giovedì 8 marzo 2007

Quelle col burqa... made in Occidente

Oggi è la festa delle donne. Voglio fare a tutte gli auguri con un video di Daniela Binello sulle donne afgane.
Lo voglio dedicare a tutte le donne col burqa: quello di stoffa, ma anche quello invisibile e culturale
alle suore col velo che non possono celebrare messa e non possono sposarsi per una innaturale legge di castità
a tutte le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia
a quelle sole, per volere e per forza
a quelle che lavorano e quelle che stanno a casa
a quelle che vorrebbero lavorare, ma non possono
a quelle che subiscono mobbing
a quelle della TV e a quelle che per fare TV devono passare dall’ufficio di un portavoce
a quelle che hanno un figlio e a quelle che vorrebbero averlo
a quelle che fanno l’inseminazione all’estero perché è consentita e a quelle che purtroppo non se lo possono permettere
a quelle eterosessuali e a quelle omosessuali
a quelle che fuori sono uomini, ma dentro donne
a quelle che sono diventate donne anche fuori e a quelle che non possono permetterselo
a quelle che ce l’hanno fatta, ma soprattutto a quelle che non ce la faranno mai
a quelle che i diritti ce li hanno e soprattutto a quelle a cui non li riconoscono.
A tutte quelle che non hanno mai visto l’Afghanistan o un ospedale afgano, ma senza diritti e pari opportunità l’Afghanistan lo subiscono ovunque.

Guarda il video cliccando qui

martedì 6 marzo 2007

Ricarico il telefonino e non pago la tassa. Che bello

Ho appena parlato con un compagno del Dipartimento economico della Presidenza del Consiglio. Mi ha spiegato che, con le riforme di Bersani, alcune cose concrete sono già cambiate e che altre stanno cambiando. Voglio condividerne pubblicamente alcune.Ho appena ricaricato il mio telefonino con scheda Tim e, per la prima volta, non ho pagato nessuna (dico nessuna) tassa di ricarica. Calcolando che facevo in media una ricarica al mese (5 euro a ricarica), risparmierò 60 euro all’anno.Mi ha poi spiegato che non c’è più il limite di distanza tra un distributore di benzina e l’altro, quindi sarà più facile installare una nuova pompa di benzina: e dunque la mente mi va alla situazione del mio paese, dove ci sono voluti anni per riuscire a ottenere una nuova licenza, dato che nello stesso comune ve ne erano altre, seppur molto distanti dal centro abitato (una a Castelsilano e l’altra sulla super strada, a Ponte di Neto).

Non devo ancora cambiare la mia auto, ma il mio compagno mi ha spiegato che quando lo farò non dovrò pagare le spese del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), che normalmente ammontavano a circa 50 euro. Inoltre, se faccio un incidente, la mia compagnia mi deve risarcire immediatamente. Poi tutta la pratica burocratica se la sbrigherà la mia compagnia con quella della persona con la quale ho fatto l’incidente.Mi ha anche detto che alla posta potrò pagare le mie bollette con carta di credito, dato che non porto mai contanti appresso per paura di essere scippato o di perdere il portamonete. Se poi vado a fare la spesa al supermercato, mi ha assicurato che potrò trovare là anche i giornali e alcuni farmaci per i quali non serve ricetta anche, rassicurandomi, però, che a consigliarmi ci sarà sempre un farmacista, poiché ora potrà avere la licenza anche chi non è figlio, parente o amico di un farmacista (vi ricordate? prima la licenza poteva averla anche chi non aveva la laurea, purché parente di un farmacista e non poteva averla un giovane laureato).

Se invece vorrò cambiare banca per il mutuo di casa mia, potrò farlo senza pagare l’estinzione. Della cosa posso discuterne anche con il mio avvocato di fiducia, che ora potrà farmi pagare una tariffa più bassa perché non c’è più la tariffa minima obbligatoria e che era sempre molto salata. L’ultima cosa che mi ha spiegato, è che il risparmio annuo medio per famiglia sarà di circa 550 euro, che non è poco. Ecco come sarà ripartito.

Telefonia – Abolizione costi di ricarica e scadenza, € 188
Alimentari – Maggior chiarezza su data di scadenza, € 100
Low cost – Trasparenza tariffaria, € 30
Benzina – Maggior concorrenza, € 80
Rca – Maggior concorrenza, € 83
Poste – Ritardo lettere/rimborso francobolli, € 11
Parrucchieri, Estetisti, Cinema, Edicole, Tabaccai – Misure per incentivare la concorrenza, € 58

TOTALE, € 550

lunedì 5 marzo 2007

Mamma li comunisti a Sanremo

La notizia è di quelle preoccupanti: i bolscevichi redivivi hanno occupato Sanremo e il teatro Ariston. Altro che signore dell’alta borghesia, dirigenti Rai, nani e ballerine, giornalisti e jet-set vario. Chi l’ha fatta da padrone a questo 51° Festival sono stati i comunisti. Per la precisione: Serena Autieri (attrice), Antonio Caprarica (giornalista), Claudio Coccoluto (deejay), Alessandro D’Alatri (regista), Maurizio De Angelis (musicista e compositore), Massimo Ghini (attore), Giancarlo Magalli (conduttore televisivo), Barbara Palombelli (giornalista), Alba Parietti (conduttrice televisiva), Lunetta Savino (attrice).
Chi non se li ricorda sui cantieri, mimetizzati tra gli operai, con il cappello a barchetta fatto con la prima pagina de l’Unità, a sobillare i lavoratori contro lo Stato borghese. E di notte, negli umidi e bui seminterrati romani del quartiere San Lorenzo, con gli occhi arrossati dal fumo di decine di sigarette, a stilare i volantini delle BR-PCC.
Già, perché se non ve ne siete accorti, “la giuria di qualità del Festival ha dato voti strumentali, da pseudo-intellettuali di Sinistra”, come ci fa notare Gianni Bella, che quando non canta si dedica ad attività di spionaggio contro i movimenti sovversivi clandestini.
Se in giuria ci avessero messo, a esempio, Marcello Veneziani, Pierfrancesco Pingitore, Mike Bongiorno, Pippo Franco ed Elisabetta Gardini, sicuramente avrebbero vinto Gianni e Marcella Bella.
I due, invece, con la giuria comunista della Parietti (che tra l’altro gli ha dato 7 come al comunista Paolo Rossi), insieme ai comunisti che votavano da casa, sono stati danneggiati perché Marcella Bella “si è presentata nel 2004 alle elezioni europee per Alleanza Nazionale” (ma chi lo sapeva?).
Ma è mai possibile che in Italia, appena si trova un po’ di spazio per qualcosa che va oltre la banalità e la leggerezza, viene fuori un Gianni Bella, un Fred Bongusto o un Lando Buzzanca che tira fuori la tiritera dei comunisti?
Gianni e Marcella Bella hanno scritto e cantato molte belle canzoni, ci hanno regalato dolci emozioni estive, quando si cantava in gruppo Più ci penso e Montagne verdi. Erano i momenti di leggerezza, quando in compagnia volevamo giocare, divertirci, non pensare. Quando volevamo fregarcene: perché ci sono anche i momenti in cui uno deve spegnere la testa e rilassarsi.
Quando volevamo, invece, pensare, riflettere, discutere di cose più serie – perché ci sono anche momenti così – ascoltavamo e cantavamo altro: De André, Guccini, De Gregori. Che c’è di male? Nella vita c’è la necessità di vivere entrambi i momenti, ed entrambi sono legittimi, così come i cantanti che li rappresentano.
Ecco, bisognerebbe riconoscere che la differenza sta qui: tra chi vuol far pensare e chi vuol farci rilassare, che non significa che i primi sono bravi e i secondi no.
In questo Festival – eccezione rara – ha vinto chi vuol far pensare. Vogliamo fare un piccolo paragone?
Cristicchi:
Mi chiamo Antonio e sono matto/ Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino/ Credevo di parlare col demonio/ Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio […]
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto/ L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi/ E giorno e notte si assomigliano/ Nella poca luce che trafigge i vetri opachi/ Me la faccio ancora sotto perché ho paura/ Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura/ Puzza di piscio e segatura/ Questa è malattia mentale e non esiste cura […]
La mia patologia è che son rimasto solo/ Ora prendete un telescopio… misurate le distanze/ E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? […]
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto/ Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro/ Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi/ Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi

Bella:
Nel dolore e nella felicità/ Sappi che io sono la tua metà sì/ Nella primavera nell'altra età/ O di inverno chiusi nella città sì/ Per sempre per sempre […]
Ancora noi sì/ Dentro questo mondo di ostilità/ Volando in mezzo a un cielo di libertà/ Tenendoci per mano uniti là/ Davanti a un destino che arriverà/ Per sempre forever […]
La sincerità, nella nostra casa io e te/ Tutto quello che/ Dimmi che cos’altro c’è/ Per sempre forever

A me sembra che una differenza tra i due brani ci sia: penso che la giuria e il pubblico abbiano scelto per questa differenza e non per le elezioni europee del 2004.

domenica 4 marzo 2007

E se Paolo Rossi incidesse anche La ballata di Renzo?

Sanremo il festival dei fiori e della canzone d’amore? Quella leggera e disimpegnata? Si, ma questa volta è successo qualcosa…
Già nella prima volta de l’Ulivo al Governo avevamo visto segnali positivi anche a Sanremo: ve lo ricordate il Festival di Fabio Fazio affiancato nella conduzione dal noto premio Nobel Dulbecco? Anche quello fu un festival diverso e innovativo.
Questa volta ha vinto la sezioni giovani un brano contro la mafia e sulla morte di Falcone e Borsellino.
Ha vinto la sezione big (e dunque il Festival) un brano sulle persone con disagi mentali.
Insomma, il primo Sanremo del ritorno de l’Ulivo nel quale ha trionfato la canzone impegnata e dai temi sociali e che, per giunta, incontra anche il gran favore del pubblico. Che bello, in questo caso, essere smentiti dai fatti.
Un Sanremo che forse sarebbe piaciuto anche a Luigi Tenco, che cantò l’Italia vera, sofferente e contraddittoria del Boom economico e fu invece umiliato dalla leggerezza della canzone finta e spensierata.
Un Sanremo, questo, dove il piccoletto (ma grande) Paolo Rossi ha potuto cantare persino un brano del geniale Rino Gaetano.
Un Sanremo dell’era Unione, insomma, che ha dato un forte segnale di cambiamento, al quale spero che corrisponda un nuovo trend anche per il futuro, dove la canzone impegnata possa trovare spazio e seguito.
Un Sanremo nel quale, probabilmente, a Paolo Rossi, reduce dalla censura del suo spettacolo sulla Costituzione, forse questa volta avrebbero fatto cantare persino un altro grande inedito di Rino Gaetano: La ballata di Renzo.
Si tratta di una canzone che Rino Gaetano scrisse agli inizi degli anni Settanta e che non gli fecero incidere perché “troppo forte, troppo dissacratoria ed esagerata” e un vero pugno nello stomaco del potere e dei governi di allora.
Un brano in cui il protagonista, vittima di un incidente automobilistico per le strade di Roma, veniva sballottato in cinque diversi ospedali della capitale perché in nessuno c'era disponibilità di posti letto, e viaggiando da un ospedale all’altro ci lasciava le penne.
La cosa è davvero spaventosa e profetica se si pensa che, circa dieci anni dopo (il 2 giugno del 1981), Rino Gaetano fece un incidente automobilistico sulla Nomentana, verso le tre di notte, e fu a sua volta sballottato, per mancanza di posti letto, per cinque ospedali romani fino alle sei del mattino, quando sopraggiunse la morte.
Tre degli ospedali che rifiutarono soccorso a Rino Gaetano erano citati nella sua canzone La ballata di Renzo: il San Camillo, il Policlinico e il San Giovanni.
La canzone, poi, si chiudeva con il paradosso che nemmeno al Verano c’era posto per la sepoltura. Fortuna che per Rino Gaetano lo hanno trovato: almeno sappiamo dove andare a piangere!

E se adesso Paolo Rossi incidesse anche questa?...