mercoledì 4 luglio 2007

Chi dei due è più fascista?

Ancora un divorzio in “Casa Fini”. Ma questa volta senza Chiesa e giudici di mezzo. Certo ci sono questioni di cuore, un rapporto umano e di amicizia lungo decenni: “quando litighiamo – dice Storace – come succede tra marito e moglie, finisce sempre che sono io a far la parte della femmina”. Ma per carità, niente di più che una metafora, “non è mica una bella figa”, e i due non sono “froci”, direbbe l’interessato per far capire che è uomo vero di destra. Già, perché questa volta si tratta del divorzio non consensuale tra Gianfranco Fini e Francesco Storace.
Era da moltissimo tempo che l’ex Governatore della Regione Lazio – e con lui Daniela Santanchè e altri camerati – chiedeva un congresso del partito, una occasione in cui discutere di politica, di contenuti, di scelte. Ma il leader di AN temporeggiava, rimandava. Storace si innervosiva, minacciava abbandoni. Fini non lo degnava di nessuna attenzione né personale né politica…. Così, dopo lungo meditare, il terminator di AN si è seccato e ha mollato, andando via sbattendo la porta.

Malgrado il tono della mia prosa, non voglio sminuire gesti né stati d’animo. So bene cosa siano le scissioni, gli strappi, i divorzi. E so quanto essi siano spiacevoli e provochino dolore.
Quello che mi colpisce, però, sono spesso i modi, indicativi di culture, tradizioni e linguaggi. La forma, infatti, spesso è anche contenuto politico. Provo a spigarmi meglio.
Storace dice che se ne va perché “AN non rappresenta più la Destra, non mi ci riconosco più e non solo io” (ma come la vorrebbe AN?).
La cosa si potrebbe discutere, democraticamente, prima di tutto all’interno del partito e sulla base di contenuti. Invece Fini liquida tutto dicendo che queste sono “motivazioni inconsistenti”.
Quando Storace ha provato a parlarne nel partito, come nel corso di un’assemblea nazionale nell’ottobre del 2006, mentre parlava Fini sbuffava disgustato dicendogli di stringere perché “non hai capito niente”.

Storace lo definì “un comportamento da cafone”, anche se “ormai ho compreso umanamente la persona”. E’ un uomo “superficiale e superbo” che ha traghettato il suo popolo dalla “Repubblica di Salò a quella dei salotti”, che “pensa a liberarsi del partito”, che “ha fatto l’inno del politeismo, proposto il voto agli immigrati, fatto discutere di Corano nelle scuole, ha detto che il fascismo è il male assoluto”, ha aperto “alla Turchia in Europa, rincorrendo un disegno personale più che politico”.

Insomma, uno prova ad avanzare motivazioni politiche (il cui merito non voglio discutere) e l’altro ostenta indifferenza, superbia, ostinazione autocratica, irrisione e disprezzo. Qualcuno prova a criticare e chi ha in mano il potere commissaria, epura, rimuove dagli incarichi, rifiuta ogni gestione collegiale (vedi il caso La Russa, Matteoli e Gasparri del 2005).
E quindi infine, dopo decenni di amicizia, le divergenze politiche fanno capire che la persona che si stimava di più in effetti era “un cafone, superficiale e superbo”.
Mi pare che questa vicenda palesi come lo scontro vero sia politico, ma apre l’interrogativo su chi dei due sia più fascista: Storace nelle parole e nei contenuti o Fini nei metodi e negli atteggiamenti?
P.S. "Prima di dirlo al mondo, che non ce la facevo più, che mi dimettevo, l'ho detto a mia moglie Rita... perchè - io - ce l'ho una famiglia"...

11 commenti:

folaga ha detto...

è bello di tanto in tanto distrarsi un po' dalle miserie di casa propria affondando il naso in quelle altrui.
la battuta finale del terminator è spassosa, ma mi infastidisce sempre l'uso di terminologie che considero tramontate.
chiamerei fascista solo qualcuno che si definisse tale.
per la stessa ragione per cui trovo risibile il continuo 'mamma li comunisti' del silvione nazionale.
comunque i nostri eroi danno bella prova di sè. una gara di ignoranza democratica e becerume tardo missino difficilmente eguagliabile.

Stregazelda ha detto...

Il linguaggio e le argomentazioni sono talmente becere che il tuo post dà quasi fastidio...Stavo quasi infatti per scriverti "ma perché hai sprecato un post per raccontare questa squallida faccenda?" quando ho letto il post di folaga (che saluto calorosamente!!) e ho inquadrato diversamente la situazione. A volte si tratta solo di spostare la visuale.

Eugenio ha detto...

@folaga: non mi convince il fatto di chiamare fascista solo chi si definisce tale. Il fascismo ha codificato dei metodi, dei linguaggi e degli atteggiamenti: se uno ci rientra lo è, indipendentemente se si definisce tale o no. E poi tu non parli di "becerume tardo missino"? Pensi che si definiscano tali?

@stregazelda: Ho fatto questo post perché Storace, eternamente presente sui media, da parecchio tempo era sparito, perché aveva posizioni critiche. Adesso è brevemente ricomparso perché spara grosso e fa di nuovo comodo a Berlusconi.
E poi, dopo tutte le lacerazioni nostre, non è il caso di far notare che loro sono molto più divisi di noi e che utilizzano argomentazioni, toni e modi che vanno al di là del confronto serio utilizzato da noi?

Stregazelda ha detto...

Infatti proprio questa tua seconda precisazione è quella che mi convince di più. Devo confessare comunque che queste beghe della destra poco mi appassionano, perché li trovo davvero tutti patetici.

folaga ha detto...

@stregazelda: ricambio con uguale calore il saluto.
come direbbe un amico comune dovremmo cercare di stare vicini in questa stagione agitata...

Eli ha detto...

Ciao Eugenio, buongiorno.
Temo, per loro, che siano entrambi atteggiamenti fascisti. Il fascista "popolare", Storace, quello "colto", Fini (entrambi i termini da leggere in senso lato).
Di questa vicenda però la cosa più preoccupante per il sistema paese è la proliferazione di partiti e partitini, l'assurda capacità di questa italica politica di volersi sempre autorappresentare. Altro che autoreferenzialità...ahimè. E mentre noi ci arrovelliamo, e ci affatichiamo -diciamo la verità: non stiamo facendo una passeggiata- proprio nel senso opposto, unire invece che dividere, si moltiplicano gli esempi Turigliatto, Storace, Mastella, Rotondi, Loiero.
Un grave danno per il paese e per il futuro, politico ed economico.
Baci.
Eli

Eugenio ha detto...

@eli: purtroppo hai ragione. Alle divergenze politiche o personali, sia grandi che piccole, segue quasi sempre la divisione e la formazione di nuovi gruppi, movimenti o partiti che poi, spesso o quasi sempre, si differenziano davvero poco gli uni dagli altri. E proprio perché si differenziano poco devono cercare motivi e contenuti successivi per marcare differenze e acquisire visibilità. Da tutto ciò chi ne esce sconfitto è il parlamento, il sistema politico e il Paese.

Stregazelda ha detto...

@folaga
come dicono a roma, ci si consola con l'aglietto...l'amico comune non ha torto, in questi tempi incerti e tormentati l'unica via è "fare quadrato". Sto leggendo in questi giorni il libro di Ingrao, ed è come leggere vicende accadute sulla luna molti secoli fa...

@eugenio
cambio argomento: ho letto che la sorella di Rino Gaetano non ha apprezzato lo sceneggiato sulla sua vita...che mi dici al proposito?

Eugenio ha detto...

@folaga: ho sentito Anna la mattina che andava in Rai per assistere al lavoro di selezione delle scene peri il montaggio e non c'erano segni di problemi. L'ho poi sentita ieri e mi ha detto che proprio quel giorno sono nati i problemi, perché la ricostruzione della vita di Rino non è esattamente come viene fuori dalla fiction. Secondo lei quella è una "interpretazione". Per cui sarebbe anche disposta a dare l'ok per l'ufficalità, ma a patto che si palesi il fatto che quella fiction è una "interpretazione" appunto.

folaga ha detto...

mi sa che l'ultimo post era per stregazelda...comunque approfitto per regalare a voi cultori di residuati fascisti una chicca di rara bellezza: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io-Daniela-e-Gianfranco/1674547&ref=hpsp

buona lettura. è uno spasso!

Anonimo ha detto...

bella domanda...