giovedì 14 giugno 2007

Sarà inutile ogni buon motivo

In giro per l'Italia o per il mondo, nelle sezioni e tra la gente, mi sento spesso fare numerose domande su quale dovrà essere l'anima del Partito Democratico. Molti, tra i DS e nella Margherita, temono rispettivamente di vedere "annaquate" le proprie posizioni. Non è mai facile far capire come vogliamo fare la sintesi tra due culture altrettanto nobili e autorevoli. Non è mai facile, soprattutto con i compagni dei DS, affrontare il dibattito sulle questioni etiche, della laicità e della durata della vita. Ancor più difficile lo è in paesi come l'Olanda, la Svezia, la Danimarca, il Belgio.
Questi compagni ci danno fiducia e accettano giustamente i processi e le mediazioni che siamo chiamati a operare per far nascere questo grande partito plurale, anche a costo di sacrificare posizioni culturali personali e particolari visioni del vivere civile.

Ma mi/ci avvertono di non tirare troppo la corda, poiché sono arrivati all'ultimo tenue filino, che può spezzarsi da un momento all'altro e, se si spezza, nessuno potrà obbligarli a votare per il PD, nonostante le giustificazioni reali che posso/potremo dare.
A esemplificare questo stato d'animo e di cose è arrivato oggi il corsivo di Michele Serra su Repubblica. E' indicativo del comportamento di questi compagni.
Ecco cosa scrive Serra, che non è un estremista, bensì uno che ha scritto di tutto pur di convincere la Sinistra estrema a compiere atti di responsabilità. Lo stesso che ci ha spiegato, tempo fa, che per avere in Italia un capitalismo serio doveva andare al Governo il centrosinistra, da Cossutta ad Agnelli, passando per Dini e Mastella.

Mentre i DICO veleggiano sicuri verso l'Isola che non c'è, anche il povero testamento biologico rischia di uscire dal novero delle opzioni possibili. Informano i giornali, con laconica sintesi, che siccome i teodem della Margherita hanno da eccepire, la relatrice diessina, senatrice Bassoli, non è in grado di presentare un disegno di legge di maggiornaza.
Orbene. Per quello che conta il mio voto (poco, ma per me tanto), credo sia giunto il momento di far sapere che se il Partito Democratico nasce con i lacciuoli clericali attualmente in campo, non lo voterò. Perché si capisce lo sforzo unitario, si capisce l'indefesso lavoro di compromesso, si capisce che siamo un paese di forti radici cattoliche, si capisce che da nessun partito di massa si può pretendere una perfetta coesione culturale: ma insomma, c'è un limite a tutto. Gli italiani laici e di Sinistra, siano diecimila o dieci milioni poco importa, hanno il diritto di sentirsi rappresentati in Parlamento da una forza politica libera dal condizionamento della Chiesa. E conosco perfino un pasio di preti, e parecchi buoni cristiani che la pensano come me: non vogliono vivere sotto la tutela morale della pur virtuosa senatrice Binetti. Si pretende dai politici che parlino chiaro, ma anche gli elettori hanno il dovere di farlo: io non voterò mai per un partito nel quale i teodem abbiano questo evidente potere di ricatto. Fateci sapere. Grazie.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

per me il Partito Democratico è una necessità impellente e nasce già in ritardo rispetto al bisogno che ne ha determinato l'elaborazione. io non conosco alcun partito democratico che non sia laico fino al midollo e fino alla radice di ogni suo capello. mi sembra del tutto irricevibile qualsiasi compromesso che possa edulcorare questo concetto: il partito democratico non è un'idea pre-politica, è frutto della modernizzazione dei partiti, e di quelli intelligenti per meglio precisare. io la penso così - non contraria ai compromessi politici quando si tratti del bene comune su una decisione singola per la collettività - non penso, nel caso del partito democratico, che debba essere creato come frutto di un vile compromesso.
daniela (binello)

dioniso ha detto...

Mi trovo totalmente d'accordo con Serra!

folaga ha detto...

bravo serra! solo sul finale si perde un po' nelle nebbie dell'ottimismo della volontà. il partito democratico non nascerà il 17 ottobre. è già tra noi. irrimediabilmente segnato dai ricatti teodem, teocon, neocon...

Giuseppe Marino ha detto...

Sono pefettamente d'accordo con quanto scrive Michele Serra e con quanto scrivono gli amici nei post precendenti. La legge sui Dico e quella sul testamento biologico sono due leggi di civiltà, due strumenti irrinunciabili per uno stato laico e moderno. Si tratta di leggi che non obbligano i cattolici ad avvalersene se la loro fede e la loro coscienza glielo impediscono, ma nessuno, dico nessuno, può imporre, con nessuno strumento, tantomeno con spregevoli ricatti, a tanta gente che ha convincimenti diversi, di adottare un modello di famiglia dettato da una fede religiosa o di accettare il dolore e condannarlo a vivere una parvenza di vita tra atroci sofferenze. Questi ricatti, questo odiosa pretesa, questa "catechizzazione" forzata non possono trovare cittadinanza in un partito politico, tanto meno in un partito "democratico". Questo non significa, ovviamente, non rispettare i convincimenti dei cattolici che vi aderiranno, ma ritengo che il rispetto debba essere reciproco. Non mi sognerò mai di pretendere di imporre per legge a un cattolico di violare i principi della sua fede, ma non tollero che i cattolici impediscano, anche con i ricatti all'interno del nascente Partito democratico, l'approvazione di leggi che tutelino i diritti dei non credenti. Le posizioni dei teodem della MArgherita mi sembrano assurde, a meno che i teodem della Margherita non utilizzino strumentalmente (e la storia politica del funambolico Rutelli mi fa sospettare che sia così) strumentalmente queste posizioni per ingraziarsi le gerarchie vaticane.
Per questo motivo non me la sento di aderire al partito democratico e credo che sarà così anche per tantissimi compagni.

Anonimo ha detto...

Da cattolico democratico e laico ho sempre sperato che un giorno si unissero in un unico partito, al di là delle loro appartenenze iniziali, le forze politiche del nostro paese che da sempre si ispirano a valori fondamentali e irrinunciabili come la giustizia sociale, la solidarietà, la libertà, la netta distinzione tra sfera religiosa e sfera pubblica, il riconoscimento dei meriti in un contesto in cui tutti partano alla pari, il sostegno ai deboli, agli emarginati e alle classi sociali più bisognose, il rispetto verso i cosiddetti diversi e il riconoscimento per loro degli stessi diritti di cui godono tutti gli altri cittadini, il rispetto per l'ambiente e per la natura, per citare i primi che mi vengono in mente. Lo speravo prima che cadesse il Muro, quando il Pci aveva già preso le distanze dal cosiddetto socialismo reale -ed è per questo che ho cominciato a votarlo a partire dal '75- e lo spero soprattutto oggi, nonostante quello che è successo sui Dico e quello che potrebbe succedere -speriamo di no- sul Testamento biologico. Sia ben chiaro: da cattolico, dovendo scegliere fra altri due cattolici come Ignazio Marino e la Binetti, non ho dubbi, scelgo Marino, che oltre a essere cattolico è anche uno scienziato apprezzato, il quale sa di cosa parla. E voglio stare col Partito Democratico per battermi,per quel poco che saprò e potrò, perché non ci sia alcuna deriva clericale. Capisco la delusione e la rabbia di Serra e quella di tanti altri. Alla sua delusione, che condivido pur non arrivando alle sue drastiche conclusioni, aggiungo da parte mia quella per le invasioni di campo dell'attuale gerarchia vaticana, che finge di non sapere che molti dei cosiddetti cattolici che ne sposano le cause sono gli stessi che nei comportanti pratici le contraddicono. Non alludo alle Binetti o ai Pezzotta, degne persone dal cui modo di pensare mi sento però lontano; alludo a quei politici che, controllando apparati di partito, in Parlamento possono decidere le sorti di leggi, già in vigore in altri Stati democratici, che contraddistinguono la civiltà di un paese. E' vero: il quadro che si delinea non è dei più incoraggianti. Non rendiamolo ancora più fosco annunciando fin da ora la resa. Se sconfitti, decideremo a tempo opportuno il da farsi. Ma prima combattiamo. Anche perché il Paese reale è molto diverso da quello che pensa il Palazzo: anche nelle parrocchie.
Alfred

Eugenio Marino ha detto...

@daniela: Hai perfettamente ragione. Un partito democratico non può non essere laico poiché, a mio avviso, la laicità non è un contenuto, bensì un metodo. Tant’è che anche i partiti di Destra dovrebbero (e spesso sono) laici. Basti vedere come la pensano e come legiferano i vari governi di Destra in Francia, Danimarca, Olanda e come la pensano autorevoli esponenti della Destra quali Chirac e Sarkozy.

@folaga: E’ vero, i teodem hanno adesso una forza di ricatto che può contare sugli equilibri estremamente precari al senato. Ma credo che questa forza si affievolirà molto quando la legge elettorale e l’attuale situazione del Senato cambierà.

@giuseppe: per i motivi che scrivo sopra, penso sia utile continuare a stare nella formazione del PD contrastando questi ricatti, anche a costo di darla vinta nel breve periodo ai teodem. Penso che la Binetti e i teodem passeranno presto, mentre il progetto ambizioso del PD resterà in piedi e sopravviverà anche a eventuali risultati non esaltanti dei primi periodi. Lo penso perché la società (cattolici compresi) è molto più avanti della Binetti e va in un'altra direzione, che sarà aiutata da nuovi equilibri parlamentari.

@alfred: Sono d’accordo su tutto, soprattutto sul discorso sui grandi valori di riferimento delle due tradizioni politiche. E’ giusto anche quanto dici alla fine: la situazione non è incoraggiante e non sostenendo il progetto laico del PD potrebbe peggiorare.

fabio ha detto...

E' triste vedere come il dibattito sul partito democratico si stia appiattendo (con un eccesso di semplificazione) sul "potere di ricatto dei teodem" o - se vogliamo - sulla questione (pur di rilevanza straordinaria) della "laicitá"... Lo dico da "italiano all'estero", non perché questa condizione sia diversa da quella dei residenti in Italia (anzi, sono un fautore della caduta degli steccati che quotidianamente si ergono in tal senso...) ma come osservatore partecipante dell'evoluzione della politica italiana. Il Partito Democratico é il vero nuovo orizzonte della sinistra democratica italiana, laica e cattolica, che nel dopoguerra ha costituito sempre una forza di riferimento costante per le organizzazioni sociali, del lavoro, del volontariato e della solidarietá. L'Ulivo é nato con questa prospettiva e per questo ha ottenuto la fiducia degli elettori; purtroppo un sistema elettorale perverso (e voluto da Berlusconi& C. per avvelenare il quadro politico complessivo e rendere instabile e ricattabile qualsiasi governo) sta contribuendo a rendere fazioso e sclerotico questo dibattito, che invece potrebbe essere utile e proficuo. Da cattolico democratico anche io mi sento frustrato e disorientato da tutto ció, convinto assertore da sempre della libertá di coscienza, di religione e di scelte individuali da parte di ciascun cittadino e dell'obbligo dello Stato laico di rendere tutto questo possibile,senza offendere é invadere l'autonomia e la dignita della Chiesa e dei cattolici.

Marcello Battistig ha detto...

Come lo ha detto tante volte il prof. Prodi, lo scopo di questa legislatura è quella di governare il paese in una situazione di emergenza , un passaggio difficile che implica delle riforme mille volte rimandate e che ora sono diventate improcrastinabili. Non è il momento di porsi domande filosofiche su cosa significa essere un buon cattolico oggi, o cosa significa la parola "cattocomunista" in italia oggi. Per governare, bisogna presentare dei progetti di legge che possano essere approvati. E questa legislatura ha gia' dimostrato di non poter approvare alcune cose ritenute tabu da varie parti della coalizione. Le questioni etiche sono un esempio, ma si potrebbe citare anche la riforma della pubblica amministrazione come altro estremo dove l'ala sinistra oppone resistenza alle riforme . Se non si possono proporre alcuni progetti di legge adesso, pazienza, aspettiamo la prossima legislatura e per ora passiamo ad altri argomenti...tanto le riforme necessarie per il paese sono cosi' tante che c'è solo l'imbarazzo della scelta.
La societa' italiana, compreso i compagni che la pensano come Serra, vede il mondo attraverso una televisione che , a causa del concordato, gli fa' vedere il resto del mondo in modo un po' distorto. Pensa che la chiesa cattolica abbia un potere immenso nel mondo. Se guardiamo alle statistiche, vediamo che il numero dei cattolici nel mondo è in veloce declino. In Sud-America (dove vive la maggioranza dei cattolici sulla terra) , le missioni sono sempre piu' protestanti e sempre meno cattoliche. Che c'entra tutto questo con il pd?
C'entra in quanto dobbiamo saper ridimensionare i fenomeni e valutarli per quello che sono veramente. La Binetti e Rutelli non mi fanno paura. Cioè penso che in futuro, la Binetti sara' una corrente estremista minoritaria del pd. Bisogna pero' ideare un meccanismo all'interno del partito affichè si affermi un principio nuovo in Italia: è la maggioranza che decide. Finora , sia nei partiti che in parlamento, si è sempre deciso tutto a colpi di veto (Mastella e Diliberto fanno nella coalizione di governo quello che faceva Craxi ai tempi di Andreotti : porre veti), e Rutelli vuole fare la stessa cosa nel futuro pd . Dobbiamo impegnarci a fargli accettare le nuove regole.
Io credo nel progetto del pd perchè penso che sia salutare per il paese. Ma dobbiamo cercare di costruire il partito con queste nuove regole al posto di scoraggiarsi in partenza e minacciare "di non votarlo" come fa' Serra.
Se poi Serra non crede nel progetto del pd, puo' sempre aggregarsi a rifondazione, è libero di farlo. L'importante è aggregare, non scindere la sinistra.
Marcello - L'Aja (Paesi Bassi)

elio ha detto...

A dire il vero, non vedo l`ora che arrivi ottobre, e che questo benedetto Partito democratico nasca, spero vivamente anche se non lo credo, che sia un parto facile, visto che la gestazione e`al quanto dolorosa, e che a causa di qualche stupida imprudenza si e`rischiato pure di abortire.
Il Partito democratico, dovrà essere un partito laico, se no non avrebbe ragion desistere, di partiti dei cattolici ve ne sono, un partito un po meno vicino alla chiesa e un po meno laico ma comunque bacia banchi c`e`già e mastella ne sa qualche cosa, poi ci sono quelli cattolici un po europei, quelli un po popolari,quelli che vogliono rinnovare, quelli che fanno i patti con i segni, di partiti di sinistra comunista ce ne sono, di trotzkisti pure, stalinisti non so, marxisti leninisti si, di rifondatori comunisti, radicali, di socialisti vecchi e nuovi ci sono, basta i fermo qui.
Ma la sapete una cosa che tutti in questa zona soffrono di una strana sindrome da arrabbiatura / delusione, mi spiego meglio, se vince la destra si e`tutti incazzati, ma poi se per caso la sinistra riesce a vincere magari grazie all`arrivo degli inaspettati rinforzi (della serie arrivano i nostri,) gli italiani all`estero, si cade in una profonda delusione, e questo e`come una maledettissima altalena delusione incazzatura, delusione / incazzatura.
Ora basta, non se ne può più, ma proprio più, non si riesca a andare avanti, siamo impantanati, nulla si muove, con tutta la nostra storia dovremmo vivere in uno stato di diritto invidiabile, dovremmo essere riusciti a costruire le stesse cose di un Olanda , o Francia , o Inghilterra, o Svezia, o altro di bello che esiste sulla terra e che permetta alla gente di vivere bene e dignitosamente, dovremmo aver potuto sviluppare un economia anche un scrivo un PO Solidale, dovremmo aver potuto eliminare la povertà in questo paese, essere diventati giustamente comprensivi tolleranti e pazienti, nonché intelligenti aperti laici e quant'altro.
Invece siamo ridotti cosi come si e`.
Allora dico Basta, fermiamoci, ora si può cambiare, lo stiamo facendo, stiamo unendo due partiti, non distruggendo tutto, vogliamo fare un Partito che si chiamerà democratico, che ci faccia finalmente esultare, e perché no anche avere più fiducia nel futuro, e che succede... che come schegge impazzite molti schizzano a sinistra gridando a squarcia gola la distruzione dei quanto di più si potrebbe distruggere,
ecc.ecc. ma la vogliamo smettere con queste scemenze, ma vogliamo un po crescere, e agire seriamente....il P.d lo vogliamo fare con chi ci sta, e saremmo poi noi con le nostre azioni ad essere d`esempio, ad essere motore trainante e ne sono sicuro che cresceremmo di più di quanto ora si perde, e mi auguro solo che la sinistra ne guadagni in unità, quella che non ha saputo trovare in questi anni di lotte sofferte, che un unità avrebbe potuto far essere meno pesanti.
Dunque una mano sulla coscienza la mettano pure loro quelli che se ne vanno.

Stregazelda ha detto...

Sono d'accordo al 100% con Michele Serra e altrettanto con giuseppe. Condivido lo sfogo di elio, che mi colpisce molto, e non posso dargli torto. Perché in Italia non riusciamo a costruire nulla di serio, di stabile, che permetta alle persone di vivere bene, di essere aperti, tolleranti, civili, come in molti paesi europei nostri vicini? Perché dobbiamo ancora assistere a questi indegni spettacoli che ci regala la politica italiana (vedi le frasi di berlusconi su prodi, la gazzarra della lega in parlamento per citare solo gli ultimi)? Confesso che faccio sempre più fatica a leggere i giornali e sempre più spesso mi vergogno di quello che succede nel mio paese.

Anonimo ha detto...

Se poi Serra non crede nel progetto del pd, puo' sempre aggregarsi a rifondazione, è libero di farlo. L'importante è aggregare, non scindere la sinistra.
Marcello - L'Aja (Paesi Bassi)

Credo che Marcello Battisti si sarebbe potuto risparmiare la battuta su Michele Serra con la quale chiude il suo intervento. Forse non se ne è reso conto e sicuramente non era sua intenzione, ma la battuta rischia di sembrare sprezzante. Non si tratta di aggregarsi a Rifondazione comunista o ad uno qualsiasi dei partitini della Sinistra per non "disgregare"; se quelli che nutrono perplessità sulla nascita del PD nei modi e nei tempi voluti da Prodi e da noi accetatti e con un programma non ben definito, avessero voluto "aggregarsi" lo avrebbero fatto da tempo. Il problema vero è, viceversa, se vogliamo dar vita ad un partito politico come lo intende (giustamente) Anonimo, o all'ennesimo partito prono ai voleri delle gerachie vaticane che non trova riscontri in Europa. Qualcuno ritiene che nel futuro partito democratico la Binetti e quelli che la pensano come lei rappresenteranno una esigua, ininfluente minoranza. A parte il fatto che su questa cosa ho i miei dubbi, voglio precisare che non è la Binetti o quelli la pensano come lei a preoccuparmi. So quali sono le loro posizioni, le loro idee e le rispetto. A spaventarmi sono i tipi come Rutelli dei quali non conosco idee e posizioni (parlo di quelle del futuro,ovviamente, di domani o dopo domani o del prossimo anno, per intenderci, visto che pochi lustri ha cambiato posizione un sacco di volte ). Tu scrivi: "Rutelli vuole fare la stessa cosa nel futuro pd . Dobbiamo impegnarci a fargli accettare le nuove regole." Apprezzo il tuo ottimismo, ma anche su questo ho i miei dubbi. Mi sembra difficile riuscire in una impresa nella quale ha fallito perfino Pannella.

Giuseppe Marino ha detto...

Per un errore il commento che chiama in causa l'intervento di Marcello Battisti risulta anonimo. Il effetti l'autore è il sottoscritto.

Anonimo ha detto...

Seppur sia in parziale disaccordo con Marco Serra relativamente agli esempi concreti che apporta, condivido quanto sta alla base delle sue considerazioni. A volte, infatti, risulta necessario comprimere lo spazio e gli interessi del singolo per tutelare quelli generali, ma se il compresso è tale da annullare totalmente o in maniera eccessiva gli ideali di molti che hanno lottato, o semplicemente sperato, nel nome di un’idea, allora credo che qualunque sia il partito che si sostiene, qualunque sia l’idea che portiamo avanti si arriva un punto di rottura. Non soltanto nella politica , ma in tutti gli aspetti della vita, credo che i compromessi siano accettabili e la maggior parte dei casi indispensabili, ma solo fino ad un certo punto.
Elena

Luigi ha detto...

Ciao Euge come va? Leggendo i vari interventi si sente parlare di temi
quali: la "laicità" i "teodem" come possibili cause di mala gestazione
del Partito Democratico. Ma siamo sicuri che i problemi siano
effettivamente questi? E se invece, nonostante la consapevolezza della
necessità della nascita, vi sia da parte dei fautori stessi una non
maturità politica nel portare a termine il progetto? E' un pensiero ad
alta voce. Ciao e a presto.
Luigi Caligiuri

Eugenio Marino ha detto...

@marcello: Certamente una politica e un partito fatti di veti non portano lontano. Il principio di maggioranza di cui parli è una strada auspicabile ed è lo stesso a cui si pensa quando si dice una testa un voto. Ma certamente non va semplificato e non si può pensare di utilizzarlo su ogni discussione: sarebbe un plebiscitarismo continuo e lento. Il gruppo dirigente dovrà assumersi la responsabilità di saper essere anche rappresentativo e in grado di trovare nel PD le sintesi ragionevoli e, a volte, anche scomode.
@Elio: Capisco bene la sindrome dell'altalena e ne colgo spesso i sentimenti nelle riunioni: vedi caso Stregazelda.
@stregazelda: Ti prego, non mollare anche tu: resistere...
@elena: Perfettamente d'accordo sui compromessi e sui limiti al compromesso, anche se qui Serra parla di ricatti. Questi, infatti, non dovrebbero trovare cittadinanza nel futuro PD, soprattutto quando la loro forza dipende dai numeri esigui che abbiamo al Senato.
@luigi: Carissimo, hai toccato una ferita aperta. A livello di gruppi dirigenti, soprattutto per ciò che riguarda leadership e regolamenti vari, ci possono essere sicuramente dei timori che fanno da freno e rendono tortuoso e poco attraente il percorso di formazione (ciò che tu chiami "non maturità"). Ma tra i militanti, invece, la cosiddetta società civile e grandissima parte dei simpatizzanti, i temi a cui fai cenno rappresentano davvero una discriminante di non poco conto. I temi connessi a testamento biologico, inizio e fine della vita, questioni bioetiche ecc riguardano l'intimo, il privato di tutti noi e saranno sempre più i temi del nuovo secolo.

Bruna ha detto...

Caro Eugenio,
io cambierei il tuo titolo in "sarà utile ogni buon motivo": per che cosa? Per la costruzione del PD e rafforzare l'anima laica, sociale e democratica che attraversa sia la Margherita che i DS. Il dibattito sulle questioni etiche infatti richiede una maturazione individuale e politica che va oltre gli schieramenti di partito. Per me la laicità è sempre stata una questione irrisolta del nostro paese. Fin dai tempi in cui, studentessa, sostavo nei corridoi della scuola durante l'"0ra di religione" e mentre i miei compagni ripetevano litanie rituali in classe io con pochi altri leggevo i giornali. Mi chiedevo allora, come oggi, perché ciò che è pubblico non può essere uno spazio di dialogo, di incontro, di non egemonia culturale. G. Zagrebelsky lo scrive molto bene nel suo "Imparare democrazia": la democrazia è relativistica, non ha fedi assoluti, non si fa portatrice di una sola fede. In Italia, tuttavia, nell'ultimo decennio, si è considerata la chiesa cattolica solo una cultura, e rivendicata come tale, dimenticando che una cultura non si esprime in un potere istituzionale, ma costituisce lo sfondo diffuso dell'agire umano e non si coagula in assoluti. L'Italia deve essere quindi al centro di un nuovo partito, la sua alfabetizzazione, la costruzione della cittadinanza che, come ho avuto modo di approfondire, per me è sempre "cittadinanza interiore" cioè ricomprende una dimensione "dentro" la soggettività della persona e "fuori" nel rispetto di una Costituzione di convivenza civile. E la laicità è un suo conseguente corollario: "dentro" non si può che rendere conto alla propria coscienza soprattutto su scelte che incidono la vita concreta (dai Dico all'IVG ecc.). L'Italia è un grande paese e soprattutto se si vive all'estero se ne ha la percezione profonda, ma non sa ancora del tutto valorizzare e rendere visibile la sua alta densità storica e umana. La sua "mediterraneità" cioè il suo "stare nel mezzo a " potrebbe essere un profilo nuovo e consapevole, non centrato su quel senso di cattolicità asfissiante che si vuole egemone. Credo quindi che i DS in primo luogo, ma non solo debbano smettere di essere timidi e raccontare la propria storia, anzi affermarla parlando dei propri valori e dei propri sogni....
Bruna Peyrot

Belo Horizonte (Brasile)

Eugenio Marino ha detto...

@bruna: Hai ragione a dire che la laicità deve andare oltre gli schieramenti. Io ho sempre detto che in un Paese democratico la laicità è un metodo e un approccio di tutti e non un contenuto di alcuni.
Per ciò che concerne la religione cattolica, invece, in Italia essa è ormai una tradizione e un'abitudine, un fatto quasi culturale più che una vera e sentita fede. E le gerarchie ecclesiastiche lo hanno capito bene e lavorano in concreto in questa direzione. Così si giustifica ache l'azione politica che la Chiesa riesce concretamente a svolgere nella società. Penso che lo abbia spiegato bene il tuo conterraneo Franco Garelli.