma la mancanza tempestiva di un ospedale in cui soccorrerlo.

Quanto all'articolo che segnali, trovo molto originali e suggestive le interpretazioni di Paolo Franceschetti e Stefania Nicoletti, ma anche in questo caso non credo che, oltre le suggestioni che suscitano, vi possa essere stata una reale volontà di Rino a intendere tutto ciò che loro scrivono.

Poi, chiaramente, i testi di un genio e di un artista profondo sono tali proprio perché non limitati e capaci di andare anche oltre ciò che si intendeva dire, lasciando spazio a nuove percezioni.

Poi sarebbe bello fare una chiacchierata con loro, proprio in quest'ultima direzione.

Giorgio ha detto...

Grazie per questo post. Era esattamente quello che cercavo - scritto davvero bene, con grande competenza.

Anonimo ha detto...

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