domenica 11 gennaio 2009

La realtà attraverso De André: mafia, facebook e disamistade

La notte del 27 aprile 1937 moriva Antonio Gramsci. La notte del 2 novembre 1975 Pasolini. La mattina dopo molti capirono subito che da quel momento sarebbero stati più soli nello sforzo di capire il mondo.
Credo che il senso di abbandono, la disperazione che certe perdite lasciano siano il prezzo inevitabile (e giusto) per aver goduto dell'irripetibile privilegio della contemporaneità con le menti più lucide e geniali.
Credo anche che ogni generazione, in ogni tempo, non possa che augurare a se stessa l'esperienza, anche breve, di quel privilegio.
Spero che l'accostamento non offenda nessuno, ma per me – non voglio scomodare la mia generazione - quell'esperienza è stata legata alla figura di Fabrizio De André. Un artista, un autodidatta, un intellettuale in crisi, un cantautore sempre originale e mai scontato, uno di quelli che la realtà la sapeva scrutare da diverse posizioni e poi spiegarla in maniera alta, ma semplice, sempre dal punto di vista dei più deboli, dei diseredati e degli ultimi tra gli ultimi, dei discriminati tra i discriminati.

Tante volte la mia adolescenza (come quella di oguno), è stata investita da qualcosa di grande (o almeno tale pareva a me), di complicato, di inafferrabile. E spesso De André mi illuminava, diventando una vera e propria chiave di lettura. Non voglio dire sempre giusta e sempre corretta. Ma sicuramente utile a leggere ciò che accadeva.
Nei giorni del tragico inneggiare ai capi della mafia su internet ho ripensato allo scalpore che fecero alcune dichiarazioni di De André sulla mafia che 'dava lavoro'. Una provocazione estrema, ma con lo sguardo sempre rivolto agli ultimi. Quelli a cui lo Stato e la politica non sapevano dare risposte e chance.
Mi manca Fabrizio De André come può mancare una persona cara e, a distanza di dieci anni, vorrei ringraziarlo di tutto. Anche della nostalgia che oncora oggi sento per quella straordinaria gentilezza che, anche nell'ultimo dolore, non gli consentì di respingere un ragazzotto un po' impacciato alle prese con la sua tesi di laurea.

E a proposito di mafia, "cultura di mafia" e anime segnate dalla mafia, voglio ricordare una canzone di De André tratta dal suo ultimo album, Anime salve appunto. La canzone è Disamistade (disamicizia, faida):

Che ci fanno queste anime davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa
a misura di braccio a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora
due famiglie disarmate di sangue
si schierano a resa

e per tutti il dolore degli altri
è dolore a metà

Si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un'ombra di passo
si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa
uno scoppio di sangue
un'assenza apparecchiata per cena
e a ogni sparo all'intorno
si domanda fortuna


Che ci fanno queste figlie a ricamare a cucire
queste macchie di lutto rinunciate all'amore
fra di loro si nasconde una speranza smarrita
che il nemico la vuole
che la vuol restituita
e una fretta di mani sorprese
a toccare le mani
che dev'esserci un modo di vivere senza dolore
una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento
un odiare a metà
e alla parte che manca si dedica l'autorità


Che la disamistade si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna

Che ci fanno queste anime davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

Per ascoltare la canzone clicca qui

12 commenti:

Francesca ha detto...

Ieri sera ho visto la trasmissione di Fazio e ti ho pensato. sono sicura che l'hai vista.
Baci
Fr

danilele ha detto...

De andrè come gramsci e pasolini forse è un pò esagerato. anche se era sicuramente molto colto e originale.
Daniele

Massimo ha detto...

Ancora una volta mi hai fatto conoscere una bellissima canzone che ignoravo.

Eli ha detto...

Già. PENSA L'EFFETTO CHE FA A ME CHE HO UN POCHINO DI ANNI PIU' DI TE...
Baci

Anonimo ha detto...

mi ricordo bene del tuo post di gennaio 2008... anche a me manca.
l'ho fatto ascoltare a una persona alla quale tengo molto qui a siviglia, e gli ho tradotto le parole.
un abbraccio
laura

Eugenio Marino ha detto...

@daniele: non voglio dire che sia "come Gramsci e Pasolini" (non lo avrebbe mai detto nemmeno lui), ma che per alcuni versi, per me, aveva spesso la stessa capacità di farmi interpretare la realtà.

@laura: e che ti ha detto questa persona?

Anonimo ha detto...

che gli piace molto!
besos
laura

dioniso ha detto...

Ciao Eugenio!
Io purtroppo ho conosciuto De André solo nella tarda adolescenza.
Le sue canzoni mi hanno sempre trasmesso forti emozioni.
Alcune possono anche portarmi facilmente alle lacrime.

Saluti

Eugenio Marino ha detto...

L'importante è averlo conosciuto, anche tardi. E Ciampi, invece, lo conoscevi?

dioniso ha detto...

No non lo conoscevo...

Eugenio Marino ha detto...

Allora cercati testi e musiche (li trovi su youtube) di "Andare, camminare,lavorare" (perfetta di questi tempi di crisi), "Adius", "Non Dio, decido io", "Il vino". Oltre, naturalmente, a "Lungo treno del Sud" che ho riportato nell'ultimo post. E poi, se hai tempo, anche "Una suora". Sono sicuro che lo apprezzerai.

Anonimo ha detto...

Fabrizio mi manca,vivo ancora intenso il dolore di dieci anni fa .Mi ha insegnato a vedere con occhi diversi e credo che la sua coerenza e il suo cuore siano unici.
Sono stata a genova,per visitare la mostra e osservare la sua città e ovviamente ...come sempre ,ho pianto.Mi trapassa l'anima.
La Sicilia ama Faber.