domenica 4 marzo 2007

E se Paolo Rossi incidesse anche La ballata di Renzo?

Sanremo il festival dei fiori e della canzone d’amore? Quella leggera e disimpegnata? Si, ma questa volta è successo qualcosa…
Già nella prima volta de l’Ulivo al Governo avevamo visto segnali positivi anche a Sanremo: ve lo ricordate il Festival di Fabio Fazio affiancato nella conduzione dal noto premio Nobel Dulbecco? Anche quello fu un festival diverso e innovativo.
Questa volta ha vinto la sezioni giovani un brano contro la mafia e sulla morte di Falcone e Borsellino.
Ha vinto la sezione big (e dunque il Festival) un brano sulle persone con disagi mentali.
Insomma, il primo Sanremo del ritorno de l’Ulivo nel quale ha trionfato la canzone impegnata e dai temi sociali e che, per giunta, incontra anche il gran favore del pubblico. Che bello, in questo caso, essere smentiti dai fatti.
Un Sanremo che forse sarebbe piaciuto anche a Luigi Tenco, che cantò l’Italia vera, sofferente e contraddittoria del Boom economico e fu invece umiliato dalla leggerezza della canzone finta e spensierata.
Un Sanremo, questo, dove il piccoletto (ma grande) Paolo Rossi ha potuto cantare persino un brano del geniale Rino Gaetano.
Un Sanremo dell’era Unione, insomma, che ha dato un forte segnale di cambiamento, al quale spero che corrisponda un nuovo trend anche per il futuro, dove la canzone impegnata possa trovare spazio e seguito.
Un Sanremo nel quale, probabilmente, a Paolo Rossi, reduce dalla censura del suo spettacolo sulla Costituzione, forse questa volta avrebbero fatto cantare persino un altro grande inedito di Rino Gaetano: La ballata di Renzo.
Si tratta di una canzone che Rino Gaetano scrisse agli inizi degli anni Settanta e che non gli fecero incidere perché “troppo forte, troppo dissacratoria ed esagerata” e un vero pugno nello stomaco del potere e dei governi di allora.
Un brano in cui il protagonista, vittima di un incidente automobilistico per le strade di Roma, veniva sballottato in cinque diversi ospedali della capitale perché in nessuno c'era disponibilità di posti letto, e viaggiando da un ospedale all’altro ci lasciava le penne.
La cosa è davvero spaventosa e profetica se si pensa che, circa dieci anni dopo (il 2 giugno del 1981), Rino Gaetano fece un incidente automobilistico sulla Nomentana, verso le tre di notte, e fu a sua volta sballottato, per mancanza di posti letto, per cinque ospedali romani fino alle sei del mattino, quando sopraggiunse la morte.
Tre degli ospedali che rifiutarono soccorso a Rino Gaetano erano citati nella sua canzone La ballata di Renzo: il San Camillo, il Policlinico e il San Giovanni.
La canzone, poi, si chiudeva con il paradosso che nemmeno al Verano c’era posto per la sepoltura. Fortuna che per Rino Gaetano lo hanno trovato: almeno sappiamo dove andare a piangere!

E se adesso Paolo Rossi incidesse anche questa?...

4 commenti:

alelondon 76 ha detto...

A me è piaciuta più di tutte la paranza di Daniele Silvestri. Hai sentito che ritmo che ha? Forse no, dato che sei stonatissimo.
Con simpatia...

max ha detto...

Caro eugenio
non ho seguito il Festival di sanremo perche' qui a salvador de bahia non si vede.
Qui i Problemi sono ben altri e forse"un pugno nello stomaco" del mondo ricco potrebbe essere questa bella canzone dei Musenza che ti scrivo in portoghese:
Brilho de Beleza
(Nego Tenga)
O negro segura a cabeça com a mão e chora
E chora, sentindo a falta do rei

O negro segura a cabeça com a mão e chora
E chora, sentindo a falta do rei

Quando ele explodiu pelo mundo
Ele lançou seu brilho de beleza
Bob Marley pra sempre estará
No coração de toda a raça negra

Quando Bob Marley morreu
Foi aquele chororô na Vila Rosenval
Muzenza trazendo Jamaica arrebentando nesse Carnaval
Adeus não, me diga até breve
Adeus não, eu sou Muzenza do Reggae
Adeus não, me diga até breve
Adeus não, eu sou Muzenza do Reggae

O negro segura a cabeça com a mão e chora
E chora, sentindo a falta do rei

Quando ele explodiu pelo mundo
Ele lançou seu brilho de beleza
Bob Marley pra sempre estará
No coração de toda a raça negra

Quando Bob Marley morreu
Foi aquele chororô na Vila Rosenval
Muzenza trazendo Jamaica arrebentando nesse Carnaval
Adeus não, me diga até breve
Adeus não, eu sou Muzenza do Reggae
Adeus não, me diga até breve
Adeus não, eu sou Muzenza do Reggae


Un saluto da salvador

Max

rossella ha detto...

Vorrei segnalarvi anche, se non l'avete ancora notato, il brano di Nada, Luna in piena. Per chi, come me, è una accanita fan degli ex CCCP, poi CSI, ora PGR, in sintesi di Giovanni Lindo Ferretti, vi ha senz'altro riscontrato delle analogie. Vedrei infatti il brano di Nada interpretato splendidamente da GLF con la sua voce particolarissima. Lo trovo un brano tormentato, appassionato e sensuale. Non a tutti farà lo stesso effetto.

Eugenio ha detto...

@alelondon: Ho sentito ieri Silvestri e mi è piaciuto molto, ma preferisco che abbia vinto Cristicchi.
@Max: D'accordo con te sui problemi del Brasile. Ma la musica serve anche a queste cose. Proprio lì da voi, infatti, la canzone d'autore è soprattutto canzone di denuncia sociale e politica, molto più che in Europa e, molto spesso, chi l'ha fatta ha rischiato l'esilio e a volte la vita. Segno che sono molto di più di un pugno nello stomaco.
@Rossella: Non ho sentito Nada, ma le tue parole mi hanno molto incuriosito. "Tormento, passione e sensualità": ci sono tutti gli elementi dello Sturm und Drang che aprì la strada al romanticismo tedesco.