sabato 7 aprile 2018

Ripartiamo da noi, sapendo chi siamo e senza paura

Oggi ero invitato all'evento "Sinistra anno zero", voluto e organizzato dal mio amico Peppe Provenzano, che mi ha chiesto di parlare della Sinistra e nel mondo e, soprattutto, in America Latina.
Ho ringraziato Peppe e volentieri ho detto queste cose.


Buongiorno a tutti.
“Sinistra anno zero” è un titolo che evoca allo stesso tempo speranza e il suo contrario.

In effetti in questi ultimi decenni la Sinistra, quella italiana come quella internazionale, con alti e bassi, ha vissuta una lunga notte.

Qualcuno ha persino scritto che la Sinistra, in effetti, non c’era proprio più. Era sparita.

Eppure questo “fantasma” si è trovato a governare importanti Paesi, interi continenti e passaggi storici epocali.

Ma non sempre lo ha fatto assolvendo al suo ruolo storico verso quella parte di popolo che non ha potere e dignità.
A trovare un posto nella storia a chi ne è escluso, bandito, lasciato ai margini.

Abbiamo subito l’egemonia culturale delle destre, dimenticando cosa diceva Jean-Baptiste Lacordaire, che in certe condizioni, “fra il forte e il debole è la libertà che opprime e la legge che libera”.

Negli ultimi 25 anni, il mondo è diventato più ingiusto (guasto diceva Peppe nella sua bella introduzione citando Judt), anche se è cresciuto il PIL.

E il mondo si è guastato nonostante noi.

Anzi: also in our name.

E allora se la Sinistra non fa la Sinistra può capitare che dalla crisi peggiore della nostra vita non si esca con più Sinistra, ma con il ritorno prepotente della Destra, quella peggiore, che dimentica le buone maniere e mostra il proprio volto disumano.

La Sinistra perde in Italia e nel modo decine di milioni di consensi.

Non riesce più a rappresentare milioni di uomini e donne.

Non ha un pensiero che tiene insieme una parte ampia di popolo, di mondo.

Non è più in grado di formulare una idea internazionale della società:
migrazioni, crescita demografica in Africa, nuovo ruolo sullo scacchiere mondiale di Russia, Cina e India, ecologia.

Ma c’è stata un’eccezione.

Un posto in cui le cose sono andate a rovescio (come le stagioni, in quell’emisfero) e lo voglio dire paradossalmente proprio oggi che quella Sinistra vive la sua notte più scura: il Brasile e la Sinistra di Lula.

Una vicenda che non è né può essere raccontata come un fatto giudiziario.
È un enorme fatto politico e storico del Continente latinoamericano.

Laggiù si consuma il processo a una Sinistra che ha saputo assolvere pienamente al suo ruolo storico senza sangue e senza uscire dal mercato e dal consesso degli organismi economici internazionali, semmai offrendo loro una nuova prospettiva.

Ciò che si condanna e si tenta di abbattere oggi in Brasile è la prova che se non un altro mondo, almeno un altro modo è possibile.

Un modo che in poco meno di tre lustri ha letteralmente rimesso al mondo un popolo intero: 30 milioni di brasiliani (la Grecia per tre), sottratti allo scarto della storia.

Trenta milioni di fantasmi trasformati in cittadini, emancipati dalla miseria più inconcepibile per noi.
Oggi parte dei processi produttivi e democratici.

Per sessanta milioni di persone (l’intera Italia) si è trattato di fare un passaggio da un ceto all’altro.

Una Sinistra, insomma, che ha ottenuto alle presidenziali del 2006 cinquantotto milioni di voti (quasi tutta la popolazione italiana).

Credo si tratti dell’elettorato di Sinistra (espressosi democraticamente) più grande del pianeta, dopo quello Democratico degli USA.

Cinquantotto milioni di persone che hanno creduto in un processo democratico di cambiamento che aveva alla base la liberazione dallo stato di bisogno di masse enormi di persone.

Che hanno creduto nella redistribuzione della ricchezza, nel ruolo di organizzatore dello Stato, nei processi democratici pacifici, nel protagonismo delle masse, nello sviluppo sostenibile e in un nuovo ecologismo, in un inedito protagonismo internazionale del Brasile, persino nel “lontano” scacchiere mediorientale.

È stata quella Sinistra che ha dato al Brasile quell’“altro giorno” di cui parlava Chico Buarque in “Tuo malgrado”, bellissima canzone del 1970.

Dentro questa grande svolta storica e pacifica, non violenta, democratica, di Sinistra di governo, Lula ha commesso errori?

Sicuramente sì: con l’Italia il nefasto “caso Battisti”, per esempio; il fatto di non procedere a una riforma del sistema istituzionale ed elettorale; il non aver avuto la forza di sradicare la corruzione anche nel suo PT.

Ha commesso dei reati? Mi auguro di no e lo deciderà l’ultimo grado di giudizio.
Luci e ombre, come sempre, come per tutti.

Ma la forza dirompente di una politica che ha cambiato in una manciata d’anni il volto di un intero continente resta consegnata, credo, alla grande storia.

Se così non fosse non si capirebbe la reazione violenta delle forze reazionarie che colpiscono oggi un simbolo di cambiamento e non certo un corrotto qualunque.

Dopo anni di indagini, di quotidiane accuse infamanti, dopo una condanna, Lula continua a volare nei sondaggi ed è accreditato come sicuro vincitore in caso di candidatura.

Senza la candidatura di Lula il probabile vincitore delle elezioni di ottobre, invece, è un ultraconservatore, sostenuto da quelle associazioni militari che avviarono il golpe del ‘64 e che oggi tornano a mostrare un grande interesse politico e una palese avversione verso Lula, con esplicite evocazioni di ricorso alla violenza qualora gli fosse consentito di candidarsi.

Ecco, se dico queste cose, qui, oggi, è perché la Sinistra, in Italia e nel mondo, deve ritrovare se stessa, partendo dai suoi fondamentali.

Si può fare.

Lula ce lo ha provato.

Dobbiamo ritrovare un pensiero e un impegno internazionalista sui grandi temi: e la storia del Brasile e del Continente Latinoamericano è un grande tema della Sinistra, che riguarda la vita e il progresso di centinaia di milioni di persone, un importante soggetto nello scacchiere politico mondiale e anche un pezzo importante della storia d’Italia.

I due terzi dell’economia del Brasile sono in mano a oriundi italiani.
E qui mi fermo.

Vedete, mettendomi nel solco di ciò che diceva Cuperlo, voglio citare quel genio di Musil che scriveva:
“Ci si immagini uno scoiattolo che non sa se è una lepre o un gatto delle querce, un essere che non ha alcun concetto di sé, e si capirà che in certi casi può assalirlo una terribile paura della propria coda”

Ripartiamo da noi, sapendo chi siamo e senza paura: siamo la Sinistra.
Grazie a tutti e buon lavoro.