venerdì 9 maggio 2008

Buuh, buuh, e il ministero non serve più

Ho letto e condiviso in pieno quanto dichiarato da Marco Fedi circa l'esordio del Governo Berlusconi, negativo e per nulla confortante su ciò che verrà. Marco mette giustamente in evidenza come solo due anni fa, all'indomani del voto, Prodi convocò nel suo ufficio a Santi Apostoli noi responsabili politici del Coordinamento nazionale de L'Unione insieme ai parlamentari eletti all'estero per discutere insieme quale poteva essere la scelta migliore per gli italiani nel mondo: un Ministro, un Vice ministro o un Sottosegretario.
Ricordo che intervennero quasi tutti i presenti alla riunione e che quasi tutti indicammo quella che poi fu la scelta dell'allora Presidente del Consiglio: un Vice ministro.
Nella stessa riunione e nei singoli interventi dei presenti, furono evidenziate quelle che ritenevamo le priorità della futura azione di Governo a cui Prodi in seguito si ispirò.
Marco sottolinea giustamente com'è ormai molto difficile che vi possa essere un Sottosegretario o un Vice ministro che si occupi esclusivamente degli italiani nel mondo e come, probabilmente, ve ne sarà uno con più deleghe. In questo caso, naturalmente, le questioni degli italiani all'estero saranno erroneamente considerate sempre di minore importanza e scarsa rilevanza politica: un vero peccato.

A dare manforte alle previsioni e preoccupazioni di Marco Fedi, c'è anche il condivisibile editoriale di Luigi Todini, su l'Italiano di oggi.
Todini descrive una situazione politica sconfortante, sia a livello nazionale che per le singole questioni che ci riguardano. Ci dice che il Ministero non è stato istituito perché lo avrebbe preteso Tremaglia, inviso al Cavaliere. Ma se un ministero serve lo si istituisce, indipendentemente da chi dovrà essere poi il ministro. Se poi Tremaglia non va bene si poteva pensare ad altri. Le simpatie o antipatie personali non possono pregiudicare i destini di milioni di persone.
Nemmeno il Vice ministro sarebbe stato possibile perché in questo caso sarebbero stati troppi i pretendenti.
L'unico nome possibile per questa competenza, secondo Todini, ma anche secondo il sottoscritto, poteva essere Marco Zacchera, che sicuramente meglio della Contini conosce le comunità italiane all'estero e meglio di altri del centrodestra ha operato nel corso di questi ultimi anni. Ma Zacchera, sempre secondo Todini, è fuori gioco a causa della logica spartitoria del bilancino: tre sottosegretari; uno per ogni componente, compresa AN, che punta su Mantica alla cooperazione. Dunque gli italiani all'estero vengono sacrificati alla logica spartitoria dei partiti e delle componenti e rilegati a una delle tante competenze di un altro sottosegretario che conosce sicuramente meno di Zacchera questo settore.

Ma non era il centrodestra, AN in testa, che all'indomani della nascita del Governo Prodi ci accusava di non aver istituito il ministero per gli italiani nel mondo?
E non era sempre il centrodestra a strillare che quella era una mancanza di attenzione verso gli italiani nel mondo?
E non erano sempre loro, ancora qualche giorno fa, a scrivere e dichiarare che avrebbero ripristinato il ministero?
Sarebbe interessante oggi conoscere l'opinione di coloro che solo due anni fa parlavano di dicastero necessario e oggi si vedono accorpare la delega per gli italiani nel mondo alle tante di qualche sottosegretario. Sarebbe interessante per capire se, secondo loro, questo dicastero è utile davvero. Se un Vice ministro con un'unica delega è più utile di un Ministro senza portafoglio o di un sottosegretario con più deleghe.
Sarebbe bello che chi allora strillava contro L'Unione oggi ci dicesse se Berlusconi e il suo Governo riservano meno attenzione agli italiani all'estero di Prodi oppure no, come scrivevo già qualche giorno fa su questo blog.
E sarebbe anche interessante sapere se la scelta di Berlusconi è stata discussa con gli eletti all'estero e se questi la condividono.

Ma la risposta, in realtà, ce la fa intuire lo stesso Todini, quando scrive che è stato fatto "un notevole passo indietro per il mondo dell'emigrazione, che ci lascia con l'amaro in bocca ed è difficile, se non impossibile, giustificare". Un passo indietro che indica come "si stanno addensando nuvole nere e minacciose" per gli italiani all'estero e il loro voto.
Ma noi siamo ingenui e speriamo sempre in possibili ripensamenti dell'ultima ora. Per il resto, come scrive Marco Fedi, "attendiamo di capire se nelle linee programmatiche, almeno, vi saranno aspetti condivisibili" tali da giustificare un nostro appoggio e lavoro comune sulle materie e i provvedimenti utili per gli italiani all'estero.

9 commenti:

tantovincelostessoberlusconi ha detto...

bravi, bravi, continuate cosi' con il vostro atteggiamento di superiorità. te lo avevo già detto che tantovincevalostessoberlusconi. e continuerà a vincere.

Alide ha detto...

Caro Eugenio, la mancanza di questo ministero è la prima promessa non mantenuta da Berlusconi. Quante altre promesse non manterrà?

Anonimo ha detto...

Adesso fai anche lo sponsor di Zacchera? ripeto che sei pazzo! non è aria

Dioniso ha detto...

Pare che il tiro al piccione Prodi sia stato il passatempo preferito degli italiani negli ultimi quasi due anni.
Ora c'è il taumaturgo! ;-)

Saluti dalla Germania in festa.

Eugenio Marino ha detto...

@tantoviceecc.: Ma quale atteggiamento di superiorità? Questo ministero serve davvero o no? Ci avevano detto di si per due anni. E ora?

@anonimo: non faccio lo "sponsor" di nessuno, ma seguo un ragionamento politico: in questa situazione non è pensabile una scelta bipartisan o esterna all'area di governo; tra i nomi possibili o in circolazione, dico con onestrà che l'unico che ne avrebbe merito è Zacchera per competenza e impegno degli ultimi anni. Tutto qui. Se poi questo significa fare lo sponsor non lo so.

Anonimo ha detto...

caro eugenio
sono a madrid e mi sono incontrata con pietro, una persona davvero piacevole.
un abbraccio
laura

Massimo Ricci ha detto...

Caro Eugenio,
Avevamo previsto che l'affermazione della destra e soprattutto della lega avrebbe distolto l'attenzione sui problemi regionali italiani e soprattutto su temi di una demagogia populista che nennemo qui in sud america viene piú utilizzata.Sappiamo che il "messia delgi italiani" non sopporta il voto degli italiani all'estero e se fosse per lui lo eliminerebbe: perché questo? perché non siamo " controllabili mediaticamente", ed il voto all'estero é l'emblema del no condizionamento che invece l'italia subisce da 20 anni che ha
manipolato generazioni,facendo si che solo in italia unico paese al mondo un uomo solo abbia il controllo e condizioni le masse.
Esempio? ora che la benzina aumenta é ancora colpa del governo Prodi? Ad arte se cavalco il malcontento e diffondo menzogne, se le so diffondere ad arte ottengo una credibilitá totale.
Per questo credo che noi italiani all'estero possiamo rassegnarci all'idea che non ci sará nessun diritto pero noi;ci sono delle disuguaglianze incredibili per esempio quella che vivo sulla mia pelle dializzato in Perú in un paese dove la sanitá é a pagamento
e qui se non paghi non ti dializzano:ti lasciano morire; mentre lo stesso italiano residente all'estero esempio in Francia gode del sistema sociale nazionale.
Questa é un'autentica ingiustizia
vissuta sulla mia vita quotidianamente dove a volte viene voglia di stracciare il passaporto italiano.

Impiegati Statali ha detto...

Riprendono a volare le borse. Continuano a precipitare salari e pensioni.

Volano le borse di tutto il mondo dopo il via libera al “piano anticrisi” messo a punto dai leader dell'Unione europea che prevede che i quindici Paesi della zona euro garantiscano i prestiti interbancari e la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà. I listini di tutto il mondo si lasciano alle spalle una delle settimane più nere della storia dei mercati (-21% il calo segnato da Piazza Affari) e tornano a salire. A spingere in alto i titoli, la valanga di miliardi di euro e di dollari immessi nel fine settimana dai governi per cercare di far ripartire la circolazione del credito, congelato dalla crisi dei mutui. Milano, Parigi, Londra, Francoforte e Wall Street, chiudono la giornata con guadagni stellari, mai visti negli ultimi anni, che arrivano a superare il 10%. In forte ascesa nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi scatenata ormai più di un anno fa dalla tempesta dei mutui statunitensi. In salita anche i petroliferi sulla spinta del petrolio, tornato nella notte sopra la soglia degli 81 dollari al barile. “LORO” hanno trovato cifre assurde per salvare banche corrotte, incapaci (nella migliore delle ipotesi) e speculatrici, poi ogni anno ci dicono che non ci sono i soldi per la sanità, per la sicurezza, per la scuola, per il lavoro e le pensioni. I soldi ci sono sempre per chi ne maneggia tanti. Non ci sono mai per chi - come da contratto (CCNL) - ne ha pochi. Anzi sono proprio pensionati e lavoratori dipendenti che vengono sempre tartassati e chiamati in causa per salvare governi, banche, assicurazioni, compagnie telefoniche e di bandiera. Con i nostri sacrifici, con le nostre tasse, le banche potranno ancora… strozzarci!!!

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UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!