sabato 19 gennaio 2008

La Circoscrizione estero nello Statuto nazionale del PD

Si è tenuto oggi a Moena, in Trentino Alto Adige, nel corso della festa nazionale de l'Unità sulla neve, un seminario sullo statuto del Partito Democratico. Di seguto riporto la mia relazione di apertura dei lavori.

Cari compagni, cari amici,
voglio innanzitutto ringraziarvi per essere venuti qui a Moena sottraendo tempo, come spesso fate, alle vostre famiglie.
Continuo a pensare che questa voglia di partecipazione, questo entusiasmo siano gli ingredienti primari per portare a compimento la scelta che abbiamo fatto insieme.
Il percorso già fatto, quello che sta alle nostre spalle, è stato lungo e sofferto. Ha chiesto a tutti noi di affrontare rinunce, discussioni anche aspre, qualche amarezza. Erano il prezzo da pagare per tentare qualcosa di mai sperimentato fino in fondo nel nostro Paese.
Un importante traguardo è stato tagliato: la nascita di un partito nuovo, sintesi alta e moderna delle grandi tradizioni del riformismo italiano, delle diverse culture politiche della Sinistra progressista e del cattolicesimo laico e democratico. In Italia come all'estero, dove le esperienze e i percorsi politici e personali di ognuno di voi sono molto più articolati e complessi.

Abbiamo tenuto le primarie in ogni parte del mondo e in ogni parte del mondo esse hanno registrato un ottimo risultato elettorale epolitico: è con quei numeri che abbiamo ancora una volta dimostrato vitalità, concretezza e solidità del partito all'estero. Insieme alla voglia di esserci.
Abbiamo dimostrato che anche oltre i confini nazionali il partito esiste, è vivo, è in grado di operare, organizzarsi, mobilitare gente, appassionarla.
Tutto ciò è per noi motivo di soddisfazione, ma anche di responsabilità: quei numeri ci parlano di aspettative, domande, esigenze che non possiamo permetterci di deludere.
Abbiamo anche dimostrato, ancora una volta, come gli italiani all’estero siano maturi politicamente almeno quanto quelli in Italia. Lo testimoniano le scelte fatte all’estero, in linea con quelle fatte in Italia.
Abbiamo dimostrato di essere capaci di lavorare a rete, di fare squadra e, al tempo stesso, in sinergia con il centro del partito. Così come abbiamo dimostrato di saper elaborare e lavorare in autonomia, sia all'interno della stessa Circoscrizione estero che in Italia. E tutto questo lo abbiamo fatto tenendo insieme le diverse anime del nuovo partito, le diverse articolazioni territoriali e continentali, le diverse esigenze politiche, sociali e culturali.Insomma, per dirla con una sola parola, abbiamo dimostrato di saper essere un partito: che discute, si confronta anche duramente, ma alla fine sa assumere scelte condivise.

Ma in politica nulla è acquisito una volta per tutte. Niente è scontato e ogni cosa richiede conferme continue. In politica non vi sono rendite di posizione; il passato passa presto e lo sguardo è sempre rivolto al futuro.
Oggi affrontiamo una fase altrettanto cruciale: la scrittura delle norme dello Statuto del PD all'estero.
Guardate, troppo spesso si tende a sottovalutare l’importanza delle regole nel gioco democratico.
Quelle regole disegneranno l’architettura e l'organizzazione del nostropartito.Ci indicheranno un modello di lavoro nei singoli paesi e continenti, tra le diverse ripartizioni continentali e tra la Circoscrizione estero e il centro del Partito.
Fisseranno i criteri di selezione della classe dirigente ai vari livelli.
Ci diranno se e come si configureranno rappresentanza e ruolo negli organismi dirigenti nazionali del Partito.
Se e come al Partito all'estero saranno garantite autonomia politica eorganizzativa, forza e autorevolezza.

Se e in che misura potremo contare su risorse finanziarie adeguate a svolgere l’attività politica in condizioni assai differenti dall’Italia per vastità e discontinuità territoriale e per estrema dispersione della popolazione.
E sarà proprio questo un nodo cruciale della nostra organizzazione.
Tutti noi abbiamo variamente sperimentato le difficoltà dell’autofinanziamento all’estero.Questo nodo, amici e compagni, incide sulle articolazioni estere e sulla specificità del nostro settore di lavoro, oltre che sul rapporto con il centro del partito.
E' un tema che mette in relazione gli aspetti delicati del federalismo del partito e dell'autonomia politica e gestionale della Circoscrizione estero con quello della dipendenza dalla Direzione nazionale e dall'Italia.
E' anche per questo, dunque, che nello scrivere lo statuto dobbiamo sempre tenere presente tutti gli aspetti che fanno la specificità della Circoscrizione estero e le sue numerose e complesse articolazioni.

Sulla nostra capacità di sciogliere questo nodo si gioca la possibilità di garantirci autonomia politica e organizzativa, rappresentatività all'estero e presenza di quantità e qualità negli organismi dirigenti nazionali.
Come sapete, il prossimo 2 febbraio le Commissioni nazionali completeranno il loro mandato. Capite bene che queste sono per noi settimane decisive.
Il punto è come ottenere il massimo dell'autonomia politica e gestionale e della rappresentanza negli organismi nazionali e, allo stesso tempo, il finanziamento dal centro del partito all'estero.
Se falliremo in questo, difficilmente potremo conservare l’autorevolezza, la credibilità guadagnate nel corso degli anni.
Per quello che so, a oggi la bozza Vassallo dello Statuto prevede per le Regioni una completa autonomia politica a cui corrisponde un'altrettanto completa autonomia finanziaria.Un rapporto cento-periferia del partito, dunque, di cui non possiamo non tener conto per l'estero, fermo restando, lo ripeterò sempre, la forte specificità della Circoscrizione estero.
Tutto questo, amici e compagni, impone una riflessione approfondita e ci chiama a un’assunzione di responsabilità.

Occorre garantire alle nostre organizzazioni all'estero la massima autonomia politica POSSIBILE,
la massima rappresentanza POSSIBILE negli organismi nazionali,
la massima parificazione POSSIBILE tra strutture all'estero e strutture in Italia.Allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci il maggior coordinamento tra di noi e con l'Italia e quelle risorse economiche minime per un’attività politica credibile.E' sciogliendo questi nodi tutti politici che riusciremo a far valere l'idea di parificare le federazioni nazionali all'estero a quelle provinciali in Italia, così come, eventualmente, quelle continentali a quelle regionali.Sono queste le premesse per un’organizzazione forte, articolata, radicata e politicamente autorevole.
Non dico niente di nuovo se ricordo che l'ossatura reale del partitoall'estero, almeno fino a oggi, è stata rappresentata dalle organizzazioni locali e nazionali. Le uniche organizzate, rappresentative e politicamente autorevoli, oltre che finanziariamente autonome.
Senza queste realtà, lo splendido risultato delle politiche del 2006 cisarebbe probabilmente sfuggito.

Da loro dobbiamo ripartire assicurando autonomia politica e finanziaria.Inventando le forme migliori per garantire la nascita di una struttura di coordinamento sovranazionale capace, nel più breve tempo POSSIBILE, di evolversi in una struttura continentale politicamente autorevole, operativa e vivace.Abbiamo di fronte le esperienze del passato: gli statuti di DS, Margherita e Forum degli italiani nel mondo. È inevitabile farvi in parte riferimento.
Personalmente ritengo il modello DS, almeno sulla carta, quello chemaggiormente tutela le esigenze che ho cercato di richiamare.
Naturalmente si tratta di attingere da ogni modello il meglio e di recepire le innovazioni introdotte con la nascita del PD (primarie, internet, cittadini-elettori ecc.).
Anche se, non devo dirlo a voi, proprio queste nuove modalità sono state di difficile applicazione all’estero, se si esclude la parziale eccezione dell’Europa.
Più nel dettaglio, vorrei citare lo Statuto dei DS laddove equiparava la segreteria continentale a una segreteria regionale garantendo ad entrambe un rappresentante di diritto nel Consiglio nazionale e nell'Assemblea dei segretari regionali.

Un modello che riconosceva l'autonomia, l'autorevolezza e il peso politico del partito all'estero, ma che dal punto di vista finanziario, organizzativo e politico - non me ne vogliano Elio Carozza e Michele Schiavone che quel ruolo hanno ricoperto – non si è tradotto in un riconoscimento effettivo in termini di ruolo e incisività.
Ha finito così per esaurirsi in una forma di coordinamento operativo leggero in circoscritti, seppur importanti, passaggi elettorali.
Negli altri continenti, invece, non si è mai riusciti a creare reali coordinamenti nemmeno operativi, se si esclude il caso dell'America Latina, dove lo schema ha funzionato a singhiozzo e non senza difficoltà.
Nella redazione del nostro Statuto dobbiamo portare l’esperienza di questi anni, la consapevolezza dei limiti, ma anche dei risultati straordinari che abbiamo portato a casa.
Con un approccio pragmatico e realistico, com’è ovvio, ma puntando a dare le condizioni per crescere nel nuovo partito.

Questo vuol dire trovare la strada perché lo Statuto nazionale:
1 riconosca pienamente la Circoscrizione estero e le sue articolazioni;
2 parifichi, almeno in parte, le strutture del partito all’estero a quelle italiane;
3 garantisca l’autonomia necessaria a gestire specificità uniche;
4 preveda la presenza di diritto di rappresentanti del partito all’estero in alcuni organismi dirigenti nazionali;
5 garantisca le forme di finanziamento necessarie;Infine, amici e compagni, dobbiamo scegliere un criterio che regoli i rapporti ufficiali con la Commissione Statuto nazionale.

Ritengo questo un passaggio cruciale.
Ciò che dobbiamo assicurarci è un metodo di lavoro che garantisca l’assunzione di decisioni condivise per ciò che riguarda l’estero, che, come ho ripetuto più volte, ha specificità tali che solo un’esperienza diretta può rappresentare. Quindi un metodo che consenta di evitare fughe in avanti della Commissione statuto nazionale, che sarebbero naturalmente legittime ma, come spesso accade, inopportune, date le scarse conoscenze che i delegati italiani hanno di questa particolare realtà del partito.
Un criterio trasparente ed efficace che ci consenta di operare e trattare con la Commissione nazionale sia su eventuali emendamenti allo Statuto nazionale che sulle linee guida del nostro lavoro che, naturalmente, per quanto autonomo possa essere, non può prescindere da un dialogo con il centro del partito.

P.S. Leggi il resoconto del seminario cliccando qui.

mercoledì 16 gennaio 2008

Ma il coccodrillo come fa?

Ogni mattina, per far fare colazione a Giuseppe, mi tocca sorbirmi la piacevole tortura delle sue canzoncine. Una per tutte: “ma il coccodrillo come fa? Non c’è nessuno che lo sa. Leggo sui giornali, non c’è scritto niente, sembra che il problema non importi alla gente”…
Finita questa, di tortura, mi aspetta quella dell’ottima rassegna stampa quotidiana di Massimo Bordin.
Stamattina era in molta parte incentrata sulla vicenda della visita del Papa alla Sapienza. Una vicenda tipicamente italiana nella quale, a mio avviso, si sono commessi diversi errori.
Penso che il Rettore avrebbe potuto invitare il Papa, anziché ad inaugurare l’anno accademico, in altri 364 giorni dell’anno senza suscitare alcun clamore (allo stesso Papa Giovanni Paolo II è stata conferita alla Sapienza la laurea honoris causa senza che nessuno profferisse parola).

Penso che la lettera privata inviata dal professor Frora, siccome lettera privata appunto e non appello, poteva rimanere tale senza farla finire strumentalmente sui giornali come fosse un appello-manifesto. Lo stesso professore si irrigidisce quando qualcuno gli chiede di poterla sottoscrivere o di poter “aderire”. Rifiuta sempre con forza.
Penso che gli studenti abbiano esagerato nella contestazione al Rettore e al Papa, così come fu per gli attacchi a Luciano Lama o, più recentemente, a esponenti della comunità ebraica o allo stesso Fini. Ma per questi studenti non vi è differenza tra la presenza del Papa, di un politico di Destra come di Sinistra, di Prodi come di Bush. E gli striscioni “Papa, Mussi, Veltroni fuori dall’Università” stanno lì a testimoniarlo.
Penso anche che il Papa, e mi si perdoni l’arroganza, ormai sarebbe dovuto andare alla Sapienza accettandone le eventuali contestazioni e magari fare anche qualche mea culpa per le posizioni oscurantiste assunte nei secoli nei confrontidella scienza.
Se fossi stato tra i consiglieri del Rettore gli avrei chiesto, prima dell’invito, di invitare Benedetto XVI in altra occasione. Se fossi stato all’Università (tra i docenti o gli studenti), una volta ufficializzato l’invito, non avrei chiesto né al Rettore né al Papa di tornare sulle proprie decisioni, ma avrei cercato un dialogo, avrei voluto interloquire in quello che è un luogo laico, dove si fa ricerca e non ci si sottrae al confronto.
Penso, dunque, che stiano sbagliano in molti, sui giornali come in Parlamento, a strumentalizzare questa vicenda come un fatto politico che coinvolge il Governo come il Partito Democratico. Chi fa questo lo fa solo per colpire il dialogo tra laici e cattolici e per colpire il PD e ciò che si muove al suo interno.

Per concludere, quindi, dico che a unadecisione inopportuna del Rettore della Sapienza, si è aggiunta una serie di errori più gravi e meno opportuni che finiscono solo per alimentare inutili e becere strumentalizzazioni.
Da quello che ho capito, poi, il Papa invierà il suo discorso scritto alla Sapienza. Continuerà, inoltre, a fare arrivare i suoi messaggi dell’Angelus in diretta ogni domenica nelle case degli italiani, nelle laiche scuole italiane continueranno a insegnare la religione cattolica e ogni giornale darà voce a ogni viaggio, iniziativa o discorso del Papa in ogni sede. La Destra, con Bondi e Gasparri in testa, accompagnati da Cesa e l’UDC, continueranno a strumentalizzare politicamente l’operato e il pensiero della Chiesa, salvo poi smentire nei comportamenti l'osservanza dei valori fondanti della Chiesa a cominciare dalla famiglia fondata sulla centralità del matrimonio (indissolubile). Non sono, i coccodrilli Berlusconi, Fini e Casini, tutti divorziati?
Ecco "come fanno i coccodrilli". Ma, come dice la canzoncina di Giuseppe, “leggo sui giornali: non c’è scritto niente, sembra che il problema non importi alla gente”.

lunedì 14 gennaio 2008

Come aderire all'appello

Cari tutti,
vi informo che è in rete il blog "laicità e civismo", il blog ufficiale dell'appello sulle questioni della laicità e dei diritti della persona.
Chi vuole aderire, dunque, può collegarsi attraverso l'indirizzo http://www.laicitaecivismo.it/ e mandare una mail all'indirizzo info@laicitaecivismo.it con scritto "aderisco. Nome e cognome".
Fatelo presto e numerosi.
Grazie