venerdì 6 novembre 2015

Rilanciare dialogo tra Governo, MAE e Patronati

Oggi sono intervenuto all'evento per i 20 anni della UIM (Unione Italiani nel Mondo) e ho detto queste poche cose.


Buongiorno a tutti.
Grazie innanzitutto a Mario Castellengo per le "parole d'ordine" che ha usato nel suo intervento, "partecipazione politica", e la distinzione da lui fatta tra "apartitico" e "apolitico".
Ha fatto bene, poiché spesso si fa confusione tra le due cose e la sciocchezza che le associazioni debbano essere apolitiche l'ho sentita risuonare persino in una relazione agli Stati generali dell'associazionismo all'estero.
E grazie per avermi invitato ancora, dopo il vostro congresso di qualche anno fa, a questo nuovo e importante appuntamento.
Lo dico con convinzione, perché credo che anche la continuità e la stabilità dei rapporti tra diversi soggetti siano elementi indispensabili per la serietà delle relazioni e il raggiungimento di fini comuni.
Per questo voglio riprendere e, per quanto possibile, provare rilanciare da qui un dialogo tra il mio Partito e il vostro mondo, quello dell’associazionismo e dei patronati all’estero.

Un dialogo che da un po’ di tempo è minato da anacronistiche e ingiustificate posizioni politiche – anche in buona fede, ma non per questo sbagliate – da strumentalizzazioni politiche o, peggio, da campagne giornalistiche mirate a colpire qualcuno o qualcosa più che a correggere errori o insufficienze e a adeguare ai tempi gli strumenti.


Il mondo delle associazioni all’estero e dei Patronati, con l’alleggerimento e l’arretramento sempre più consistente dello Stato sul territorio, con il rinsecchirsi obbligato – diciamo – dell’erogazione dei servizi da parte delle istituzioni competenti, diventa sempre più centrale per le comunità e per i rappresentanti istituzionali e politici.
Certo, queste realtà oggi vanno riviste.

Ma non nella direzione dello smantellamento al quale mirano le campagne giornalistiche e parte della politica a avversa alla mia.

Vanno riviste nella direzione auspicata e indicata da molti di noi, dallo stesso Gilberto De Santis nella veste di coordinatore del CEPA alla Festa nazionale de l’Unità di Milano.
Devono diventare, cioè, quello strumento al quale lo Stato affida parte di quelle competenze che da solo non riesce più a svolgere e che non può delegare ai privati, pena costi spesso insostenibili per i moltissimi che non potrebbero permetterseli.

Devono continuare, come già spesso fanno, a essere i luoghi di riferimento non solo e non più esclusivamente dell’emigrazione tradizionale, ma luogo di accompagnamento all’inserimento anche dell’emigrazione recente. Compiti, ripeto, che in buona parte spesso già svolgono.
In questa direzione, infatti, erano stati presi impegni prima delle ultime elezioni politiche, ma ancora, nonostante la necessità contingente di accelerare, siamo in ritardo.
W io spero che anche da qui, oggi e nelle prossime settimane, si possa riprendere e rilanciare questa discussione anche col MAECI, insieme alla necessità di azzerare o ridurre i pesanti tagli.


Nell’ultimo anno, anche con le elezioni di Comites e CGIE, ho avuto modo di seguire prima di tutto nel mio Partito, il lavoro che una generazione di giovani e nuovi emigrati ha svolto nelle nostre comunità e nel rapporto tra queste, le istituzioni di rappresentanza e l’Italia.

Questi giovani, protagonisti capaci e attivissimi nella partecipazione politica, hanno fatto insieme all’emigrazione tradizionale un gran lavoro di analisi, di elaborazione e proposta.
E anche da loro è emersa la necessità di fare dell’associazionismo un riferimento prioritario per le comunità italiane all’estero, per le istituzioni e per la politica.

Discutono, e io con loro, sulla necessità sì, di riforme incisive, ma nella direzione del potenziamento che ho espresso prima e di un maggiore rapporto tra esse e lo Stato.
Non vogliono invece confondere la richiesta di riforme con il depotenziamento o smantellamento delle strutture e delle funzioni istituzionali esistenti, associazioni e patronati compresi.

Il vostro slogan oggi è “20 anni con i lavoratori italiani nel mondo”.
Ed è proprio con i lavoratori che vuole stare il PD?
Il Governo dimostri con maggior coraggio che vuole stare anche con i lavoratori italiani all’estero, quelli che sono via da tempo e i tanti che continuano a partire oggi e hanno bisogno di assistenza, tutela, servizi, accompagnamento, informazioni.

Tutte  cosa che lo Stato da solo non ce la fa a garantire e che i privati non possono fornire se non a prezzi inaccessibili per i più.


Dunque serve un aiuto per lo Stato, qualcosa che integri e potenzi la sua azione di servizio alla collettività.

Io sono da sempre convinto che oggi chi svolge già da tempo e in modo capillare attività di assistenza ai cittadini all’estero debba essere messo nelle condizioni di allargare il campo delle competenze e degli stessi servizi.
Soprattutto nel quadro della riduzione dei consolati predisposta dai vari governi, penso a cosa potrebbero fare i patronati all’estero in termini di servizi ai cittadini.

Gran parte del lavoro che oggi blocca l'attività dei consolati e produce attese lunghe dei cittadini, deve essere affidata ai patronati, per lasciare ai consolati solo la parte finale e istituzionale, quella che lo Stato non può né deve delegare.

Mi auguro, quindi, che da qui possa riprendere in tempi brevi e in raccordo con tutto il vostro mondo la discussione sulle forme, i paletti, le garanzie e le sanzioni, per arrivare alla firma della convenzione tra patronati e MAECI.

I tempi sono maturi, non solo per convinzione e consapevolezza, ma per necessità del Paese.
E anche per dimostrare, nei fatti, che il Governo non ce l’ha con i Patronati, i sindacati e i cittadini bisognosi di servizi all’estero.

Grazie.
E buon lavoro a tutti.