giovedì 10 dicembre 2009

Un silenzio degli innocenti

Da due anni a questa parte, mi capita molto spesso di uscire dalla metro al Circo Massimo e trovare il traffico intasato e le linee degli autobus deviate per una qualche manifestazione di protesta nei confronti del Governo. Anche oggi ce n’è una delle guardie giurate rimaste senza occupazione.
Questo proliferare di manifestazioni di tutto il mondo del lavoro italiano è il sintomo più evidente delle condizioni di disagio e crisi che vive il Paese, anche se dai sondaggi del premier e dai media spesso non traspare, perché si dà spazio più che altro ai pochi grandi eventi mediatici tipo il “No B day”. In questi casi, invece, si tratta di manifestazioni quasi quotidiane e quantitativamente minori, ma che nel complesso rappresentano numeri enormi di cittadini, seppur distribuite temporalmente.

A questi eventi, che è possibile seguire solo di persona se si vive o lavora al centro di Roma, si aggiungono da un paio di anni a questa parte anche quelli che si svolgono all’estero e di cui, naturalmente, non si legge niente sui giornali italiani né si dà notizia in TV: un esempio su tutti le manifestazioni tenutesi a Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida dagli studenti Erasmus contro la 133 del 14 novembre scorso.

Sintomo di come anche all’estero i nostri connazionali hanno da tempo alzato la voce scendendo in piazza. A volte anche in forma ricorrente.
Già il 10 dicembre dello scorso anno, infatti, in tutti i consolati italiani del mondo, migliaia di italiani hanno operato una serie di occupazioni simboliche e consegnato ai consoli una lettera dei tre sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil con la quale illustravano al nostro Governo i problemi degli anziani all’estero e chiedevano alcuni interventi.

Anche oggi, a distanza di un anno esatto e dopo l’assordante silenzio del Governo Berlusconi proprio mentre le condizioni generali sono peggiorate, la società civile, i sindacati e i partiti si mobilitano ancora per richiedere pochi atti concreti:
l’assegno sociale senza l’obbligo dei 10 anni di residenza continuativa per gli italiani che tornano in patria;
l’assegno di solidarietà per gli indigenti;
l’esenzione dell’ICI sulla prima casa in Italia;
la soluzione degli indebiti pensionistici.
Tutte richieste estremamente concrete dicevo, perché per gli strati sociali più deboli, in tempi di crisi economica, occorrono di misure forti e immediate più che per gli strati sociali medio-alti.

Ma oggi si tiene a Lugano anche un’altra particolare manifestazione di cittadini italiani all’estero: quella dei frontalieri.
Questa, a mio avviso, prima che come naturale reazione a un provvedimento sbagliato, va letta anche come atto di orgoglio morale e civile.
Ai frontalieri, infatti, questo Governo impone, con lo scudo fiscale per gli evasori miliardari, il monitoraggio fiscale e l’obbligo di presentare all’Agenzia delle entrate il modello Unico entro il 29 dicembre 2009. Questo significa che si mettono sullo stesso piano i vari Calisto Tanzi che esportano illegalmente miliardi di euro non denunciati allo Stato italiano (così come fa la mafia con i soldi riciclati) con gli onesti lavoratori dipendenti e i propri piccoli risparmi.

Un atteggiamento, dunque, che delegittima, svuota e toglie dignità ai cittadini italiani che vivono o lavorano all’estero.
Il danno e la beffa, quindi, per circa 55.000 cittadini che non solo sono costretti a lavorare fuori dal Paese con i disagi che tutto ciò comporta, ma che costituiscono una patrimonio economico per l’Italia, calcolabile in ben 1.600 milioni di euro tra stipendi e salari che ritornano in Patria tra consumi e ristorni fiscali delle imposte pagate in Svizzera.

Ritengo quindi positiva anche come atto di orgoglio questa manifestazione di Lugano e spero non solo che siano finalmente raccolte dal Governo le istanze che da essa provengono, ma che l’atteggiamento dannosamente discriminatorio della maggioranza verso i cittadini italiani all’estero cessi di esistere.
Nessuno poi, naturalmente, leggerà di tutto ciò sui giornali italiani o in televisione, come nessuno, uscendo dalla metro del Circo Massimo, noterà niente. A regnare su questo disagio ci sarà qunidi un artato silenzio.
Un silenzio degli innocenti, dunque, sul quale il Governo poggia le basi del consenso che ci propina regolarmente dai soliti sondaggi fatti in casa…

venerdì 27 novembre 2009

In ricordo di Dédé

Anche se con qualche giorno di ritardo, mi piace ricordare quello che sarebbe stato il quarantasettesimo compleanno di André "Dédé" Fortin, il malinconico leader di Les Colocs, la band canadese da lui fondata nel 1990.

Un artista originale e a tratti geniale che ha introdotto nella musica canadese i temi esistenzialisti, sociali e politici: dalla piaga della droga e l’AIDS alla povertà, dall’emarginazione all’indipendenza del Quebec, di cui fu gran sostenitore al referendum del 1995. Probabilmente fu proprio la sconfitta del “Si” al referendum, insieme al dolore per la morte di AIDS del compagno di band Patrizio Esposito Di Napoli, a farlo scivolare in uno stato tale di disperazione da spingerlo a suicidarsi con una pugnalata al cuore, nella tremenda solitudine del suo appartamento di Montreal.

Dédé fu certamente un’apparizione breve e fugace nel panorama musicale canadese e mondiale (1993-2000), ma ha lasciato una traccia profonda, poiché ha introdotto un modo nuovo di fare musica in Canada. Oggi, infatti, chiunque in Canada scriva canzoni con temi sociali e politici, lo fa partendo proprio dall’opera di Dédé e di Les Colocs.
Nele sue canzoni la musica, scanzonata e dal ritmo allegro, è in forte contrasto con testi dal contenuto serio e spesso tragico.

lunedì 23 novembre 2009

Pacifica-mente: Consolato occupato senza K

Oggi a Liegi i nostri concittadini manifestano contro la chiusura del Consolato, consegnando al Console una petizione con 5.000 firme contro questo provvedimento e occupando simbolicamente e pacificamente la nostra sede diplomatica in terra belga. Ritengo che sia un'iniziativa condivisibile e per questo ho detto la mia con questa nota per la stampa.

“Occorre sostenere in ogni modo le iniziative come quella messa in campo oggi dal Coordinamento per la difesa del Consolato d’Italia in Liegi e per la salvaguardia della lingua e cultura italiana”.
Lo sostiene in una nota per la stampa Eugenio Marino, del Partito Democratico, invitando i militanti del PD all’estero a mobilitarsi come si sta facendo in queste ore in Belgio. “Sono già moltissimi i nostri iscritti e dirigenti all’estero – continua l’esponente del PD – che hanno aderito a questo tipo di iniziative spontanee e che parteciperanno alle manifestazioni di consegna ai consoli di petizioni e firme contro le chiusure di importanti sedi consolari e a temporanee occupazioni pacifiche e simboliche di alcuni consolati”.

“Il PD all’estero sostiene queste iniziative – prosegue Marino – e assicurare la propria partecipazione civile al fianco di chiunque si impegna contro questo piano di riordino iniquo e penalizzante per i cittadini italiani nel mondo, siano essi lavoratori, studenti, pensionati o imprese, in alcuni casi proprio le più colpite dalla chiusura di sedi come quella di Liegi”.

“I nostri connazionale all’estero – aggiunge Marino – sono consapevoli che non vi è proporzione tra i disagi alla collettività che derivano da questa riorganizzazione e i benefici economici che lo Stato ne ricava. Per questo chiedono rispetto della propria dignità, poiché di questo si tratta, e ribadiscono quanto invece l’Italia possa trarre vantaggio economico proprio dal mantenimento di alcune strutture che si vuole chiudere e da una diversa riorganizzazione che passi attraverso la consultazione di quegli organismi istituzionali esteri che potrebbero dare le giuste indicazioni sulla strada del risparmio economico, della valorizzazione di alcune aree del pianeta e di una organizzazione che non penalizzi nessuno”.

“In questo senso – conclude Marino – sarebbe auspicabile un impegno comune e trasversale, sia nella comunità che tra i partiti, finalizzato a fermare questo piano di riordino e a studiarne uno alternativo, capace di tenere insieme le giuste necessità del Paese verso le nuove e strategiche aree di insediamento economico e le esigenze delle comunità italiane all’estero, anch’esse vitali per la cultura e l’economia dell’Italia, più di quanto fino a oggi non si è immaginato”.

venerdì 13 novembre 2009

C'è qualcosa di strano nell'aria che inverno non è...

Dev’esserci qualcosa nell’aria di questo tiepido scorcio autunnale che influenza comportamenti e dichiarazioni dei politici – soprattutto del PDL – insomma li altera, li deforma.
Sarà per questo che l’onorevole Giovanardi e il Ministro La Russa, in un eccesso di sospetto, hanno chiesto il test antidroga per i parlamentari?

Da alcuni giorni a questa parte, a Destra impazza il dibattito sull’opportunità o meno di costruire il PDL nel mondo. E questo nonostante il partito di maggioranza relativa esprima diversi parlamentari eletti all’estero. Il livello della discussione si è spinto così in là che Tremaglia (che per anni ha chiesto il voto politico tra gli italiani all’estero), ha minacciato addirittura di uscire dal PDL qualora il partito si istituzionalizzi nelle sue articolazioni estere con relativo tesseramento, sedi ecc.

Per Tremaglia, infatti, gli italiani all’estero, o meglio la Destra all’estero, è rappresentata esclusivamente dal CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), da lui fondato e presieduto: bizzarro, davvero bizzarro.
Mi sono chiesto come mai Tremaglia l’abbia messa giù così dura, fino a minacciare un passo irrevocabile quanto inusitato per un uomo ‘di partito’ quale egli è.
Confesso di non essermi accontentato della spiegazione che lui stesso ha dato liquidando l’iniziativa dei vertici del PDL come una scelta “assurda e contraria agli interessi dell’emigrazione, tanto è vero che il PDL ha assunto sinora posizioni contro i principi di civiltà, socialità, onore e contro gli interessi degli emigranti stessi ogniqualvolta è stato posto in Parlamento il problema persino della loro sopravvivenza”.

La durezza inappellabile di questo giudizio, inoltre, credo autorizzi a rivolgere alcune domande.

Innanzitutto come mai, se, come afferma l’ex ministro, le politiche dell’attuale Governo nei confronti degli italiani all’estero sono non solo inadeguate, ma persino lesive della dignità dei nostri connazionali all’estero, l’on. Tremaglia fino a oggi non si è dimesso dal PDL, neppure quando l’attuale Governo ha falcidiato le risorse per gli italiani all’estero e ha presentato il piano di chiusura dei consolati?

Come mai, oggi, non cambia i termini del suo ultimatum al PDL?

Coerenza e concretezza vorrebbero che l’attuale Segretario generale del CTIM chiedesse con fermezza al proprio partito l’annullamento di fatto dei tagli inferti alle politiche per gli italiani all’estero e le chiusure dei consolati e il ripristino – se non l’integrazione – dei finanziamenti ai capitoli di spesa del MAE che riguardano gli italiani nel mondo. Subordinando la decisione di uscire dal PDL ad un eventuale diniego.

Ecco, questo sì spazzerebbe in un sol colpo dubbi e sospetti.
Se poi consideriamo che, a completamento del quadro, a Tremaglia che minaccia vanno aggiunti: Di Biagio e gli altri parlamentari del PDL che parlano di equivoco, Canepa che invita a fare eco alle parole di Tremaglia, Bellaccini che vuole abolire i parlamentari eletti all’estero, Filosa perplesso su come si possa chiedere all’estero l’iscrizione al PDL dopo i tagli, beh ecco, se consideriamo tutto questo, allora l’iniziativa dei parlamentari Giovanardi e La Russa assume tutta un’altra pregnanza. E forse (dopo... dico dopo...) ci darà anche la spiegazione di certi comportamenti.

martedì 10 novembre 2009

Popolare! Bersani e il linguaggio di Sinistra

Una delle cose che ho più apprezzato dell'idea di partito proposta da Bersani è quella di volere un partito popolare. Quindi di aver ripreso come inno "La canzone popolare" di Fossati e di cercare un linguaggio che sappia parlare al popolo, anche "quello di rete 4", come ha detto nel suo discorso di sabato all'Assemblea nazionale.
Per questo ho letto con piacere l'articolo di Michele Serra, oggi su Repubblica, che è un'ottima base di partenza per ciò che vuol fare Bersani.

Chi ha volgia di leggerlo può cliccare qui.

lunedì 9 novembre 2009

La caduta del muro nella Domenica delle salme...

Nell’anniversario della caduta del muro di Berlino, non posso non pensare a De Andrè e alla sua La domenica delle salme: un canto amaro e provocatorio come solo lui sapeva essere sulla morte di un'utopia. Milioni di persone, trascinate da un sogno diventato incubo.

A diciannove anni dall'uscita di quella canzone, nel cuore di una drammatica crisi economica scatenata dagli eccesi del turbocapitalismo finanziario, la storia sembra presentarci il conto di quella "pace terrificante" che De Andrè sentiva arrivare.
Questi venti anni non ci parlano solo della liberazione di popoli da oppressioni e tirannie, ma anche di nuove miserie, disuguaglianze inimmaginabili. E di una politica rimasta troppo a lungo schiacciata sotto le macerie di quel muro. Una Sinistra che troppo di rado ha tentato di riprendere il filo di una nuova narrazione, capace ancora di indicare una alternativa possibile. Un'eredità che interpella con forza anche noi italiani con il Partito Democratico che stiamo costruendo.
E' tanto più significativo che il ventennale della caduta del muro si celebri proprio nei giorni in cui il Congresso di Washington dà l'ok alla prima riforma per l'assistenza sanitaria universale negli USA voluta dal Presidente Obama.


La domenica delle salme
Tentò la fuga in tramverso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.

I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semaforiri
facevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.

La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcioil carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale.
La domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezzanon vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilistie dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia.

La domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.
Il video di G. Salvadores con F. De André: qui

lunedì 2 novembre 2009

Canzone per Alda Merini

Amavo molto Alda Merini, due delle sue poesie sono state molto importanti in una fase critica della mia vita: con lei ho potuto dire le cose che sentivo e che non ero in grado di comunicare. Non è questo che fa un vero poeta? Mettere a disposizione dell'umanità sentimenti e parole...
Ma ecco come la canta Vecchioni.

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com'è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l'ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento...

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora